Interventi a gamba tesa

Top of the Flop, 30a giornata

Top

1) Immobile: fosse una novità, sì lo so. Fuori dall’Italia Ciro bello perde tutti i suoi poteri anche se col cammino che sta facendo in Europa League sarebbe più corretto dire che i poteri li perde quando dismette la maglietta biancoceleste. By the way, ieri una furia come al solito. E’ vero che il Benevento quando si è reso conto di vincere è andato più in ansia di un tronista col congiuntivo, ma Ciruzzo c’è sempre. Un cobra pronto a sfruttare errori, disattenzioni e imbeccate dei compagni #EthanHunt, voto: Sentenza

Immobile che in questo momento della stagione è a meno 4 dai gol+assist di Messi e a -5 dai gol+assist di Salah.

2) Icardi e Perisic: si sapeva che le fortune dell’Inter fossero legate a questi due che infatti da due partite sono tornati in palla con un’Inter che è conseguentemente tornata a volare. Il primo goal è furbizia pura che viene da chiedersi se non ci sia dietro la regia di Maradona. Il secondo di Perisic è bellissimo per l’alta componente di culo e il terzo è la pietra tombale che sbeffeggia come quando a calcetto il vostro amico imbrocca la prestazione e fino alla fine ve la mena a manetta #Saputelli, voto: Asse portante

3) Bonucci: chiariamo subito: non è stato uno dei migliori della domenica ma segna un goal molto bello, molto difficile, molto importante e soprattutto riesce a far godere come delle tartarughe marine tutti i tifosi milanisti ma anche a far morire dal ridere tutti gli altri tifosi eccetto ovviamente quelli juventini. Quando si dice “dente avvelenato” da oggi in poi si dirà LB19, #EsultanzeSerene, voto: Testa dura

Flop

1) Schick e Strootman: il primo deve aver fatto la riabilitazione con Gabigol perché l’apporto che sta fornendo è quello. Il secondo sbaglia un goal alla Destro che nella corsa alla Champions e con un clima come quello romano non è che sia proprio una scelta saggissima. Non oso immaginare cosa gli avrà detto in spogliatoio DiFra dopo aver saputo oltretutto che si è rotto pure Nainngolan #NonApriteQuellaPorta voto: Io speriamo che me la cavo

Giornata da dimenticare. Mettiamola così…

2) Verona: nella vita puoi fare tutto o quasi, quello che conta è il modo. Ad esempio puoi venire a San Siro e perdere contro l’Inter. Puoi venire a San Siro e perdere contro l’Inter prendendo più di un goal. Però, ragazzi miei, prendere goal sulla rimessa laterale con la difesa aperta come il Mar Rosso al passaggio di Mosè…uhm uhm, male male #VaiTuCheVadoio voto: cataPecchia

3) Donnarumma: ora, che Dybala faccia della precisione e della potenza balistica uno dei punti di forza del suo gioco non è una novità per nessuno. Ma se anche quando “scaglia” uno scaldabagno in tungsteno Gigione riesce ad andare a terra con la stessa velocità con cui Maurizio Costanzo si alza dal water, bè le cose gliele si rende troppo facile. Giggione se vuoi incarnare il futuro ti conviene lavorare di più nel presente. Il talento non basta, per lo meno a te, senza lavoro costante #MaInCheSenso voto: Dietro la lavagna

Fine delle trasmissioni.

Per ora.


 

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Jacopo Landi, sangue misto nato nell'aprile del 1988 in quel di Milano ma in realtà appartenente (in parti uguali), per origini, a: Emilia Romagna, Toscana, Valle d'Aosta, Lazio, Abruzzo ed India. Lavora un po' in tutti i settori possibili, tranne quello del narcotraffico. Matura esperienza come giornalista, prima cinematografico e poi sportivo presso il giornale on-line Italia Post, il sito calciomercato.com e le collaborazioni coi giornalisti Fabrizio Biasin e Alfredo Pedullà. Ha inoltre collaborato con la compagnia teatrale "I Birbanti" e firmato un corto personale "Una birra al bar" tratto da una novella del buon (e sacrosanto) Bukowski. Dal 2013 collabora prima con la Nella Longari arte, poi con la M77 Gallery e infine con la Renata Fabbri Arte contemporanea; prima di tornare nel mondo della produzione in qualità di sceneggiatore. Non potrebbe vivere senza filosofia, donne, cinema, whisky e buona musica. Collabora con Sportellate perché dopo il video di Corona sul "pene" di Adriano non riteneva di poter essere da meno.