Interventi a gamba tesa

LOL Lakers


Nella noia diffusa che è diventata l’NBA, pure il passaggio di Lebron ai Lakers ha stupito solo gli stolti, visto che c’erano segnali evidenti da almeno un paio di anni.


A differenza delle altre volte però, il Prescelto non si è spostato verso una corazzata pronta a vincere, anzi: questa volta la decisione è stata più familiare – perché, lo ricordiamo, Cleveland è un po’ la Lugo degli Stati Uniti, non troppo ridente. La squadra dei Lakers, che si montino i suoi giocatori giovani, non è niente di che ed è molto probabile che, senza Lebron, nel giro di poco sarebbe emersa con prepotenza l’incapacità almeno parziale della coppia Magic-Pelinka: senza il 23 infatti, anche il prossimo anno sarebbe stata non più che una squadra mediocre. Ma andiamo nello specifico.

La prima cosa che stupisce nella free agency è la qualità e quantità di personaggi che i californiani hanno imbarcato nel giro di ore dalla firma di Lebron. Abbiamo Rondo, Lance Stephenson, McGee e soprattutto Caldwell-Pope. Sono tutti contratti di un anno, quindi si può presumere che James questa stagione non punti proprio al titolo, giustamente, e che abbia dato indicazioni perché ci si concentri sulla prossima classe di free agent. Però fa specie che abbia bisogno di tiratori per essere il più devastante possibile e che abbia firmato una cooperativa di muratori, questo è certo. Non ha molto senso il fatto che si paghi Rondo lo stesso che Randle ha preso a New Orleans (9 milioni): avrebbe avuto più senso tenere il lungo. Per KCP la storia va raccontata per esteso però.

Forse non tutti sanno che uno degli amici di Lebron ha un’agenzia di rappresentanza di giocatori, di cui lui stesso è cliente e su cui l’NBA non indaga molto, ma che sembra losca a dir poco perché è IMPOSSIBILE che James ne sia estraneo, ma va beh. Bene, KCP è un cliente di questa agenzia dal suo ingresso nella lega: seguendo il consiglio di questi, nel lontano 2017, l’ex-Pistons aveva rifiutato un’offerta quinquennale da 80 milioni complessivi, fiducioso nel mercato. Purtroppo il Caldwell-Pope, per quanto a tratti si creda McGrady, non è proprio un fenomeno ed era l’estate 2016 quella in cui si tiravano i milioni nella schiena ai bidoni (come sanno bene ai Lakers, che, per cominciare la nuova era, firmarono Mozgov e Deng per cifre da mettersi a piangere). Così, è probabile che KCP si sia alterato con la sua agenzia e che questa abbia usato il suo collegamento principale per assicurare almeno parte di quei soldoni cui gli aveva fatto rinunciare: non c’è nessun’altra ragione per pagarlo 18 milioni l’anno scorso e 12 il prossimo. Peccato che non ci siano spiegazioni così consequenziali per gli altri tre innesti: la migliore è la teoria Doc Rivers, quella di ingaggiare i giocatori contro cui si è fatta fatica scambiandoli per fenomeni.

I tifosi Lakers si devono preoccupare di una sola cosa: è evidente che la coppia Magic-Pelinka non sia proprio l’equivalente di Ainge, anzi, è che GM-Lebron sia molto vicino a GM-Jordan nella discutibilità delle scelte. La scelta peggiore che possono fare sarebbe scambiare i propri giovani per Leonard ora, visto che a questo rimane un anno di contratto e che ha già detto di volere andare a Los Angeles: ci si troverebbe in una situazione come quella di Anthony ai Knicks, che scambiarono tutti i giocatori buoni per ottenerlo prima dell’estate e che si ritrovarono solo con lui. Ingram non è male, e neanche Kuzma, anche se non sono all star. Su Ball non si può ancora dire molto, ma difensivamente è stato molto meglio del previsto. Se bisogna scambiarli, come è probabile, sarebbe più saggio darli per qualcuno che non ha già dato la sua disponibilità, come Leonard. Va del resto detto che Ball sta facendo di tutto per non essere scambiato, facendo trapelare, a quanto pare, i dettagli di un suo infortunio per allontanare i compratori – e questo nonostante gli Spurs non lo volessero.

In questo mix di bidoni finiti e strapagati e bidoncini pronti a sbocciare (e occhio perché lo spettro Anthony aleggia…), è prevedibile che Lebron manchi la sua nona finale di fila, ma non credo che gli importi molto questa stagione. Di contro, così attorniato da scimuniti e idioti, giocherà la sua prossima stagione con la sua squadra più simpatica di sempre; nella carriera di un fenomeno anche questo è un mattone importante.


 

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Luca Zaghini, nato a Cattolica il 17 gennaio 1993. Laureando in Italianistica, appassionato di linguaggio e pallacanestro: le mie giornate (ed il mio cuore) sono come un pendolo che oscilla incessantemente fra i maggiori pensatori di tutti i tempi e i più grandi ignoranti pieni di sé che abbiano mai messo piede su un parquet. Fermo oppositore dei compromessi, mi concentro solo sugli estremi della gerarchia cestistica, NBA e campionato universitario bolognese. Già redattore della pagina Deportivo la Piadéina.