Interventi a gamba tesa

“L’Ottava arte”: quando l’Academy premia lo sport


La notte fra 4 e 5 marzo 2018 è stata una notte da passare incollati davanti alla TV: non solo per la classica maratona post-elezioni di Mentana, ma anche per seguire in diretta l’assegnazione dei Premi Oscar, senza dubbio l’appuntamento più atteso dai cinefili di tutto il mondo. Fra i volti più o meno noti che si sono avvicendati sul palco, noi che prima che cinefili siamo innanzitutto sportivi non potevamo non notare l’imponente silhoutte di Kobe Bryant.


Sì, proprio QUEL Kobe Bryant. Che, ingordo di successi come solo un campionissimo che ha legato tutta la sua carriera al perseguimento quasi ossessivo della vittoria poteva esserlo, non si è accontentato dei numerosi trofei e record conseguiti da giocatore di basket, mettendo la sua personale bandiera anche sul mondo del cinema.

Ci è riuscito con Dear Basketballpremio Oscar per il miglior cortometraggio d’animazione diretto da Glen Keane, al quale Kobe ha partecipato anche come voce narrante, basato sulla lettera con la quale Black Mamba ha annunciato nel 2015 il suo ritiro da giocatore professionista.

Dear Basketball è però solo l’ultima incursione dello sport nella settima arte: più volte infatti sport e cinema si sono mescolati fra loro. In particolare lo sport ha “prestato” spessissimo storie drammatiche e memorabili che l’industria cinematografica ha saputo far proprie, creando dei capolavori.

Senza dimenticare gli attori, fra questi l’italiano Bud Spencer (qui nel film “Lo chiamavano Bulldozer”), al secolo Carlo Pedersoli: da nuotatore fu il primo italiano a infrangere il muro del minuto nei 100 metri stile libero, due volte semifinalista olimpico, medaglia d’argento nei 100 sl e nella 3×100 misti ai Giochi del Mediterraneo. Nella stessa manifestazione vinse, come pallanuotista, la medaglia d’oro col “settebello”.

Insomma quello fra sport e cinema è un connubio che funziona molto bene: quella di domenica sera è stata solo l’ultima di una lunga serie di statuette conquistate dai film a tema sportivo. Noi di Sportellate dunque vi proponiamo una carrellata di film che hanno meritato un riconoscimento da parte dell’Academy: un elenco contenente pellicole celeberrime che non hanno bisogno di presentazioni e altre che magari sono meno conosciute ma che comunque meritano di essere ricordate. Sperando di darvi anche un suggerimento per guardare un buon film, preparate i pop-corn e sotto con la lista dei film a tema sportivo vincitori del Premio Oscar!

Lassù qualcuno mi ama (Somebody up there likes me) – 1956

La prima statuetta per un film a tema sportivo risale a più di sessant’anni fa, quando Lassù qualcuno mi ama conquistò i premi per la miglior fotografia e la miglior scenografia.
Il film, che ebbe anche il merito di lanciare la carriera di un giovanissimo Paul Newman (scritturato per il ruolo del protagonista a seguito della prematura morte di James Dean, attore simbolo della beat generation al quale era stata inizialmente offerta la parte) è in un certo senso l’archetipo di ciò che sarà di lì in poi la narrazione sportiva nel cinema: una storia tratta dalla biografia di Rocky Graziano, un pugile che come la maggior parte dei suoi colleghi attivi nei primissimi anni della boxe veniva da un’infanzia difficilissima a causa del padre dedito all’alcol che gli ha causato diversi problemi con la giustizia e numerosi soggiorni in prigione inframezzati da fughe rocambolesche dagli istituti di detenzione. Proprio in questo periodo scopre la passione per la boxe, che dopo numerose peripezie lo porterà a riappacificarsi col padre, vincere il titolo mondiale e riscattarsi agli occhi della società. Insomma, un canovaccio vincente che per grandi linee si ripresenterà più volte nella storia della cinematografia.

Rocky – 1976

Un film che, decisamente, non ha bisogno di presentazioni: l’edizione del 1977 fu un autentico plebiscito a favore di Rocky, capace di conquistare ben tre statuette (Miglior regia, Miglior montaggio, e soprattutto  il riconoscimento forse più ambito in assoluto: quello per il Miglior film) e sette nomination, fra le quali quella a Sylvester Stallone per il miglior attore. Rocky fu insomma un clamoroso crack, a fronte anche della sua partenza in sordina: quando uscì nelle sale cinematografiche l’anno prima infatti, Rocky non era altro che un film a basso costo (solo 1.1 milioni di dollari, decisamente due spiccioli se paragonato alla media delle produzioni hollywoodiane) scritto e interpretato da un autentico sconosciuto la cui carriera non aveva mai preso il volo. Stallone però ebbe la fortuna di assistere all’incontro in cui lo sconosciuto Chuck Wepner mise in seria difficoltà nientemeno che il campionissimo Muhammad Ali, e seppe intravedere in esso il potenziale per una buona sceneggiatura che gli fece svoltare la carriera, diventando grazie a Rocky uno dei volti più amati di Hollywood.

Muhammad Ali, a cui è ispirato il personaggio dello sfidante Apollo Creed, divenne subito un grande fan della saga cinematografica (che adesso conta 6 film ufficiali e lo spin-off Creed – Nato per combattere) e regalò un momento particolarmente divertente al pubblico: durante il discorso di Stallone Alì comparve a sorpresa alle sue spalle, sfidando l’attore e improvvisando con lo stesso un finto incontro di boxe.

Il Paradiso può attendere (Heaven can wait) – 1978

A interrompere momentaneamente il predominio assoluto della boxe in questa graduatoria (predilezione meritata in quanto la boxe è uno sport fatto di momenti particolarmente drammatici che si incastrano perfettamente con le esigenze di una trasposizione cinematografica) c’è Il Paradiso può attendere, vincitore del premio Oscar alla Miglior sceneggiatura. Una commedia sentimentale nella quale Warren Beatty (famoso fra i più giovani per aver illuso in maniera surreale il cast di La la land a causa di un suo errore) è Joe Pendleton, un quarterback di successo che muore accidentalmente a causa di un errore di un angelo troppo frettoloso. Per “riparare” a questo errore viene riportato in vita occupando temporaneamente il corpo di Leo Farnsworth, un miliardario che sta per essere ucciso dalla moglie. In questa nuova veste Joe riesce a rifarsi una vita, innamorandosi della giovane ambientalista Betty e riuscendo, grazie all’aiuto del suo vecchio allenatore (l’unico a conoscere la vera identità del “nuovo” mr. Farnsworth), a coronare il sogno di vincere il Superbowl.

Toro scatenato (Raging bull) – 1980

Per quanto l’arte sia qualcosa di estremamente soggettivo, siamo decisamente di fronte al migliore fra i film in rassegna: Toro scatenato, diretto da Martin Scorsese, un vero e proprio must per gli amanti del cinema. 
Toro scatenato 
è un film drammatico che tiene incollati davanti allo schermo per tutta la durata della pellicola.
Tratto dall’omonima autobiografia dell’ex pugile Jake LaMotta, fulcro della pellicola è la difficile ascesa del pugile originario del Bronx, al quale fa seguito una rovinosa caduta, che gli farà perdere passo dopo passo tutta la fama, il denaro e gli affetti faticosamente guadagnati negli anni, mandandolo in rovina. La parabola dell’ex pugile è affrontata in maniera mai banale, scavando a fondo nelle pieghe psicologiche del personaggio e mettendo di volta in volta alla luce tutti i tasselli del puzzle che vanno via via sgretolandosi. Il merito della perfetta riuscita della pellicola va in gran parte all’intensa interpretazione offerta da un fuoriclasse della recitazione quale è Robert De Niro, meritatamente premiato con l’Oscar al Miglior attore.

Momenti di gloria (Chariots of fire) – 1981

Se Toro scatenato rappresenta uno dei punti più alti della narrativa sportiva nella settima arte, il film che fa letteralmente il botto a livello di premi conseguiti è quello in corsa l’anno successivo, ovvero Momenti di gloria.
Capace di portare a casa ben quattro riconoscimenti (Miglior film, Miglior sceneggiatura originale, Migliori costumi e Miglior colonna sonora), Momenti di gloria racconta la storia di Harold Abrahams e di Eric Liddell, due atleti britannici capaci di vincere due medaglie d’oro, rispettivamente nei 100 e nei 400 metri piani, durante le Olimpiadi di Parigi del 1924.
Sarebbe però ingeneroso ridurre a questo tale pellicola: il motivo per cui Momenti di gloria fece centro nel cuore dell’Academy è la storia di amicizia, vera protagonista della pellicola, fra i due atleti, che attraverso lo sport riescono, nonostante le abissali differenze fra i due (Abrahams proviene da una ricca famiglia ebrea, mentre Liddell è figlio di missionari cattolici), ad affezionarsi l’uno all’altro, aiutandosi e sostenendosi a vicenda e gioiendo delle rispettive vittorie.
Oltre ovviamente alla celeberrima colonna sonora del greco Vangelis, divenuta col tempo un vero e proprio inno allo sport.

Jerry Maguire e Quando eravamo re 1996

Dopo 15 anni di scomparsa dalle scene, lo sport si riprende il palcoscenico degli Academy awards con due film premiati. Il primo è Jerry Maguire, nel quale Tom Cruise (nomination come miglior attore) interpreta un procuratore sportivo brillante e senza scrupoli che prende coscienza della falsità alla base dei rapporti umani che lo circondano: ciò lo porta a rivalutare la propria etica del lavoro in cerca di una redenzione. La decisione non sarà priva di contraccolpi, anzi da manager di successo conteso da tutti quale era si ritrova emarginato da atleti e società professionistiche, che gli voltano le spalle. Gli unici che restano al suo fianco sono Dorothy (René Zellweger), una giovane segretaria che apprezza la volontà di redimersi del suo titolare, e Rod Tidwell (Cuba Gooding jr., premiato come Miglior attore non protagonista), un giocatore di football in difficoltà: i tre insieme si rivelano però una squadra vincente.
L’altro film è Quando eravamo re, premiato come Miglior documentario: la pellicola di Leon Gast racconta, attraverso interviste e firmati d’archivio, non solo la carriera sportiva di Cassius Clay/Mohamed Alì, culminata col celeberrimo “the rumble in the jungle”, l’incontro svoltosi a Kinshasa nel 1974 durante il quale sconfisse George Foreman tornando a essere il campione del mondo dei pesi massimi, ma soprattutto il suo carisma e la sua battaglia a favore dei diritti civili degli afroamericani.

Million Dollar Baby – 2004

Million Dollar Baby è il film che, fra questi, ha riscosso i migliori consensi in fatto di premi Oscar: sono ben quattro le statuette conquistate da questo film, come avvenuto d’altronde anche per Momenti di gloria. La differenza fra i due sta nel fatto che Million Dollar Baby si è aggiudicato quattro dei cinque premi principali messi un palio dall’Academy (Miglior film, Miglior regia a Clint Eastwood, Miglior attrice protagonista a Hilary Swank e Miglior attore non protagonista a Morgan Freeman).
Il motivo di un successo tanto roboante quanto meritato sta tutto nella trama toccante, che accarezza non solo temi cari alla narrativa sportiva quale la rincorsa disperata verso un obbiettivo quasi impossibile, l’occasione per un riscatto quasi insperato, la fatica, il coraggio nel gettare il cuore oltre l’ostacolo, ma anche temi fortissimi e molto cari all’Eastwood regista quali la redenzione di un vecchio dai propri errori, i legami nati per caso e divenuti indissolubili, l’entusiasmo e la vitalità della giovane aspirante pugile che fanno uscire il vecchio coach dal guscio di disillusione, tristezza e cinismo nel quale si era rinchiuso, finanche a una tematica mai banale come il fine vita e l’eutanasia.
Insomma un film assolutamente da vedere
per chi non lo conosce e da rigustare per chi invece già lo ha visto.

The Fighter – 2010

Nel 2010 è il turno di The Fighter, ispirato alla vita del pugile di origine irlandese Micky Ward, la cui carriera sportiva è legata a doppio filo con quella del fratellastro Dicky Eklund (interpretato da Christian Bale, vincitore dell’Oscar al Miglior attore non protagonista), ex pugile dalla breve carriera che, eccetto un incontro col campione del mondo Sugar Ray Leonard, può considerarsi fallimentare. Proprio il rapporto dei due fratellastri è il filo conduttore di questo film, che prima è di sudditanza nei confronti dell’ex campione caduto nel tunnel della tossicodipendenza, poi si incrina quando Dicky finirà in carcere e Micky potrà allenarsi senza l’ingombrante figura del fratellastro a metterlo in ombra, e infine porterà a una riappacificazione quando Micky darà una seconda chance a Dicky per allenarlo e fargli da secondo nel decisivo incontro finale contro Shea Neary, valido per titolo mondiale dei pesi leggeri.

Bonus tracks: film non premiati dall’Academy ma rimasti comunque nell’immaginario collettivo

Space Jam – 1996 

Il ritorno al basket di Michael Jordan dopo il precedente ritiro è l’occasione che la Warner Bros non può farsi sfuggire: chi ha convinto His Airness a tornare a giocare con la palla a spicchi? Semplice: Bugs Bunny!
Looney Tunes infatti sono minacciati di rapimento da una banda di minuscoli alieni: proprio sfruttando la loro stazza estremamente minuta, Bugs Bunny & co. decidono di giocarsi la loro libertà mediante una partita di basket. Quello che non sanno però è che questi alieni, grazie ai loro strani poteri, sono in grado di rubare il talento ai migliori giocatori della NBA (Charles Barkley; Patrick Ewing; Muggsy Bogues, Shawn Bradley Larry Johnson), rendendo il compito per i Looney Tunes ai limiti dell’impossibile. A meno che non ingaggino nella loro squadra il migliore di tutti i tempi…

La schiacciata più famosa di Michael Jordan? Quella alla gara di schiacciate dell’All Star weekend del 1988 ovviamente! O forse no…

Ogni maledetta domenica – 1999

Il motivo è decisamente troppo semplice: il discorso motivazionale di Al Pacino è fra i più famosi della storia del cinema, al punto che parecchi sportivi lo riascoltano come un mantra prima di ogni gara decisiva. Come ad esempio era solito far fare Ancelotti quando allenava il Milan.

Invictus – 2009 

Invictus, diretto da Clint Eastwood e interpretato da Morgan Freeman e Matt Damon, racconta della Coppa del Mondo di rugby del 1995, e del ruolo determinante che ebbe la vittoria degli springboks nel cementare il nuovo Sudafrica di Mandela appena uscito dall’apartheid, in cui bianchi e neri ancora faticavano a convivere pacificamente l’uno accanto all’altro. Un film che descrive alla perfezione il durissimo inizio della nuova era alla quale lo stato africano si stava affacciando muovendo i suoi primi passi, e la grandezza di Mandela, uno dei più grandi uomini che abbia mai calpestato il suolo del nostro mondo.

Fuga per la vittoria (Victory) – 1981

Nonostante il grande cinema abbia spesso snobbato il calcio, noi siamo pur sempre italiani, e quindi calciofili per nascita. Per questo motivo non poteva mancare questa produzione hollywoodiana in cui al centro della vicenda c’è proprio il gioco più bello del mondo. La pellicola si sviluppa attorno a una partita di calcio organizzata da un ufficiale tedesco e un prigioniero inglese, un tempo calciatori per le rispettive nazionali, che vede contrapposte una squadra di ufficiali tedeschi e una squadra di detentuti, i quali vogliono approfittare del match e della folla che richiamerà l’evento sportivo per evadere. Quando tutto è pronto affinché la fuga avvenga durante l’intervallo, l’amore per il calcio e la sete di vittoria fermerà i prigionieri, che torneranno in campo per la seconda frazione di gioco.

Il film si è avvalso, oltre che di Sylvester Stallone e Michael Cane, anche di alcuni attori d’eccezione presi fra i migliori calciatori o ex calciatori dell’epoca. Fra questi, un certo Edson Arantes do Nascimento, noto al mondo come Pelé…

Febbre a 90° (Fever Pitch) – 1997

Infine, chiudiamo con un film che meglio di tutti gli altri rappresenta il tifo, quello viscerale, senza se e senza ma, che ti lega alla tua squadra del cuore con un legame indissolubile che niente e nessuno potrà mai spezzare. Perché questo vuol dire tifare Arsenal per Paul (interpretato da Colin Firth), protagonista del film che fa della sua passione per il calcio e per i gunners il centro emotivo della sua vita, specialmente durante la stagione 1988-1989, quella in cui è ambientato il film, durante la quale l’Arsenal torna a vincere un titolo che mancava da diverso tempo, nonostante i continui richiami della “vita reale”.

Un film che è un omaggio a noi tifosi, per i quali è impossibile non immedesimarsi con il protagonista.


 

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Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione, e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio, raccontandone le numerose storie (anche nel suo blog, Calcio e dintorni, una storia infinita). Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.