Interventi a gamba tesa

5 cose da seguire al Giro d’Italia 2018


Oggi pomeriggio con la cronometro individuale di Gerusalemme prende il via l’edizione numero 101 del Giro d’Italia.


Partenza controversa e i perché sono ben spiegati da Sport Popolare. Addentrandoci esclusivamente nella questione sportiva andiamo a vedere alcuni temi che la Corsa Rosa 2018 avrà da offrire.

Tim Wellens e i suoi fratelli

È uno dei corridori più attesi almeno per vincere qualche tappa.

Chi segue il ciclismo ama gli attaccanti, perché ci si diverte di più con loro e con le loro fughe piuttosto che con quelle che spesso, tranne rari casi, diventano noiose processioni tra i grandi della classifica che si scattano in faccia negli ultimi chilometri e che poi vedono costruire i distacchi in classifica tra di loro solo nelle cronometro. E quindi  piace un belga che pare andare più forte degli altri quando il tempo è brutto e occhio perché le incertezze meteorologiche di questi mesi potrebbero anche condizionare un Giro d’Italia che negli ultimi anni bene o male è sempre stato baciato dal sole. Tim Wellens è uno che nei primi giorni se in forma, maltempo a prescindere, potrebbe influenzare le sorti della corsa. È uno che può portare via la fuga buona anche lontano dal traguardo, su un percorso impegnativo come può essere la tappa siciliana di Caltagirone e se qualcuno di classifica ha intenzioni bellicose (sperando che dietro Froome & C. non si corra per il piazzamento), questa è una ruota da seguire. Così come quella dei vari Lutsenko, Tony Martin, Stybar, Gesink, Luis Leon Sanchez, Visconti, Mohoric, Pedersen, Woods, Nieve e compagnia attaccante. Tutta gente che ogni giorno rivendicherà il proprio diritto a vincere una tappa o portare a casa anche le ambite maglie delle altre classifiche (Gran Premio della Montagna su tutte).

Adam Hansen

Corridore unico nel panorama ciclistico internazionale.

E poi c’è Adam Hansen. Uno che non lotterà per la classifica e probabilmente visto il buon numero di cacciatori di tappe di livello, non vedremo nemmeno inseguire quel tipo di traguardo (lui che una tappa la vinse nel 2013 a Pescara sotto un diluvio incredibile ), ma che correrà il suo ventesimo Grande Giro consecutivo a supporto della squadra (e del suo record che si presume possa restare imbattibile a lungo). Dalla Vuelta 2011 deve ancora saltare una corsa a tappe di tre settimane e il fatto più importante è che le ha portate a termine tutte. Pure il Giro 2017 dove corse con una mano fratturata. Hansen indossa  scarpe in carbonio che produce lui stesso (e vende a circa 2000 euro al paio),  è esperto di informatica (ha inventato il CPAOCS), è laureato in ingegneria, colleziona auto di lusso, è australiano, ha nonni scandinavi e piemontesi, ma ha deciso di vivere  in Repubblica Ceca “amo la neve, in Australia non l’avevo mai vista”, si allena facendo corsa e sci di fondo “mi alleno poco in bici, preferisco faticare in gara dove mi diverto di più“. Hansen è quello che urla e abbraccia un tifoso sullo Zoncolan, che sempre con un tifoso scambia una borraccia con una birra sul Monte Grappa o che prende al volo e beve una birra nel dutch corner, sull’Alpe d’Huez, una delle salite più iconiche della storia del ciclismo. Difficile non amarlo.

Los Escarabajos

Qui Betancur ai tempi dell’AG2R si presenta parecchio fuori forma.

Il più forte e famoso di questa generazione di colombiani, in attesa della consacrazione di Egan Bernal, ovvero Nairo Quintana, quest’anno snobba la Corsa Rosa (ci sarà suo fratello), dopo averla vinta nel 2014 e dopo essere arrivato ad una cronometro di distacco dal bis, lo scorso anno, sopravanzato dall’olandese Dumoulin. Ma al via troveremo il sorridente Esteban Chaves, ribaltato nel finale del Giro 2016 da Nibali, quando stava per assaporare un clamoroso successo. Uno capace di risorgere più e più volte da vicende personali drammatiche e gravi incidenti. Cercherà di nuovo di essere protagonista, magari di salire sul podio. Carlos Betancur, in contumacia del già citato Quintana, sarà capitano di una Movistar priva dei tre suoi capitani; il talentuosissimo corridore di Ciudad Bolivar quando esplose sembrava il più forte della sua generazione. Ma poca testa e tanta fame, non di vittorie, lo hanno spesso portato a passare parte della  stagione in evidente sovrappeso. Ci sarà Jarlinson Pantano uno che due anni fa, in cerca di un contratto per la stagione successiva, si inventò una fuga dietro l’altra al Tour. C’è quel Darwin Atapuma, il più paperino tra i corridori, quello che in un modo o nell’altro non riesce mai a vincere, si fa riprendere nel finale dai big che si danno battaglia, arriva secondo, terzo, trova uno più veloce di lui. Senza dimenticare Sergio Luis Henao (il cugino forte) che sarà spalla di Froome, ma avrebbe tutto per poter lottare per il podio finale e Miguel Angel “Superman” Lopez, uno che in salita può fare saltare il banco e vincere il Giro.

 

Il Mostro

L’altimetria della 14^ tappa del Giro d’Italia con arrivo sullo Zoncolan.

Pochi giorni fa Davide Cassani, ex corridore di vertice del ciclismo italiano, voce del ciclismo in Rai e attuale commissario tecnico della nazionale italiana di ciclismo, dal suo profilo di Facebook, parlava così dello Zoncolan, il “mostro”: “l’ho trovato leggermente duro. Ho impiegato 1 ora e 1’ ma….che fatica. Dal terzo al settimo km la pendenza non scende mai sotto il 14% e sul mio Garmin ho visto anche un 20%. Ci sono un paio di rettilinei che fanno più male di un pugno in faccia e quando ho visto che pedalavo a 7 km ed ero a tutta ho avuto il timore di mettere piede a terra. Resto dell’idea che lo Zoncolan sia davvero una montagna sacra perché ogni volta, quassù, vedo la Madonna.” Poco da aggiungere, l’appuntamento è per sabato 19 maggio, con la San Vito al Tagliamento – Monte Zoncolan.

 

La sfida per la Maglia Rosa


Perché alla fine al Giro d’Italia conta anche vincere la Maglia Rosa. L’importante è indossarla l’ultima tappa, sul podio finale che quest’anno verrà montato sulle strade della capitale. Poi certo, chi strada facendo riuscirà anche solo per un giorno a vestire le insegne del primato beh, se lo ricorderà a vita. La sfida è sulla carta tra due uomini: Froome e Dumoulin, il campione uscente del Tour e il campione uscente del Giro d’Italia. Il percorso che vedrà il momento clou con la cronometro Trento-Rovereto è equilibrato e strizza l’occhio a entrambi. Il finale di Giro con l’arrivo sullo Jafferau (con il Colle delle Finestre da scalare a metà tappa) e il giorno dopo l’arrivo di Cervinia mette i brividi, senza dimenticare le insidie siciliane nella prima settimana e la due giorni in territorio friulano. Proveranno a sovvertire la diarchia  col coltello tra i denti: Pinot,  i già citati ChavesLopez, l’italia si affiderà ad Aru, Pozzovivo e Formolo. Proveranno ad inserirsi tra gli altri: S.Yates, Woods, Meintjes, Brambilla, Konrad, De La Cruz, Elissonde, Hirt, Kangert, Geniez, Senni, Polanc e tra i più giovani, Eg, Ciccone, Carapaz, O ‘Connor, Oomen e Bouwman.


 

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Classe '82 come Contador, Kakà e Gilardino, ma non ho mai vinto né Tour de France, né Champions League, né Mondiale. Ho praticato diversi sport, ma gli unici che mi si addicono davvero bene sono quelli da vedere sul divano. Juve, fumetti, cinema horror, ciclismo e cibi unti, le mie più grandi passioni.