Interventi a gamba tesa

Un diavolo per capello

Sono passati alle cose formali...

Sono interista. Questa ormai non è una novità, lo sapete tutti, potrei provare a ribadire che prima di essere interista sono un innamorato del pallone ma questo non cambia le cose, forse giustamente: io sono un interista. Sono un interista e sto per scrivere un inno al Milan, un “pezzo” vecchia maniera, senza preamboli o strizzate d’occhio.


La lungimiranza dei nuovi tifosi…

Ieri pomeriggio la sentenza dell’Uefa ha cambiato una parte del calcio, almeno per come eravamo soliti conoscerla. Intanto ha spazzato via la seconda squadra più titolata di quella coppa che dell’Europa celebra i vincitori. Ha spazzato via quella squadra che ha il nome della mia città (orfana dell’a finale) e ha i colori del Diavolo perché si dice e molte volte si è visto in campo “è questo ciò che provano gli avversari innanzi alla compagine rosso e nero griffata”.

Il Milan scompare con beffa in una sentenza scritta tanto male da non capire neanche se l’arrivederci all’Europa sarà di uno o due anni; generando per altro una sterile guerriglia tra poveri ancori incapaci di accettare la dura realtà delle cose. Scompare male, il Milan, e subito tornano i giorni tristi del fallimento Farina e dei freddi tribunali che di erba solcate ed emozioni a inseguire un pallone proprio non ci capiscono niente.

Si cancella tutto: i trionfi, gli Olandesi, Rivera, te lo ricordi Rivera?

E Pierino Prati ? Sì ma Marcolino da Utrecht ? Perché Pietro Paolo contro il Napoli. Il Milan scompare. Arrivederci.

E invece no. Il Milan non scompare, il Milan non scompare perché non è i suoi dirigenti (presenti e passati), non è la mala gestione economica. Non è la stampa faziosa in uno o nell’altro verso. Non è l’Uefa che permette acquisti di calciatori da parte di Stati ma stanga una dirigenza già fragile. Il Milan è la storia del calcio. E’ un atteggiamento che ha portato l’eleganza e la raffinatezza calcistica a primeggiare nel mondo. E’ la casa della famiglia Maldini, è una rovesciata contro il Goteborg, una partita di Cruijff al Mundialito, la rivalità amichevole di Herrera e Rocco.

Il Milan è la classe operaia salita in Paradiso per restarci. Il Milan è il 50% dello spirito vitale di una città che ha detto sempre e sempre dirà “No, spostatevi voi”.


Entrando nel merito

L’Uefa si è macchiata di un comportamento quantomeno discutibile: non dice nulla sul comportamento del Psg ma stanga il Milan che per quanto possa avere una dirigenza discutibile ha finora SEMPRE adempiuto agli obblighi d’impresa ai quali era tenuto. Tuttavia non mi sento di dire in coscienza che il cattivo di questa storia sia l’Uefa. Non applicare la giustizia a tutti non significa che sia sbagliato applicarla laddove sia prevista. Significa solo essere faziosi cosa che per altro l’Uefa ha sottolineato nel corso di tanti e tanti anni di discutibile strizzate d’occhio ad hoc.

I cattivi si diceva, i cattivi di questa storia sono almeno 5.

In prima posizione si posiziona Silvio Berlusconi: il presidente di calcio più vincente della storia che ha concluso in maniera penosa la propria storia in questo mondo. Ha iper valutato un club che era già ampiamente in parabola discendente, non si è accollato due euro di debito ma ha in compenso criticato a ciclo continuo il nuovo corso, ribadendo più volte che di aver lasciato la società in mani solide (forse intendeva quelle della finanza). Se invece di alzare il prezzo attirando solo speculatori di borsa avesse fatto un prezzo ragionevole mettendo al primo posto il Milan, forse adesso i rossoneri vivrebbero un presente più sereno.

Al secondo posto si posiziona Adriano Galliani reo di essere diventato un becero yes man, di aver avallato la cacciata di Ariedo Braida prima e aver ostentato un insensato ostracismo verso Paolo Maldini poi. La sua faida con Barbara Berlusconi e il suo scellerato mercato fatto di amici degli amici hanno impresso un’accelerazione determinante nel dissesto del Milan.

Il gatto e la volpe

Al terzo posto a pari merito si posizionano il neo presidente rossonero Yonghong Li e l’AD Marco Fassone. Iniziamo dal secondo: cosa ha mai fatto di buono Fassone nel mondo del calcio a parte le sciarpe juventine nerazzurre e un triennale a Montella poi cacciato come un appestato ? Per quanto concerne il neo presidente c’è poco da aggiungere, una presenza impalpabile, infinite le voci che lo riguardano, introvabili le dichiarazioni sul Milan. Ha voluto giocare contro la fortuna, forse sarebbe stato meglio che ciò non comportasse come garanzia il cuore di quasi 13 milioni di tifosi solo in Italia.

Al quarto posto
Mirabelli la cui unica colpa è stata quella di non accettare mai la dimensione per la quale era tagliato, mettendo in fila una serie di brutte figure e acquisti inutili che col senno di poi avrebbero sicuramente portato un minor passivo in bilancio.

Sono passati alle cose formali...

Questi, amici rossoneri, sono i cattivi di questa storia, non l’Uefa e neanche la logica del branco che attacca sempre quando vede il singolo in difficoltà. Tuttavia ricordatevi sempre che il singolo scrive la storia mentre non si hanno tracce di storie che parlino di branchi.

Il Milan deve risorgere e può farlo unicamente aggrappandosi al cuore dei suoi tifosi e dei suoi affezionati avversari. Non c’è Inter senza Milan. Non c’è calcio a Milano se mancate voi. La vostra forza e il vostro onore ci qualificano e ci ricordano perché siamo dall’altra parte della barricata. Sarà sempre tempo di essere avversari ma mai nemici, stringiamoci uniti e lottiamo per la nostra storia del calcio.
Forza Milan, siamo con te.

P.s.: non posso comunque fare a meno di non notare la singolare morale in capo a questa vicenda: “Il Milan ha una dirigenza fragile quindi le vietiamo l’Europa con i conseguenti introiti commerciali”. Questo è un po’ come asserire che se la società non è retta di per sé allora non si ha diritto alla protezione della polizia. Curioso…


 

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Jacopo Landi, sangue misto nato nell'aprile del 1988 in quel di Milano ma in realtà appartenente (in parti uguali), per origini, a: Emilia Romagna, Toscana, Valle d'Aosta, Lazio, Abruzzo ed India. Lavora un po' in tutti i settori possibili, tranne quello del narcotraffico. Matura esperienza come giornalista, prima cinematografico e poi sportivo presso il giornale on-line Italia Post, il sito calciomercato.com e le collaborazioni coi giornalisti Fabrizio Biasin e Alfredo Pedullà. Ha inoltre collaborato con la compagnia teatrale "I Birbanti" e firmato un corto personale "Una birra al bar" tratto da una novella del buon (e sacrosanto) Bukowski. Dal 2013 collabora prima con la Nella Longari arte, poi con la M77 Gallery e infine con la Renata Fabbri Arte contemporanea; prima di tornare nel mondo della produzione in qualità di sceneggiatore. Non potrebbe vivere senza filosofia, donne, cinema, whisky e buona musica. Collabora con Sportellate perché dopo il video di Corona sul "pene" di Adriano non riteneva di poter essere da meno.