Interventi a gamba tesa

La rabbia esaurita dell’Arabia Saudita


La prima cosa che subito salta all’occhio pensando alla nazionale dell’Arabia Saudita è che, nonostante sia scarsa in modo quasi affascinante, non è simpatica a nessuno.


I Figli del deserto, infatti, non sono una new entry, non sono una nazionale del popolo, la loro tifoseria non è particolarmente coinvolta o calorosa, nessun calciatore saudita è mai diventato un beniamino del pubblico internazionale, non si ricorda alcun miracolo sportivo.

Solamente pochi feticisti e cultori del calcio internazionale minore si ricorderanno di Mohamed Al-Deayea, storico primatista di presenze con la nazionale saudita nonché detentore del record per il maggior numero di palloni raccolti da un portiere in fondo alla propria rete nella storia dei Mondiali (25 per la cronaca) o di Saeed Al-Owairan, che in patria gode di gloria imperitura dopo il gol fatto partendo da centrocampo durante il mondiale americano e che gli è valso il meritato soprannome di “Maradona del deserto”Volendo fare un cinico riassunto della storia dei Falchi ai Mondiali, è sufficiente ricordare che dopo aver vinto due partite nell’anno del loro esordio, con conseguente qualificazione agli ottavi di finale, da quel lontano 29 giugno 1994, non hanno mai più vinto un match nelle successive tre edizioni disputate.

Nel 2002, poi, lo score finale degli arabi è stato impietoso, avendo chiuso il girone immancabilmente ultimi con 12 gol concessi, 0 segnati e Miro Klose che ringrazia tutti per la tripletta (che negli anni a venire risulterà utile a farlo diventare il calciatore più prolifico nella storia dei Mondiali).

E Miro ringrazia…


Resta comunque il fatto che, a dodici anni di distanza dall’ultima partecipazione, potremo nuovamente godere della presenza saudita nella massima competizione internazionale. Peccato che nonostante l’allenatore Bert van Marwjik fosse riuscito a ripotare l’Arabia Saudita tra le migliori trentadue nazionali al mondo, la federazione lo abbia sostituito a pochi mesi dall’inizio del mondiale. E poi abbia sostituito anche il suo sostituto, l’argentino Edgardo Bauza, appena dopo due amichevoli perse. Così, per la partita di esordio contro i padroni di casa, si siederà sulla rovente panchina verde Juan Antonio Pizzi, a meno di ulteriori colpi di scena.

I punti di forza

L’ex CT del Cile campione di Sudamerica è sicuramente rassegnato all’idea che la squadra avrà ben poche occasioni da gol e, anche se può far sorridere, la compagine saudita punterà maggiormente sulla solidità di una difesa spesso distratta, piuttosto che sull’estro dei singoli o su un sistema di gioco particolarmente complesso. Con ogni probabilità, quindi, si tenderà a favorire l’aspetto fisico e l’atletismo, sperando nel contropiede o nell’errore avversario.

L’Arabia Saudita vista contro la nostra Italia due settimane fa.

I punti deboli

I problemi e gli aspetti che non convincono fino in fondo un osservatore attento sono più d’uno, a partire da una evidente disorganizzazione e confusione in seno alla Federazione. Ma forse il guaio maggiore è che i giocatori che venivano considerati i più promettenti del movimento, hanno giocato poco o niente nella seconda metà di stagione, sempre per le discutibili scelte prese dall’alto.

L’uomo chiave

Non avendo un chiaro quadro d’insieme né una conoscenza approfondita del movimento calcistico locale, è difficile sbilanciarsi troppo su un solo nome tra i convocati. I due che probabilmente meritano di essere tenuti d’occhio sono la punta di diamante Mohammad Al-Sahlawi, classe ’87 dell’Al-Nasr Riyad, che non ha mai giocato una partita lontano dal campionato saudita ma vanta tre settimane di allenamenti con il Manchester United e il giovane fantasista Fahad Al-Muwallad, che quest’anno ha giocato due partite di Liga con la maglia del Levante.

Mohammad Al-Sahlawi in azione.

La curiosità

A gennaio la federazione saudita ha siglato una sorta collaborazione con la Liga spagnola, mandando in prestito Primera e Segunda Division nove giocatori di prospetto e con un profilo interessante, così da poter accumulare esperienza internazionale (fino ad allora l’Arabia Saudita era, con l’Inghilterra, l’unica nazionale i cui convocati provenivano tutti dal campionato locale). Questi nove calciatori hanno accumulato 3 presenze in totale, tanto che Pizzi si è visto costretto a convocare chi magari aveva più minuti nelle gambe ma meno qualità.

Il pronostico

Viste le premesse, l’Arabia Saudita si candida prepotentemente ad essere la squadra più debole di tutto il torneo, con i bookmakers scettici perfino sulle sue probabilità di riuscire a segnare una singola rete (il Mondiale russo senza marcature saudite è quotato @2.80). A suo favore gioca il fatto che è stata sorteggiata indubbiamente nel girone con il livello medio più basso, in cui Uruguay a parte, sono tutti a rischio.

La speranza comunque è sempre l’ultima a morire e magari ci sarà qualcuno che riuscirà a far peggio dei Verdi.


 

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