Interventi a gamba tesa

Top of the Flop, semifinali Mondiale


Top

1) Deschamps: uomo mite, quasi da giornale, canottona sotto la camicia e cantiere come momento clou prima della schiscetta prandiale. Lo stesso appeal di un impiegato delle poste ma poi… che ti combina? Finale mondial, e la seconda in back to back dopo quella agli Europei. Nel primo caso non andò benissimo soprattutto se si considera che la giocava in casa contro un Portogallo nettamente più scarso e privo di Cr7, nel secondo… gli auguriamo peggio ma non per lui, solo perché è un francese spuzzettone di quelli che guardano gli italiani come gli italiani guardano altri italiani. Ops non doveva finire proprio così. In bocca al lupo Sig. Didier #Napoleone, voto: alla guerra

2) Croazia/Modric/Dalic: 4 milioni di abitanti e 7/8 sono i vigili del fuoco dell’ormai celeberrimo video su youtube. Una nazionale che si qualifica per il rotto del rotto della cuffia. Sta giocando i supplementari dal ritiro del 2002 e ha rotto 3 o 4 dei titolari inamovibili della rosa tra i quali per altro c’è un sempreverde Strinic che fu scartato anche dal Cervia di Mister Ciccio Graziani. Ma il sogno si avvera: è finale. E oggi siamo tutti un po’ croati nel cuore e nel rame che stiamo fottendo al vicino. Con Modric in cabina di regia, un orgasmo di eleganza e con Dalic in panchina, figura rassicurante nonché unico Croato della storia ad avere una faccia simpatica. Sì, cazzo, go Croazia, #PerLaStoria, voto: rame mondiale

A sei anni la morte del padre. La guerra, l’adolescenza a suon di esplosioni di bombe e granate… ma oggi Luka Modric ha portato la sua Croazia alla prima finale Mondiale della sua storia.

3) Pickford/Courtois: inutile nascondersi: entrambe le compagini fanno la figura dei cioccolatai. Il Belgio perché era all’apice di una generazione senza eguali o precedenti. Gli inglesi perché potevano tornare in finale dopo il ’66 e una serie infinite di figure oscene mitigate in parte da Italia ’90. E invece nonostante tutte le motivazioni e questi due portieri fenomenali nell’arco del torneo, entrambe tornano a casa, chi con un waffle, chi con un panciotto, entrambi col culo che brucia #preparazioneH, voto: me duele taaaaaanto

Flop 

1) Lukaku: Contro il Brasile ha dipinto calcio. Contro la Francia ha sbagliato anche lo spogliatoio tra il primo e il secondo tempo. Torna in scena la versione “Romelu Manchester”, quello che ti segna quattro goal in una partita e poi per quattro non segna neanche il disco orario del parcheggio dello stadio. Fattore in meno e nessuno mi toglie dalla testa che con un centravanti in condizione il Belgio, un golletto l’avrebbe anche stampato #narcolessia, voto: cloroformio

2) Kane: idem con patate. Tutti ne decantano le lodi sperticandosi in investiture e complimenti ma la verità è che segna solo su rigore e contro Panama che gioca a calcio con lo stesso stupore con cui a Gela riscontrano la neve a luglio. Ha una palla che come direbbe Mario bava è “un zucchero” ma si produce in una serie di vaccate alla velocità di due allora, infondendo nuovo coraggio ai croati. Quando lo vedrò segnare dei goal seri, che portino a un trofeo, in un campionato con delle difese mi unirò a voi ma per ora è solo uno Stellone che ce l’ha fatta #fake, voto: Cristiano al Ribasso

Provate ad immaginarvi la stessa situazione e lo stesso esito invertendo Kane e Sterling. Probabilmente quest’ultimo non sarebbe potuto tornare in patria…

3) Belgio/Inghilterra: Parzialmente spiegate nella pagella di Pickford/Courtois e Lukaku. Ma veramente… in uno sport in cui tutti sono iper allenati e competitivi e le motivazioni fanno la differenza, tu hai le motivazioni più grandi del globo terracqueo e ti fai sbattere fuori così tra il lusco e il brusco? #babbei, voto: the way back 

Fine delle trasmissioni. Per ora.


Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche:

Jacopo Landi, sangue misto nato nell'aprile del 1988 in quel di Milano ma in realtà appartenente (in parti uguali), per origini, a: Emilia Romagna, Toscana, Valle d'Aosta, Lazio, Abruzzo ed India. Lavora un po' in tutti i settori possibili, tranne quello del narcotraffico. Matura esperienza come giornalista, prima cinematografico e poi sportivo presso il giornale on-line Italia Post, il sito calciomercato.com e le collaborazioni coi giornalisti Fabrizio Biasin e Alfredo Pedullà. Ha inoltre collaborato con la compagnia teatrale "I Birbanti" e firmato un corto personale "Una birra al bar" tratto da una novella del buon (e sacrosanto) Bukowski. Dal 2013 collabora prima con la Nella Longari arte, poi con la M77 Gallery e infine con la Renata Fabbri Arte contemporanea; prima di tornare nel mondo della produzione in qualità di sceneggiatore. Non potrebbe vivere senza filosofia, donne, cinema, whisky e buona musica. Collabora con Sportellate perché dopo il video di Corona sul "pene" di Adriano non riteneva di poter essere da meno.