Interventi a gamba tesa

Batistuta: un futuro da allenatore dopo una carriera da bomber

Photo by El Grafico / Public Domain


Sono passati molti anni da quando i tifosi della Fiorentina hanno celebrato la centesima partita in viola di Batistuta con una statua in cui era scritto: “Guerriero mai domo, duro nella lotta, leale nell’animo”. E il centravanti argentino guerriero mai domo lo è stato davvero e ha puntato sulla sua voglia di lottare per entrare nella storia del calcio dalla porta principale.  Una storia che, per nostra fortuna, proseguirà dalla panchina per l’indimenticato “Batigol”, pronto a iniziare a Coverciano il “Corso Speciale Combinato Uefa B/Uefa A” per diventare allenatore.


Nato ad Avellaneda, Gabriel Omar Batistuta inizia con la pallavolo e il basket, prima di innamorarsi del calcio grazie a un poster di Diego Armando Maradona ricevuto in regalo. Fin dai primi calci si nota che c’è qualcosa di speciale in lui: una forza fisica incredibile che unita a un tiro esplosivo e alla voglia di lottare lo accompagneranno per tutta la carriera.

Il primo a riconoscere le sue doti è l’osservatore Jorge Griffa che lo porta al Newell’s Old Boy di Marcelo Bielsa. “Il Loco” sarà fondamentale per la sua crescita e gli insegnerà a vivere il calcio da professionista. Dopo due anni alla corte dell’ex allenatore di Argentina e Cile, Batistuta passa al River Plate. Sarà un periodo molto difficile per l’attaccante che troverà poco spazio e verrà inserito nella squadra riserve dal tecnico Passarella. Ma il calcio rivela sempre sorprese e una è proprio dietro l’angolo: i rivali storici del River, il Boca Juniors, acquistano il centravanti e fanno di lui il perno dell’attacco.

Gabriel Omar ai tempi del Newell’s.

Batistuta corona il suo sogno, quello di indossare la maglia di Maradona, e inizia a segnare a ripetizione, togliendosi soddisfazioni come quelle della doppietta in Coppa Libertadores al River, si laurea campione d’Argentina e Capocannoniere. Arriva anche la prima convocazione con la maglia dell’Albiceleste e le prime voci di mercato che lo vorrebbero in Italia. Il suo procuratore lo sfida: “Tra una settimana inizia la Coppa America, se vuoi andare a giocare in Italia devi segnare almeno sei gol. Fallo e io ti regalo il tuo sogno”. Niente di più facile. Batistuta si laurea miglior bomber della competizione con sei reti e viene ceduto alla Fiorentina.

In maglia Viola Batistuta esploderà definitivamente e diventerà “Batigol”, uno dei più bei soprannomi nello sport di sempre. Un appellativo conquistato grazie ai 152 gol segnati in Serie A che ne faranno il miglior marcatore della storia del club e una leggenda al pari di Hamrin, Antognoni e Rui Costa.

Ma andiamo con ordine. Gli inizi in Toscana non sono semplici. Sia con Lazaroni che con Radice l’argentino è una riserva. Almeno fino al 26 gennaio 1992, giorno di Juventus-Fiorentina. Contro gli acerrimi rivali bianconeri Batistuta realizza il gol dell’1 a 0 ed entra nel cuore dei tifosi. Promosso titolare, ripagherà la fiducia del tecnico con 13 gol.L’anno successivo la Fiorentina scende in B ma Batistuta, nonostante le richieste di squadre come il Real Madrid, resta. Realizzerà 16 reti in serie cadetta e riporterà i Viola in A. Il ritorno è da incorniciare. 10 gol nelle prime 11 partite fanno esplodere la “Bati-Mania” e i 26 di fine stagione gli regaleranno il primo titolo di capocannoniere in Italia. Nell’anno successivo arrivano i primi trofei in Viola. Con Ranieri in panchina e Rui Costa a fianco, Batistuta e i suoi compagni conquistano la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana contro il Milan.

Doppietta di Batistuta e Supercoppa alla Fiorentina.

La stagione dei record è però quella 1998-99. L’allenatore è Trapattoni e grazie ai 17 gol in 17 partite la Fiorentina chiude al primo posto il girone d’andata. Nella seconda metà di stagione però Batigol si fa male e il suo compagno d’attacco Edmundo decide di lasciare la squadra per partecipare al Carnevale di Rio. Due imprevisti che faranno scivolare i toscani al terzo posto finale che vale comunque la Champions League. Il 1999-2000 è l’ultima dell’argentino in maglia gigliata. Per lui ci saranno 23 gol in 30 partite e marcature prima in Champions e poi in Europa League.

Dopo 9 stagioni e 152 gol in serie A a Firenze, Batistuta passa alla Roma per lottare per lo scudetto. Una scelta che si rivela azzeccata per il centravanti che si afferma come protagonista nella conquista del terzo titolo nella storia dei giallorossi con 20 marcature. La stagione successiva è ancora alla Roma ma i problemi fisici gli permetteranno di timbrare il tabellino marcatori per sole 6 volte.

Sono gli ultimi passi di una carriera italiana che prosegue per un altro anno all’Inter prima del passaggio in Qatar per l’ultima stagione da professionista. In mezzo una lunga storia con la nazionale argentina di cui Batigol è tuttora recordman di reti con 56 gol in 78 partite.


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