Interventi a gamba tesa

Chi è veramente Hirving Lozano


Dopo una stagione da outsider in cui ha letteralmente stravolto il PSV Eindhoven e l’intera Eredivisie, Hirving Lozano sta già vivendo un mondiale da protagonista, ad appena 22 anni. Se riuscirà a confermarsi a questi livelli sarà lui la next big thing del calcio europeo?


Eindhoven è il cuore industriale e tecnologico dei Paesi Bassi. La modernità della “città delle luci” quasi stride se confrontata ai paesaggi che dominano la regione in cui è incastonata, il Brabante, che sembra uscire direttamente da opere di Pieter Brueghel o Rembrandt. Quello che agli inizi dell’800 era solo un piccolo villaggio è stato trascinato invece da un espansione rampante del settore secondario, verso il divenire la metropoli da quasi mezzo milioni di abitanti che è oggi.  Grandi compagnie come DAF o Philips, oltre ad aver fatto le fortune della città, ancora oggi rivestono un ruolo fondamentale nella comunità cittadina, dando impiego da sole a quasi diecimila persone. La skyline della città riflette poi perfettamente la sua anima operaia, dominato com’è da freddi complessi industriali e da grigi edifici di design d’avanguardia.

A riscaldare l’atmosfera di Eindhoven, a volte un po’ cupa e distante, ci hanno pensato negli ultimi anni, sulla falsariga dei campi di tulipani di Utrecht o delle case signorili di Amsterdam, le luci del Philipstadion. Come le grandi industrie cittadine anche la squadra locale, il PSV, è una società in stretta simbiosi con la comunità della capitale del Nord Brabante. Non solo per le origini operaie della stessa squadra, nata sotto il patrocinio della Philips, ma anche per gli anni di successi, soprattutto a cavallo di anni ‘80 e ‘90, che hanno cementificato questo rapporto tra la tifoseria e il club e che hanno consentito ai Boeren di posizionarsi sulla mappa delle grandi d’Europa. Giocatori come Romario o Ronaldo, fino ai più recenti Van Nistelrooj e Robben, sono in molti ad aver puntato ad Eindovhen come trampolino di lancio della propria carriera. Si contano però sulla punte delle dita i calciatori in grado di avere un impatto, sulla squadra e sul campionato, simile a quello dell’ultimo grande acquisto dei biancorossi, Hirving El Chucky Lozano.

La scelta di Lozano

Nonostante la crisi attraversata dal calcio olandese, tra una nazionale allo sbando e i top club del Paese sempre più assorbiti da un player trading sfrenato, l’Eredivise rimane uno dei più interessanti laboratori di calcio del mondo. Non ci sono remore nel far esordire ragazzini ancora acerbi, senza riservargli una bocciatura al primo errore commesso e si è lontani anni luce dall’esasperante tatticismo di Liga spagnola o Serie A. Anche questo deve aver contribuito nella decisione compiuta da Hirving Lozano che ha accettato, nel settembre 2017 l’offerta dei Boeren. Strappato dal Pachuca per 16 milioni è diventato il calciatore messicano più pagato della storia. Non male per un ragazzino di appena 21 anni.

Al di là delle sirene inglesi (City e Arsenal) e spagnole (Valencia e Celta Vigo), scegliere il PSV, e quindi l’Eredivisie, è stato facile per il ragazzo di Città del Messico. Il presidente del Pachuca, Jesús Martinez, sostiene ad esempio di aver rinunciato a ben altre cifre pur di accontentare i desideri del ragazzo, sedotto dal 4-3-3 propositivo di Cocu. A differenza di molti talenti provenienti dalla Liga MX (il campionato messicano) degli ultimi anni Lozano ha compiuto una scelta, certo ragionata, ma comunque in controtendenza. Carlos Vela e Giovanni Dos Santos ad esempio, due tra più fulgidi talenti della Tri dei primi anni duemila, hanno subito accettato la chiamata di una big (rispettivamente Arsenal e Barcellona). Salvo poi perdersi in una squadra di medio livello della Liga o in una miriade di prestiti. La scelta di Lozano è invece quella di un campionato meno competitivo rispetto ai top 5 europei, ma con un attenzione alla tecnica e una costante tensione offensiva che non lo allontana troppo dalle caratteristiche della LigaMX. La forte identità tattica del PSV di Philip Cocu ha poi fatto il resto: tra i top club d’Olanda i biancorossi del Brabante giocano senza dubbio il calcio più offensivo di tutti, un ecosistema perfetto per un giocatore iperverticale come Lozano. E Cocu ha avuto il forte merito di inserire immediatamente il giocatore nel suo ruolo naturale, quello di esterno sinistro d’attacco, in cui è riuscito a segnare 43 reti in meno di 150 presenze con il Pachuca.

Gli esordi in maglia Psv sono quindi stati esplosivi come in pochi si sarebbero aspettati. Con 6 gol nelle prime 6 partite Lozano è diventato appena il terzo giocatore nella storia del club di Eindovhen a segnare 6 o più reti nei primi 6 match di Eredivisie. La sua completezza si è rivelata subito qualcosa di ingestibile per modesti terzini olandesi abituati ad esterni d’attacco molto più monocorde. Con 17 gol realizzati in tutto l’arco della stagione Lozano si è rivelato come il miglior marcatore in una squadra capace di dominare il campionato dall’ inizio alla fine.

Esordio con gol. Chi ben comincia…

E questo segnando letteralmente in tutti i modi. Non solo con il classico movimento a rientrare sul destro, con conclusione sul primo palo, una sorta di trait d’union che accomuna molti moderni esterni d’attacco, ma anche con tiri dalla lunga distanza. O con inserimenti da vero e proprio incursore, grazie sopratutto all’inesauribile lavoro di sponda di centravanti di peso come Luuk de Jong o Jurgen Locadia. Anche come assistman il lavoro del Chucky è stato di prim’ordine: 8 assit e una media di 2,6 passaggi chiave a partita. Numeri da giocatore navigato e non da chi è alla prima vera prova in un campionato europeo. Nonostante le parole al miele che già ai tempi del Pachuca gli riservava l’ex ct Enrique Meza, che lo vedeva dotato di una sorta “bacchetta magica” che gli consentiva di bruciare qualsiasi avversario, in pochi si aspettavano un impatto simile per un giocatore comunque non ancora fisicamente strutturato e che deve migliorare in molte letture del gioco.

Le maggiori critiche gliele ha riservate Philip Cocu: il “deve imparare a controllarsi” è stato il leitmotiv di quasi tutte le conferenze stampa di quest’anno del tecnico di Eindhoven. I 4 gialli e i due rossi comminati a Lozano durante tutto l’arco della stagione hanno sicuramente contribuito. Anche se personalmente preferisco vederli come il risvolto negativo del sacro fuoco che sembra animare quello che, al momento, è uno dei giocatori più in ascesa del panorama europeo.

Lozano e il sistema PSV

Come detto la caratteristica di Lozano che più di tutte ha fatto breccia nel cuore dei tifosi del Philips Stadion è stata la poliedricità. Arrivato come un semplice esterno d’attacco da inserire a partita in corso si è rivelato essere molto di più.

In questo senso il 4-3-3 di Cocu, un allenatore che non ama cambiare, è l’impalcatura perfetta per un giocatore come El Chucky. Come nella migliore tradizione olandese l’obiettivo principale è infatti quello di creare superiorità numerica tramite possesso ragionato e duelli individuali. Gli esterni d’attacco giocano così il più largo possibile per allargare le maglie della difesa e per evitare raddoppi di marcatura. Una manna per un giocatore come Lozano. Nei primi due gol segnati in Eredivisie in casa contro l’Az e in trasferta a Breda quello che sorprende è l’apparente semplicità con cui cambia passo e scarica il pallone in rete, sempre sul primo palo, sfruttando al massimo occasioni di uno contro uno. In questo gol contro il Willem, Lozano si inventa incursore e arriva a finalizzare un cross abbastanza rivedibile. In quest’altro ancora fulmina il portiere del Vitesse con una sassata dai 25 metri. Come detto, segna in tutti i modi.

Il merito è tutto della squadra che Cocu gli costruisce attorno di volta in volta. Da un centrocampo a tre in grado di sollevarlo da incombenze difensive dominato da centrocampisti di quantità come Ramselaar o l’ex-Milan Marco Van Ginkel, fino alla coabitazione sulla stessa fascia con un terzino di spinta come Joshua Brenet, in grado di consentirgli un continuo isolamento in uno contro uno, tutto è stato pensato per semplificare al massimo il lavoro del Chucky. Che lo ha poi eseguito con una brutalità sorprendente.

In azione contro il Twente. Non solo abilità palla al piede, ma anche capacità da vero uomo d’area.

Il livello medio dell’Eredivisie ha senza dubbio contribuito all’overperformance del ragazzo di Città del Messico. E non è un caso che abbia fatto registrare le peggiori prestazioni contro le squadre più preparate del torneo. Nel 3-0 subito dal PSV all’AmsterdamArena ad esempio, l’Ajax di Marcel Keizer non ha quasi mai concesso a Lozano di affrontare un avversario per volta. Difendendo il centro con un blocco compatto di 7 uomini, era facile per la mezzala di riferimento aiutare costantemente il terzino destro Joel Veltman (3 dribbling tentati e solo uno riuscito per Lozano in tutto il match). E’ solo la dimostrazione di come Lozano non sia ancora quel giocatore in grado di essere determinante in maniera del tutto avulsa dal resto della squadra. Rimane infatti un giocatore estremamente associativo, corale, che ha ancora sempre bisogno di compagni con cui dialogare. Senza un team di giocatori in grado di limitarne i pochi difetti, soprattutto la poca qualità spalle alla porta o la tentazione di concedersi qualche “pausa” durante il match, el Chucky rimane un esterno di assoluto talento, ma non il cannibale visto magari contro squadre di livello inferiore. Direi però che possiamo concederlo ad un ragazzo classe ‘95.

Nessuno tecnicismo. Per andare in porta basta un’appena accennata finta di corpo.

Un diamante grezzo

A spezzare la monotonia del panorama post-industriale di Eindovhen, dopo Romario e Ronaldo, ci sta pensando Lozano. Rimane da chiedersi solo per quanto tempo ancora i tifosi del Philips Stadion potranno godersi le sue sgroppate. Se c’era davvero chi credeva che avrebbe faticato ad usare il mondiale di Russia come vetrina personale, ha dovuto ricredersi dopo appena 35 minuti dall’esordio della Tri. Nell’undici messo in campo da Osorio, Lozano ha giocato una delle migliori partita della sua, finora breve, carriera: sempre pronto a sfruttare gli scompensi di una difesa non preparata a difendere contemporaneamente ampiezza e profondità e attento come non mai nel coprire il compagno di fascia Gallardo. Vincendo 4 dribbling sui 6 tentati è riuscito a togliere ogni certezza difensiva ad un terzino di livello come Kimmich. Il gol che ha deciso la sfida è solo la cornice perfetta per una prestazione a tutto tondo.

Se Lozano riuscirà a trascinare la Tri in Russia il suo addio al PSV sembra scontato. Anche se un altra stagione in Olanda, con la possibilità annessa di giocarsi qualche gettone in Champions League, sarebbe senza dubbio la scelta migliore. Perchè alla fine stiamo parlando ancora di un diamante grezzo. Di un giocatore che, in un calcio in cui si ricerca sempre di più l’estetica del dribbling e del tecnicismo, stupisce per semplicità nei movimenti e rapidità decisionale. Quella di Lozano è un efficacia che rasenta la brutalità.

La personale speranza è che Lozano abbia la pazienza di aspettare, magari giocando un altro anno in Olanda. Aspettare solo di crescere come giocatore per essere pronto a sostenere il peso delle maggiori responsabilità che dovrebbe affrontare in un campionato di vertice. Che per dimostrare chi è veramente di tempo ne ha fin troppo.


 

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Studente di economia, classe '93, nato e cresciuto a Rimini. Si avvicina al calcio sin da piccolo, grazie ad un certo Roberto Baggio e ai Mondiali del 2002. Tifoso rossoblù per adozione, dopo aver vissuto per qualche anno a Bologna. Si limita a giocare a calcetto la domenica, data la poca qualità con il pallone tra i piedi, e a seguire qualsiasi campionato visibile in TV. Altre passioni: MLB, sci alpino e la settima arte.