Interventi a gamba tesa

I cinque stadi in cui poter apprezzare Milinkovic-Savic dal prossimo agosto


Le creature mitologiche sono frutto di miti, folclore e leggende penetrate e radicate per secoli all’interno della cultura di determinati popoli. Nulla impedisce che, al giorno d’oggi, non si possa credere ad essi. Mostrarsi miscredenti condurrebbe a scontrarsi con fedeli che custodiscono premurosamente il proprio oggetto di culto e ne praticano una pia e convinta venerazione. Ma, soprattutto, nulla impedisce che, a distanza di millenni, non ne possano nascere ancora. Sergej Milinković-Savić è nato 23 anni fa a Lleida, in Spagna, da genitori serbi ed incarna il prototipo del vecchio mito. Un essere leggendario e inumano. Alto e vigoroso come un cavallo, soave ed elegante come un fenicottero. Un essere atipico ed armonioso nella scompostezza delle sue dimensioni.


Il Sergente Sergej, in questi due anni e mezzo di Lazio, ha mostrato una serie di qualità specifiche che esaltano il potenziale offensivo della Lazio e lo stanno legittimando come uno dei talenti più cristallini a livello continentale. Forte dei suoi 192 centimetri unisce tecnica sopraffina ad una connaturata supremazia fisica, grandi doti in elevazione ad eccelse letture senza palla, un perfetto controllo della sua armatura ad una facilità di passaggio con ambo i piedi, un potente calcio dalla distanza a sconcertanti invenzioni. Il suo processo di maturazione corre veloce e da agosto sta trovando regolarmente la via del gol, inserendo così nel già interessante bagaglio di skills sorprendenti doti realizzative, autentici limiti – al pari di quelli difensivi e ad un’ostinata ricerca della leziosità – nei primi due anni nella Capitale. Le marcature, ad oggi, sono già undici (di cui nove in Campionato e due in Europa League), una in più di quelle realizzate in totale nei due anni precedenti. L’intuizione di Igli Tare (prelevarlo dal Genk per una cifra vicina ai dieci milioni) è stata senza dubbio premiata, ma sarà il tempo – e probabilmente un diverso contesto – ad attribuire un giudizio ponderato sul reale valore dell’estroso serbo.

Naturalezza di calcio.

Certo è che la sua stella sta decollando e – probabilmente – presto non sarà più possibile apprezzare così da vicino le sue eccentriche qualità. Dalla scorsa estate il suo nome circola insistentemente fra gli uomini mercato delle big europee che vorrebbero soffiarlo ad una Lazio designata quanto gongolante. A Roma sono certi che il prezzo del centrocampista serbo possa solo innalzarsi e che una concomitante asta internazionale possa portare nelle casse bianco-celesti uno smisurato bottino, figlio di un’inimmaginabile plusvalenza. Nel mercato odierno è – oramai – difficile quantificare il reale valore di un calciatore, specialmente dopo i colpi Neymar, Mbappè e Van Dijk che hanno abbattuto precedenti record e dato il via ad un vertiginoso viaggio di non ritorno. Il saggio Transfermarket lo valuta 55 milioni, ma le cifre che circolano sul suo conto sono decisamente più alte. Tare ha dichiarato di aver rifiutato – già quest’estate – un’offerta da 70 milioni, ma il cartellino del centrocampista del futuro potrebbe toccare le tre cifre e, addirittura, superarle.

Colpo da biliardo.

Ecco, partendo dal presupposto che il suo doppio cognome sia stato annotato sul taccuino dalle big europee, ma che investimenti tali non siano alla portata di tutti, ho provato ad immaginare cinque stadi, fra i più solenni e luccicanti in circolazione, ove poterlo apprezzare dal prossimo agosto.

1. Allianz Stadium – Torino

Beppe Marotta – complice la prossimità geografica – lo osserva da un po’. Probabilmente, tra le cinque opzioni, la Juventus è la squadra che con più difficoltà parteciperebbe ad aste smisurate, ma preferirebbe bloccare il gigante serbo con somma segretezza e netto anticipo. Milinkovic-Savic porterebbe in dote una sprizzante giovinezza, in un reparto in cui i vari Khedira, Marchisio e Matuidi hanno superato gli -enta ed in cui il mestierante Sturaro ed il giovane Bentancur non assicurano completa affidabilità, né in Italia, né a livello internazionale. Torino sarebbe l’ambiente giusto, dato che rappresenta una piazza che ha fatto della mentalità – e di sagge ed accurate gestioni di giovani – il marchio di fabbrica per un dominio nazionale così lungo. Regalerebbe ad una Juventus da anni così quadrata un’ulteriore dose di tecnica e fantasia ed una soluzione aggiuntiva alla consueta costruzione dal basso per risalire il campo. Potrebbe sembrar smoderato immaginare che sul diretto Roma-Torino, assieme allo slavo, possano esserci Stefan De Vrij e Simone Inzaghi, autori della vittoria estiva in Supercoppa Italiana e della grande vittoria del novembre 2017 che ha messo fine al record juventino di imbattibilità interno. La Juventus ha dimostrato in questi anni di saper mischiare le carte, di sapersi rinnovare senza rivoluzionare, mantenendo un giusto equilibrio fra novelli e senatori, portando comunque a termine la missione nazionale. Chissà se i tre non possano diventare i perni di una ‘nuova Signora’ post-Allegri.

2. Old Trafford – Manchester

Le sirene della Premier fischiano forte e non è semplice resistere al fascino dell’Oltremanica. Per fisicità e qualità tecniche potrebbe essere il campionato in cui il serbo troverebbe un’ideale collocazione. Lo United da mesi monitora Milinkovic-Savic e dietro essi si cela la figura di Jorge Mendes, potentissimo agente di Mourinho e Cristiano Ronaldo, nelle vesti di intermediario. Il portoghese non è nuovo ad operazioni così sfarzose ed i buoni contatti acquisiti con Lotito, dopo aver portato nella Capitale prima Wallace e poi i giovani Pedro Neto e Bruno Jordao (per un totale di 30 milioni), possono diventare un fattore nella trattativa. Lo ‘Special One’ è da mesi ai ferri corti con Paul Pogba ed un divorzio col francese aprirebbe le porte – e le casse – all’arrivo di un altro dei migliori centrocampisti under-25 in circolazione. Il capitano Micheal Carrick, che si ritirerà a fine stagione, ha speso parole importanti per il laziale ed al pari di esso c’è un capitolo curioso quanto premonitore. Il fratello Vanja, attuale portiere del Torino, nel maggio 2014 fu acquistato dallo United. Problemi burocratici concernenti il permesso di soggiorno non permisero al classe ’97 di disputare alcun match con la maglia delle riserve del Red Devils, che quindi, nell’estate, si svincolò e firmò con i polacchi del Lechia Danzica.

Sergej è due anni più grande. Così per dire.

3. Le Parc des Princes – Parigi

E’ evidente che sotto la Torre Eiffel non si badi a spese. L’accoppiata Neymar-Mbappè, acquistati nella stessa sessione di mercato, ne è l’evidente dimostrazione. Ma il malcontento in casa Psg cresce, date le ingenti somme spese nell’ultimo decennio seguite dai soliti titoli nazionali ma da sorteggi spesso beffardi ed eliminazioni scottanti in campo europeo. In questo caso, a pagare potrebbe essere Unai Emery e, da qualche settimana, circola il nome di Antonio Conte per la panchina. Il leccese saprebbe – certamente – valorizzare un giovane che ha mostrato caratteristiche al di sopra della media, figuriamoci in un contesto in cui una delle poche restrizioni è – appunto – non tarpare la creatività degli interpreti. I francesi, per battere la concorrenza, hanno mosso i primi passi, ma il problema per i parigini è un altro. E di nome fa Aleksander Ceferin, presidente dell’Uefa, che ha minacciato l’esclusione dei francesi dalle Coppe per presunte irregolarità legate al Fair Play Finanziario.

4. Santiago Bernabeu – Madrid

Le favole insegnano che i sogni da bambino possono diventar realtà. E’ il caso del serbo che, nato in Spagna, dove il padre Nikola ha giocato per tre anni, è da sempre tifoso delle Merengues. I madrileni, dopo aver vinto la ‘Coppa dalle grandi orecchie’ tre volte nelle ultime quattro edizioni, potrebbero essere sazi di trofei e Florentino Peres progetta la rivoluzione. L’addio di uno fra Toni Kroos e Luka Modric – per continuare ad ampliare la bacheca dei trofei girovagando per i migliori campionati europei – spalancherebbe le porte all’investimento del giovane serbo che, in un contesto così galattico, potrebbe esaltarsi agli ordini di Zinedine Zidane e ad una squadra che tesse gioco a cinque stelle. Il procuratore di Milinkovic-Savic, Mateja Kezman, lo ha più volte paragonato al pallone d’oro franco-algerino e, rimanendo in tema intermediari, il già citato Jorge Mendes, nominato sette volte miglior agente dell’anno dalla Globe Soccer, potrebbe diventare un reale fattore. Se lo United non fosse così deciso, sarebbe lui a curare il trasferimento ed indirizzare Milinkovic-Savic verso Madrid, piazza in cui ha condotto stelle del calibro di Cristiano Ronaldo, Josè Mourinho, James Rodriguez e Angel Di Maria.

5. Ethiad Stadium – Manchester

Il derby di Manchester potrebbe non concludersi il sette aprile, ma proseguire per tutta l’estate. Già dallo scorso autunno Pep Guardiola ha inserito fra i propri radar il gioiello laziale ed inviato emissari ad osservarlo all’Olimpico. Le disponibilità economiche dei citizens sembrano non avere limiti e, dopo essersi rifatti il look in difesa, l’ennesimo investimento da capogiro aggiungerebbe alla rosa più stratosferica in circolazione un’ulteriore strabiliante pedina da inserire nelle rotazioni del tecnico catalano. Aymeric Laporte, arrivato a gennaio per la bellezza di 57 milioni di sterline, è stato l’acquisto più costoso della storia del City. Ed ora che la Premier è – formalmente – tornata a Manchester si può già guardare oltre e occuparsi dei festeggiamenti. In grande stile, com’è ovvio che sia. Chissà se col regalo-Milinkovic-Savic che, sul volo diretto, cuffiette alla testa, fischietta “Blue moon, Now i’m no longer alone without a dream in my heart”.

Ora sì, non c’è più nulla da fare. Tocca mettersi comodi perché l’asta sta per iniziare.


 

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Giuseppe Santoro, 23 anni e al secondo anno di Laurea Magistrale in Comunicazione pubblica e d'impresa a Bologna. Tifo e patisco per il mio Taranto, amo il calcio palla a terra, stimo Giampaolo, venero Sarri, impazzisco per Pep Guardiola. Leggo di tattica ed in pomeriggi di nulla guarderei persino partite di Prima Categoria. Mi addormento sognando che, un giorno, non troppo remoto, qualche matto mi retribuisca, dandomi la possibilità di unire una passione ad una malattia. La prima è scrivere, la seconda il calcio.