Interventi a gamba tesa

Un sogno mondiale


Nel Gran Premio d’Inghilterra il fato scuote prepotentemente la classifica mondiale, condannando ad uno zero pesantissimo Marc Marquez mentre un Andrea Dovizioso più in palla che mai, vince una gara magistrale e inizia davvero a sperare l’insperabile.


A regalare l’illusione di poter conquistare una vittoria incredibile è inizialmente Valentino Rossi: il numero 46 pare aver trovato da qualche parte nel box il manuale segreto di Jorge Lorenzo ai tempi d’oro, perché parte in palla e conduce la gara dall’inizio fin quasi alla fine, cercando un allungo sugli inseguitori che, però, non gli riesce mai.

mondiale

Gruppo degli inseguitori di cui si impadronisce Andrea Dovizioso sportivamente maturo come mai prima d’ora: emerge da un weekend non esaltante, cuce il gap faticosamente accumulato dal pilota di Tavullia, lo saluta con la mano e negli ultimi giri dimostra di averne anche abbastanza per allungare.

La grande squadra messa insieme da Ducati negli ultimi anni produce ora dei frutti evidentissimi, risultato di un lavoro di cesellatura che ha coinvolto la squadra corse a trecentosessanta gradi (dall’operato dei progettisti e di Luigi Dall’Igna alla scelta dei piloti, passando per un collaudatore come Michele Pirro, capace di fare a sportellate con i migliori piloti del mondo).

Ma la notizia fondamentale in ottica campionato è il KO tecnico del motore di Marc Marquez: una défaillance tecnica dell’ala dorata non si vedeva più o meno dall’epoca del carburatore, la subisce proprio il pilota di punta del team Repsol nonché leader della classifica mondiale, che su questa pista aveva dimostrato di poter andare fortissimo e lottare per la vittoria.

Un fotogramma della rottura in cui è incappato il 93.

Un fotogramma della rottura in cui è incappato il 93

Notevole anche la gara condotta da Maverick Vinales: tra i pochi equipaggiato con una gomma morbida al posteriore, sembra non accorgersene e dopo aver scavalcato il proprio compagno di squadra tenta un recupero disperato all’ultimo giro che, però, non gli riesce.

Il wonder boy di Yamaha ha condotto sinora una stagione relativamente al di sotto delle enormi aspettative che era stato in grado di creare durante l’inverno, ma conferma comunque il suo ruolo di pilota di punta nel team Yamaha ed è pienamente in lotta per il mondiale.

Quarta posizione per Cal Crutchlow: l’idolo di casa fa una gara di grande carattere anche se non riesce a soffiare il podio a Valentino Rossi.

Dietro di lui la Ducati guidata da Jorge Lorenzo: cambia la gestione della gara del pilota maiorchino (che rinuncia a partire con la baionetta innestata per mantenere un ritmo più costante anche nella seconda metà di gara) ma la sua rimane, complessivamente, una prestazione a cui manca ancora quell’ultimo step per arrivare al livello dei primi.

In casa Suzuki arriva finalmente una (mezza) soddisfazione: a portarla è però un recuperato Alex Rins che conduce un weekend di buon livello e chiude in nona posizione, a differenza del suo compagno di squadra Andrea Iannone autore di una “iannonata” quando sfortunatamente rovina a terra silurando la ruota posteriore di Danilo Petrucci.

Il conto alla rovescia è ora per il GP di San Marino e della Riviera di Rimini: tra le curve tecniche del circuito romagnolo è lecito attendersi che i piloti nostrani facciano bella mostra di sé, in particolar modo quelli che qui si allenano per gran parte dell’anno e che conoscono centimetro per centimetro punti come il leggendario “Curvone”, certi che non sarà comunque facile vincere una concorrenza agguerritissima.


 

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Andrea Antonio Carlomagno, nato a Rimini il 31 agosto 1993. Studia Giurisprudenza all'Università di Bologna, ma la sua vera passione sono i motori: dopo un'adolescenza fatta di miscela, per un certo periodo pensa di comprarsi una Harley-Davidson, poi per fortuna ritorna in sé. Oggi per lui ogni scusa è buona per lasciare i panni dell’aspirante giurista e indossare la tuta, che sia per piacere o per lavoro. Petrolhead, provocatore e avvocato del diavolo: se non lo aveste capito, meglio stargli alla larga.