Interventi a gamba tesa

Dall’altra parte della barricata


La provincia calcistica continua a scrivere capitoli importanti della storia di questo sport. Nonostante le crisi societarie e un sistema sempre più globalizzato non sono mancate, anche nell’ultimo quinquennio, vicende che riportano al centro il valore di un’alternativa, di una visione diversa del calcio. Dall’altra parte della barricata.


Se nel calcio scegli la provincia, ti abboni consapevolmente alla sofferenza, sai benissimo che, con buona probabilità, non ti capiterà di vedere la tua squadra giocarsi uno scudetto o una luccicante coppa europea in uno stadio gremito in ogni ordine di posto. Sai che la squadra che spesso è espressione della tua città, della tua provincia, non sarà quasi mai ripresa in eurovisione e non occuperà i titoli dei giornali nazionali.

Sai, anche se la consapevolezza arriva sempre un po’ più tardi, che non sono gli obiettivi ma il modo con cui si combatte a rendere onore a un lottatore. E capisci che tifare una provinciale è una scelta di campo ben precisa: è decidere di stare sulla barricata a difendere una certa visione del mondo. Un determinato modo di vivere il pallone che racconta di spareggi promozione, di bagarre serrate per non retrocedere, di stadi scalcagnati ma caldi e sinceri. Sai che le tue gioie non sono direttamente proporzionali ai traguardi raggiunti, ma sai anche che ci sarà sempre un obiettivo per cui vale la pena festeggiare, sia questo una promozione o una salvezza. E non ci sarà rivoluzione calcistica che potrà spazzare via tutto questo, anche se un business senza sentimenti sembra il padrone assoluto del gioco e i miracoli sportivi pare non esistano più.

Se guardi attentamente, nonostante le urla di chi grida alla catastrofe incombente e propina l’inutile antifona nostalgica, la provincia regala ancora storie che inorgogliscono i tifosi e appassionano tanti amanti del pallone. Una provincia che si dimostra viva più che mai, capace di compiere piccole grandi imprese che danno un nuovo senso alla sua gloriosa esistenza.

Solo nell’ultimo lustro non sono stati rari gli acuti delle provinciali, capolavori sportivi, a volte rimasti incompiuti, che assumono maggior valore in un calcio sempre più cinico. Nelle poche righe che seguono ripercorro una personalissima e parziale selezione di momenti di calcio che ritengo valga la pena ricordare e raccontare ai più giovani, magari anche a quei bambini che si avvicinano a questo sport, perché conserva ancora intatta la sua poesia.

Sassuolo, Carpi, Frosinone, Crotone e Benevento: la prima volta non si scorda mai

Dalla stagione 2012-2013 a oggi sono state ben cinque le squadre che hanno assaporato per la prima volta l’ebbrezza della Serie A e, al di là del differente gradiente di attaccamento della piazza, è stato interessante vedere confrontarsi nella massima serie compagini che fino a pochi anni prima navigavano fuori dai radar del calcio che conta. È stato curioso assistere alla cavalcata del Sassuolo e alla miracolosa salvezza al primo anno di A, dopo un inizio disastroso e un recupero monstre. Ha fatto sognare la storia del piccolo Carpi targato Castori e ha emozionato il debutto in Serie A dei fratelli Ciofani, un’avventura che avrebbe meritato un esito diverso. E poi il Crotone di Davide Nicola, abile a crederci fino alla fine aggrappandosi alle parate di Cordaz e ai gol di Falcinelli, fino al Benevento, probabilmente spacciato ma già negli annali con il primo punto conquistato grazie al gol del portiere di riserva Brignoli. Cinque storie, cinque esiti differenti che ci dicono che un ricambio nel nostro calcio avviene nonostante la cervellotica riorganizzazione dei campionati e le discusse formule che regolano promozioni e retrocessioni.

L’età d’oro della Dea

Se ne è parlato tanto, probabilmente sì. Troppo? Secondo me no. Quel che è iniziato lo scorso anno nel capoluogo bergamasco è qualcosa di eccezionale non solo per i risultati raggiunti: il quarto posto dello scorso campionato, i giovani talenti lanciati nel grande calcio, l’avventura in Europa League. La portata straordinaria di questo ciclo gasperiniano è soprattutto la quantità di energia positiva che ha restituito al calcio italiano e agli encomiabili tifosi della Dea in primis. Un anno e mezzo che ha dato vita a una nuova narrazione che ha avuto il suo picco di pathos nella doppia sfida di Europa League con il Borussia Dortmund. Un’impresa schizzata via befferda davanti ai guanti di Berisha sotto la pioggia di Reggio Emilia, “casa” europea dei nerazzurri, distante 190 chilometri da Bergamo ma in grado di essere il consueto dodicesimo uomo. E poco importa se la corsa si è interrotta sul più bello, perché, come detto, è la qualità della lotta a dar valore al lottatore, non soltanto il traguardo finale. Una cavalcata che ha ringalluzzito i sognatori calcistici di ogni latitudine stuzzicando il loro Don Chisciotte e quel sublime gusto di combattere i mulini a vento. Sempre contro.

Luci a San Siro

Quando non c’è il campionato o l’Europa, ci pensa la Coppa Italia a riservare alla provincia le luci della ribalta, anche solo per una sera o il tempo di una sconfitta. Nonostante gli esiti sfavorevoli vale la pena spendere qualche parola anche per le vicende che hanno visto protagonisti l’Alessandria nell’edizione 2015-16 e il Pordenone in quella in corso. I piemontesi sono riusciti a tornare a far parlare di sé dopo anni d’oblio, di “grigia” serie C, grazie a un cammino inaspettato che li ha visti raggiungere la semifinale con il Milan di Sinisa Mihajlovic dopo aver eliminato quattro squadre di categoria superiore tra cui il Palermo e il Genoa, entrambe militanti in A. E anche se nel doppio confronto con i rossoneri ne è uscita con un pesante passivo di sei reti a zero, la storia l’Alessandria l’aveva scritta raggiungendo quella semifinale, prima squadra di serie C a farlo.

Due edizioni più tardi sono i ramarri friulani a scombinare le carte nella competizione. Il 28 novembre scorso un gol di Alessandro Bassoli al Sant’Elia decreta l’eliminazione del più quotato Cagliari e regala ai neroverdi gli ottavi di finale. Alla Scala del calcio li attende l’Inter per una partita che sembra già scritta. Il resto è noto. “Mai stati in B” – come l’Inter – è lo slogan coniato ad hoc dal social media manager del Pordenone, poi i gol divorati dal giovane Karamoh e il palo di Icardi ai supplementari; la lotteria dei rigori e i quattromila friulani al Meazza. Una festa nonostante l’eliminazione.
Alessandria e Pordenone, cammini diversi, esiti simili: due sconfitte ma a testa alta e senza paura com’è nel DNA di chi vive in provincia.

Provinciali di ritorno

Il torneo di Serie B 2017-18 può essere ricordato come il campionato del ritorno di squadre che per lunghi anni hanno animato la cadetteria e segnato periodi significativi di questo sport. Le promozioni di Venezia, Foggia, Cremonese e Parma hanno dato un nuovo appeal alla B che, pur non essendo quella A-2 che sembrava essere qualche anno fa, mette in mostra valori tecnici non trascurabili. In questo contesto rivedere società importanti, seppur impegnate su obiettivi differenti, non può che essere una notizia che fa felice chi è appassionato del pallone che rotola in provincia. Il ritorno di piazze di forte tradizione calcistica è portatore di un valore aggiunto in termini di interesse e soprattutto di seguito. Alza l’asticella di un campionato intero in un periodo che vede in Italia un’emorragia di presenze negli stadi italiani che non sembra tamponabile. Porta con sé il calore di città assetate di calcio, di piccole patrie calcistiche vogliose di far sventolare fiere le bandiere con i loro colori, di riprendere a scrivere un capitolo interrotto del loro romanzo sportivo.

Insomma, nonostante i fasti degli anni ‘80 e ‘90 siano lontanissimi, e probabilmente non più replicabili, e al netto delle crisi di alcune società storiche, ultima in ordine di tempo quella del Vicenza, ci sono ancora dei fatti che ci confermano che la provincia tiene duro e lotta ancora dall’altra parte della barricata.


 

Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche:

Francesco Andreose, classe 1984, veronese di nascita, milanese d’adozione. Oggi si occupa di comunicazione e social media, ma la sua vera passione è il pallone, soprattutto quello che rotola in provincia. Più bravo con la penna che con i piedi, simpatizza con i perdenti e quando può non si esime dall’essere bastian contrario. All’aridità di numeri e statistiche preferisce la descrizione di un’emozione, la narrazione di un gesto che infiamma una curva. Il tifo per l’Hellas Verona gli ha insegnato a soffrire fin da piccolo.