Interventi a gamba tesa

Top of the Flop, 1a giornata


Top:

1) Icardi: il secondo goal di ieri sera è bello come un’erezione in post serata alcolica, quando lei ti guarda con aria mal fidata, tu credi di essere già finito ma poi chissà com’è o come non è, un po’ l’esperienza, un po’ il mestiere, la cavalchi che furia cavallo del west può accompagnare solo. Mauro Icardi, finalmente l’Argentina ha un centravanti.

2) Dybala: gli metti la numero 10 sulle spalle e un po’ come l’aura di Goku si espande esponenzialmente. Un folletto fenomenale, di un classe purissima. Il goal è una gemma di tutte le migliori caratteristiche che dovrebbero comporre un calciatore. La traversa è come quella ragazza che ti fa sentire sempre come se fosse mezzogiorno. Intenibile.

Gran gol di Dybala, ma l’assist di Pjanic è stata la vera perla di Juventus Cagliari.

3) Cutrone e Quagliarella: 124 acquisti, poi esce lui. Non ha il fisico per questa pellicola, parrebbe. Non ha il nome per questa pellicola, parrebbe. Già…rigore, goal e assist. Venghino, signori, venghino. Il secondo non ricordo più quanti anni abbia, ma quando sei lì con la cacchina acida pronto a capitolare dinnanzi a un volenteroso Benevento, piazza due fiammate e la porta a casa lui. Fabione Qua-Glia-Re-LLLLLLLLLLLA

Flop:

1) Scuffet: strana la storia, come il caso, guarda te il caso. Un Donnarumma prima di Donnarumma che a differenza di Gigio, per lo studio, dice no all’Atletico che è di Madrid, che è in Spagna, come Ibiza, ma con più cemento. Da lì sparisce nei meandri del “cazzo ma ti ricordi…” per poi tornare in qualche sporadica apparizione. Tra l’anno scorso e quest’anno ritrova i guantoni titolari. Ma oggi più che i guantoni trova saponette e farfalle al centro dell’area. Non una bocciatura, non una tirata d’orecchie, però my friend, pur capendo che a Udine il vino gira più della gnagna, il Tavernello prima delle partite non è buona cosa. Un turno in prigione e al prossimo giro esci con un lancio doppio.

Forza Simone, noi siamo con te.

scuffet flop

2) Nagatomo: quando la tua squadra vince tre a zero ma tu riesci comunque a prendere tre tunnel e a infilare una serie di tuffi, che nel gergo della disciplina vengono definiti “a cazzo di minchia”, cercando invano di rinviare il pallone di testa ma facendo la figura di un Billy Elliot poliomielitico,qualche domanda, dopo trentordici anni di stordita attività, ebbè, secondo me puoi anche iniziare a fartela. Io non mi spingo oltre, mi limito a ricordare che a Milano fioccano gli “all you can eat” di sushi in cerca di braccianti e uomini di spirito. Che il nighiri sia con te.

3) Mirante: quando la sera prima della partita ti riguardo, vorace, tutta la saga di Step Up, ma il giorno dopo non resetti il cervello e continui a comportarti come il Channing Tatum di Napoli Vomero. Il tuffo (tecnica collaudata Nagatomo Yuto) con cui si fa infilare da un tiro di Ljiaic che più che un tiro è una fiatella acre, è un insulto alla definizione stessa di portiere. Ma tanto lui è Channing Tatum e dopo questa orribile vaccata rimane per terra in attesa dei voti dei giudici della scuola di Amici.

CARTELLINO ROSSO
Mi sono stufato di vivere in un mondo in cui la gente rivaluta le persone solo quando queste sono morte. Un mondo dove la gente indica i minuti di silenzio invece di fare in modo che non ci sia bisogno di istituirli. Un mondo dove neanche un minuto di silenzio viene rispettato perché è decisamente più toccante se si applaude il morto per apparenti meriti di tragedia. La vita è vita e la morte e morte. Se volete rispettare i morti fate in modo che ce ne siano di meno. Se volete rimanere in silenzio fatelo per trovare una soluzione ai mali di questa realtà. I vostri applausi, i vostri “pray for” e le vostro foto “io sono con” mi toccano zero. Qui la gente muore e non c’è davvero bisogno di sotterrarli con l’aggiunta dell’onta del vostro fottuto perbenismo.

Fine delle trasmissioni. Per ora.


 

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Jacopo Landi, sangue misto nato nell'aprile del 1988 in quel di Milano ma in realtà appartenente (in parti uguali), per origini, a: Emilia Romagna, Toscana, Valle d'Aosta, Lazio, Abruzzo ed India. Lavora un po' in tutti i settori possibili, tranne quello del narcotraffico. Matura esperienza come giornalista, prima cinematografico e poi sportivo presso il giornale on-line Italia Post, il sito calciomercato.com e le collaborazioni coi giornalisti Fabrizio Biasin e Alfredo Pedullà. Ha inoltre collaborato con la compagnia teatrale "I Birbanti" e firmato un corto personale "Una birra al bar" tratto da una novella del buon (e sacrosanto) Bukowski. Dal 2013 collabora prima con la Nella Longari arte, poi con la M77 Gallery e infine con la Renata Fabbri Arte contemporanea; prima di tornare nel mondo della produzione in qualità di sceneggiatore. Non potrebbe vivere senza filosofia, donne, cinema, whisky e buona musica. Collabora con Sportellate perché dopo il video di Corona sul "pene" di Adriano non riteneva di poter essere da meno.