Interventi a gamba tesa

La Polonia alla prova del nove


A meno di due settimane dal fatidico giorno, tanti dubbi – riguardanti i convocati e le relative condizioni fisiche – sono stati sciolti. Ma un’ultima, sincera perplessità permane quando le attenzioni si orientano sull’ottavo girone, l’H. L’ultimo raggruppamento pare il più equilibrato e di più ardua lettura, dato che fra le contendenti non vi sono big ma quattro affascinanti squadre, provenienti da altrettanti continenti, che rendono il tutto sempre più cabalistico ed intrigante. Saranno Polonia, Senegal, Giappone e Colombia a contendersi due pass per raggiungere le altre migliori quattordici agli ottavi di finale. I Biało-czerwoni partiranno come testa di serie del girone e, dopo aver superato a pieni voti un seppur modesto girone di qualificazione, dispongono di una rosa molto intrigante e, non a caso, sono fra le possibili outsider della competizione. Tanto dipenderà dalla condizione fisica – e mentale – dei calciatori  più rappresentativi che, nonostante abbiano strappato i biglietti per Russia 2018, non hanno trascorso a livello personale una stagione indimenticabile (Krychowiak, Zielinski, Milik, Piszczek, Glik in primis). Diversamente da essi, la stagione di Robert Lewandowski, autentico trascinatore e stella indiscussa della Nazionale di Nawalka, può considerarsi sufficiente, dopo la conquista dell’abituale Bundes, quarta consecutiva per il polacco e le 41 reti messe a segno con la maglia dei bavaresi fra le tre competizioni disputate. Ma a minare le certezze dei biancorossi vi è il mal di pancia con cui convive il bomber di Varsavia che, anno dopo anno, è via via cresciuto. A dimostrazione di ciò vi sono le recenti dichiarazioni del suo nuovo agente Pini Zahavi che racchiudono un dolente messaggio d’addio. Il procuratore israeliano è subentrato a Cezary Kucharski a stagione in corso, dopo dieci anni di felice matrimonio, un indizio che in ottica calciomercato può esser inteso solo come un altro sintomatico segnale.


La Nazionale polacca si presenta per l’ottava volta alla fase finale della Coppa del Mondo e torna a giocare la competizione più importante a dodici anni dall’ultima volta. A guidare la selezione vi sarà ancora Adam Nawalka che accompagna i Biało-czerwoni dall’ottobre del 2013. L’allenatore ex Wisla Cracovia torna a giocare questa competizione quarant’anni dopo aver disputato con la maglia del suo paese il Mondiale del 1978, torneo in cui la Polonia uscì al secondo turno – e in cui quest’ultimo fu inserito in una delle Top 11 del torneo -, nel decennio più florido per il calcio locale. Infatti, nel 1972 la compagine polacca si classificò prima alle Olimpiadi di Monaco di Baviera e quattro anni più tardi, a Montreal, conquistò l’argento. Sempre sotto la guida di Kazimierz Górski, autentico totem del calcio polacco, nel 1974, la Polonia conquistò incredibilmente il bronzo ai Mondiali, venendo eliminata – non senza polemiche – nell’ultima partita del girone di semifinale, con un terreno di gioco ai limiti della praticabilità per la fitta pioggia, dai cugini padroni di casa della Germania Ovest. Otto anni più tardi, questa volta sotto la guida di Antoni Piechniczek, i polacchi replicarono il terzo posto Mondiale, venendo eliminati in semifinale dalla Nazionale Italiana, che poi alzò il trofeo l’11 luglio al Santiago Bernabeu di Madrid. La crisi per il calcio polacco ebbe, però, inizio dal seguente Europeo e proseguì fino al nuovo millennio, salvo una medaglia d’argento conquistata alle Olimpiadi di Barcellona del 1992.

Francoforte, 1974. Calzoncini a vita alta e Adidas Copa Mundial. Germania Ovest-Polonia 1-0, la stretta di mano dei capitani Beckenbauer e Deyna.

Dopo un’assenza di sedici anni dalle fasi finali dei maggiori tornei internazionali, la Polonia si qualificò per il Mondiale di Giappone e Corea del Sud del 2002, ma l’avventura si interruppe al primo turno. Stessa sorte ebbe il Mondiale tedesco di quattro anni dopo e l’Europeo svizzero del 2008. A metà fra le mancate qualificazioni ai Mondiali sudafricani e brasiliani, la Polonia – assieme all’Ucraina – organizzò l’Europeo 2012, ma nel fervore generale disattese le aspettative, chiudendo il girone con due miseri pareggi ed una sconfitta, in un girone mediocre ove figuravano Grecia, Russia e Repubblica Ceca.

Wroclaw, 2012. I cechi vincono ed accedono agli ottavi. Per la Polonia lacrime amare.

L’era Nawalka

Fallito l’accesso al campionato del mondo 2014 Fornalik venne sostituito da Adam Nawałka, con cui la Polonia, oltre a qualificarsi per il campionato d’Europa 2016, superò, in una storica serata, la Germania campione del mondo per 2-0, imbattuta da ben diciannove match. «L’inizio non è stato semplice – racconta a Mondo Futbol Dominik Mucha, giornalista di Przegląd Sportowy – L’opinione pubblica non era convinta della scelta di Boniek e le prime amichevoli avevano suffragato questa corrente di pensiero. Poi, però, partita dopo partita i singoli e la squadra hanno iniziato ad acquisire autostima e consapevolezza nei propri mezzi. Robert Lewandowski, per esempio, era già un calciatore affermato a livello internazionale, ma in Nazionale aveva spesso deluso. Con Nawałka invece è diventato un vero leader». Alle fasi finali del campionato Europeo, la Polonia ha dimostrato il proprio crescente valore e le qualità di numerosi giovani – che nel seguente mercato sono stati oggetto di numerose attenzioni -, raggiungendo i quarti di finale. Dopo aver conquistato il passaggio del turno con sette punti nel girone, a pari punti con la Germania, ma secondi per differenza reti, ha superato dagli undici metri la Svizzera agli ottavi, ma è stata piegata al turno successivo, sempre dal dischetto, dal Portogallo, poi vincitore della competizione continentale.

La fase di qualificazione al campionato del Mondo 2018 ha sottolineato come siano diventate competitive le nazioni del centro e dell’est Europa. In particolare, è venuta alla luce la solidità, abbinata alla qualità della Polonia. Nazionale su cui c’è una certa aspettativa, dopo aver dominato un mediocre girone di qualificazione, in cui figuravano Danimarca, Montenegro, Romania, Armenia e Kazakistan, conquistando 25 punti, frutto di 8 vittorie, un pareggio (2-2 all’esordio in Kazakistan) ed una sola, quanto sonora sconfitta (4-0 per la Danimarca) in 10 partite di avvicinamento a Russia 2018. La compagine polacca ha siglato 28 reti e ne ha subite 14, record negativo tra le vincitrici dei nove gironi europei di qualificazione Mondiale, mantenendo la clean sheet in sole due occasioni (nei 3-0 su Romania e Kazakistan). Dei 28 gol, 6 sono stati realizzati dal dischetto, sempre per merito del solito Lewandowski.

L’imprevedibilità del gruppo H

Quattro nazionali di quattro continenti diversi in corsa per due pass.

Il girone H è il più equilibrato fra gli otto e le quattro squadre che ne fanno parte godono di un alone ricco di mistero e curiosità. Sulla carta Polonia e Colombia sembrerebbero le più attrezzate a superare i gironi, ma non è da sottovalutare né il Giappone, tanto meno il Senegal. I cafeteros hanno conquistato – seppur con qualche fatica – la qualificazione con un calcio spregiudicato, figlio del maestro Pekerman. Gli uomini simbolo sono senza dubbio Radamel Falcao e James Rodriguez, tornato finalmente a splendere in Baviera, dopo anni opachi, in cui la sua luce si è accesa ad intermittenza con la maglia dei galacticos.

Quest’ultimo incontrerà il compagno di squadra Lewandowski nella terza ed ultima giornata del girone e si candida prepotentemente per un posto agli ottavi. Per la compagine nipponica presentarsi ogni quattro anni al mondo intero è un habitué, dato che parteciperà al suo sesto campionato Mondiale consecutivo e, nonostante disponga di una rosa modesta, la cui unica stella è il giallo-nero Shinji Kagawa, solo qualche mese fa ha dovuto far a meno del c.t. Halilhodzic. La JFA ha deciso di esonerarlo dopo alcune prove incolore nelle amichevoli pre-Mondiale, rendendo ancor più fioche le già tenui speranze esistenti. Molta curiosità desta, invece, il Senegal di Sadio Manè e Kalidou Koulibaly, che ha vinto il girone di qualificazione ed è alla seconda partecipazione al Mondiale. Gli africani, su cui è difficile fare una nitida previsione, sono una reale incognita, potendo contare su una rosa stuzzicante, la cui stragrande maggioranza milita in Premier League e Ligue One. L’esordio per la Polonia è previsto il 19 giugno a Mosca, alle 18, quando la squadra di Nawalka se la vedrà, appunto, con il Senegal. Certo è che chiunque passerà, incontrerà – quasi certamente – agli ottavi una fra Inghilterra e Belgio, militanti nel girone G con le cenerentole Panama e Tunisia, già designate turiste – assieme a Iran e Marocco, del Mondiale 2018.

I 23 di Nawalka

La Polonia dispone di una rosa molto affascinante, il cui perno assoluto è, senza ombra di dubbio, Robert Lewandowski, autore di ben 16 reti nella fase di qualificazione e miglior marcatore fra le 54 compagini europee. Oltre al bomber baverese, ciò che ha reso temibili i Biało-czerwoni è stata l’organizzazione e la solidità difensiva, accostata alla qualità di tanti giovani calciatori che appaiono nelle rose dei top-five campionati europei. Fra i 23 convocati – curiosamente resi noti via WhatsApp – c’è tanta Italia: il portiere juventino Szczesny, il centrale della Spal Cionek, i doriani Bereszynski, Linetty e Kownacki ed i napoletani Zielinski e Milik. Ad essi si aggiunge una vecchia conoscenze della Serie A: Jakub Błaszczykowski, autore due anni fa di una sbiadita stagione a Firenze. Una questione molto rilevante riguarda un altro calciatore che ha calcato per anni i campi dello stivale, l’ex capitano del Torino Kamil Glik, infortunatosi alla spalla qualche giorno fa, in seguito ad una rovesciata effettuata in allenamento e quindi a rischio taglio. Per il centrale, che negli anni è esponenzialmente salito di livello, arrivando a giocare una semifinale di Champions League, sarebbero addirittura sei le settimane di stop ed il ct Nawalka ha affermato che se non dovesse farcela, sarà sostituito da un escluso eccellente, Marcin Kaminski dello Stoccarda. La Polonia nel girone di qualificazione ha fatto affidamento su un collaudato, quanto quadrato 4-4-2 o in alternativa ad esso, soprattutto dopo l’infortunio di Milik, su un meno sfarzoso 4-4-1-1.

A difendere i pali ci sarà il probabile prossimo titolare della Juventus, Wojciech Szczęsny, divenuto numero uno dopo il commovente ritiro dell’eterno Artur Boruc. Il reparto arretrato, guidato dal monegasco Glik, ha subito un duro colpo ed il suo posto potrebbe esser preso dal giovane centrale del Southampton Jan Bednarek, che sarà coadiuvato dall’oriundo Thiago Cionek. Sulla destra vi sarà il trentatreenne Lucasz Piszczek; sulla corsia opposta il più composto Maciej Rybus della Lokomotiv Mosca. L’alternativa su ambo le fasce potrebbe essere il blucerchiato Bartosz Bereszynski, schierato con regolarità da Giampaolo in campionato e da Nawalka nelle ultime amichevoli. Più indietro nelle gerarchie gli esperti Artur Jedrzejczyk e Michal Pazdan, entrambi del Legia Varsavia.

Qualora il modulo fosse il 4-4-2, la linea mediana sarebbe composta dal centrocampista del Wba Grzegorz Krychowiak e da uno fra Jacek Goralski del Ludogorets e Karol Linetty della Sampdoria. Sulla destra vi sarà la velocità e l’estro di Kamil Grosicki, autentica spina nel fianco per le difese; sul lato opposto l’aggraziato Piotr Zielinski, che grazie al lavoro di Maurizio Sarri a Napoli è riuscito – finalmente – a fare il definitivo salto di qualità. L’alternativa potrebbe essere l’inserimento dell’istituzione polacca Jakub Błaszczykowski sulla destra ed il concomitante dirottamento di Grosicki sulla corsia mancina, con Zielinski abbassato al fianco di Krychowiak. La fase offensiva è affidata alle giocate di Robert Lewandowski e Arkadiusz Milik, che, oltre al lampante senso del gol, sono dotati di grande visione e di grande capacità di lettura delle situazioni. Se invece Nawalka virasse sul più abbottonato 4-4-1-1, a farne le spese sarebbe il centravanti napoletano, con l’avanzamento del suo compagno di squadra Zielinski dietro l’unica punta Lewandowski, soluzione adottata con successo nelle ultime gare di qualificazione.

Fuori dai 23 il secondo portiere della Roma Łukasz Skorupski, il classe ’95 Paweł Dawidowicz del Palermo e la meteora ex Carpi Kamil Wilczek, facenti parte dei 35 pre-convocati. Escluso addirittura anche da essi Bartosz Kapustka, rivelazione dello scorso campionato Europeo, che acquistato dal Leicester di Ranieri – e dopo un anno girato in prestito al Friburgo – non è riuscito a mantenere le aspettative e si è via via allontanato dall’orbita Nazionale.

La modernità dei biało-czerwoni

La Polonia ha un’ossatura solida e compatta, è dotata di un fluido palleggio e trova in rapide ripartenze l’alternativa alle strepitose giocate personali del suo capitano. Non a caso, sono stati determinanti durante tutto il girone di qualificazione gli inserimenti da dietro dei centrocampisti, armi tattiche che Nawalka ha spesso utilizzato per scombussolare gli avversari dal suo solido 4-4-2. La manovra molto spesso si evolve sulla destra, lato forte della Polonia, sull’asse Piszczek-Grosicki, che vantano una grande intesa e riescono spesso a creare superiorità numerica, grazie alla velocità dei due e alle assidue sovrapposizioni del laterale giallo-nero. Le peculiarità dei centrocampisti centrali permettono, poi, di gestire il pallone con sapienza e qualità, accelerando le giocate quando Zielinski riesce a posizionarsi negli half-spaces o quando ad attaccare la profondità è il solito Lewandowski ed addormentando il possesso quando la gara è già in cassaforte. L’esponenziale crescita della Nazionale polacca si deve al c.t. Nawalka che, gara dopo gara, ha operato un significativo cambiamento, trasformando i biało-czerwoni in una squadra moderna ed organizzata, a vocazione europea e con alla base un’identità di gioco ben precisa.

Quanto inciderà lo stato psico-fisico?

Cosa è successo a Grzegorz Krychowiak?

https://twitter.com/LaczyNasPilka/status/1005540033846226944

Come già accennato, gran parte del Mondiale della Polonia ruoterà attorno alla condizione fisica e mentale dei suoi calciatori, in un girone in cui non vi sono evidenti squilibri. L’infortunio di Glik cava sicurezza e personalità a tutto il reparto arretrato e può diventare un fattore se sommato alle tortuose condizioni mentali di Krychowiak, calciatore in piena parabola discendente, che, dopo aver conquistato due Europa League da leader tecnico del Siviglia, ha vissuto una stagione infelice a Parigi, seguita quest’anno dalla clamorosa retrocessione col West Bromwich Albion. A livello personale nè Milik, nè Zielinski, nonostante l’ottimo secondo posto coi partenopei, hanno vissuto una stagione indimenticabile. Il primo si è infortunato per la seconda volta in due anni al legamento crociato del ginocchio ed è stato fuori quasi sei mesi, riuscendo comunque a mettere a segno 6 reti in 17 partite disputate. Il secondo ha totalizzato 36 gettoni in Serie A, ma, diversamente dal primo anno a Napoli, è stato impiegato molto meno dal primo minuto, subentrando – praticamente sempre – a partita in corso e dimostrando comunque le sue apprezzabili qualità. E’ stata una stagione difficile anche per i senatori Piszczek, dopo la rottura parziale del legamento collaterale laterale avvenuta ad ottobre e Kuba Błaszczykowski, afflitto da problemi alla schiena e sceso in campo solamente 11 volte in una stagione in cui il suo Wolfsburg si è dovuto – addirittura – salvare ai play-out.

Come se non bastasse, anche l’uomo simbolo, il suo numero 9, Lewandowski, poche settimane fa, ha fatto emergere il malumore che lo affligge da tempo, concernente il suo futuro in Baviera. La Polonia si trova, quindi, in una situazione complessa ed intricata, a ridosso di un importante impegno, a cui si è meritatamente qualificata e di cui non immaginava tali grattacapi. Sarà la prova del nove per una Nazionale che deve dimostrare a sé stessa prima, al mondo intero poi, a che punto è giunto il proprio percorso di maturità. A Nawalka, tra condizioni precarie, malumori e sovrappensieri, l’arduo compito di compattare il gruppo e guidarlo verso l’obiettivo minimo, gli ottavi, per non gettare al vento quanto costruito in cinque anni di sapiente e scrupolosa gestione.


 

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Giuseppe Santoro, 23 anni e al secondo anno di Laurea Magistrale in Comunicazione pubblica e d'impresa a Bologna. Tifo e patisco per il mio Taranto, amo il calcio palla a terra, stimo Giampaolo, venero Sarri, impazzisco per Pep Guardiola. Leggo di tattica ed in pomeriggi di nulla guarderei persino partite di Prima Categoria. Mi addormento sognando che, un giorno, non troppo remoto, qualche matto mi retribuisca, dandomi la possibilità di unire una passione ad una malattia. La prima è scrivere, la seconda il calcio.