Interventi a gamba tesa

Anteprima NBA: Western Conference

curry durant western

Il 17 ottobre inizierà la nuova stagione NBA. Per l’occasione, abbiamo ricapitolato i movimenti del mercato estivo di entrambe le conference. Questa è l’anteprima della Western, divisa in quattro gruppi distinti in base alle aspettative. Le sigle tra parentesi indicano i rookie (R) o le squadre di provenienza o destinazione.


Gruppo 1: Tankapalooza 2018.

L’ovest sarà troppo competitivo per non spingere qualche squadra a tankare. Le tre squadre in questo gruppo però non sono atroci quanto lo saranno le ultime ad est, sia come gioco che come qualità dei giocatori.

De-Aaron-Fox-1

15) Phoenix Suns

In: Anthony Bennett, Troy Daniels (MEM), Josh Jackson (R), Mike James (R), Alec Peters (R), Davon Reed
Out: Leandro Barbosa, Ronnie Price.

I Suns non hanno un roster troppo vomitevole, ma tenderanno a massimizzare la competitività della conference per tankare almeno un altro anno. Sono pochi gli intoccabili, Bledsoe potrebbe partire presto. L’unica certezza è che tra Bennett e Chris Phoenix avrà bisogno di un dietologo coi controcojoni.

14) Sacramento Kings

In: Bogdan Bogdanovic (R), Vince Carter (MEM), Jack Cooley, De’Aaron Fox (R), Harry Giles (R), George Hill (UTA), Justin Jackson (R), Frank Mason III (R), Zach Randolph (MEM), JaKarr Sampson, Marcus Williams.
Out: Arron Afflalo (ORL), Darren Collison (IND), Tyreke Evans (MEM), Langston Galloway (DET), Rudy Gay (SAS), Ty Lawson, Ben McLemore (MEM).

Un lavoro incredibilmente competente per i Kings al Draft, oscurato dalle misteriose scelte di mercato: Hill vorrà giocare, Fox partirà dalla panchina e non so se sia la scelta più lungimirante. Buoni gli innesti dei veterani, soprattutto per Z-Bo che, tornato in California, potrà spaccarsi di nuovo di canne con meno pensieri di prima. Occhio anche a Bogdanovic che in America non sanno neanche come si scrive (e infatti probabilmente dovrà portare il catetere a Vince Carter), ma che in Europa abbiamo avuto già modo di apprezzare.

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13) Los Angeles Lakers

In: Lonzo Ball (R), V.J. Beachem (R), Vander Blue, Andrew Bogut, Thomas Bryant (R), Kentavious Caldwell-Pope (DET), Alex Caruso (R), Josh Hart (R), Kyle Kuzma (R), Brook Lopez (BKN), Briante Weber (CHA), Stephen Zimmerman (ORL).
Out: Tarik Black (HOU), Timofey Mozgov (BKN), David Nwaba (CHI), Thomas Robinson, D’Angelo Russell (BKN), Metta World Peace, Nick Young (GSW).

Quest’anno sarà un’altra parentesi: l’obiettivo è far trovare una buona squadra per LeBron l’anno prossimo. Anche qui pochi intoccabili, forse solo Ball e Ingram, magari anche Kuzma che è il nuovo idolo delle folle. Lopez sarà probabilmente riscambiato perché competente e qualche squadra potrebbe aver bisogno del suo attacco, anche se il vero problema per i giallo-viola sarà muovere quel crimine contro l’umanità che è il contratto a Deng. Per il resto sarà un altro anno di tankaggio più o meno mascherato dal bel gioco di coach Walton.

P.s.: Ball entro le prime cinque partite verrà livellato malamente dal Perkins di turno.

Attenzione a Kyle Kuzma.

Gruppo 2: Nulla di atroce, ma non abbastanza per i Playoff.

Le due squadre del gruppo, ad est se la giocherebbero tranquillamente per la post-season, ma putrooppo per loro sono ad ovest e si accontenteranno di una scelta al draft.

12a) Dallas Mavericks

In: Brandon Ashley (R), Gian Clavell (R), P.J. Dozier (R), Maxi Kleber (R), Josh McRoberts (MIA), Johnathan Motley (R), Dennis Smith Jr. (R), Maalik Wayns, Jeff Withey (UTA).
Out: Nicolás Brussino (ATL), A.J. Hammons (MIA), DeAndre Liggins, Jarrod Uthoff (IND).

I Mavs hanno una squadra che l’anno scorso, sana, sarebbe potuta arrivare anche sesta, ma che quest’anno è difficile pensare tra le prime dieci ad ovest. Coach Carlise è un maestro nel trasformare merda in cioccolata, ma quest’anno sarà davvero dura; l’unico incentivo sarebbe un’altra comparsa ai playoff per Dirk. La chiave sarà Smith che promette già molto bene, ma da cui non si può aspettare già una stagione da MVP (da rookie dell’anno sì però).

12b) Memphis Grizzlies

In: Dillon Brooks (R), Mario Chalmers, Tyreke Evans (SAC), Vince Hunter (R), Ben McLemore (SAC), Ivan Rabb (R), Kobi Simmons (R), Rade Zagorac (R).
Out: Tony Allen (NOP), Vince Carter (SAC), Troy Daniels (PHX), Zach Randolph (SAC).

Gasol e Conley sono fenomenali e ogni anno sono migliorati in qualche ambito in barba al disinteresse dei maniaci dei numeri, ma anche per loro la competizione sarà probabilmente troppo superiore ai loro mezzi. I nuovi innesti non sono nulla di che e Parsons sta virando pericolosamente verso una carriera da influencer su Instagram; le premesse non sono il massimo. A questo punto non sarebbe incredibile vedere una delle due stelle scambiate (Denver giocherà col cadavere di Nelson come playmaker e ha i pezzi per uno scambio…).

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Gruppo 3: Buone squadre… giusto?

Sono qui raccolte le squadre che questa estate hanno stravolto di più se stesse. Se tutti aspettano che Minnesota vinca il titolo e pure Denver, la Storia dell’NBA rema contro quei tifosi della domenica che credono che la sola aggiunta di talento garantisca i titoli. Di contro squadre come Utah e i Clippers che hanno perso il proprio giocatore migliore non per questo faranno schifo e, anzi, non sarebbe incredibile pensare che possano fare anche meglio.

10a) New Orleans Pelicans

In: Cliff Alexander, Tony Allen (MEM), Ian Clark (GSW), Charles Cooke (R), Frank Jackson (R), Jalen Jones (R), Perry Jones III, Darius Miller, Rajon Rondo (CHI).
Out: Quinn Cook (ATL), Tim Frazier (WAS), Donatas Motiejunas, Quincy Pondexter (CHI), Axel Toupane.

I Pelicans saranno la squadra più interessante della stagione. Un senso non ce l’hanno, e per questo dovreste già amarli: o guardie o lunghi, nessuna ala, difesa pochina, specie davanti, ma sotto canestro ci sarà ancora Davis che è sempre uno dei cinque più forti in circolazione. In pre-season lui e Cousins si sono trovati bene, ma potranno sostenere l’intesa per una stagione intera, in questa conference? Ogni infortunio sarà letale, questa stagione più delle precedenti, ma la squadra è motivatissima: questa è l’ultima chiamata per coach Gentry, Boogie, Rondo (che dai nostri cuori non sarà mai sfrattato però e che il primo infortunio se l’è procurato qualche giorno fa) e anche per la dirigenza, che vede avvicinarsi l’addio del suo miglior giocatore. Non stupitevi se, partiti in sordina, Cousins verrà rifilato a qualcun altro (occhio a Washington). E neanche se dovessero arrivare settimi.

10b) Portland Trail Blazers

In: Zach Collins (R), Archie Goodwin (BKN), Anthony Morrow (CHI), Caleb Swanigan (R), C.J. Wilcox.
Out: Allen Crabbe (BKN), Festus Ezeli, Tim Quarterman (HOU).

I Blazers stanno puntando tutto su un Nurkic versione bravo ragazzo per una stagione intera e già questo dovrebbe essere sospetto. Non contenti, non hanno fatto molto per migliorare un roster che è abbastanza mediocre e che da due anni supera le aspettative di tutti grazie anche al concorso di colpa degli altri (su Collins si aggirano le prime voci per la nomination a bidone dell’anno). Lillard e McCollum saranno difensivamente ancora atroci e la squadra punterà a segnare più degli altri: per tre quarti, in una partita, sono riusciti a star dietro ai Warriors, ma sarà sostenibile per le ottantadue della stagione?

8a) Minnesota Timberwolves

In: Aaron Brooks (IND), Anthony Brown, Jimmy Butler (CHI), Jamal Crawford (LAC), Marcus Georges-Hunt (ORL), Taj Gibson (OKC), Justin Patton (R), Jeff Teague (IND), Melo Trimble (R).
Out: Omri Casspi (GSW), Kris Dunn (CHI), Jordan Hill, Zach LaVine (CHI), Adreian Payne (ORL), Nikola Pekovic, Ricky Rubio (UTA), Brandon Rush (MIL).

I pezzi sembrano esserci, ma ora bisognerà assemblarli e chiunque abbia dovuto montare un mobiletto dell’Ikea sa che l’operazione non è sempre priva di problemi. Questi l’anno scorso hanno difeso peggio della merda, una roba da veterani in promozione sulle ultime gambe: Wiggins doveva essere il nuovo Artest e sta facendo un’ottima imitazione del peggior Harden invece, Towns stoppa, ma per il resto non c’è. Finché non cominceranno a fermare gli altri, per i Wolves sarà dura a prescindere, ma Butler darà una bella mano anche in questo campo, stesso discorso per Gibson. Restano misteriose le aggiunte di ciò che resta di Crawford e Brooks, per non parlare di Teague, ma a Minneapolis punteranno molto sull’ennesimo miglioramento di KAT (e non senza ragioni).

8b) Denver Nuggets

In: Josh Childress, Torrey Craig (R), Tyler Lydon (R), Trey Lyles (UTA), Paul Millsap (ATL), Monte Morris (R).
Out: Danilo Gallinari (LAC), Roy Hibbert, Mike Miller.

L’anno scorso i Nuggets sono quasi arrivati ai playoff: la sperimentazione di Jokic e Nurkic insieme gli è costata troppe partite, così come la tarda realizzazione che fosse il 15 il giocatore su cui puntare. Il centrone però ormai si è affermato come prima punta, ed è uno spettacolo. La partenza di Gallinari si farà sentire, ma Millsap darà una gran mano. Per Denver i dubbi sono due: chi farà il playmaker e se riusciranno a vincere rallentando il gioco. Storicamente ogni squadra decente dei Nuggets ha tentato di sfruttare l’altitudine correndo più degli altri, non è chiaro se sia questo il piano e se Millsap e Jokic possano adattarcisi nel caso. Questa è una squadra che probabilmente farà almeno uno scambio per assicurarsi il ritorno ai playoff e la tradizionale uscita al primo turno.

6a) Utah Jazz

In: Tony Bradley (R), Eric Griffin (R), Jonas Jerebko (BOS), Donovan Mitchell (R), Royce O’Neale (R), Ricky Rubio (MIN), Thabo Sefolosha (ATL), Ekpe Udoh, Nate Wolters.
Out: Boris Diaw, Gordon Hayward (BOS), George Hill (SAC), Trey Lyles (DEN), Shelvin Mack (ORL), Jeff Withey (DAL).

I Jazz hanno perso Hayward e Hill, ma la scorsa stagione hanno giocato spesso senza uno dei due od entrambi e sono comunque riusciti ad arrivare quinti. Rubio a questo punto è sottovalutato e nel sistema dei Jazz potrà far bene e la difesa, di sicuro, non verrà meno nel corso di un’estate, Gobert è ancora in mezzo all’area; oltretutto Mitchell potrebbe essere il colpo della vita per la squadra di Salt Lake City. La differenza la farà Hood se riuscirà a scoppiare e a coprire un po’ il vuoto lasciato da Hayward: il potenziale c’è già da qualche anno e l’orologio per lui inizia a ticchettare sempre più velocemente. Stesso discorso per Exum, che pare dovrà saltare un’altra stagione però.

6b) Los Angeles Clippers

In: Patrick Beverley (HOU), Sam Dekker (HOU), Jawun Evans (R), Danilo Gallinari (DEN), Montrezl Harrell (HOU), Marshall Plumlee (NYK), Willie Reed (MIA), Milos Teodosic (R), Sindarius Thornwell (R), Louis Williams (HOU), Jamil Wilson (R).
Out: Alan Anderson, Brandon Bass, Jamal Crawford (MIN), Raymond Felton (OKC), Luc Mbah a Moute (HOU), Chris Paul (HOU), Paul Pierce, J.J. Redick (PHI), Marreese Speights (ORL), Diamond Stone (CHI).

Discorso simile ai Jazz. Hanno perso Paul, ma hanno rimediato quattro giocatori competenti nello scambio, oltre che Teodosic e Gallinari. Griffin è poi già tornato in azione da che doveva restar fuori fino a dicembre, quindi, anche qui, le pedine ci sono. Per i Clippers l’incognita è Rivers: riuscirà a far giocare questa squadra? Per le ultime stagioni ha avuto l’alibi di CP3, ma ora non c’è più e anche per lui questa ha l’aria di essere un’ultima chiamata. Complimenti ai losangelini per essersi aggiudicati il premio per il rookie con il nome più bello anche quest’anno: Sindarius Thornwell è incredibile.

Perdere Chris Paul e ritrovarsi Milos Teodosic in cabina di regia. Quando si dice cascare in piedi.

Gruppo 4: Warriors e quelle che se la potrebbero giocare se sparisse o Curry o Durant ai primi.

4) Oklahoma City Thunder

In: Bryce Alford (R), Carmelo Anthony (NYK), Markel Brown, Isaiah Canaan (CHI), Raymond Felton (LAC), Terrance Ferguson (R), Paul George (IND), Daniel Hamilton (R), Dakari Johnson (R), Patrick Patterson (TOR), Rashawn Thomas (R).
Out: Norris Cole, Taj Gibson (MIN), Enes Kanter (NYK), Doug McDermott (NYK), Victor Oladipo (IND), Domantas Sabonis (IND).

Il cuore dice “seconda squadra ad ovest”, il cervello “squadra con meno difesa, due stelle in scadenza e un playmaker che gioca troppo spesso solo per sé stesso”. Non sarà una passeggiata la stagione dei Thunder e potrebbe finire in tragedia, anche se sarebbe abbastanza improbabile. Sta di fatto che hanno ormai perso la loro identità: gli Spurs li hanno sofferti per anni per il loro atletismo e la loro difesa asfissiante, ora è svanita per lasciar spazio all’attacco. Non credo basterà mai per i Warriors, non sono sicuro possano riuscire a superare neanche Spurs e Rockets.

3) San Antonio Spurs

In: Matt Costello (R), Rudy Gay (SAC), Darrun Hilliard (DET), Joffrey Lauvergne (CHI), Brandon Paul (R), Derrick White (R).
Out: Joel Anthony (MIL), Dewayne Dedmon (ATL), David Lee, Jonathon Simmons (ORL).

Parker fuori e un anno più vecchio, Aldridge scontento e in più solo quel che resta di Gay: cosa ci fanno ancora qui gli Spurs? L’anno scorso non erano messi molto meglio di così e sono comunque arrivati in finale ad ovest. Succede quando si ha uno dei cinque più forti, sia offensivamente che difensivamente, il miglior allenatore di sempre e una serie di gregari che sanno cosa devono e non devono fare in un sistema che vince da oltre vent’anni. Volete scommettere contro gli Spurs anche quest’anno, come tutti gli altri anni in cui hanno superato le vostre aspettative, ma non le loro? Fate pure, io ho smesso nel 2012. E se Leonard dovesse vincere l’MVP sarà sacrosanto.

Poesia in movimento.

2) Houston Rockets

In: Tarik Black (LAL), Demetrius Jackson (BOS), Chris Johnson, Luc Mbah a Moute (LAC), Cameron Oliver (R), Chris Paul (LAC), Zhou Qi (R), Tim Quarterman (POR), P.J. Tucker (TOR).
Out: Patrick Beverley (LAC), Sam Dekker (LAC), Montrezl Harrell (LAC), Louis Williams (LAC), Kyle Wiltjer.

I Rockets hanno aggiunto il miglior playmaker di questa era in cambio di una buona fetta di panchinari e hanno preso pure un paio di buoni difensori in Tucker e Mbah a Moute. L’anno scorso Harden ha dimostrato quanto può essere devastante giocando con un minutaggio esagerato e ora potrà lasciare parte del peso dell’attacco Rockets a Paul: i due si troveranno quasi sicuramente bene, il problema, anche per loro, sarà la difesa. Non è detto che questo sarà il roster definitivo però, Morey potrebbe avere qualche scambio nella manica. Sono i più vicini ai Warriors ad ovest, e sono comunque ad almeno un Durant/Curry di distanza per giocarsela seriamente con i campioni.

1) Golden State Warriors

In: Jordan Bell (R), Chris Boucher (R), Omri Casspi (MIN), Michael Gbinije (DET), Georges Niang (IND), Nick Young (LAL).
Out: Matt Barnes, Ian Clark (NOP), James McAdoo (PHI).

L’anno scorso hanno vinto e non è stata una cosa molto competitiva. L’unico dubbio, ad inizio stagione, era la panchina, che si è rivelata più che adeguata agli scopi dei Warriors. Quest’anno hanno aggiunto pure Casspi e Young (oltre a Bell che potrebbe essere una specie di mini-Draymond): se non si fanno male, questa stagione sarà pure più facile della scorsa. Oltre agli infortuni, l’unica cosa che potrebbe mettere in pericolo la stagione dei Warriors è l’accoppiata Javale-Swaggy P che già ai tempi di Washington aveva regalato grandi gioie al popolo della rete.


 

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Luca Zaghini, nato a Cattolica il 17 gennaio 1993. Laureando in Italianistica, appassionato di linguaggio e pallacanestro: le mie giornate (ed il mio cuore) sono come un pendolo che oscilla incessantemente fra i maggiori pensatori di tutti i tempi e i più grandi ignoranti pieni di sé che abbiano mai messo piede su un parquet. Fermo oppositore dei compromessi, mi concentro solo sugli estremi della gerarchia cestistica, NBA e campionato universitario bolognese. Già redattore della pagina Deportivo la Piadéina.