Interventi a gamba tesa

Icardi, un capitano da cacciare (non da ciucciare)!

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Mancini…De Boer…Vecchi…Pioli…Vecchi-bis: l’inter – la minuscola è d’obbligo, visto il rendimento non pervenuto della squadra –, dopo ben quattro avvicendamenti tecnici sulla propria panchina, ha chiuso il campionato 2016/2017 al settimo posto, con poco o nulla da salvare…E ora tocca al duo Spalletti-Sabatini riconciliare il club con la sua storia: chissà!


Un compito davvero arduo il loro, vista la difficoltà a cacciare quei calciatori infami che l’anno scorso si sono resi protagonisti della babele nerazzurra. Con loro anche l’incertezza permane e tutti i buoni propositi sembrano disperdersi già in una lunga scia di puntini di sospensione.

Agosto intanto sopraggiunge e dell’Inter che verrà si ha ancora un’idea vaga, al di là della garanzia di aver preso un bravo allenatore e forse il miglior direttore sportivo italiano. Infatti, il mercato fin qui condotto ha senz’altro disatteso le aspettative dei tifosi nerazzurri, i quali speravano in un rinnovamento totale o quasi totale della rosa, magari con l’arrivo di qualche top player in difesa e a centrocampo.

Certo, gli acquisti di Dalbert (manca solo l’ufficialità) e Vecino, sommati a quelli di Borja Valero e Skriniar, rappresentano i primi tasselli di un mosaico molto interessante, ma la cui composizione dovrà ancora in buona parte essere perfezionata, perché – considerando quanto accaduto durante la scorsa stagione – saranno molti i calciatori a doversi trovare un’altra sistemazione: Ranocchia, Murillo, Nagatomo, Santon, Kondogbia, Brozovic, Jovetic e Gabigol, solo per citarne alcuni.

Terzino giovane e dall’assist facile: approviamo.

Spalletti – che si è definito ‘differente’ e non migliore dei suoi predecessori – è stato chiaro sin dal primo momento: «O facciamo qualcosa di diverso o continueremo a non vincere». E quel qualcosa di diverso per il tecnico toscano è la costruzione di un collettivo ben organizzato. Questo perché le sconfitte degli ultimi anni hanno dimostrato che non sono i singoli con le loro qualità assolute a determinare la vittoria di un titolo, ma i calciatori forti in grado di muoversi entro precisi meccanismi di squadra.

Insomma, quella voluta da mister Spalletti è un’autentica inversione di rotta, che dovrà interessare concretamente molti componenti della prima squadra, uno fra tutti, Mauro Icardi: attaccante di indubbie qualità, capace di segnare anche venti goal a stagione, ma elemento di disturbo per il clima interno all’ambiente interista. La cosiddetta ‘mela marcia’.

Fascia si o fascia no?

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Il bamboccetto argentino – telecomandato ad arte da Wanda Nara – pretende ‘per contratto’ di portare la fascia di capitano che un tempo era appartenuta a Facchetti, Bergomi e Zanetti, pur non avendo l’autorevolezza e il carisma che hanno contraddistinto questi ultimi dentro e fuori dal campo. Anzi, proprio durante la scorsa stagione i suoi comportamenti e le sue esternazioni hanno irrimediabilmente compromesso i rapporti con la tifoseria della curva Nord, mettendo in forte imbarazzo anche i vertici della società meneghina, chiamata a rispondere della pubblicazione di una pessima autobiografia da parte del suo tesserato. E che dire delle gaffes sui social di Wanda Nara, la papera ossigenata che pubblica continuamente selfie dei momenti di intimità della coppia e posta frasi di esultanza per la tripletta del suo compagno, Icardi, nonostante la sconfitta 5 a 4 contro la Fiorentina?

Inaccettabile poi che un capitano – o presunto tale – scarichi tutte le colpe per il fallimento della propria squadra sull’allenatore di turno, da poco esonerato (così, per esempio, è avvenuto nei confronti di Frank De Boer e Stefano Pioli): davvero un gran bell’esempio di leader!

In definitiva, Icardi sarà anche un goleador, ma è principalmente fonte di guai e di tensioni all’interno dello spogliatoio interista. Per cui sarebbe meglio cederlo ora ed evitare che, a causa sua, possa essere vanificato il sesto progetto tecnico – l’ennesimo – nell’arco degli ultimi dodici mesi.

Tanto, si sa, «alla fine pagano sempre gli allenatori». E lo sa bene anche Mauro Icardi, che questa frase l’ha pronunciata sin troppe volte. Ma se il vento in casa Inter sta cambiando, allora meglio vendere – a caro prezzo, ovvio – e incassare tanti soldi.

Oggi, infatti, Icardi ha una valutazione che si aggira intorno ai 50 milioni di euro (cfr. Transfermarkt.it) e, considerati i limiti imposti dal Financial Fair Play, Sabatini potrebbe puntare a vendere il calciatore a qualche grande club europeo: del resto le richieste non mancano. Dalle entrate, poi, si potrebbe rinforzare l’organico proprio in quei reparti (difesa e centrocampo) in cui vi sono tuttora gravi carenze: per esempio, provando a prendere Marcelo, terzino sinistro del Real Madrid (il costo del suo cartellino è di 38 milioni di euro) e Ibrahimovic (a parametro zero). Dai soldi delle altre inevitabili cessioni si potrebbero imbastire trattative per portare alla corte di Spalletti uno tra Manolas, Koulibaly o De Vrij; o ancora: tentare l’affondo decisivo per Vidal del Bayern Monaco. Senza dimenticare infine il sogno Nainggolan.

Maglia dell’Inter che non gli dona manco male…

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In tal modo, si potrebbe costruire una squadra pronta a competere per lo scudetto, dando spazio a Eder – lodevole dentro e fuori dal terreno di gioco – e trattenendo almeno per un altro anno Perisic, il quale, al momento, è forse l’unica vera punta di diamante della Beneamata.


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Giuliano Pagnotta, nato a Trani il 24-05-1990: nel giorno del mio compleanno qualcuno sente ancora il mormorio del Piave, ma era una vita fa. Laureato in Lettere a Bari, sgomito per inserirmi e diventare un buon giornalista. Dopo brevi collaborazioni per una radio e un giornale locali, intendo catapultarmi in quest´avventura, forte di un rinnovato entusiasmo e una convinzione accresciuta grazie soprattutto alla recente esperienza del ´Workshop live´ di Sportitalia. Tenace e autocritico. Tifo Inter, ma non so tirare due calci al pallone. Seguo lo sport in genere e, comunicare è la mia passione. Collaboratore Sportellate.it