Interventi a gamba tesa

Philadelphia e i suoi lati positivi


I Sixers in questa stagione potrebbero finalmente tornare ai playoffs dopo anni di digiuno. Tra scelte sbagliate ai draft e infortuni, cerchiamo di far chiarezza sulla situazione attuale.   


 “Lo sai cosa farò? Prenderò tutta questa negatività e la userò come carburante per trovare il lato positivo. È questo che farò e non è una stronzata. Non è una stronzata, ci vuole impegno e questa è la verità.”

Così recitava Bradley Cooper in Silver Linings Playbook, brutalmente tradotto in Italia con il titolo Il lato positivo, film plurinominato agli Oscar e ambientato a Philadelphia. Per restare nella stessa città, oggi possiamo dire che finalmente i Sixers hanno trovato il loro lato positivo dopo anni di negatività portata da stagioni non esaltanti. A partire da quella del 2012/13, fino a quella del 2015/16 dove si è toccato il punto più basso della storia recente, in cui la squadra ha chiuso la stagione con il record negativo di 10-72. Finalmente oggi in città si respira aria nuova. Aria di cambiamento.

Le scorse disastrosi stagioni hanno portato in casa Sixers numerose buone scelte al draft che spesso sono state anche clamorosamente sbagliate. Nel 2013 scelsero alla undici Michael Carter-Williams, che dopo uno strepitoso inizio fece credere ai tifosi e al front office di Philly di avere per le mani un fuoriclasse, divenne anche Rookie of the Year quell’anno. Purtroppo il suo fuoco bruciò troppo velocemente e si spense. Dopo deludenti prestazioni venne scambiato e ora testimoni dicono di averlo visto vagare senza una meta nella ventosa Chicago. Sempre quella stagione presero attraverso una trade Nerlens Noel, chiamato alla sesta pick da New Orleans, giocatore proveniente dal prestigioso college di Kentucky, ma passa tutta la stagione ai box per via di un grave infortunio subito l’anno precedente. Nei tre anni passati in Pennsylvania diciamo che non ha lasciato il segno. Ora a Dallas. Nel 2014 pescano un lungo africano abbastanza  interessante che affronteremo più avanti e i diritti del croato Dario Saric, che sbarca in NBA solo nel 2016. L’anno successivo possono chiamare ancora alto, alla numero tre scelgono Jahlil Okafor da Duke: discutibile la scelta di prendere un altro lungo ma più discutibile è la vita fuori dal campo del ragazzo che viene ricordato più per le risse nei locali che per le gesta sul parquet. Di conseguenza, a Dicembre scambiato ai Nets. Nel 2016 hanno addirittura la possibilità di chiamare per primi e non si lasciano sfuggire l’australiano Ben Simmons, un play di 208 centimetri che sostanzialmente potrebbe giocare in tutti i ruoli e che quindi subito paragonato a LeBron James e a Magic Johnson. Così per non esagerare. Purtroppo per un infortunio deve saltare tutta la stagione ma ne risentiremo parlare più avanti.

Le facce di Okafor e Noel erano tutto un programma

Arriviamo a questa stagione. Come da abitudine i Sixers sono protagonisti al draft, anche questa volta hanno la prima scelta assoluta e prendono Markelle N’Gai Fultz from University of Washington. Playmaker, All American, autore di un’unica stagione al college chiusa con 23,2 punti di media, molto atletico e dinamico. Insomma rispecchia la tipologia di play che va per la maggiore nella NBA di oggi e quindi le aspettative sul ragazzo sono tante. Eppure siccome sei a Phila e sei un rookie qualcosa deve andare storto e puntualmente ci va. Per un problema alla spalla ha giocato solamente quattro partite, e secondo il GM Bryan Colangelo non è da escludere che possa tornare la prossima stagione. Ma molti sospettano che ci sia qualcosa dietro questo infortunio facendo partire un “caso” intorno al ragazzo. Nelle sue apparizioni in campo aveva stupito la brutta meccanica di tiro e la scarsa percentuale di realizzazione, 6 punti di media tirando il 33% dal campo e il 50% dalla linea del tiro libero, senza mai tentare un tiro da dietro l’arco. Il coach Brett Brown, alimentando così le polemiche, avrebbe detto a ESPN che Fultz avrebbe una sorta di blocco mentale legato al tiro, salvo poi smentire la dichiarazione ma dichiarandolo ancora non pronto per tornare a giocare: “Stiamo cercando di aiutarlo e di farlo migliorare, sia fisicamente che interiormente. Stiamo lavorando molto sul suo tiro in sospensione e sui tiri liberi. Il tiro da 3pt non è necessariamente una priorità per ora. Ciò che è importante è che lui si senta nuovamente bene con se stesso, e per questo è importante che lavori sulla fluidità del suo tiro.”

Fultz e la sua meccanica di tiro. Rivedibile.

Insomma il problema del tiro c’è ma ufficialmente è fuori per infortunio. Come se non bastasse il nome di Fultz è presente nell’inchiesta dell’FBI relativa a presunti casi di corruzione all’interno dell’NCAA da parte di una società di rappresentanza. Vicenda tutta ancora da chiarire ma che scuramente non aiuta il giovane giocatore in questo momento difficile.

Anche senza il talento da Washington, in questa stagione i Sixers stanno facendo bene. Dopo anni di purgatorio, più inferno a dire il vero, potrebbero tornare alla post season. Attualmente si trovano in sesta posizione nella desolata Eastern Conference, aiutati dal calore dei tifosi che stanno sospingendo la squadra al record di 20-10 tra le mura del Wells Fargo Center. Per questo motivo, questa stagione è ufficialmente la rinascita dei nuovi Sixers, ma chi sono veramente i pilastri della squadra?

È arrivato il momento di citarlo: Joel Embiid. Tutta la città è sulle sue (enormi) spalle. Era lui il lungo africano draftato nel 2014, che ha iniziato faticosamente la sua avventura all’interno della Lega saltando per intero la sua prima stagione per infortuni ma che finalmente adesso si sta riprendendo tutto e anche con gli interessi. In questa stagione è riuscito a prendersi la titolarità nell’All Star Game grazie alla sue statistiche che attualmente recitano: 23,9 punti, 11,1 rimbalzi e 3,2 assist  ad allacciata di scarpe. Oltre alle stats risulta chiaro agli occhi di tutti che è il leader emotivo e tecnico della squadra, perché d’altronde se è vero che lo slogan a Philadelphia è “Trust the Process“, Joelone è The Process. Eppure il ragazzo non domina solo sotto canestro ma anche su Twitter riesce ad accentrare su di lui moltissime attenzioni dei fan della Lega, anche se non tutti lo vedono per forza come qualcosa di positivo. Per qualcuno è fin troppo “personaggio”, uno che si mostra più su internet o ai microfoni che in campo. Questo poteva essere per certi versi condivisibile gli scorsi anni quando era fuori per via degli infortuni ma faceva parlare di sé, ma quest’anno ha messo da parte anche Rihanna e si è dimostrato dominante sul parquet, anche senza risparmiare del trash talking agli avversari avendo ormai litigato praticamente con tutti. Più che nel suo gioco, rimangono però delle ombre sulla sua tenuta fisica. A causa dei suoi precedenti infortuni deve tenere sotto controllo i minuti giocati e non gioca i back-to-back per non rischiare ulteriori problematiche. Con il tempo la speranza è che torni definitivamente a piena disposizione di coach Brown. Lega avvisata.

Embiid festeggia la vittoria degli Eagles al Super Bowl

 Oltre alla stella Embiid, nel roster dei Sixers il prospetto più luminoso è sicuramente Simmons. Come precedentemente scritto è alla sua prima stagione e viaggia a una media di 16,6 punti, 7,7 rimbalzi e 7,4 assist a partita. Numeri importanti per un rookie, anche per un play, che lo stanno facendo combattere per il premio di ROY con l’altro playmaker degli Utah Jazz, Donovan Mitchell. Per adesso è sicuramente il secondo violino della squadra anche se i margini nel suo gioco sono notevoli. Per esempio si può notare che il ragazzo schifa il tiro da 3 punti e spesso si ostina a cercare di andare al ferro e questo è un grosso limite al gioco offensivo. Ma il ragazzo si farà, e aspettatevi di vedere sempre più spesso il pick’n roll 1-5, che poi è un mascherato 4-5 con Embiid perché può essere l’arma finale per prendersi la Lega. Per il resto il supporting cast dei Sixers è un equilibrio tra giovani interessanti e veterani. Tra i giovani spicca T.J. McCollum, undrafted nel 2015 (quando si dice l’importanza di scegliere bene), autore nella partita contro i Knicks della prima tripla doppia uscendo dalla panchina nella storia di Phila. Un giocatore che non avrebbe i mezzi fisici per giocare in NBA eppure la sua voglia e il suo impegno lo stano facendo emergere. Dario Saric, precedentemente accennato, uomo da doppie-doppie e da una forte intelligenza applicata al gioco. 208 centimetri di tecnica balcanica, tende a essere poco considerato e spesso la sua importanza è poco celebrata. Tra i veterani troviamo Robert Covington importante nella metà campo difensiva, da ulteriormente fisicità a una squadra che fisicamente non presenta lacune. Sempre tra i più “anziani” troviamo l’ex Clippers J.J. Reddick, che ha scelto Philadelphia fidandosi del processo e scartando una contender come Houston dove aveva un grande esimatore come coach D’Antoni, che lo vedeva il perfetto tiratore da inserire nel sistema Rockets. Eppure ha scelto di andare a tirare bombe da tre punti per i Sixers che avevano estremamente bisogno di qualcuno che gli allargasse il campo e portasse esperienza. Ultimo rinforzo arrivato in corso di stagione è il “nostro” Marco Belinelli, che di Reddick fa sostanzialmente il vice, ma che ha sposato felicemente il progetto e che può riuscire a guadagnarsi minuti importanti anche e soprattutto in vista dei playoffs. Quello che è certo è che dopo l’arrivo di Beli in Pensylvenia si è creato sui social l’hype per la sua somiglianza con Rocky Balboa, il noto pugile italo-americano dell’omonima serie di film ambientati proprio a Philadelphia.

Belinelli nei panni di Rocky Balboa. Livello Photoshop: imbarazzante.

Nessuno può sapere cosa succederà nella post season e sicuramente i Sixers non sono una contender ma potrebbero essere la mina vagante nei playoffs ad Est e magari sorprendere in qualche partita in eventuali serie contro Cleveland o Boston. Di certo riuscire a centrare l’obbiettivo post season in questa stagione, per Phila è un notevole passo in avanti rispetto alle scorse stagioni. Passo in avanti che però deve fungere da trampolino di lancio in vista dei prossimi anni.

A tal proposito il reclutamento per le prossime stagioni è già iniziato. Giannis Antetokounmpo, super star dei Milwuakee Bucks ha affermato che, durante il weekend dell’All Star Game, Embiid abbia cercato di convincerlo a raggiungergelo a Philly. Tutto ciò ha provocato una risata al greco ma mai dire mai. Se non ci pensa il GM o Embiid, ci prova la città di Philadelpia a convincere giocatori. Nel caso specifico, in vista della free agency estiva sono stati messi dei cartelloni pubblicitari in autostrada appena fuori la città di Cleveland per convincere il Re, Lebron James.

Staremo a vedere, ma di certo a Philly saranno anni in cui il divertimento non mancherà.


 

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Nato per sbaglio a Cesena nel 1993, laureato in Architettura. Da bambino scarso calciatore, vengo a conoscenza dell’NBA solo in tarda età. Subito grande amore. Anche in questo caso meglio guardare che giocare in quanto pessimo rilascio. Altre passioni: birra e motori d’epoca.