Interventi a gamba tesa

Rocket men


Un terzo della stagione NBA è già passato e, a questo punto, la scelta sacrilega, putrida, idiota, marcia e abominevole che l’anno scorso ha consegnato a Westbrook l’MVP si sta rivelando quello che è sempre stata, una cagata pazzesca. Di contro, i due VERI MVP dell’anno scorso (considerato che Kawhi è appena tornato a giocare) stanno dimostrando cosa significhi migliorare i compagni e vincere come squadra: uno è James, che ha rimesso in carreggiata la sua armata Brancaleone e ultimamente sta collezionando triple doppie su triple doppie senza dover fare il bullo coi lunghi perché gli lascino i rimbalzi; l’altro è sempre James Harden, quello che, viaggiando a 32 punti, 9 assist e 5 rimbalzi di media, sta lanciando i suoi Rockets, che hanno il miglior record della lega a 25 – 5, verso i Playoff. Entriamo nel dettaglio.


James-Harden-e1499543696809

L’anno scorso il barba salutò i suoi sogni di gloria decidendo di andare in vacanza da gara 6 contro gli Spurs, persa nonostante l’assenza di Kawhi. Quella squadra aveva un’impronta spiccatamente offensiva, basata su una valanga di tiri da tre punti: a Popovich bastò difendere concedendo solo tiri dalla media per mandare fuori fase una squadra che, nonostante il talento di Harden, non aveva molto altro da mostrare (e non scordiamoci di Manu).

“Art”.

Questa estate la trade meno clamorosa delle varie avvenute ha portato Paul in rosso. Lo scambio sollevò alcuni dubbi sulla possibile coesistenza dei due: perché portare a Houston un playmaker, quando Harden aveva fatto la sua migliore stagione proprio in quella posizione? Perché, intanto, in questo modo Houston può avere per tutti e quarantotto i minuti un playmaker coi controcojoni, roba che la maggior parte delle squadre non può sognarsi per dieci. Oltre a questo, la strategia degli Spurs di cui sopra, quella di invogliare al tiro dalla media, non funzionerà con Paul, che al gomito a costruito gran parte della propria carriera. L’ex Clipper sta facendo la sua solita stagione da 18 punti e 9 assist ogni sera. I Rockets hanno, a questo punto, il miglior attacco del campionato e viaggiano a 114 punti a partita. Fin qui nulla che non si potesse immaginare ad inizio campionato, specie con Gordon (19 punti a partita dalla panchina) e Anderson che hanno cominciato a tirare con costanza e precisione ad un metro dalla linea dei tre punti, perché loro possono. Per capirci, i rossi tirano da tre circa 44 volte a partite, dieci tentativi in più dei Nets secondi. Più difficile da prevedere era il fatto che, ad oggi, Houston è settima in efficienza difensiva e concede solo 104 punti a partita. Il merito, oltre che a Paul, va riconosciuto ai nuovi Tucker e Mbah a Moute che, in combinazione con Capela (che sta avendo la miglior stagione della carriera con 14 punti e 11 rimbalzi di media) e Ariza, formano un quartetto difensivamente con pochi eguali.

In America è opinione comune credere sia addirittura l’unica squadra che possa eliminare in una serie al meglio delle 7 i Warriors.

Che Houston sarebbe stata una squadra insidiosa ce lo aspettavamo, ma che potesse essere così efficiente, sui due lati del campo, decisamente no. Siamo ad un terzo della stagione, le considerazione di oggi tra due mesi potrebbero essere ribaltate. Le uniche preoccupazioni riguardano la tenuta dei giocatori, visto che D’Antoni sta utilizzando una rotazione di otto giocatori e il minutaggio potrebbe essere un problema (Paul ha già saltato diverse partite ed è probabile che subirà qualche altro stop). Una volta arrivati ai Playoff poi scopriremo se si trattava solo di un incendio di paglia, ma, ad oggi, i Rockets sembrano una delle poche squadre che potrebbero dare problemi ai Warriors (specie se continueranno a giocare così scazzati e distratti come in questa prima parte di stagione): offensivamente se la giocano senza dubbio, vedremo quanto potrà tenere la difesa di questo spicchio.

MVP! MVP! MVP!


 

Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche:

Luca Zaghini, nato a Cattolica il 17 gennaio 1993. Laureando in Italianistica, appassionato di linguaggio e pallacanestro: le mie giornate (ed il mio cuore) sono come un pendolo che oscilla incessantemente fra i maggiori pensatori di tutti i tempi e i più grandi ignoranti pieni di sé che abbiano mai messo piede su un parquet. Fermo oppositore dei compromessi, mi concentro solo sugli estremi della gerarchia cestistica, NBA e campionato universitario bolognese. Già redattore della pagina Deportivo la Piadéina.