Interventi a gamba tesa

Perché Ventura ha convocato Jorginho?

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Il calcio non è una scienza esatta e perciò, tante volte, si può essere in disaccordo sul reale valore di un calciatore. Ma ci sono elementi, dati, valori che rendono queste discussioni meno frivole e soggettive, ma leggermente più tangibili. Che sia uno dei migliori play della Serie A è indiscutibile. Che il suo valore si stia affermando anche a livello europeo, altrettanto. Che sia necessario per una Nazionale a corto di idee e con il tempo contato, meno. Il dibattito delle ultime settimane si è concentrato attorno al regista del Napoli Jorginho, oggetto di poche attenzioni da parte del Ct Giampiero Ventura – e del suo predecessore Antonio Conte – e su cui, nelle ultime settimane, c’è stato l’interessamento di Tite, Commissario tecnico della Seleção.


Lo ritengo uno dei migliori interpreti nel ruolo di metodista. Per come stiamo giocando ora non c’è un ruolo per lui, ma se un domani avremo la necessità di giocare con il metodista verrà sicuramente preso in considerazione” aveva affermato lo scorso agosto Ventura ed ora, tra chiacchiere da bar e rumors di giornali, la notizia è ufficiale: Jorginho, a distanza di 19 mesi dall’ultima volta, è tra i ventisette convocati per la doppia sfida con la Svezia del 10 e del 13 novembre. Il play del Napoli diventerà a tutti gli effetti italiano se scenderà in campo, anche per un solo minuto, in partite ufficiali. Con tanti saluti e grazie alla Federazione Brasiliana e un accenno di sorriso per l’accoppiata Sarri-De Laurentiis.

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Chi è Jorginho

Jorge Luiz Frello Filho è un un calciatore a prima vista ‘normale’, non eccelle in corsa, non ha un gran fisico, non calcia dalla distanza, non ha grande feeling con il gol – tralasciando le ultime responsabilità dal dischetto. Ma è fondamentale nell’economia del gioco, è un elemento imprescindibile per la capolista della massima serie italiana, il suo equilibratore. Il metodista brasiliano, quest’anno, ha una media di circa 105 passaggi a partita, effettuati con percentuali che si attestano attorno al 92% e, guarda caso, comanda entrambe le classifiche italiane, distanziando in quella dei passaggi effettuati di una ventina di lunghezze l’altro napoletano Koulibaly, secondo classificato. Il direttore d’orchestra dei partenopei è il fulcro del sistema di gioco studiato da Maurizio Sarri ed affermatosi negli ultimi tre anni. E’ il centro di un 4-3-3 che funziona a memoria, in cui tutti i movimenti dei calciatori sembrano telecomandati da un Joystick.

Come uscire dal pressing con un tocco:

L’italo-brasiliano è bello da vedere e la sua abilità sta nel semplificare tutto ciò che possa sembrar difficile. Ha 26 anni e vive il miglior momento della sua carriera e trova la sua perfetta collocazione in mezzo a due mezzali che gli diano la possibilità di dettare i ritmi, garantendogli un appoggio vicino e con cui condividere la copertura della mediana. Jorginho ha acquisito maturità, è dotato di una raffinata intelligenza tattica e si candida come futuro scrittore di un manuale sull’arte del palleggio. Predilige giocate ad uno, massimo due tocchi, non ne forza, è abile nel recupero di palloni e nel loro smistamento, dà il via all’altissimo pressing campano ed è sempre in ottima posizione per ricevere ed offrire una soluzione semplice ai suoi compagni, sia sulla fuori uscita del pallone dalla prima linea, che in contesti più offensivi, dalla metà campo in su. Il sistema ‘Sarriano’ è nei suoi piedi e, con il suo elegante interno destro, è abile nel decidere se scaricare sui centrali per riaprirsi e ricevere in una posizione più congeniale allo sviluppo della manovra, guardando la porta avversaria e non avendola più alle spalle. Sa bene quando andare in verticale, cercando negli half-spaces le due mezzali che corrono verso la porta, sa quando addormentare la partita e quando innalzare i ritmi, con il ‘palla-dentro, palla-fuori’, simbolo del fraseggio napoletano, che sfianca gli avversari e crea spazi fra le linee.

Non a caso, la scorsa settimana è stato definito “meraviglioso” dal tecnico del Manchester City Pep Guardiola.

Cosa potrebbe dare agli Azzurri

Essere il fulcro dei partenopei, per Conte prima e Ventura poi, è stato un problema. Essere il cervello di un sistema automatizzato ha allontanato i due tecnici dal porre anche al centro del loro progetto l’italo-brasiliano, in un reparto che poteva contare sull’esperienza di Daniele De Rossi, da anni divenuto lo schermo davanti alla difesa, e su Verratti, corteggiato da mezza Europa ma che con la Nazionale ha mostrato – ahinoi – ancora troppo poco. Jorginho ha trovato la sua dimensione in quel 4-3-3 e con quegli interpreti. Un modulo fin troppo distante dal 4-2-4 che il sarto Ventura ha tagliato per gli Azzurri da inizio mandato, affidato più all’estro dei tenori offensivi e alla rinomata solidità difensiva, che ad una precisa impostazione tattica. Un modulo che, probabilmente, non metterebbe a proprio agio il metodista di Imbituba, date le ampie spaziature da sostenere e la mole di lavoro sporco da svolgere, che appannerebbero la lucida impostazione. E poi c’è da aggiungere che è un elemento che per essere inserito nei vari meccanismi di Ventura ha bisogno di tempo. Tempo che il Ct di una Nazionale non ha, soprattutto durante le qualificazioni ai Mondiali, dati gli sporadici incontri e raduni, per costruire un sistema di gioco efficiente e codificato come quello di Maurizio Sarri.

Eppure con Lorenzo Insigne pare intendersi:

Allora la domanda sorge spontanea: perché Ventura ha convocato Jorginho?
Le ipotesi che devono ancora trovare conferma sono quattro.

1- Ventura, dopo le tre sberle ricevute dalle ‘Furie Rosse’ a inizio settembre e la dichiarazione sulla non-convocazione del numero 8 napoletano, sta pensando ad un modulo più coperto. Il 3-5-2 di stampo ‘contiano’ che odora di usato sicuro o un 4-3-3 con uno fra Immobile e Belotti, entrambi claudicanti, schierati da unica punta, coadiuvati da Insigne e Candreva ai lati. Con in mezzo il ballottaggio Jorginho-De Rossi e mezzali Verratti, Parolo, Florenzi, Gagliardini a dividersi le restanti due maglie. L’ipotesi è molto remota ed una sua applicazione negli ultimi match di qualificazione sarebbe stato un indizio. Invece, nonostante i vari infortuni, Ventura ha convocato Cristante, Gagliardini e Barella. Il tecnico ligure difficilmente farà a meno delle sue certezze, soprattutto in gare così decisive.

2-   Avanti tutta col 4-2-4 e Jorginho reputato adatto a ricoprire quel ruolo dopo l’ottimo inizio di stagione, nonostante la poca duttilità tattica e le zero convocazioni durante l’era-Ventura. Molto, molto difficile anch’essa.

3- Il Ct si è lasciato travolgere dalla spinta popolare che invocava la convocazione dell’ex Hellas Verona.

4- Ventura (o la Federazione) sta guardando oltre. Un solo minuto in campo in gare ufficiali lo soffierebbe alla nazionale brasiliana e, in tale confusione, con un Mondiale che è un punto interrogativo – ed un allenatore che lo è altrettanto – non vorrebbe(ro) perdere la possibilità di averlo a disposizione in un futuro più o meno prossimo. Il tecnico per preparare – anche con lui – l’eventuale Mondiale in Russia; la Federazione per non vederlo con la casacca verde-oro, quando a decretare le convocazioni sarà, probabilmente, un nuovo Ct. Ipotesi decisamente più percorribile.

La nazionale è in balia delle onde e – come scriveva il nostro Autieri – il dramma, probabilmente, sarebbe vedere gli Azzurri ai Mondiali, senza un’idea precisa di gioco, con leader appannati dagli anni e giovani ancora troppo acerbi, con un modulo altezzoso che potrebbe dare i suoi frutti solo con squadre nettamente inferiori e con un’altra probabile figuraccia in serbo che, rispetto a una clamorosa non qualificazione, non scuoterebbe quanto serve la Federazione ed il sistema calcistico italiano. Una struttura che, in tale confusione, ha bisogno di chiarezza ed ordine. Che, in fondo, sono un pò le qualità che metterebbe a disposizione il metodista partenopeo.


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Giuseppe Santoro, 23 anni e al secondo anno di Laurea Magistrale in Comunicazione pubblica e d'impresa a Bologna. Tifo e patisco per il mio Taranto, amo il calcio palla a terra, stimo Giampaolo, venero Sarri, impazzisco per Pep Guardiola. Leggo di tattica ed in pomeriggi di nulla guarderei persino partite di Prima Categoria. Mi addormento sognando che, un giorno, non troppo remoto, qualche matto mi retribuisca, dandomi la possibilità di unire una passione ad una malattia. La prima è scrivere, la seconda il calcio.