Interventi a gamba tesa

Furia ceca

marquez

Il motomondiale riparte da Brno con una gara insipida, il cui merito maggiore è quello di rimettere in evidenza, qualora veramente ce ne fosse ancora la necessità, l’arretratezza dei protagonisti del circus nella gestione della gara rispetto ai migliori esempi del motor sport.


La differenza, come siamo abituati a vedere in questi casi, la fa il team Repsol Honda e in particolare un Marc Marquez capace di combinare in maniera incredibile talento, intelligenza e fortuna: nessuno riesce veramente a capire quale dei tre elementi prevalga, ma lo spagnolo cambia moto prima di chiunque altro e capitalizza un vantaggio che lo porterà a passare la maggior parte della corsa passeggiando in solitaria.

Subito dietro Daniel Pedrosa e, ad indicare il valore della Honda (che certamente beneficia anche dei test effettuati su questa pista in precedenza) anche un ottimo quinto posto raccolto da Cal Crutchlow.

Ma se il weekend di Honda è roseo, la procedura del cambio moto degli altri team principali è deludente al limite dell’inaccettabile.

Esempio lampante quello fornito da Jorge Lorenzo, che forte della sua Ducati rivisitata per assomigliare alla USS Enterprise nelle prime fasi di gara si porta al comando e cerca di allungare sul gruppo degli inseguitori.

Tutto sembra funzionare al meglio per il maiorchino, che riesce a girare stretto sulle curve della pista ceca e appare a suo agio in sella alla Desmosedici, fino al fattaccio: entrato in pit lane non trova la seconda moto pronta a partire, perdendo secondi preziosi e ritrovandosi in pit lane un traffico che sembra il GRA nell’ora di punta.

Inaccettabile e imperdonabile, invece, la gestione di gara messa in atto da Valentino Rossi (e per certi versi da Andrea Dovizioso): facendo da contraltare all’intelligenza e alla maturità dimostrata da Marc Marquez, il pilota di Tavullia ed il suo team dimostrano per l’ennesima volta l’incapacità di gestire  situazioni come questa, raccogliendo soltanto un quarto posto che, considerato il resto del weekend ed il potenziale di moto e pilota, sa molto più di beffa che di rimonta.

Senza infamia e senza lode la prestazione offerta da Vinales, lo spagnolo sale sul terzo gradino del podio perdendo così punti dal numero 93 ma rosicchia qualcosa a tutti gli altri: bene ma non benissimo.

Di fantozziana memoria invece la scena di cui è protagonista (seppur incolpevole) Andrea Iannone: nel raggiungere il proprio box incrocia un Espargaro garibaldino, strizza il freno con la coordinazione di un lottatore di sumo ad un saggio di danza classica e capitombola, fortunatamente senza conseguenze, davanti agli occhi increduli del proprio team.

Ci sono davvero poche parole per descrivere la rovinosa stagione del pilota di Vasto, che forse ha raccolto un ruolo (quello di prima guida all’interno di un team sì emergente, ma con le aspettative che competono ad un grande costruttore come Suzuki) al di là della propria esperienza attuale, per il resto della stagione non resta che sperare in quello che sarebbe a tutti gli effetti un miracolo sportivo.

Un fotogramma dell’incidente che ha visto coinvolto Andrea Iannone.

Un fotogramma dell'incidente che ha visto coinvolto Andrea Iannone

Sguardo puntato ora al prossimo weekend per il Gran Premio d’Austria nel moderno impianto del Red Bull Ring, che lo scorso anno ci ha regalato una meravigliosa doppietta Ducati ed una vittoria proprio di Andrea Iannone che, a pensarci oggi, sembra fantascienza.


 

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Andrea Antonio Carlomagno, nato a Rimini il 31 agosto 1993. Studia Giurisprudenza all'Università di Bologna, ma la sua vera passione sono i motori: dopo un'adolescenza fatta di miscela, per un certo periodo pensa di comprarsi una Harley-Davidson, poi per fortuna ritorna in sé. Oggi per lui ogni scusa è buona per lasciare i panni dell’aspirante giurista e indossare la tuta, che sia per piacere o per lavoro. Petrolhead, provocatore e avvocato del diavolo: se non lo aveste capito, meglio stargli alla larga.