Interventi a gamba tesa

Perché Callejon è imprescindibile per il Napoli?


Se quest’anno il Napoli restituisce l’impressione di potersela giocare contro chiunque in campionato basando la propria forza sulla sua marcata identità di gioco, gran parte del merito è certamente di Sarri, che prima ha saputo credere nella forza della sua idea di calcio e poi ha avuto la ferrea convinzione di portarla avanti nonostante in principio amici e sostenitori si contassero sulla punta delle dita. Ma il merito è anche di chi contribuisce col suo lavoro a trasferire le teorie del mister dalla lavagnetta al campo: uno dei più bravi a svolgere questo compito è sicuramente José Maria Callejon.


Un dato in particolare viene a supporto della precedente affermazione: Callejon finora ha giocato tutte le partite della sua squadra da titolare, a prescindere dalla competizione, per un minutaggio che supera l’astronomica cifra dei 3000 minuti giocati.

Se allarghiamo lo sguardo anche alle precedenti stagioni notiamo come il trend sia sostanzialmente immutato: delle 98 partite disputate dal Napoli durante le prime due stagioni del mandato di Sarri, solo due volte Callejon non ha disputato nemmeno un minuto. E se forse con Benitez (il tecnico che ha fortemente caldeggiato il trasferimento a Napoli dell’ex Real Madrid) erano più frequenti i subentri dalla panchina, anche nel biennio guidato dal tecnico ex Liverpool Callejon ha saltato una sola partita fra quelle in calendario.
La domanda dunque sorge spontanea: cosa ha reso e rende tuttora Callejon un calciatore così imprescindibile se non uno, ma addirittura due tecnici (di cui uno ossessionato dalla turnazione dei calciatori in rosa a tal punto da studiarla con meticolosità quasi scientifica prima di ogni partita) non hanno mai rinunciato a lui?

Un nome e un numero già visti in ben 244 occasioni in 4 stagioni e mezzo (-22 rispetto ad Attila Sallustro, decimo in assoluto per presenze nel Napoli): José Maria Callejon, uno stakanovista come non se ne vedevano da quando cedette il tendine d’Achille di Javier Zanetti.

La risposta risiede tutta nelle caratteristiche tecniche, tattiche e atletiche di Callejon, che lo rendono un pezzo unico e fondamentale del complesso mosaico che è il Napoli di Sarri, in un connubio simbiotico che è praticamente inscindibile. Se il Napoli è infatti l’abito perfetto cucito su misura per Callejon, allo stesso modo Callejon è il pilastro portante senza il quale tutta la struttura del Napoli collassa su sé stessa.

Callejon infatti è un’ala destra fortemente atipica, un giocatore profondamente differente per caratteristiche e modo di intendere il gioco rispetto a ciò che solitamente ci aspetteremmo immaginando un calciatore del suo ruolo. Non è innanzitutto uno di quelli col bisogno spasmodico di toccare il pallone, riceverlo in posizione defilata sulla fascia per partire in progressione e poi crossare verso il centro dell’area. Nè tantomeno è uno dei tanti dell’esercito degli esterni a piede invertito, emuli del grande Arjen Robben, che invece fanno del dribbling ubriacante il loro pezzo forte, per poi rientrare verso il centro sul piede forte e calciare verso la porta.

I numeri d’altronde parlano chiaro: Callejon in media tenta solo 0.8 dribbling a partita, giustificando questo suo scarso approccio col dribbling in ragione di una capacità di successo decisamente scarsa, dal momento che solo 0.2 dribbling tentati dallo spagnolo vanno a buon fine.

Ciò non vuol dire che Callejon non abbia un piede educato e una tecnica di base assolutamente notevole, anzi: diverse delle giocate mostrate in questo video sarebbero molto difficili per un giocatore con grosse lacune in questi fondamentali (come il controllo orientato al volo contro la Lazio al minuto 2:02, o come quando salta di netto Capuano al minuto 3:21).

Là dove non possono portarlo la capacità di dribbling e in genere la creatività (cosa che, essendo coetano della più talentuosa nidiata di estri creativi della storia calcistica della sua Spagna, gli è costata numerosi gettoni presenza in meno con la Selecciòn) Callejon arriva comunque sfruttando al meglio altre doti, quali ad esempio una spiccata intelligenza spaziale che gli dà una percezione superiore dello spazio e della posizione di oggetti, compagni e avversari all’interno del terreno di gioco, una lucida lettura delle varie situazioni di gioco e una grossa propenzione al sacrificio. 

L’importanza di Callejon in pressing alto: la pressione di Mertens orienta il possesso da Donnarumma verso Romagnoli, che ben prima di ricevere si vede aggredito da Callejon; la tempestività dello spagnolo costringe il rossonero a sbarazzarsi in fretta del pallone lanciando in avanti (anche perché Mertens è veloce a rientrare su Bonucci impedendo lo scarico centrale). Subito dopo il Milan perde palla sulla trequarti, regalando agli azzurri un’occasione per rendersi pericolosi.

Qualità che lo rendono indispensabile per il Napoli di Sarri, che ha in Callejon il calciatore perfetto alle sue esigenze non solo come abbiamo visto in fase di non possesso, ma soprattutto quando è il Napoli ad attaccare, riuscendo a dare un contributo decisivo alla manovra offensiva pur toccando pochissimo la palla (mascherando in tal modo i “punti deboli” del gioco dello spagnolo): se infatti Callejon è un calciatore tutto sommato non eccezionale nel creare superiorità numerica saltando l’avversario in dribbling, né tantomeno possiede nel suo repertorio le illuminanti rifiniture di Insigne; l’esterno azzurro riesce comunque ad essere una costante spina nel fianco grazie alla sua abilità eccezionale di partire larghissimo sul lato debole, e da lì tagliare alle spalle del marcatore, il più delle volte bruciato sul tempo dai suoi intelligenti movimenti di smarcamento, per inserirsi sul secondo palo, là dove ha la possibilità di trasformare in gol (che sia con tocchi semplici o dando sfoggio delle sue qualità di coordinazione e del suo tiro potente e preciso) gli invitanti suggerimenti che provengono dal lato forte, là dove avviene la rifinitura della manovra azzurra.

Uno di quelli che possiamo definire “gol alla Callejon”, vista la frequenza con la quale segna in questa maniera. Diversi gol dello spagnolo sono arrivati su situazioni di gioco molto simili a questa.

Ma l’importanza di Callejon non si limita a questo, e la tendenza a partire largo del numero 7 azzurro pone costantemente i terzini sinistri avversari di fronte a una scelta difficile: restare stretti vicino al centrale di riferimento per mantenere compatta la difesa della porzione centrale del campo, esponendosi ai tagli alle sue spalle dello spagnolo; oppure allargarsi per seguirlo da vicino, magari riuscendo in questo modo a limitarne le azioni ma lasciando campo libero agli inserimenti di mezzala e centravanti nel buco che si viene a creare fra terzino e centrale difensivo.

Allan dà a Mertens e si getta nello spazio apertogli proprio dalla posizione larga di Callejon, il quale poi premia il perfetto inserimento del brasiliano lanciandolo a tu per tu con Meret.

L’influenza di Callejon nel gioco del Napoli non si limita solo a questo: il grave infortunio occorso a Ghoulam infatti ha accentuato ancor di più una tendenza che già di suo stava diventando di volta in volta più evidente, ovvero quella che portava Callejon a uscire sempre più dalla sua comfort zone, ovvero la fascia destra, per entrare in mezzo al campo a giocare fra le linee, prendendosi responsabilità sempre maggiori nella consolidazione del possesso palla degli azzurri e a divenire parte sempre più attiva nel palleggio della squadra. In questo modo si ottiene il duplice risultato di favorire le sovrapposizioni di Hysaj e le percussioni palla al piede di Allan; ma soprattutto quello di sgravare almeno in parte le mansioni di rifinitura della catena di sinistra (sebbene quest’ultima continui ad esercitare un’influenza preponderante sulla fase di possesso palla), cosa che ha una grossa ripercussione in termini di imprevedibilità per gli azzurri.

Insomma, l’attaccante di Motril possiede quel mix ideale fra tecnica di base, corsa, spirito di sacrificio e intelligenza tattica che, messe insieme, lo rendono un calciatore perfetto per mantenere in equilibrio tutto il sistema messo su dal Napoli. E che, complice anche l’assenza di un vero e proprio vice che sappia sobbarcarsi in pieno il lavoro di Callejon – né Giaccherini (prezioso jolly che mai ha convinto Sarri a puntare su di lui), né tantomeno il giovane Ounas (un’ala classica innamorata del pallone che predilige giocare a piede invertito per dar sfoggio della sua qualità di dribbling e che mal sopporta il sacrificio in fase di copertura che Sarri richiede all’esterno destro) si sono rivelati in grado di poter sostituire degnamente lo spagnolo, tanto che adesso si sta provando a istruire Rog, mezzala destra con notevoli qualità di interdizione ed estemporanei ma impetuosi impulsi creativi, in quel ruolo per brevi ma frequenti spezzoni di match – lo investono del ruolo di tassello imprescindibile per gli azzurri e calciatore insostituibile per Maurizio Sarri.


 

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Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione, e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio, raccontandone le numerose storie (anche nel suo blog, Calcio e dintorni, una storia infinita). Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.