Interventi a gamba tesa

Guida alla Superlega 2017-’18

superlega volley

Si riparte dalla Lube Civitanova campione d’Italia e dallo spettacolo della supercoppa italiana vinta da Perugia. Riprende domenica la Superlega nell’edizione che celebra il trentennale della Lega Pallavolo Serie A, che se non può essere considerato il campionato migliore al mondo – difficile stabilire quale torneo esprima un valore assoluto superiore tra quello italiano, la Superliga russa dominata da uno Zenit Kazan che ha vinto pure 4 delle ultime 6 Champions League e la Plus Liga polacca capace di vendere meglio un prodotto comunque estremamente valido – di certo è il più formativo a livello tecnico e omogeneo in relazione ai rapporti di forza tra le 14 squadre. A maggior ragione in una stagione in cui sia la classe media alle spalle delle fab 4 (in rigoroso ordine alfabetico Civitanova, Modena, Perugia e Trento) sia la terza fascia si sono rinforzate in maniera consistente, tra trasferimenti da volley mercato random (un nome su tutti, il libero della nazionale statunitense Eric Shoji a Latina, 12a lo scorso anno), operazioni nostalgia, come i ritorni in Italia di Savani (sempre a Latina) e Travica (nella sua Padova dopo gli ultimi mesi della passata stagione a Modena), o attingendo direttamente dalle grandi.


I presupposti per un torneo estremamente equilibrato e livellato verso l’alto come non accadeva da almeno 5 anni a questa parte, con minimo una dozzina di club a giocarsi gli 8 posti in palio per i play-off, ci sono tutti. Non resta che mettersi comodi e gustarsi lo spettacolo.

Obiettivo tricolore

Nemmeno i bookmakers si sbilanciano con le quote scudetto, a riprova di un equilibrio sottile tra Civitanova, Modena, Perugia e Trento, che negli ultimi 3 anni hanno consolidato il proprio status di big all’interno di una lega storicamente volubile, anche perché “bastano” pochi milioni di euro per salire sulla giostra e tentare la corsa al tricolore. Che nessuno riesce a vincere per due volte di fila dal lontano 2005, quando la Sisley Treviso conquistò il terzo scudetto consecutivo.

Certo, la Cucine Lube Civitanova parte con i favori del pronostico, e perché è campione in carica, e perché ha confermato il sestetto della passata stagione. Una squadra che per il secondo anno di fila ha rischiato di incartarsi a causa della quota italiani (3 obbligatoriamente in campo) e che ha costretto a tenere fuori per metà della passata stagione il francese Jenia Grebennikov, il libero numero uno al mondo, in luogo di un pari ruolo italiano, Pesaresi. Almeno fino al rientro definitivo di Jiri Kovar, datato 26 dicembre 2016 (3-0 interno con Latina). Una sorta di acquisto invernale, quello dell’(ex?) schiacciatore azzurro, indisponibile per tutto il 2015-’16 a causa della rottura dei legamenti del ginocchio, il cui recupero ha svoltato la stagione dei marchigiani. Perchè il classe ’89, oltre a “restituire” la titolarità a Grebennikov, ha garantito qualità alla ricezione – da cui è stato sgravato parzialmente Juantorena – e all’attacco. Dove avendo perso gran parte della propria forza esplosiva, viene sì coinvolto meno (7,6 attacchi a partita), ma quando viene chiamato in causa gioca sul tempo di salto e sulla manualità dei suoi colpi.

Rice in tuffo e palla in testa a Christenson. It’s easy, it’s Kovar.

Qualora il nuovo allenatore Giampaolo Medei (il ct della nazionale Gianlorenzo Blengini ha dovuto rinunciare alla panchina della Lube in quanto il neo presidente federale Bruno Cattaneo ha negato la possibilità del doppio incarico) voglia orientare maggiormente la formazione sull’attacco, può mettere in campo la banda Taylor Sander, ben più di una semplice alternativa. Cucinieri sulla carta favoriti, piegati però in finale di supercoppa da Sir Safety Conad Perugia sorprendemente coesa, specie come muro difesa.


L’obiettivo della campagna acquisti degli umbri era proprio quello di “normalizzare” una rosa piena di stelle eppure mal assorbita e carente nei fondamentali difensivi, che non è stata in grado di trovare un compromesso accettabile tra le due fasi neppure dopo l’arrivo in novembre di Bernardi in panchina. Ecco quindi il libero della nazionale Colaci, una garanzia nel suo ruolo, e al centro giocatori più freschi e propensi ad attaccare come Anzani (nel biennio 2013-’15 8 punti di media a partita) e Ricci (reduce da un’annata estremamente positiva a Ravenna), che possono fornire un’opzione in più ad un De Cecco il quale negli ultimi play off ha finito per sovraccaricare Atanasijevic, Podrascanin e Russell, almeno fino al momento dell’infortunio.

L’ago della bilancia nel sistema Perugia si chiama Ivan Zaytsev, il nome più chiacchierato dell’estate azzurra e non certo per vicende sportive. Sorvolando sulla stucchevole polemica legata allo “shoes gate” che gli ha fatto saltare l’europeo, la stagione dello zar, oltre a costituire l’occasione per “ripulire” la propria immagine a livello mediatico, rappresenta un primo spartiacque per l’icona del volley azzurro, che nel 2018 andrà per i 30 anni.

Ma anche un’occasione per comprendere meglio il suo ruolo in questa squadra e quantificarne l’incidenza. Non tanto come numero di punti, quanto semmai come applicazione a muro, in difesa e ricezione. Perché l’equivoco si è creato nel momento in cui si è pensato che da schiacciatore avrebbe replicato gli stessi standard offensivi tenuti da opposto. Invece Zaytsev a Perugia sta attaccando meno, dato che le prime due opzioni di palla alta si chiamano Atanasijevic e Russell, e con una minore efficacia (44,6% su 507 palloni, una percentuale comunque più che discreta) in quanto da posto 4 il suo gioco fisico, che si traduce in altezza e potenza della schiacciata, con palle più lente e scontate è più complicato da sviluppare.

Il pittoresco presidente della Sir Gino Sirci dopo la sconfitta in finale di Cev Champions League di aprile ha inquadrato meglio di tanti addetti ai lavori la stagione del numero 9. “In attacco potrebbe migliorare, però alla fine ha dato. E voglio ricordare che la nostra squadra è nata con Atanasijevic e Russell deputati a mettere giù i palloni e con Zaytsev a dover ricevere, a vestire il ruolo che una volta era di Vujevic. Ci poteva andare peggio, che Zaytsev non ricevesse e noi si perdeva tutte le partite. Io sono soddisfatto”. E all’ex Lube va riconosciuta la disponibilità a sacrificarsi in un ruolo che non sente suo, e sobbarcarsi quel lavoro meno appariscente ma altrettanto imprescindibile in difesa e ricezione, fondamentale in cui ha chiuso i play-off col 29,8% di doppio positiva, risultando il 6° miglior ricettore tra i giocatori con più di 500 palloni ricevuti.

Il “nuovo” Zaytsev che lucida i pavimenti e ripulisce i palloni sporchi:

Per la cronaca, questo è il punto che ha consegnato la supercoppa italiana a Perugia, il primo trofeo della sua storia. Un’iniezione di fiducia per una formazione che pareva ossessionata dalla vittoria, ma che guardando il rovescio della medaglia accresce le aspettative nei confronti di una società che invece voleva approcciarsi a questa stagione con un profilo più basso, dopo i proclami mortiferi di 12 mesi fa.


Più indietro nei lavori rispetto a Civitanova e Perugia le altre due protagoniste della supercoppa, Modena e Trento, che hanno chiuso rispettivamente in terza e quarta posizione. Un ritardo per certi versi preventivabile, se pensiamo che hanno rinnovato sensibilmente le rose e hanno ancora margini di crescita più o meno ampi. Gli emiliani nella fattispecie avevano aperto il mercato calando subito i pezzi da 90, il “nemico” Stoytchev in panchina, per 8 anni tecnico di Trento, e il terzo ritorno in gialloblù del palleggiatore Bruno, un altro di quelli che in passato ha avuto qualche screzio con l’allenatore bulgaro. Con un top 3 in regia l’obiettivo è di portare il cambio palla ad un livello superiore e di sopperire con la creatività del brasiliano ad eventuali criticità in ricezione. Criticità che invece nella seconda parte del 2016-’17, col rientro dall’infortunio di un Petric sofferente, si sono manifestate nettamente e, unite alla basicità della distribuzione di Orduna, sono andate a intaccare la prolificità dell’attacco (49,7%, addirittura il settimo score della lega).

Il regalo di bentornato dei tifosi gialloblù a Bruninho all’aeroporto di Bologna.

Dopo questi questi due colpi i media si sono scatenati, parlando di un dream team con Kaziyski e Zaytsev. Invece i canarini si sono “limitati” a rastrellare le migliori opportunità offerte dal mercato interno e alla fine sono arrivati l’opposto Sabbi, all’ultimo treno per affermarsi anche fuori dalla provincia, lo schiacciatore Urnaut e il centrale Mazzone, entrambi da Trento, tra lo scetticismo dell’ambiente modenese per via delle aspettative deluse. Giocatori non di primissima fascia, protagonisti di carriere che hanno subito dei rallentamenti, ma che hanno le potenzialità per provare a compiere l’ultimo step assieme alla squadra. Allargando la prospettiva, il planning di Stoytchev è di “partire da 2-3 automatismi semplici (come la connessione telepatica tra Ngapeth e Bruno, ndr), per poi implementare il numero di soluzioni ed arrivare al 100% tra tre mesi”. Precedenza al cambio palla e successivamente intervento sulla fase punto, tallone d’achille nei play-off come in supercoppa.


Dopo un biennio in cui, pur rendendo al di là delle proprie possibilità – anche per stessa ammissione del presidente Mosna Mosna – ha portato a casa al massimo dei secondi posti (dal campionato alla coppa Italia, passando per la Champions League e la coppa Cev), Trento ha deciso di smantellare tutto l’organico ad eccezione della coppia azzurra Giannelli-Lanza e di coach Lorenzetti, per rimodulare una formazione potenzialmente in grado di vincere giocandosela alla pari con tutti, senza recitare per forza la parte dell’underdog contro le altre big. Nella speranza di risolvere in primis il problema atavico dell’opposto, scoperchiato dagli addii di Stokr nel 2013 e Sokolov nel 2014, cui neppure lo Stokr bis nell’ultima stagione ha saputo far fronte (colpa dei suoi 33 anni suonati, che hanno ridimensionato la sua prestanza fisica).

Dopo Nemec, Djuric e Stokr è il turno quindi di Luca Vettori, che in seguito all’esperienza in chiaroscuro a Modena ha l’opportunità di ridare slancio ad una carriera inferiore alle previsioni. Per indole non sarà mai un trascinatore, ma può e deve aumentare l’influenza e la continuità di azione sul gioco; anche quando la partita si sporca e, più che la sua pulizia tecnica esemplare, serve la lucidità. Il Vetto in Trentino potrebbe trovare un contesto a lui congeniale, modellato verosimilmente sulla velocità e sulla tecnica, visti gli altri acquisti completati dai vice campioni d’Italia.

Il colpo da copertina non può che essere quello del martello Uros Kovacevic dalla Calzedonia Verona, una sorta di duplicato di Earvin Ngapeth per poliedricità del talento (53,2% in attacco e 44,7% di rice perfetta l’ultimo anno), profondità del repertorio balistico e swagness. 

“Frustrante” è proprio l’aggettivo calzante per descrivere il gioco del mancino serbo.

Con lui dalla Calzedonia pure il centrale Aidan Zingel, protagonista di una decisa crescita nel corso dei 7 anni in gialloblù (dal 2013 sempre nella top 5 dei muratori), che col brasiliano Eder Carbonera completa il posto 3. Un acquisto passato quasi sotto traccia, quello del classe ’83, eppure parliamo di uno dei punti di riferimento della selezione verdeoro, particolarmente fastidioso al servizio e a muro. Ad ogni modo sarà interessante capire come l’ex coach di Modena strutturerà il muro difesa, alla luce della perdita di un aspirapalloni come Colaci, il quale è stato rimpiazzato da De Pandis.

Quello che non mancherà a Trento (come del resto a Modena) è il tempo, visto che la posizione di vantaggio nei confronti di buona parte della concorrenza (alla post season si qualificano le prime 8, un traguardo che entrambe le formazioni raggiungeranno in scioltezza) consente anche il lusso di perdere qualche punto sulla strada che conduce all’optimum.

Media borghesia

Le candidate più credibili per il tricolore dovranno però guardarsi da almeno un paio di squadre che possono e vogliono inserirsi tra le prime 4, come Verona e Piacenza, su cui però attualmente è difficile fare considerazioni d’insieme. Scaligeri a loro volta autori di una rivoluzione in sede di mercato: a fianco del confermato Djuric e dei cavalli di ritorno Pajenk, Pesaresi e Spirito, in banda sono stati consegnati al tecnico Nikola Grbic due potenziali crack: il canadese Stephen Maar (classe ’94) e lo statunitense Thomas Jaeschke (’93). Il primo, al debutto in Superlega 12 mesi fa con la maglia di Padova, è stato il quarto martello per punti realizzati in regular season e si è distinto per manualità, variazione dei tempi di salto e presenza a muro (ben 41 in 99 set).

Un saggio della plasticità di Maar. In quest’azione non solo riesce ad arrivare su un’alzata corta, ma usando il braccio come un mulinello, manda a vuoto il muro e fa punto con un attacco al limite della trattenuta.

Quello di Jaeschke, da un paio di stagioni nel giro del team USA, sembra un profilo complementare, che brilla per la sensibilità tecnica in tutti i fondamentali, in particolare in ricezione, dove nel 2016 al Resovia ha fatto registrare il 37% di doppio positiva. Dalle loro mani passano le fortune dei veneti.


Punta forte sugli schiacciatori anche Piacenza, alla luce della permanenza dell’eterno Marshall e soprattutto di Clevenot, tornato in Emilia dopo aver vinto da protagonista la World League con la Francia. La conferma del (ennesimo) talento transalpino, uno dei più futuribili del volley europeo, assomiglia tanto a un colpo di mercato, sia per come riceve (36,4%), sia per la capacità di mettere giù anche i palloni più impiccati (53% in attacco). Coach Giuliani si è detto determinato “a colmare il gap con le prime”, tuttavia non sarà facile neppure ripetere il 6° posto in campionato, piuttosto che la finale di coppa Italia sfiorata senza la diagonale cubana tutta genio e sregolatezza formata dal palleggiatore Hierrezuelo e dall’opposto Hernandez, top scorer della scorsa regular season, sostituiti da Baranowicz e il 39enne “Fox” Fei, di ritorno in biancorosso dopo il biennio 2012-’14. Quest’ultimo tra l’altro idealmente prende il posto degli evergreen Zlatanov e Papi, ritiratisi in maggio.


Un gradino sotto un tris di società ambiziose a livello sportivo e commerciale, desiderose di cancellare un 2016-’17 negativo e decise a conquistarsi un posto nelle 8, se non più avanti (ammesso e non concesso che riescano a trovare una buona amalgama). Delle 3 Latina è quella che ha generato più hype, grazie al suo mercato esotico che ha portato in Italia uno dei primi 3 liberi al mondo – il già citato Shoji – una delle colonne della selezione francese, il centrale Le Goff e soprattutto ha riportato in patria il 35enne Chrstian Savani, pietra angolare della nostra nazionale a cavallo degli anni ’10. A completare questo melting pot culturale, il terzo ritorno a Latina di Starovic, l’opposto serbo che pare esaltarsi soltanto in Ciociara, la riproposizione del giapponese Ishikawa in posto 4 e l’ingaggio del palleggiatore taiwanese Pei Hung Huang, verosimilmente figlio degli accordi commerciali col main sponsor Taiwan Excellence. Tocca all’allenatore Vincenzo Di Pinto dare un ordine e un senso a questa pila di figurine.

La straordinaria capacità di compressione di Shoji. E dire che è alto un metro e 84.

Più lineare ma altrettanto altisonante il nuovo corso della Revivre Milano, che è andata a pescare gli esuberi delle grandi Matteo Piano e Klemen Cebulj, i quali hanno fatto un passo indietro pur di trovare maggior spazio. Il garante di una società che ha fretta di cancellare l’ultimo posto del 2016-’17 è Andrea Giani, fresco di argento europeo con la Germania e reduce dall’esonero in quel di Verona nel dicembre 2016 malgrado quasi 4 anni complessivamente positivi, impreziositi dalla Challenge Cup di un anno fa.

Il punto di continuità col recente passato si chiama invece Riccardo Sbertoli, palleggiatore milanese nato nel 1998 con trascorsi da attaccante e alle spalle già due campionati da titolare, di cui sarà piacevole scoprirne la profondità del talento. In diagonale con lui una vecchia conoscenza della Superlega, quell’Abdel Aziz transitato da Cuneo e che da un paio d’anni si è trasformato da alzatore in opposto. Occhio anche al martello tedesco Ruben Schott, uno dei protagonisti della cenerentola Recycling approdata alle final 4 di Champions 2017.

Un Abdel Aziz potenzialmente devastante al servizio, aggiungo.

Sceglie invece la strada della continuità la Kioene Padova, che riparte dal progetto#roadto2020 con lo scopo di consolidarsi tra le prime 8-10 realtà del campionato affidandosi ai giocatori del territorio e alle sinergie con le imprese locali. Una rosa giovane e autoctona (ben 8 veneti in rosa) a cui farà da chioccia il 31enne Dragan Travica. Può fare notizia il fatto che il palleggiatore della nazionale dal 2011 al 2015, campione d’Europa nel 2014 col Belgorod e di Turchia nel 2016 con l’Halk Bankasi Ankara, si debba accontentare di una società di seconda fascia dopo la parentesi a Modena di pochi mesi fa, ma questo testimonia pure la crescita media del campionato in questo triennio. Travica sarà incrociato a Gabriele Nelli, che abbandona la comfort zone di Trento per andarsi a giocare il primo campionato da titolare della carriera e dimostrare il reale valore.

In relazione alla crescita di questi 3 club mi è difficile collocare in questo power ranking Monza, Vibo Valentia, e Ravenna, rispettivamente 7a, 8a e 9a nell’annata precedente. Certo, delle 3 i brianzoli (unica società in Italia ad avere una formazione sia in A1 maschile sia in A1 femminile) malgrado le cessioni dell’alzatore serbo Jovovic e dello schiacciatore tedesco Fromm, sembrano gli unici certi quanto meno di lottare per i play-off in virtù dei colpi stranieri messi a segno (Langlois e soprattutto Finger) e del blocco italiano Botto-Buti-Beretta che di base conferisce una buona solidità al sestetto. Molto più dura ripetere l’exploit del 2016-’17 per Vibo Valentia, che comunque si è rinforzata con Antonov in banda, Verhees al centro e spera nell’esplosione dell’opposto americano Ben Patch, un classe ’94 pescato dal circuito universitario USA.

Qui Ben Patch mentre mostra ai comuni mortali la tecnica della levitazione.

Apparentemente indebolita nel saldo acquisti cessioni la Bunge Ravenna, costretta perennemente a rifugiarsi nel player trading a causa delle ristrettezze economiche. Salutati quindi 6/7 di un sestetto che ha fallito l’ingresso alla post season nell’ultima giornata, ricomincia da una schiera di debuttanti, tra cui spicca lo schiacciatore francese Marechal, assieme al palleggiatore Orduna gli uomini franchigia di una delle piazze storiche del panorama italico.

In ultima fila Sora e Castellana Grotte, ripescata in seguito alla mancata iscrizione di Molfetta (il regolamento della Superlega non prevede infatti retrocessioni). Il rischio di un’annata sanguinosa per entrambe, Castellana in particolare, che ha confermato buona parte del roster che ha vinto i play-off di A2, è concreto.

E la comunicazione?

Il volley mercato e il prologo della supercoppa, per tempistiche e format quanto mai azzeccato, non hanno che incrementato l’attesa attorno a questa Superlega. Una delle leghe tecnicamente più valide e spettacolari dell’intero panorama sportivo italiano, cui però manca una vetrina che la possa valorizzare adeguatamente. Qualche guizzo da parte della Lega Volley c’è stato, come la già citata formula della supercoppa o il fantavolley, ma sono due gocce nell’oceano.

Non c’è una comunicazione sufficientemente efficace e incisiva, capace di rendere appetibile e quindi fruibile il prodotto Superlega 7 giorni su 7, e capace di attirare dunque nuovi appassionati e fidelizzare la fan base con ulteriori iniziative. I canali social della Lega appaiono stantii e trascurati (Facebook e YouTube in particolare) e il più delle volte, anziché produrre propri contenuti da cui dovrebbero trasudare la passione dei tifosi e il talento delle squadre, si limitano a ribattere le notizie divulgate dagli uffici stampa delle società.

L’assenza su Twitter poi, il social tra quelli in cui la condivisione di contenuti e l’interazione tra utenti (anche sconosciuti) è più immediata, dove oltretutto lo sport rientra spesso e volentieri tra i trend topic, è un autogol clamoroso. E sono convinto che se i loro social media manager iniziassero a inondare Twitter di gif con le migliori giocate della settimana, il numero di utenti e le interazioni crescerebbe in maniera significativa.

Se non altro gli organi di stampa tradizionali, captando il crescente interesse attorno alla pallavolo figlio dell’argento olimpico della nazionale di Blengini, hanno iniziato a dedicargli maggior spazio: ad inizio 2017 è ripresa la pubblicazione del mensile “Pallavolo Supervolley”, la Gazzetta ogni venerdì esce con l’inserto “V come Volley”, mentre Rai Sport ha inaugurato la rubrica “Oltre la rete” e ad agosto ha trasmesso le partite della nazionale impegnata agli europei su Rai 1 e 2. Malgrado la fame di pallavolo in tv e sugli spalti.

la Rai, media partner della Superlega assieme a Sportube.tv, non sembra però interessata a creare un contesto in cui inserire il campionato, che vada oltre alla mera trasmissione della partita e generi una serialità anche fuori dall’evento stesso, magari con qualche approfondimento tecnico nel corso della settimana. E magari con Alessandro Antinelli nuovamente al comando della redazione volley.


Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche:

classe ‘90 formatosi a Rimini. Calciofilo per inerzia, volleyballista (inteso come raccontaballe) per passione. Collaboratore al “Corriere di Romagna” dal 2009 al 2014, la Lega Pro da ormai troppo tempo è diventata il suo pane quotidiano. Valentina Arrighetti la sua dea, tradita soltanto per qualche sveltina con Fernando Torres e Earvin Ngapeth. Caporedattore Sportellate.it