Interventi a gamba tesa

Tra il vecchio e il nuovo: la Spagna di Lopetegui


Tra 2008 e 2012 due titoli europei e uno mondiale, poi le delusioni del 2014 e del 2016. Ora con una nuova generazione che spinge da dietro, la Spagna di Lopetegui si affaccia al torneo russo in prima fila tra le favorite al successo finale.


Allenare la Spagna è in questo momento una delle cose più difficili che ti può capitare, un po’ come se fossi il Presidente della Repubblica italiana nel 2018. Sembrano due cose folli da dire eppure, se si va in profondità, è proprio così.

La squadra è quella che ha vinto tutto e che è ancora una delle massime espressioni del calcio contemporaneo. Però esprime un calcio che non è di chi la allena in questo momento, viene da dettami e logiche principalmente di Guardiola ma non solo, di cui Lopetegui è in questo momento un semplice continuatore/assemblatore. Tutto questo ovviamente vale se la squadra titolare ai prossimi Mondiali 2018 sarà quella che si pensa analizzando le convocazioni. Tutto ruoterà ancora intorno al “Pulpo de Badia”, Sergi Busquets, ritenuto dal suo allenatore l’unico davvero insostituibile. Avere lui come elemento cardine della squadra fa rientrare tutto nell’ordine del ritmo controllato in cui anche Iniesta e David Silva in questa fase della carriera riescono a giocare alla grande. Busquets inoltre è così sincronizzato con il duo Piqué-Sergio Ramos che permetterà al tecnico di avere due terzini di forte spinta come Carvajal (l’infortunio subito in finale di Champions League sembra meno grave del previsto) e Jordi Alba, in puro stile Barcellona (ma anche Real che ha Casemiro nel ruolo difensivo di Busquets).

Il catalano della nazionale spagnola è forse uno dei giocatori più influenti del calcio degli anni 2000.

A centrocampo poi giusto un goccio di Atletico Madrid con Koke al fianco di Busquets per coprire gli spazi e in attacco Diego Costa a fare da perno intorno a cui gireranno i creativi (Iniesta, Silva, Isco e a far da spalla ai tre per dargli fiato Asensio). La squadra è pronta, tutti sanno cosa fare e hanno competenze eccellenti nei loro rispettivi ruoli e per i propri rispettivi compiti in questo tipo di assetto. E allora Lopetegui, che fa?

Come anticipato, il suo lavoro è estremamente difficile perché deve equilibrare un cambio di generazione che è anche un cambio di gioco molto evidente se confrontiamo la Spagna classica di Del Bosque e la sua Under 21. Lopetegui vuole un calcio molto più verticale e aggressivo anche in fase di offesa, più tambureggiante se vogliamo usare un aggettivo che spiega facendo immaginare. La sua Spagna più bella è stata quella contro l’Italia che rispecchiava la vecchia Spagna, ma già quella contro l’Argentina, schiantata 6-1, era diversa: in primo luogo il fulcro del gioco in quella partita era Thiago Alcantara, che pensa subito a superare il primo pressing avversario con direttrici in verticale e fondamentale poi è stato l’utilizzo di Asensio che riesce a dare corsa in fascia e accentra molto meno il gioco rispetto a David Silva. Sono solo due uomini diversi dall’11 classico ma molto differente è il gioco proposto.

Una squadra “totalmente” di Lopetegui molto probabilmente giocherebbe con un terzino più bloccato come Azpilicueta e soprattutto a centrocampo avrebbe uomini dal grande dinamismo e dal pensiero verticale come Thiago e Saul Niguez. Sarebbe poi impossibile rinunciare ad Asensio in fascia e quasi certamente vicino al centravanti unico, Diego Costa, inserirebbe una seconda punta di appoggio che invece di confluire continuamente nella manovra per farsi risucchiare verso il centrocampo sarebbe un secondo pericolo offensivo più vicino alla porta. Uno come lo Iago Aspas di quest’anno sarebbe perfetto.
Ma Lopetegui non è così fesso da rivoluzionare tutto durante i Mondiali, non avendolo fatto oltretutto nel percorso per arrivarci. Per questo motivo tutte le sue idee verranno inserite, seme per seme ( o germe per germe se vi piace di più), cambiando uomini durante le diverse partite e almeno all’inizio non vi sarà coesistenza di vedute, perché la Spagna che per sintesi potremmo chiamare del tiki taka sarà quella che vedremo. Ma aspettiamoci grandi novità nel corso del torneo.

PUNTI DI FORZA

Isco umiliò l’Italia nelle qualificazioni, il fantasista del real sarà una delle stelle di questo mondiale.

Per quello che abbiamo detto prima il punto di forza dovrebbe essere un gioco ormai mandato a memoria e ancora a tratti ingiocabile per gli avversari se non impongono alla partita una fisicità e un ritmo di copertura difensiva al limite del sacrificio umano (vedi Italia di Conte ad Euro 2016).
Ma questa volta credo qualcosa cambierà e il punto di forza di questa Spagna sarà la possibilità di variare spartito in corso d’opera. Anzi, mi spiego meglio: se la Spagna non cambia uomini e gioco durante il torneo soprattutto nella fase offensiva non farà tanta strada. Il punto di forza può diventare il tallone d’Achille.

PUNTI DEBOLI

Rivali in campionato, per lo stesso obiettivo in nazionale, Jordi Alba e Carvajal, due fra i terzini più forti del mondo.

Carvajal e Jordi Alba difensivamente sono a volte distratti, a volte troppo aggressivi e fallosi. Per questo motivo un Busquets che scende fra i centrali che si allargano è la scelta preferita per Lopetegui, così da tenere i due terzini larghi sulle ali o sui terzini alti e non dargli compiti nella propria area di rigore. Se le squadre avversarie giocano forte sulle fasce e hanno le ali in grande spolvero, questa Spagna può soffrire tantissimo.

UOMO CHIAVE

Lo ha detto Lopetegui, io non c’entro niente, è Sergi Busquets. Oltre a tutto quello di cui abbiamo già scritto, il gioco di prima di Busquets è fondamentale per Iniesta e Silva che non hanno più lo spunto nell’uno contro uno di un tempo. Se Busquets muove con velocità il pallone le due mezze ali titolari possono superare la prima fase di pressing e accelerare il ritmo della giocata, creando per tutti quelli che si inseriranno. Se Busquets è in qualche modo frenato, Iniesta e David Silva potrebbero ricevere palla spalle alla porta e rallentare ancora di più la giocata. Ma schermare Busquets non è facile. Se lo fai con il centravanti, difficilmente gli resteranno energie per essere pericoloso in attacco (Conte diede questo compito a Eder che non tirò mai in porta). Se lo fai con una mezzala rischi di scoprirti quando Busquets elude il pressing. Se fai una rete di pressing con più uomini, devi stare attento che non trovi lo spazio giusto per saltare questa linea di pressione. Insomma Busquets è un gran bel rompicapo che ormai ci portiamo appresso da dieci anni.

ANEDDOTO/CURIOSITÀ

Il 4 settembre 1985 si è giocata una partita indimenticabile allo Stadio Lenin (Luzhniki, dove si giocherà la finale di Russia 2018) fra Spagna e URSS. Era la semifinale dei Mondiali Under 20. La partita fu fantastica e terminò 2-2 con gol di Losada, Khudojlov, Ivanauskas e Goikoetxea che pareggiò al 120′ dei supplementari. Poi la Spagna vinse ai rigori. In finale gli spagnoli perderanno poi contro il Brasile sempre al Lenin. Portiere di riserva di quella Spagna è un certo Julen Lopetegui. Quanto vorrebbe ritornare in quello stesso stadio a giocarsi semifinale e finale?

PRONOSTICO

Asensio e Saul sulla carta non partono nell’11 titolare, eppure giocherebbero dal 1′ in qualsiasi altra nazionale. Questo ci fa capire la forza di questa Spagna.

Se i vecchi reggono nella seconda parte del torneo e Lopetegui sa gestire i giovani, facendoli digerire ai titolari allora la Spagna arriva lontano. Se i vecchi impongono la titolarità e vogliono che i giovani giochino solo 15 minuti, la Spagna non regge dagli ottavi in poi. Un pronostico secco: si avvera il primo scenario e la Spagna arriva in semifinale.

A cura di Jvan Sica


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