Interventi a gamba tesa

Panem et circenses


Il motociclismo è una attività particolare, pericolosa e imprevedibile: i piloti che praticano questo sport lo sanno da sempre. Nell’ambito della maggiore espressione mondiale della disciplina, però, ci si aspetta una organizzazione ferma e una maggiore certezza regolamentare di quella che l’organizzazione del motomondiale ha offerto negli ultimi anni.


Quanto accaduto nel Gran Premio d’Argentina è soltanto l’ultima goccia di un processo ben più risalente che ha messo in mostra tutta l’incertezza normativa del regolamento, che lascia perplessi tanto gli spettatori quanto, a volte, gli stessi addetti ai lavori.

Sembra un’immagine caricaturale, uscita da un meme, invece è proprio la griglia di partenza del GP d’Argentina.

L’impressione, a volte, è che più del necessario venga sacrificato sull’altare dello spettacolo a discapito della correttezza sportiva e del principio basilare della certezza del diritto, il quale, certamente, dovrebbe informare anche l’attività sportiva. Un atteggiamento, questo, di cui negli anni hanno beneficiato, spesso – ma non sempre – in mala fede, tantissimi piloti: da Rossi a Marquez.

Perplessità sulle scelte della Direzione Gara che devono aver colpito anche Aleix Espargaro, pilota Aprilia e ormai veterano del circus, il quale ha manifestato i propri dubbi attraverso il proprio profilo instagram.

Il pilota spagnolo evidentemente non è convinto dall’applicazione di sanzioni fatta dalla Direzione Gara in Argentina.

Sanzioni applicate con criteri non sempre condivisibili o non applicate del tutto, cambi repentini del regolamento e “licenze poetiche” per fronteggiare lacune e situazioni in cui emerge l’ovvia e giustissima esigenza della sicurezza in pista, sono solo alcune delle scene che gli appassionati hanno dovuto subire negli anni.

Tuttavia, se l’organizzazione non impone, anche lo spettatore si adegua, ben tollerando le condotte contrarie al regolamento e ai principi della sportività… almeno fino a che non colpiscono il proprio pilota preferito, qualunque esso sia. Solo in quel momento, infatti, si assistono a scene di odio malcelato e istintivo sfogo di una barbarie che finisce per diventare più vomitevole ed antisportiva degli stessi comportamenti che vorrebbe “punire”. I sorpassi “puliti”, nella storia del motociclismo e ancor di più tra piloti che si contendono i risultati nell’ordine di decimi di secondo, (volete sapere quant’è un decimo di secondo? provate a battere le ciglia) probabilmente non sono mai esistiti: questo, ovviamente, non vale a giustificare Marc Marquez o gli altri che prima di lui sono stati autori di entrate alla bersagliera e altre manovre che denotano quantomeno un eccesso di carica agonistica.

Tuttavia la risposta che maggiormente potrebbe aiutare il motociclismo in questo momento non è l’odio, non è armarsi dei migliori insulti contro le mamme altrui e aspettare con livore l’arrivo delle tappe italiane della MotoGP per inondare i prati e le gradinate di incompetenza sportiva, motociclistica e umana.

Chi va ad una manifestazione sportiva con l’intento di insultare gli atleti, spendendo anche tempo, energie e denaro per rendere l’insulto “attrezzato” con fantocci, striscioni e altre amenità forse farebbe un favore a tutti se stesse a casa.

Risentirsi quando viene danneggiato il proprio pilota preferito è umano, trascinare quell’astio per mesi se non anni dovrebbe forse far capire ad un soggetto che non è quello il modo migliore per padroneggiare un’emozione.

Con l’auspicio che la Federazione, la Dorna e tutto l’ambiente della MotoGP possano lavorare per migliorare la gestione del campionato motociclistico più prestigioso del mondo, non dobbiamo dimenticare che spetta a noi, spettatori, appassionati e – a volte anche troppo – “tifosi” salvaguardare lo sport.


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Andrea Antonio Carlomagno, nato a Rimini il 31 agosto 1993. Studia Giurisprudenza all'Università di Bologna, ma la sua vera passione sono i motori: dopo un'adolescenza fatta di miscela, per un certo periodo pensa di comprarsi una Harley-Davidson, poi per fortuna ritorna in sé. Oggi per lui ogni scusa è buona per lasciare i panni dell’aspirante giurista e indossare la tuta, che sia per piacere o per lavoro. Petrolhead, provocatore e avvocato del diavolo: se non lo aveste capito, meglio stargli alla larga.