Interventi a gamba tesa

Libera nos a malo

lotito

Il modo migliore per introdurre la vicenda è mostrare un video.

Si tratta di un’intervista di un anno fa, registrata nel post-partita di Salernitana-Lanciano, gara che aveva appena sancito la permanenza in B della squadra granata dopo una soffertissima rincorsa.

Ora, se fossi un lettore capitato qui per caso, e mi ritrovassi costretto dopo quattro righe a sorbirmi un video-polpettone di 13 minuti, per poter poi leggere l’articolo solo in un secondo momento, l’opzione più valida sarebbe senz’altro chiudere tutto. Siamo su internet, perdìo. Bisogna essere veloci, pratici, snelli.

Per questo motivo, offro una brevissima sintesi su ciò che più mi interessa.

Soffermando l’attenzione su Claudio Lotito, si nota che:

-Urla, ignora, sovrasta (gli interlocutori)

-Tocca, si agita, invade (lo spazio corporeo altrui)

-Minimizza, sminuisce, denigra (la storia della squadra, i tifosi, i contestatori di quella sera)

-Parla di sé in terza persona.

Per me, la forma è sostanza.


La parabola di Claudio Lotito a Salerno inizia nel 2011.

No, un attimo, chiedo scusa: pausa.

Claudio Lotito.

C – l – a – u – d – i – o – L – o – t – i – t – o.

È troppo lungo. Battere le dita sulla tastiera è faticoso, soprattutto col caldo che fa in questo periodo, e voglia di stare a scrivere  “C – l – a – u – d – i – o – L – o – t – i – t – o” ogni volta proprio non ne ho.

Eppure, chiamarlo semplicemente “Lotito” suonerebbe troppo distaccato. No, gli sono troppo affezionato per chiamarlo solo per cognome.

D’altro canto, “Claudio” sarebbe troppo confidenziale, e non essendo un suo amico né tantomeno un suo conoscente direi che proprio non posso permettermelo.

Servirebbe un soprannome. “Claudiuccio”? “Claudietto”? “Claudino”? Oltre ad essere cacofonici, sono terribilmente confidenziali e non risolvono il problema di partenza: anziché diminuire, le lettere aumentano.

L’unica è usare un’abbreviazione. Ma quale? “Clà” suona male.

La soluzione mi viene fornita da un vecchio gioco di parole del maestro Gianni Mura: in fondo, se “Clà” non va bene, basta passare oltre e soffermarsi sulla seconda metà del nome: “-udio”. “Udio” è orribile. Ma facendo un ultimo passettino, ignorando una lettera, forse la soluzione è a portata di mano: “Dio”.

Dio.

Credo proprio che gli si addica, sono sicuro che apprezzerebbe.

D’ora in poi, lo chiamerò “Dio“.

Dicevo, dunque.

La parabola di Dio a Salerno inizia nel 2011. Insieme al cognato Marco Mezzaroma, diventa proprietario del Salerno Calcio.

Un momento. M – a – r – c – o – M – e – z – z – a – r – o – m – a.

Ci risiamo, che noia. Servirebbe un abbreviativo anche qui. Siamo su internet, perdìo (non Claudio, l’altro). Bisogna essere veloci, pratici, snelli.

Ho già perso troppo tempo. Serve una soluzione drastica, immediata. Non c’è tempo per altri giochini: la Salernitana è una cosa seria.

Non “Marco”, non “Mezza”, e neppure “Roma”: l’abbreviativo che ho scelto sarà: “ ”.

Si, proprio “ ”.

Forse mi sono fatto prendere la mano: non è rimasta neppure una lettera. Eppure, la presenza di Mezzaroma in questi anni è stata talmente impalpabile, che forse il modo migliore per essere breve è proprio non nominarlo.

Ricomincio.

La parabola di Dio a Salerno inizia nel 2011. Insieme al cognato    , diventa proprietario del Salerno Calcio, squadra nata dalle ceneri della Salernitana, fallita per la seconda volta in sei anni e pertanto costretta a ripartire dai Dilettanti.

Nel 2011-12, la squadra viene promossa in Lega Pro Seconda Divisione e riacquisisce la denominazione originaria.

Nel 2012-13, sale in Lega Pro Prima Divisione.

Nel 2014-15, arriva la promozione in B.

Il prossimo sarà il terzo anno consecutivo nel campionato cadetto.

“E allora, che altro vuoi? Vi ha portati subito in B, ci ha messo la faccia, ci ha messo i soldi. Cos’altro vuoi?” Dice.


Non vorrei pensare che Wikipedia segua il vecchio adagio “Se non puoi parlar bene di una persona, non parlarne affatto”, ma devo rilevare che non esistono pagine dedicate ad Angelo Mariano Fabiani.

Digitando il suo nome su Google, i primi suggerimenti del motore di ricerca sono i seguenti:

  • “La posizione processuale di Mariano Fabiani”: un recentissimo (09/03/2017) resoconto sulle vicissitudini giudiziarie del nostro. Lo consiglio:

https://ilcalcioeugualepertutti.wordpress.com/2017/03/09/la-posizione-processuale-di-mariano-fabiani/

  • Un datato (06/06/2007) articolo di Repubblica in cui Aniello Aliberti, presidente della Salernitana fino al 2005, riferisce tutte le sue perplessità circa la promozione in A del Messina (annata 2003/04), all’epoca avente Fabiani come direttore sportivo.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/06/06/calciopoli-non-finisce-mai-fabiani-comprava-partite.html

  • Un trafiletto del Corriere: “Fabiani, l’amico fidato di Moggi”

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Sport/2007/04_Aprile/14/fabiani_moggi.shtml

Ne emerge un quadro lusinghiero.


Fabiani è arrivato a Salerno nel 2007. La squadra è salita subito in B.

È tornato a Salerno nel 2014. La squadra è salita subito in B.

“Ma allora, che vuoi? Ha portato a casa i risultati, che altro vuoi?” Dice.


Il fatto è che oggi, 2017 D.C., pianeta Terra, per fare calcio servono (rigorosamente in ordine alfabetico) competenza, feeling tra società e tifosi, merchandising, programmazione, strutture, trasparenza.

Chievo ed Empoli, Carpi e Frosinone, Crotone ed Entella, Benevento e Spal vivono al di sopra dei propri mezzi, da poco tempo o da anni, perchè hanno dei dirigenti che conoscono e applicano con successo questa ricetta magica, tutt’altro che segreta.

Tutto ciò, a Salerno, non esiste.

A Salerno, il tifo viene mortificato ogni giorno dalla consapevolezza di partecipare a un campionato la cui vittoria, stando alle attuali norme federali sulla multiproprietà, creerebbe un problema. L’articolo 16-bis impedisce a chicchessia di possedere due squadre militanti nella stessa divisione, e il buon Dio, proprietario, com’è noto, della Lazio, occupa già il suo slot nel massimo campionato.

Dio che, intanto, dedica tempo ed energie alla volata per la poltrona di Presidente della Lega di Serie B, carica incompatibile con quella di patron della Salernitana.

Nel frattempo, la squadra è affidata alle amorevoli cure del buon Fabiani. Non si può certo affermare che non abbia conseguito risultati di indubbio valore: invidiabile il primato raggiunto nella speciale classifica riguardante i denari elargiti ai procuratori. Dati che fanno invidia tanto alle neopromosse Spal, Benevento e Verona, quanto addirittura ad alcune società di categoria superiore.

salernitana procuratori

Tanta spesa tanta resa?

È sempre entusiasmante sapere che, passando gli anni e cambiando i contesti, la Salernitana ha il costante privilegio di godere dei servigi del signor Fabiani.

Veniamo alla squadra.

“Resto a Salerno se la società farà un progetto per vincere. Credo sia arrivato il momento di puntare alla serie A”. Queste le parole di Massimo Coda, bomber e anima della squadra, all’indomani del termine dell’ultimo campionato cadetto.

http://www.goal.com/it/notizie/calciomercato-benevento-colpo-coda-in-attacco/1jqaxc3o72h5m156a5dynzejgr

massimo coda

In terra sannita troverà indubbiamente ciò che cerca.

Il bomber di scorta, Donnarumma, è passato, gratis, a rimpolpare le file dell’Empoli.

Ad oggi, gli attaccanti della Salernitana sono Joao Pedro Pereira Silva e Roberto Porfirio Maximiliano Rodrigo. Due fenomeni che annoverano un numero di nomi e cognomi che è il doppio dei gol realizzati nell’ultimo campionato.

Mancano uomini in diversi ruoli chiave e pesano come macigni i lauti ingaggi pluriennali corrisposti a ultratrentenni senza più fiato né verve.

La sensazione è che mister Bollini dovrà dar fondo a tutte le sue energie per centrare il dichiarato obiettivo di una salvezza tranquilla: gli faccio i miei migliori auguri.

(Edit: pare che nell’esatto momento in cui scrivo sia stato concluso l’acquisto di Bocalon. Ottimo acquisto, lo dico senza ironia)


“È una situazione tragicomica, tipo film dei fratelli Coen”. Mi è capitato recentemente di usare, di getto, queste parole per dare l’idea del momento attraversato dalla Salernitana.

Solo in seguito mi sono fermato a riflettere sull’espressione utilizzata, chiedendomi di preciso cosa volevo intendere. Mi sono venute in mente due immagini.

L’allegra idiozia con cui quegli inetti di Drugo e Walt girovagano senza un piano e senza meta ne “Il grande Lebowski” trova un preciso corrispettivo nella totale assenza di pianificazione, nell’improvvisazione demente messa in atto in questi anni da un manipolo di dirigenti inadeguati e anacronistici.

E poi, Il triste finale di “A serious man”, dove all’ingenuo, onesto, protagonista, dopo un’intera vita di umiliazioni e beffe, un Dio quanto mai assente e sadico non trova nulla di meglio che un tornado e un cancro per ricompensarlo delle sue sofferenze.

Francamente, dopo due fallimenti in poco più di cinque anni, credo che qualunque tifoso abbia considerato il peggio come ormai passato. Chi avrebbe mai pensato che il vero tornado doveva ancora venire?


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Nato a Salerno nel 1992. Da piccolo mia mamma mi teneva lontano dal mondo del calcio per paura che diventassi un fissato. Poi un giorno a 8 anni capitai per caso davanti al televisore: c’era Olanda-Italia. Cucchiaio di Totti. Fu amore a prima vista. Diplomato al Liceo Classico, iscritto a Medicina e Chirurgia a Bologna, ma solo perché la Facoltà “Storia del calcio e filosofie dei sistemi di gioco” ancora non è stata inventata. Tifoso del Chievo dai tempi in cui i “Mussi” volavano per la prima volta in Serie A, continuo ad essere innamorato di questo sport per la quantità incredibile di storie che è in grado di offrire. Mamma, hai toppato.