Interventi a gamba tesa

Guardiola e Sarri: così diversi, così uguali


L’urna di Nyon la scorsa estate si è divertita, nella composizione dei gironi della Champions League, a sorteggiare nello stesso gruppo il Manchester City di Pep Guardiola e il Napoli di Maurizio Sarri. Regalandoci, con ogni probabilità, due dei match più spettacolari e interessanti dell’intera edizione 2017/’18 della massima competizione europea. In attesa che lo spettacolo abbia effettivamente inizio stasera all’Etihad Stadium (con replica il 1 novembre al San Paolo), proviamo a farci salire tutti insieme l’acquolina in bocca.


Manca poco al momento che un po’ tutti stavano aspettando dall’ormai lontano 24 agosto, ovvero quello in cui le squadre di Sarri e Guardiola incrociaranno le armi per 180 minuti da seguire quasi come fossimo alla prima serata all’opera.

Alla partita le due squadre ci arrivano in contesti ambientali simili: dopo le notevoli difficoltà affrontate lo scorso anno (soprattutto per quanto riguarda il tecnico catalano, che mai prima d’ora aveva trovato così tanti imprevisti, dato che il tanto caro juego de posicion in Premier ha attecchito con maggiore difficoltà che altrove), entrambe le squadre sembrano aver trovato definitivamente la quadra, e ora guardano tutte dall’alto al basso nei loro campionati, al netto della difficile concorrenza che prende il nome del Manchester United per i citizen e di Inter e Juventus per i partenopei.

Entrambe le squadre, soprattutto, sono in vetta esprimendo un gioco spumeggiante e spesso travolgente, con una mai nascosta volontà di controllo del palloneunico mezzo per rallentare o accelerare i ritmi a proprio piacimento e, in questo modo, decidere delle sorti della partita.
Principi molto cari ai due condottieri delle squadre, Guardiola e Sarri, i protagonisti più attesi dal doppio confronto, più anche delle numerose, fulgide stelle che calcheranno il campo da gioco.

La discussione in sé per sé magari non ha motivo di esistere (per quanto stimi alla follia il tecnico di Bagnoli), però il fatto che sia stata posta è un sintomo importante di quanto la sfida tattica fra i due tecnici generi un’attesa spasmodica. Poche volte prima d’ora avevo visto due allenatori prendersi così prepotentemente i riflettori, più dei calciatori che disputeranno il match.

Due tecnici provenienti da mondi così distanti, l’uno dalla multietnica e globalizzata Barcellona (per quanto questa immagine strida con ciò che ci riferisce la cronaca odierna), l’altro dalla più profonda provincia italiana, ma che nel contesto universale del campo da gioco parlano la stessa lingua. Una lingua che li rende così simili, fratelli quasi, poiché figli dello stesso pensiero calcistico, anche se declinato da due maestri diversi.
Discendente di Sacchi e della sua epopea milanista di fine anni ’80/inizio ’90 – quegli anni in cui un dipendente della Montepaschi passava le mattinate in ufficio a guardare l’orologio attendendo che giunga l’ora di staccare per correre al campo – l’uno; mentre l’altro, che invece grande campione lo è stato anche col pallone fra i piedi, ha attinto direttamente alla fonte della sapienza di Johan Cruijff, il profeta del Totaal Voetbal.

Per Guardiola e Sarri insomma sarà un po’ come guardarsi allo specchio, e combattere contro una versione diversa di sé stessi: entrambe le squadre infatti amano avere il possesso del pallone, non gettandolo mai ma anzi cercando a ogni costo l’uscita pulita dello stesso, partendo il più delle volte dalla difesa, prima responsabile della fase di risalita del campo palla a terra mediante costruzione di triangoli; entrambe capaci di allargare e restringere il campo a loro piacimento, creando superiorità numerica in mezzo al campo e invitanti corridoi per le sovrapposizioni dei terzini sulle corsie esterne. Sovrapposizioni che permettono alle ali di entrare in mezzo al campo, occupando quegli half-spaces di importanza cruciale nel calcio posizionale: è grazie ad essi che si riesce ad aggirare la prima linea di pressing avversario e avere lo spazio necessario negli ultimi metri di campo per andare a rete.

Elusione del pressing mostrata dal City contro il Chelsea: se Conte arretra Morata e Hazard per schermare Fernandinho, Guardiola  trasforma il suo 4-3-3 in un 3-2-4-1: Walker resta basso come terzo di destra, Stones e Otamendi scalano al centro e a sinistra, mentre dall’altra parte il falso terzino Delph, proprio come Lahm al Bayern, entra dentro al campo affiancandosi a Fernandinho, riportando il City in superiorità numerica per superare il primo pressing.

Chelsea-Manchester City

Anche il Napoli, qui durante la gara di Champions contro il Feyenoord, riesce a sfuggire il pressing avversario grazie a principi simili di interscambiabilità di posizioni grazie ai movimenti dei calciatori: nello specifico Jorginho prima viene incontro e appoggia il pallone a Koulibaly, poi scappa in avanti a chiudere il triangolo con il senegalese ed Allan, all’interno del quale è rimasta imbrigliata la prima linea di pressione olandese

Manuale per disinnescare il pressing

Sarà quindi una sfida interessantissima e anche cervellotica: cosa ci faranno vedere Guardiola e Sarri? Cosa si inventeranno i due (protagonisti di una rivalità intrisa di rispetto che sa di altri tempi) per sabotare i piani dell’altro? In particolare, Sarri come penserà di provare a contenere l’enorme potenza di fuoco di una squadra che schiera contemporaneamente De Bruyne, David Silva, Sterling, Sané e Gabriel Jesus? In particolare, il Napoli sacrificherà la sua ben nota natura offensiva di fronte a una squadra dalla cifra tecnica superiore, persino per una squadra come quella partenopea, allo scopo di difendere aspettando basso nei pressi della propria area di rigore, o avrà il coraggio di correre tutti i rischi che ne conseguono e rimarrà fedele alle sue idee che prevedono una difesa alta ad intasare gli spazi per rendere difficile il palleggio alla squadra inglese (mossa che, come ha imparato sulla propria pelle lo stesso Napoli, può dare i suoi frutti anche in partite del genere?)

Questo e molto altro ci attende nei due atti della sfida fra Napoli e Manchester City, fra Guardiola e Sarri, fra due applicazioni con sfumature leggermente diverse di due idee di base molto simili. Una sfida che si candida ad essere quello che fu la partita dell’Azteca per tanti tifosi di quella generazione, due partite memorabili da vivere e poi tramandare ai posteri.
Per cui non prendete impegni per stasera e per l’1 novembre e anzi preparate i pop-corn: lo spettacolo è garantito.

Parola di Guardiola e Sarri.


 

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Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.