Interventi a gamba tesa

La Daminarca e le solide realtà del Nord Europa


Per il resto d’Europa la Danimarca e quelle divise rosse fanno venire in mente Peter Schmeichel, Brian Laudrup, Enrik Larsen, il centravanti Povlsen, Jensen, il povero Kim Vilfort che alla fine di ogni partita correva al capezzale della figlia malata di leucemia, e poi di nuovo in campo, con il cuore spezzato a segnare il gol del definitivo 2 a 0 alla Germania, in finale. Era il ‘92 e diventano campioni d’Europa gli outsier che più outsider non si poteva. Non si erano nemmeno qualificati, vennero ripescati in fretta e furia a meno di due settimane dall’inizio della competizione, in sostituzione della Jugloslavia sulla via del suo drammatico disfacimento.  


In Italia, più probabilmente, pensi alla Danimarca e ti viene in mente il loro beffardo 2 a 2 con la Svezia agli Europei del 2004, che assunse la classica forma del biscottone ed eliminò automaticamente l’Italia del Trap dalla competizione. Soprattutto nel Mondiale in cui l’Italia non c’è proprio, e il “siringone” più doloroso te l’ha fatto di nuovo la Svezia. Insomma, il Nord Europa non risulta affatto propizio ai colori azzurri, diciamocelo francamente.

Sono arrivati ai Mondiali proprio quando e dove l’Italia ha fallito, vincendo il loro spareggio riservato alle seconde classificate. Dopo un sofferto 0 a 0 casalingo contro l’Irlanda, a Dublino si è scatenato Christian Eriksen. Tripletta e roboante 1 a 5 finale, per la qualificazione in Russia.

Non gli è andato neanche male il sorteggio, configurando un girone C in cui i danesi possono essere considerati, dietro la Francia, i favoriti per il passaggio del turno. Sulla carta, Perù e Australia risulterebbero meno attrezzate. Il CT, il norvegese Age Hareide, è uomo che bada al sodo sia tatticamente che pure in senso lato. Recentemente ha stuzzicato i francesi, dicendo di non temerli affatto e ne ha avute soprattutto per l’acconciatura bicolore di Pogba, per lui sintomo di una propensione e di un’attenzione maggiore all’immagine e allo show biz, piuttosto che alla sostanza e al campo. La sua Danimarca predilige schierarla con il 4-2-3-1, ma consideratelo pure più classicamente un 4-5-1. Christensen del Chelsea e la vecchia conoscenza del calcio italiano Kjaer, ora al Siviglia, compongono la coppia di difensori centrali. In mezzo al campo l’esperto Delaney del Werder Brema e Kviste del Copenaghen a fare la legna, e in fase offensiva tutto ruota intorno all’ispirazione e al piede destro del trequartista Eriksen, il cui talento cristallino impone di considerarlo uno dei migliori interpreti attuali del ruolo in Europa. Poi c’è Pione Sisto, altro trequartista, di origine ugandese in forza al Celta Vigo, dotato di buon dribbling e buon destro da fuori. C’è pure Dolberg dell’Ajax, promessa ancora in attesa di avverarsi, che probabilmente partirà dalla panchina. Nel ruolo di centravanti l’escluso eccellente è il buon vecchio Bendtner, che ha patito uno sciagurato infortunio nel finale di stagione del campionato danese, o uno tra Jorgensen del Feyenoord, il colosso Poulsen del Lipsia e l’atalantino Corneliuson.

Nicklas

Punti di forza

L’organizzazione e la struttura dell’impianto tattico. La solidità difensiva rappresenta storicamente un punto di forza delle squadre del Nord Europa e rappresentò anche la base su cui l’eroica Danimarca del ’92 edificò il proprio clamoroso successo. In altri tempi, tuttavia, il talento a disposizione era sicuramente maggiore. A partire dalla prima Danimarca che s’impose all’attenzione del mondo calcistico, a Mexico ’86, con Micheal Laudrup e Elkjaer su tutti. Poi al calare degli anni ’90, è calata anche la caratura della squadra danese. Da qualche anno è tornata a crescere, grazie soprattutto al talento di uno come Eriksen, calciatore di indiscutibile spessore internazionale.

Punti deboli

Come tutte le squadre ben organizzate è difficile riconoscere alla Danimarca un punto debole vero e proprio. Potrebbe rappresentare un problema la scarsa vena realizzativa di colui che interpreterà il ruolo di punta centrale, chiunque egli sia. Però, di rimando, va considerato che colui che interpreterà il ruolo di punta centrale, parimenti chiunque egli sia, sarà predisposto ad aiutare molto la squadra in fase difensiva e ad un grande lavoro tattico, fisico e di corsa, per aprire varchi ai compagni.

Uomo chiave

Non può che essere il già più volte citato Christian Eriksen. Non a caso ai Mondiali la squadra ce l’ha portata lui, salendo in cattedra a Dublino. Le possibilità offensive e le velleità di finalizzazione non possono che passare essenzialmente da lui. Per capacità di calcio, pulizia, precisione e velocita sia nel tiro da fermo che in movimento, il suo destro ha davvero pochi eguali nel calcio contemporaneo. E sempre il suo destro non è certo meno preciso e meno ispirato quando si tratta di fare un assist. Nel breve e nel lungo, basta fare il movimento giusto e il pallone di Eriksen non può che giungerti perfettamente a destinazione.

Aneddoto/curiosità

Tra i pali dei campioni d’Europa del 1992 c’era Peter Schmeichel. Ci fosse stato un altro, certamente non sarebbe finita in quel modo. In più di una partita, in più di una circostanza, in più di un momento decisivo, le sue mani e il suo corpo sono intervenuti e hanno fatto argine agli attacchi avversari. D’altronde, il portierone soprattutto del Manchester United è da considerare a tutti gli effetti uno dei migliori interpreti (qualcuno dice il migliore in assoluto) del ruolo nell’epoca in questione. Esattamente 20 anni dopo Francia ’98, il Mondiale in cui Peter difese i pali della Danimarca, in quella stessa posizione e in quello stesso ruolo ci sarà Kasper, suo figlio. Ha 32 anni ormai Kasper, una carriera vissuta all’ombra del padre. Finché due anni fa ci fu la consacrazione anche per lui, tra i pali del Leicester dei miracoli. E ora, finalmente, tocca a lui. Passata la trentina, ormai non potrà più essere semplicemente il figlio di Peter.

Peter e Kasper

Pronostico

Il girone secondo me lo supera, da seconda classificata. L’avversario più ostico, in questo senso, potrebbe essere il Perù, ma i nord europei mi sembrano davvero avere qualcosa in più in termini di organizzazione e, oltretutto, hanno anche un Eriksen (tanto per cambiare discorso) in più. Agli ottavi la vedo dura. Probabilmente contro una tra Argentina e Croazia le possibilità sembrerebbero molto poche.


 

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Raffaele Cirillo, classe 1981, di Paestum. Fantasista di piede mancino, ma solo fino a 17 anni, rigorosamente un passo prima del professionismo. Iniziato al calcio dal pirotecnico Ezio Capuano nel settore giovanile dell’Heraion, che poi gli ispirerà anche un libro, un romanzo sul calcio intitolato "Il mondo di Eziolino". Con la stessa disposizione d’animo e la medesima aspirazione creativa con cui si disimpegnava in campo, ora il calcio lo guarda, lo interpreta e ne scrive.