Interventi a gamba tesa

La Croazia non ha più tempo da perdere


Con una rosa piena di giocatori al culmine della maturità, la Croazia è all’ultima occasione per raccogliere soddisfazioni da una delle generazioni più forti della sua storia.


Sono ormai un po’ di anni che la Croazia parte per qualsiasi manifestazione internazionale cui partecipa con la nomea di probabile “sorpresa”. Dopo il boom degli Europei del 2008 quando la squadra allenata da Slaven Bilic vinse il girone davanti la Germania per poi uscire ai rigori contro la Turchia, la Croazia non è più riuscita a rispondere a pieno alle aspettative sul suo conto. Quella che nel 2008 era una giovane generazione di talenti che sembrava pronta a spiccare il volo ha in realtà via via disatteso le aspettative, trasformandosi adesso in una squadra dall’età media abbastanza alta, con giocatori di grandissima esperienza europea a livello di club ma che con la maglia della nazionale hanno portato a casa poco e nulla, nonostante prospettive sempre relativamente ambiziose.

E’ notevole infatti che la Croazia non passa la fase ai girone del Mondiale dal 1998, anno in cui la generazione d’oro di Suker e Bilic raggiunse una sorprendente semifinale persa poi contro la Francia futura campione del mondo. Da allora tanto hype, tante belle prestazioni di avvicinamento, tanti singoli ai vertici dei club più forti al mondo ma zero risultati di vero rilievo. La bolla massima dell’hype croata è stata raggiunta nell’ultimo Europeo, quando la Croazia batte la Spagna nei gironi per 2-1 in rimonta con una prestazione maiuscola di Ivan Perisic: quella vittoria regaló il primo posto alla squadra allora allenata da Cacic e l’ottavo finale contro il Portogallo, risolto da Quaresma nei supplementari, dopo 120 minuti letteralmente dominati dai croati. Una sliding doors niente male sui destini delle due nazionali.

Gli ultimi 8 minuti della partita più il gol in ribattuta di Quaresma ci ricordano che il Portogallo ha vinto l’Europeo grazie più o meno allo stesso numero di combinazioni che servono a uno spermatozoo per fecondare un ovulo.

Dopo quella dolorissima sconfitta, la Croazia ha passato due anni complicati, culminati con l’esonero del vecchio ct Ante Cacic, accusato da aver dato un’ impronta troppo difensivista alla squadra. A portare la squadra in Russia ci ha pensato uno sconsciuto assoluto per il grande calcio europeo, Zlatko Dalic, ex centrocampista metodista con cinque anni di esperienza come secondo dell’Under-21 croata. Dalic è stato pescato dall’Arabia Saudita dove si è costruito una solida carriera tra gli emiri, portando a casa ottimi risultati con l’Al-Ali, tanto da venir nominato due volte Coach dell’anno. Dalic è tornato in patria ritrovandosi una patata estremamente bollente tra le mani, assumendosi la responsabilità di portare la Croazia in Russia: senza minimamente toccare l’idea tattica di Cacic, Dalic ha svolto diligentemente il suo lavoro, schiantando la Grecia 4-1 nell’andata in casa del play-off decisivo e gestendo poi senza patemi il ritorno in trasferta.

La Rosa

Dalic è rimasto fedele ad un canonico 4-2-3-1 che vede in Luka Modric sulla trequarti la stella polare assoluta della nazionale. Il centrocampista tricampione d’Europa gioca al centro della batteria di trequartisti dietro l’unica punta, solitamente contornato da due uomini di grande fisicità e esperienza come Mandzukic e Perisic. Proprio il ruolo della punta centrale sembra però un problema non poco spinoso per Dalic, dato che nessuno dei tre attaccanti di peso (considerando Mandzukic ormai un esterno ibrido) può rilasciare al momento grosse garanzie. Kalinic ha giocato per anni da titolare con la maglia della Croazia ma la stagione horror con il Milan lo ha visto scavalcato nelle gerarchie da Kramaric, attaccante venticinquenne dell’Hoffenheim che piace molto a Dalic ma non sembra in grado di fornire grande peso realizzativo: salgono infatti le quotazioni di Ante Rebic, ex meteora della Fiorentina e autore di un bel finale di stagione con l’Eintracht Francoforte. E’stato convocato dopo un duro ballottaggio con Duje Cop (ex Cagliari) e sembra al momento l’attaccante più in palla a disposizione. Il centrocampo a due invece dovrebbe essere affidato a Rakitic e Brozovic: il numero 77 di Spalletti si è scoperto quest’anno grande equilibratore di gioco e recuperatore di palloni. In una squadra che dalla metà campo in su è piena di giocatori o estremamente fisici o estremamente tecnici, Brozovic per garantirsi il posto da titolare dovrà offrire prestazioni di grandissima quantità, limitando al minimo le sue incursioni e soprattutto le sue famigerate pause che ne hanno limitato la crescita in questi anni di Inter. Al momento parte favorito su Kovacic e Badelj ma le gerarchie non sono del tutto definite.

I convocati di Dalic.

Le note più liete per Dalic arrivano però sicuramente dalla difesa, vero fortino. Davanti al sottovalutatissimo Subasic, portiere trentaquattrenne del Monaco esploso un po’ troppo tardi per essere appetito dai più grandi club europei, la linea difensiva è il vero punto di forza della Croazia, tanto da subire la miseria di 4 gol in 12 partite nei gironi di qualificazioni. Sulle fasce dovrebbero stazionare Vrsaljko e Vida, mentre i centrali saranno capitan Corluka e Dejan Lovren, capitano del Liverpool, a formare un reparto solido ed esperto.

Nonostante un 11 titolare ben attempato con l’età (potenzialmente gli unici titolari nati negli anni 90 sono Vrsaljko e Brozovic), in panchina c’è qualche elemento giovane che può far ben sperare per il rinnovamento della generazione croata. Oltre a Pjaca, che sarà probabilmente l’arma di Dalic per provare a smuovere le partite bloccate nel negli ultimi 20 minuti, occhio di riguardo anche per Caleta Car, giovane centrale classe 96 in forza al Salisburgo, alla prima convocazione in nazionale maggiore. Caleta Car ha ben impressionato in Europa League, mostrandosi come il prototipo del difensore moderno, dotato di eccellente fisicità e forza fisica unite a ottime doti di palleggio in impostazione. A centrocampo invece non è arrivata la chiamata per uno dei prospetti croati più interessanti: il minutaggio a singhiozzo di Sarri non ha aiutato Marko Rog che dopo un Europeo vissuto da protagonista, guarderà il Mondiale dal divano di casa.

Sembra che la Roma sia interessata al giocatore del Salisburgo

In ogni caso a riprova di una rosa di altissima qualità, basta sottolineare che a Kiev per la finale di Champions League c’erano ben tre croati tra campo e panchina: Modric, Lovren e Kovacic. Ciò testimonia il livello massimo assoluto raggiunto da diversi esponenti del calcio croato a livello di club (per rimanere sulle finali di Champions, nel 2015 Rakitic e nel 2017 Mandzukic segnarono proprio nelle finali) ma che mancano poi di concretezza in nazionale. La Croazia sembra una squadra incapace di esprimere un gioco armonioso, colma di giocatori troppo simili tra loro nelle caratteristiche e con troppi doppioni in campo. Dalic al momento non sembra aver trovato ancora la giusta alchimia, rimanendo ancorato alle caratteristiche dei singoli talenti senza riuscire a  modo di amalgamarli e di trovare un’identità di gioco precisa alla squadra.

La discesa casuale sul fondo seguita dalla palla alta in mezzo l’area di rigore è l’unico modo in cui la Croazia ha creato qualche pensiero al Brasile, in una partita dominata dai verdeoro.

Gli italiani

Dopo la Polonia che ne ha convocati ben 7, la Croazia è la nazionale che si presenta in Russia con il numero maggiore di giocatori militanti in Serie A, chiamandone 6: ma se nella Polonia diversi sono destinati ad essere poco più che comprimari, i 6 giocatori croati sono tutte pedine essenziali per Dalic e sicuramente la Croazia può ben definirsi come un affidabile metro di paragone sullo stato di salute della Serie A. Perisic in particolare dovrà dare sul campo risposte importanti dopo l’ennesima annata enigmatica: devastante nella prima parte e quasi dannoso nella seconda metà, Perisic continua a dare l’impressione di essere un giocatore potenzialmente distruttivo per qualsiasi difesa al mondo ma troppo discontinuo nell’arco di una stagione anche per via di un tipo di gioco estremamente dispendioso che gli porta via enormi quantità di energie partita dopo partita. Una manifestazione breve e selettiva come un Mondiale potrebbe essere il suo terreno da caccia ideale e in caso di grandi offerte, l’Inter ascolterà. Per Manzdukic e Kalinic il Mondiale può essere invece una vetrina in vista di un nuovo contratto per la prossima stagione, dopo un’annata non propriamente esaltante per entrambi: è in cerca di nuova sistemazione anche Milan Badelj, che non ha rinnovato con la Fiorentina. Per lui però c’è già la fila tra le big della Serie A.

Il pronostico

Non raggiungere gli ottavi sarebbe un disastro totale per la Croazia. Il gruppo è insidioso ma assolutamente alla portata per Modric e compagni. Nigeria e Islanda sono due squadre più organizzate della Croazia, ma pagano  nei suoi confronti un deficit tecnico elevato, anche se gli islandesi sono arrivati davanti ai croati nel gruppo di qualificazione: la sfida alla favorita Argentina invece potrebbe essere meno proibitiva del previsto soprattutto se tutti gli uomini di Dalic saranno in giornata si.

L’amichevole di Wembley contro il Brasile ha però evidenziato quanta distanza ci sia ancora tra la Croazia e le big del Mondiale: una distanza giustificabilissima in relazione ad una nazione di circa 5 milioni di abitanti che da più di un decennio siede al tavolo delle grandi d’Europa, seppure al bordo più lontano dal centrotavola. Eppure le ambizioni, come sempre sono legittime. Il ticchettio dell’orologio biologico è inevitabile e potrebbe essere il più grande stimolo per gli uomini di Dalic: la maturazione della rosa è arrivata all’apice e dopo questo Mondiale sarà più probabile scendere che salire nelle gerarchie del calcio mondiale. Nessuno chiede alla Croazia di vincere il Mondiale ma è arrivato il momento di togliersi qualche soddisfazione anche fuori dalla fase a gironi.


 

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Nasce ad Avezzano nell’estate del 1996 e inizia a parlare di sport con l’ostetrica. Quando lavora tifa Juventus e legge Hornby, mentre nel tempo libero beve birra e studia Giurisprudenza alla Luiss in quel di Roma, dove vive da tre anni. Crede fermamente che Fabio Fognini un giorno vincerà il Roland Garros.