Interventi a gamba tesa

La classe 1997 salverà il calcio italiano


…ma al calcio italiano interessa essere salvato?


Mark Twain diceva: ”La giovinezza è splendida. Peccato sprecarla con i giovani.”

Su questo aforisma sembra porre le basi il calcio italiano che storicamente ha sempre sacrificato la linea verde. Un’italica pedata che per tradizione preferisce l’usato sicuro in nome dell’esperienza e della gerarchia, dei giochi di spogliatoio e del peso degli stipendi, valutando spesso  il ragazzino nuovo arrivato come poco propenso alla battaglia. Un modo di intendere il pallone che denota atavica paura di osare e di innovare e che si trova più a suo agio nell’ungere il sistema dei procuratori, del favoritismo, degli intermediari e delle plusvalenze.

La prima volta in cui l’Italia ha mancato l’accesso al Mondiale di calcio è l’edizione del 1958. Nel 1930 l’assenza dell’Italia fu invece una scelta.

Ma dopo il mancato accesso al Mondiale russo che si terrà quest’estate e che ci vedrà invece spettatori neutrali come fossimo la Svizzera all’interno dello scacchiere geopolitico, cresce il dibattito su cosa e come riformare. Provando a spostare l’attenzione dalle questioni politiche, andiamo a vedere quali potrebbero essere i nomi da cui ripartire per la Nazionale, mantenendo il focus in particolare sulla classe ’97.

Perché proprio i classe ’97

Al Mondiale coreano Under 20, l’Italia elimina la Francia, tra le favorite, salvo poi fermarsi in semifinale con la forte Inghilterra che vincerà il torneo.

La leva calcistica del 1997 è lo zoccolo duro della rosa che meno di dodici mesi fa ha realizzato il miglior risultato della storia del calcio italiano under 20, andando a conquistare la semifinale ( e poi il bronzo) nel torneo mondiale disputato in Corea del Sud, venendo eliminata solamente dall’ Inghilterra. L’anno prima quello stesso gruppo  nel torneo continentale Under 19 andava a conquistare una superba finale, trascinata da Federico Dimarco, infallibile cecchino sui calci piazzati.
Se portiamo il discorso a tutte le nazionali il risultato dei ragazzi allenati da Evani a inizio estate 2017 è stato il migliore a livello mondiale per il nostro calcio dai tempi di Germania 2006 (Milan 2007 e Inter 2010 a parte, se vogliamo allargare il discorso anche ai club).

Per alcuni dei protagonisti dell’estate coreana che hanno fatto il salto nella categoria superiore, è arrivato il momento di emanciparsi sin da subito dall’under 21, che gode probabilmente di un’eccessiva importanza in Italia, già dagli anni ’70, tanto da vedere stipati a volte fino a 23 anni talenti nostrani che meriterebbero invece il salto in Nazionale maggiore.

All’Under 21 sono per la verità legati alcuni fra i ricordi migliori del nostro calcio, questa dell’85/86 resta una delle più forti, anche se saranno poi quelle dal ’92 al 2004 a regalare le maggiori emozioni con 5 trionfi su 7 edizioni.

In questo  elenco c’è anche qualcuno che a quella spedizione non ha partecipato, ma fa parte di quella che potrebbe diventare l’age d’or del calcio italiano con alcuni fra i più validi talenti nostrani che nel quadriennio, giocoforza, dovrà portarci al prossimo Mondiale passando per la strada della National League e del Campionato Europeo.

I migliori classe ’97 italiani

Federico Chiesa

La prodezza balistica è nel DNA dei Chiesa.

Stagione 2017/18: 25 presenze, 5 gol, 4 assist, 1979 minuti

Il primo dell’elenco è uno che paradossalmente in Corea non c’era in quanto già protagonista con l’under 21 di Di Biagio e che poche settimane dopo avrebbe vissuto un torneo agrodolce interrotto in semifinale dalla fortissima Spagna di Saul e Ceballos. Per molti è il più grande prospetto del calcio italiano. A suon di gol (pochi al momento, ma buoni), assist e presenze in serie A , con una maturità superiore alla media, ha l’obbligo di diventare il presente del calcio italiano. Dotato di spalle larghe, sembra già sapere come si fa. Non vederlo titolare in maglia azzurra nei prossimi mesi sarebbe un delitto. Ambidestro, esterno offensivo o ala a tutto campo (soprattutto a destra), dotato di smalto e senza paura di niente e di nessuno, il ragazzo in forza alla squadra Viola è già pronto per cavalcare la fascia in maglia azzurra, quella dei grandi. A lui ora il compito di raccogliere quello che suo papà Enrico ha seminato.

Rolando Mandragora

Il primo gol e che gol, di Mandragora con il Crotone, fin’ora unica marcatura in carriera in serie A. Il giocatore di proprietà juventina deve sicuramente migliorare negli inserimenti e nel peso in zona offensiva e zona gol.

Stagione 2017/18: 22 presenze, 1 gol, 1 assist, 1909 minuti giocati

Il 20enne di Scampia invece in Corea c’era. Cervello e muscoli di quel centrocampo, quest’anno prova a prendersi in mano il Crotone, dove diventa titolare inamovibile da inizio stagione (tra alti, bassi e un gol) facendosi le ossa in una realtà difficile, prendendo calci e lottando per la salvezza. Tutti se lo ricordano come un ragazzino lanciato in Serie A un po’ a sorpresa da Gasperini, uno che vive per far brillare prospetti della Primavera, in un Genoa-Juve di qualche anno fa. Quel giorno fece ammattire Pogba e Tevez. Oggi è cresciuto e dopo aver assaggiato le difficoltà della serie cadetta col Pescara, dove grazie al sapiente lavoro di Mister Oddo ha imparato a giostrare la palla con tranquillità e maturità, con il prestito a Crotone è pronto a un ulteriore step per diventare perno della Nazionale, passando per una possibile riconferma con la maglia della Juventus, attualmente proprietaria del suo cartellino.

Nicolò Barella

In Cagliari Juve Barella con il coetaneo Romagna è stato sicuramente il migliore dei suoi.

Stagione 2017/18: 21 presenze, 3 gol, 1840 minuti giocati

In stagione è il più brillante tra i classe ’97 e forse con Cristante è attualmente il miglior centrocampista italiano della serie A. Spicca nella classifica dei cartellini gialli, perché lui ci tiene a mettere la firma sugli stinchi e le caviglie dell’avversario. Ringhia, ruba palloni e si inserisce. Vede in anticipo e corre come un cavallo da Derby. Buona tecnica, fiato infinito, fa della scivolata un arte, del tackle un gol nel sette. Studia per essere un po’ Stankovic e un po’ Vidal. Forse esagero, forse no, ma è un talento che va coltivato. A Cagliari prima Rastelli e poi Lopez non si sognano nemmeno di lasciarlo in panca trenta secondi a rifiatare. Non dare una chance a questo ragazzo con la Nazionale maggiore è un’offesa al buon senso.

Filippo Romagna

Stagione 2017/18: 17 presenze, 1437 minuti giocati

Anche lui bronzo mondiale Under 20 forse di quei ragazzi era quello su cui avrei scommesso di meno, almeno nell’immediato. Invece dopo un inizio in panchina si va a conquistare un posto da titolare nella retroguardia del Cagliari, mostrandosi affidabile come un veterano sia in fase di marcatura e di letture preventive, che in fase di impostazione dove sfrutta una delle armi già messe in mostra nel vivaio bianconero. Capitano in tutte le nazionali giovanili, ceduto a titolo definitivo dalla Vecchia Signora, è destinato, se i margini di crescita sono ampi, a vestire in futuro anche lui la casacca della Nazionale maggiore.

Riccardo Orsolini

È emblematico come uno dei video più visti e postati sull’esterno ex Ascoli, sia questo. È tempo che Orsolini faccia vedere qualcosa anche in serie A.

Stagione 2017/18: 11 presenze, 1 assist, 258 minuti giocati

Il 2017 di Orsolini ha proiettato il ragazzo marchigiano in una dimensione totalmente inaspettata. Gol e assist in serie B, con la Juventus che non si fa sfuggire uno dei maggiori talenti in circolazione. Premiato come capocannoniere nel torneo mondiale under 20, è andato in difficoltà nell’Atalanta di Gasperini, chiuso da un leader come Gomez, da un diamante come Ilicic e da un assetto tattico che lo ha un po’ sfavorito. Da poche ore ha cambiato casacca e fatto il suo esordio con il Bologna. Allenato da Donadoni l’obiettivo è aumentare il minutaggio ridotto all’osso e di rompere il ghiaccio in una serie A con la quale ha trovato più difficoltà del previsto. In Nazionale maggiore ad oggi gli spazi nel suo ruolo sono chiusi, ma ha le qualità per imporsi nel quadriennio che porta ai prossimi mondiali.

Alex Meret

Aggregato da ragazzino con la nazionale, mostra subito le sue grandissime doti contro Pirlo e Diamanti

Stagione 2017/18: 2 presenze, 180 minuti giocati

La lunga convalescenza lo ha portato a esordire in serie A con la maglia della Spal solo pochi giorni fa in una sfida oltretutto tutt’altro che facile contro l’Inter di Spalletti. L’Italia vive un momento storico favorevole per quanto riguarda la nascita e crescita dei portieri, se è vero che Gigi Buffon dopo averne bruciati e strapazzati a centinaia a fine stagione lascerà spazio ad altri. Al momento con Perin, Donnarumma e Cragno (e chissà Sirigu) a giocarsi le 3 maglie, lui potrà con calma prendere la rincorsa dall’Under 21.

Gli altri

I sopracitati sono un mix di quelli già pronti a vestire un ruolo di prim’ordine con la Nazionale maggiore (Chiesa e Barella) più quelli con un talento importante, ma da giudicare in prospettiva. A seguire è lungo l’elenco di nati sotto la stella del 1997 con molti di loro già protagonisti nel mondiale di categoria della scorsa estate. Qualcuno si sta già facendo strada in serie A come il terzino Pezzella ( Udinese, 14 presenze, 1 assist, 930′) mentre con lui a Udine non ha ancora avuto modo di mettersi in mostra il coetaneo e centrocampista Pontisso,  poi troviamo l’esterno offensivo Edera (Torino, 8 presenze, 2 gol, 185′) il centrocampista Depaoli (Chievoverona, 11 presenze, 1 assist, 664′) o chi come Bonazzoli (Spal, 9 presenze, 166′), di mestiere attaccante, cerca il rilancio dopo essere stato etichettato come ragazzo prodigio un po’ troppo presto tenendo conto del fatto che non ha ancora segnato una rete in serie A. Il passo per diventare un altro Samuele Longo è breve.

Se in Italia si preferisce rovistare nell’immondizia andando a comprare Van der Wiel o Sagna, piuttosto che puntare su un talento come Dimarco, allora vuol dire che c’è qualcosa di profondamente sbagliato. Scuola Inter, recentemente vice Pasqual all’Empoli, è emigrato in Svizzera nel Sion nella speranza di trovare spazi che fin’ora in Italia ha trovato in forma ridotta

C’è chi dopo aver visto poco il campo in A, è andato in prestito in serie B: è il caso di Vido ( Atalanta, 4 presenze in A , attualmente  in B col Cittadella 2 presenze con 1 gol, 160 ‘), attaccante, mentre il talento di marca juventina Cassata, centrocampista, resta in serie A nonostante la tanta panchina (Sassuolo, 7 presenze 370′). C’è chi  è ospite fisso della tribuna come Vitale altro interessante centrocampista, (Spal, 1 sola presenza in Coppa Italia) e c’è chi invece sta cercando la propria strada tra estero, vedi Dimarco (Sion, 8 presenze,1, gol, 2 assist 587′) terzino, o serie B, come Audero (Venezia, 21 presenze, 1890′), portiere, quest’ultimo con ottimi risultati. Nel torneo cadetto restano al momento, ma con l’obiettivo di salire di categoria, Favilli (Ascoli, 14, presenze, 8 gol, 1153′) che di quella spedizione era il centravanti, che dopo un dirompente inizio di stagione è stato frenato da un grave infortunio al ginocchio, e poi il promettente difensore di proprietà dell’Udinese Coppolaro (Brescia, 12 presenze, 1018′), il centrocampista Pessina (Spezia, 21 presenze, 3 assist, 1884′) e gli specialisti del reparto offensivo come Panico (Cesena 10 presenze, 1 assist, 409′ appena passato al Teramo nella finestra di mercato invernale,  via Genova) e Alessandro Rossi, di proprietà della Lazio (Salernitana, 19 presenze , 3 gol, 2 assist, 810′). Zaccagno e Minelli invece, militano attualmente in serie C. Chissà se qualcuno tra questi un giorno entrerà nel giro della Nazionale.
La classe ’97 avrebbe al suo interno anche Amadou Diawara che ancora qualche anno è potrebbe far brillare il suo scintillante talento anche in funzione della nazionale italiana, se ce ne sarà bisogno.

(n.b. le statistiche sono prese dal sito transfermarkt.com contano le presenze nella stagione 2017/18 tra campionato e coppe e sono aggiornate al 05/02/2018)

Cambiare pelle

Rispetto alla formazione che uscì contro l’Uruguay nel Mondiale del 2014, è drammatico vedere come 3 anni e mezzo dopo, 7 di quegli 11 in campo sono titolari nell’andata della sfida decisiva contro la Svezia. Una squadra già vecchia all’epoca, che si ripete in quasi la sua totalità, nonostante in mezzo ci siano stati il tracollo nel mondiale carioca e l’ottimo europeo.

Ringraziamo e accantoniamo i vari Chiellini, Barzagli, Candreva, Parolo, Bonucci, Buffon, Montolivo, De Rossi, Astori, Candreva, Eder, Marchisio e soci.

Il calcio italiano non riesce a liberarsi dai vincoli gerarchici e non sa osare. Ci vorrebbe una rivoluzione partendo dal basso, dalle scuole calcio, all’educazione dei ragazzi,  riformare i settori giovanili, cercare in qualche modo la ricetta giusta, prendendo ispirazione anche da altre nazioni che hanno avuto momenti di crisi.
A Marzo si giocheranno due amichevoli ”di lusso”, con Argentina e Inghilterra, dove è auspicabile possa scendere in campo una Nazionale di soli nati dagli anni ’90 dove i “senatori” sono Immobile, Perin, Verratti, Florenzi e Insigne e poi un nugolo di giocatori  da cui ripartire: i classe ’92 (El Shaarawy, De Sciglio, Belotti, Baselli, Viviani, Zappacosta, Ferrari, Izzo e Verdi), i ’93 (Bernardeschi,  Spinazzola, Lazzari, Goldaniga, Politano, Bani) i ’94 (Rugani, Gagliardini, Cragno, Caldara, Cataldi, Berardi, Benassi, Conti), i ’95 (Cristante, Sensi, Romagnoli, Mattiello, Mazzitelli, Petagna), i ’96 (Lo. Pellegrini, Murgia, Calabria, Bentivegna, Mancini, Calabresi), i ’97 citati. Con Donnarumma (’99) già pronto a raccogliere l’eredità di Buffon.

Senza dimenticare che nel prossimo futuro si potrà contare su gente dal potenziale importante come i vari ’98 (Cutrone, Locatelli, Lu. Pellegrini, Del Sole, Lo Faso, Pierini, Marchizza, Adjapong), i ’99 (Pinamonti, Capone, Zanellato,  Bastoni, Melegoni, Antonucci, Scamacca) i 2000 (Biancu, Kean, Caligara) e i 2001 (Pellegri) e chissà quanti me ne sono lasciati per strada e quanti altri ancora ne spunteranno.

E ci si potrebbe sbizzarrire a patto che questa nuova generazione di calciatori, al talento possa abbinare l’esperienza tramite la  continuità di partite in Italia e chi ne ha la possibilità, in europa. Niente male no? A Gigi Di Biagio per il momento, il duro compito di far germogliare una nuova Nazionale.


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Classe '82 come Contador, Kakà e Gilardino, ma non ho mai vinto né Tour de France, né Champions League, né Mondiale. Ho praticato diversi sport, ma gli unici che mi si addicono davvero bene sono quelli da vedere sul divano. Juve, fumetti, cinema horror, ciclismo e cibi unti, le mie più grandi passioni.