Interventi a gamba tesa

“E tutto va, come deve andare”: il punto sul Motomondiale 2017

marquez world champion

Il motomondiale finisce con una gara al fulmicotone dominata dalle strategie, dai giochi di squadra ma anche dalla furia dell’agonismo, che fa sì che l’errore rimanga sempre dietro l’angolo. Ed ora, in attesa dei test per la stagione che verrà, è il momento di tirare le somme su quest’annata di gare.


Sul gradino più alto del podio di Valencia sale Daniel Pedrosa, agguantando la sua consueta vittoria stagionale con una gara di grande intelligenza, ma, inevitabilmente, gli occhi di tutti sono puntati su altre sfide, altri temi, altri piloti.

La stagione del numero 26 infatti non è mai stata tale da renderlo protagonista della lotta per la vittoria finale, nonostante un buon livello di rendimento chiaramente visibile dal numero di podi e da un quarto posto nella classifica finale che, con degli avversari così competitivi, è sicuramente quello che la Honda può chiedere ad un pilota ormai relegato nel ruolo di gregario “di lusso”.

La gallina dalle uova d’oro infatti in casa HRC è un altro pilota, quel Marc Marquez che oggi vince il campionato del mondo battendo gli altri, sé stesso e anche le leggi della fisica, sconfitte con una gomitata quando la sua moto era ormai per terra quasi a realizzare quell’unico scenario che avrebbe potuto fargli rischiare la vittoria finale. Un ragazzo di ventiquattro anni che è arrivato in MotoGP da dominatore, ha dimostrato in pista ma anche fuori non solo di poter sopportare le pressioni dei suoi avversari, anche molto più esperti di lui, ma anzi di essere in grado di metterli in difficoltà, di spingerli al limite ed indurli, spesso, all’errore.

Tra i due piloti della Honda, oggi entrambi sul podio, si piazza Johann Zarco, rookie dell’anno grazie ad una grinta nella guida che, a vederlo con quel viso compassato e ad osservarne la tranquillità, non ti aspetteresti: anche oggi tallona Marc Marquez al punto da spaventarlo e portarlo, prima, a farsi superare e, poi, a forzare la staccata rischiando di compromettere l’intero campionato.

zarco valencia

Un pilota francese di prim’ordine nella classe regina non si vedeva da tantissimo tempo e questo non può che far bene, soprattutto se si tratta di un “ignorante” di primissima categoria.

Purtroppo entrambe out nella gara di oggi, ma entrambe autrici di una stagione carica di risvolti su cui soffermarsi le due Ducati ufficiali. Andrea Dovizioso, in particolare,  realizza la stagione migliore della sua carriera nella massima serie: lo avevamo salutato l’anno scorso tra le critiche di chi sosteneva che la casa di Borgo Panigale avesse sbagliato a tenere il forlivese dando il benservito ad Andrea Iannone e, lui, per tutta risposta, è stato autore di una stagione eccezionale, degna del campione che è.

lorenzo dovizioso sepang

Ma un risultato così impressionante, probabilmente, Andrea non avrebbe potuto ottenerlo senza il team costruito da Ducati nel corso degli anni, una squadra di cui proprio quest’anno è entrato a far parte un tassello importantissimo: Jorge Lorenzo. Jorge, o Giorgio, nome del passato che è ritornato nel presente grazie alla figura di Luigi Dall’Igna, ha avuto un avvio di stagione pieno di difficoltà: passare dalla “ballerina” Yamaha ufficiale ad una Ducati che ha sempre avuto fama di essere più simile ad una donna cannone, velocissima ma fisicamente “impegnativa”, non deve essere stato facile e i risultati lo hanno dimostrato. Ma i progressi sono sempre stati costanti e, nella fase finale del campionato, il maiorchino ha ritrovato confidenza nelle proprie potenzialità ed è stato autore di gare di altissimo spessore che ben lasciano sperare per il prossimo anno.

A Valencia, però, le rosse finiscono entrambe  nella ghiaia dopo aver creato non poca agitazione all’interno del box: nel tentativo di far guadagnare a Dovizioso posizioni (nella speranza di un errore di Marquez) infatti, dal box è stata ripetutamente richiesta la fantomatica e inesistente “mappa 8”. Ma evidentemente il 99 aveva lasciato il telefono in modalità silenzioso perché non soltanto ignora la comunicazione, ma aumenta il proprio passo allontanandosi dal pilota italiano nel tentativo di ricucire col gruppo di testa, fino a che però un errore non lo porta alla caduta.

Gli ordini di scuderia nel motomondiale non sono una consuetudine come in altri sport motoristici e, probabilmente, ci vorrà ancora del tempo prima che gli appassionati di questo sport vi si abituino completamente.

La vera delusione di quest’anno è però la Yamaha, colpevole forse di aver costruito una squadra poco amalgamata avendo, anche in conseguenza di questo, commesso alcuni errori nello sviluppare quello che nelle primissime gare era sembrato uno dei pacchetti più competitivi. Maverick Vinales, infatti, pilota di punta della casa di Iwata e autore comunque di un terzo posto mondiale (anche se con troppi punti di svantaggio perché lo si possa considerare un risultato soddisfacente), nelle prime gare aveva dato l’impressione di poter seriamente contrastare gli altri sfidanti, salvo avere un forte decadimento man mano che proseguiva la stagione.

La causa di questo è, forse, da individuare nel difficile rapporto con l’altro compagno di squadra: quel Valentino Rossi che come nessun altro è in grado, con il suo carisma e con la forza indiscutibile della sua personalità, di spaccare le opinioni e forse anche le squadre.

rossi valencia

Avere due galli in un solo pollaio non è mai facile, ancor meno se uno di quei due galli è tra i piloti più titolati e più seguiti della storia di questo sport e, se questo pilota, lamenta una insofferenza col mezzo meccanico; probabilmente però quest’anno Valentino ha fallito nel delicato compito di guidare l’evoluzione tecnica della moto. Nel complesso comunque la stagione del pilota di Tavullia rimane ad altissimi livelli, considerata la sua età e lo sfortunato incidente che lo ha portato ad uno stop forzato; lo sforzo a cui è chiamato per ritrovare la competitività nel prossimo anno, però, è veramente titanico.

Rispettivamente quarta e sesta tagliano invece il traguardo le due Suzuki di Alex Rins e Andrea Iannone: una stagione da dimenticare per la casa giapponese, che ad un rookie per metà della stagione in pessime condizioni fisiche ha affiancato un “esperto” Andrea Iannone protagonista di una crisi di risultati difficilmente spiegabile a cui, forse, sembra aver mezzo parzialmente una pezza soltanto nelle ultime gare.

Da segnalare, poi, la crescita notevole tanto di KTM quanto di Aprilia: due squadre con approcci tecnici e strategici molto diversi ma che hanno in comune i piloti, quei fratelli Espargarò che, al netto del loro indiscutibile talento, il prossimo anno saranno chiamati a fare un ulteriore passo in avanti quanto a costanza e prestazione per lottare costantemente per le posizioni che contano.

espargaro valencia

Le premesse perché la prossima stagione mostri livelli di competitività elevatissimi dunque ci sono tutti: agli appassionati non resta che tenere gli occhi puntati sui test invernali e inventarsi qualcosa per resistere fino al prossimo anno.


 

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Andrea Antonio Carlomagno, nato a Rimini il 31 agosto 1993. Studia Giurisprudenza all'Università di Bologna, ma la sua vera passione sono i motori: dopo un'adolescenza fatta di miscela, per un certo periodo pensa di comprarsi una Harley-Davidson, poi per fortuna ritorna in sé. Oggi per lui ogni scusa è buona per lasciare i panni dell’aspirante giurista e indossare la tuta, che sia per piacere o per lavoro. Petrolhead, provocatore e avvocato del diavolo: se non lo aveste capito, meglio stargli alla larga.