Interventi a gamba tesa

Pronti a stregare la Serie A?

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Come si sta preparando e cosa aspettarci dal Benevento, che si accinge ad affrontare per la prima volta in 88 anni di storia il campionato di Serie A.


Sospinto da una tifoseria affezionatissima e capace di far registrare il tutto esaurito ogni qual volta la sfida play-off presiedeva allo stadio Ciro Vigorito, il Benevento è riuscito nell’impresa di raggiungere la promozione in Serie A battendo nel doppio confronto il Carpi, grazie al gol decisivo di Puscas.

In virtù del miglior piazzamento in classifica (quinti i sanniti, settimi gli emiliani); dopo lo 0-0 del “Cabassi” al Benevento sarebbe bastato ripetere lo stesso risultato dell’andata per essere promosso: non senza aver sofferto, gli “stregoni” riescono ad avere la meglio, dando il via alla festa per i 13987 presenti sugli spalti.

Un evento unico anche inquadrato nel ristretto campo del doppio salto di categoria (sempre più frequente negli ultimi anni, come dismostrano il Frosinone due stagioni fa e la SPAL sempre in questa stagione), in quanto il Benevento è il primo team a centrare questo traguardo da esordiente assoluta fra i cadetti, che non solo ha scatenato il legittimo entusiasmo dei tifosi, ma anche una normale curiosità fra tutti gli altri spettatori interessati, che si troveranno ad affrontare una realtà del tutto nuova.

Realtà nuova che potrebbe portare anche a diversi cambiamenti in seno alla squadra giallorossa, che ha alle spalle una società ambiziosa – impersonata dal presidente Oreste Vigorito e dal ds Salvatore Di Somma – che in passato non si è mai tirata indietro dal mettere mano al portafogli e rifondare la squadra se necessario. Già lo scorso anno, all’alba del primo campionato di Serie B della sua storia, il Benevento ha fatto a meno del tecnico autore della promozione, Gaetano Autieri, che ha rescisso per divergenze con la società, e ha messo in mano al nuovo allenatore Marco Baroni  tecnico dal recente passato di tutto rispetto in Serie B alla guida di Pescara e Novara, entrambe traghettate ai play-off – una squadra completamente nuova che vedeva soltanto il capitano Fabio Lucioni e il gioiello Amato Ciciretti come sopravvissuti dell’XI titolare vincitore del precedente campionato in Lega Pro.

Non si può certo parlare di una squadra rodata da anni di Lega Pro, che ha contribuito a creare un gruppo che lavora come un corpo unico, condizione il più delle volte sufficiente per avere la meglio, se non sugli squadroni retrocessi dalla A, almeno sulla maggior parte delle squadre che vivacchiano nella mediocrità della cadetteria

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I nuovi acquisti affidati alla guida di Baroni non sono però nemmeno calciatori ultra-affermati e fuori categoria, come quelli che poteva schierare ad esempio il Verona lo scorso anno e prima ancora il Cagliari: l’ossatura del Benevento di Baroni infatti è per la maggior parte formata da calciatori giovani, ma non troppo (fra i 22 e i 26 anni per intenderci) provenienti da grandi settori giovanili (come ad esempio Chibsah, a lungo in orbita-Juventus e vincitore coi bianconeri del torneo di Viareggio nel 2012; o anche lo stesso Ciciretti, campione d’Italia primavera con la Roma in cui giocavano fra gli altri Florenzi, Caprari, Politano e Verre) che hanno, per un motivo o per un altro, deluso le aspettative iniziali, e che hanno scelto tutti Benevento come terra per il riscatto.
Sia mai che la Janara, la strega che secondo le leggende locali si annida sulle sponde del fiume Sabato che bagna il capoluogo campano, riesca nel sortilegio di dare una svolta alle loro carriere…

Non avendo però alcuna prova su presunti riti esoterici che abbiano in qualche modo migliorato le prestazioni dei calciatori, possiamo con maggior cognizione di causa dire che la vera magia l’ha compiuta Baroni, il quale ha saputo mettere al proprio posto tutti i tasselli, riuscendo a trarre il meglio dalle caratteristiche di ciascuno dei giocatori a propria disposizione. Il risultato è stato una squadra, il Benevento, che gioca un calcio coraggioso e moderno, che come ribadisce il tecnico con orgoglio: <<Questa è una squadra che ha fatto più supremazia, che ha fatto più tiri in porta, seconda per palleggio>>.

L’orgoglio del tecnico sannita è facilmente giustificato: la sua squadra, qui in azione contro lo Spezia nel primo turno play-off, non rinuncia a giocare il pallone nella propria metà campo nonostante il pressing operato dalla squadra di Di Carlo.

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Il Benevento insomma è una squadra che non rinuncia alle propria idea di gioco, basata sul controllo del pallone e sulla pulizia dell’azione già a partire dalla difesa, dove Lucioni e in misura maggiore Camporese (altro giovane di cui anni fa alla Fiorentina si parlava benissimo ma che nel tempo si è un po’ perso) gestivano l’uscita palla, coadiuvata dalla tecnica di Viola, innesto prezioso arrivato a gennaio per aumentare la qualità nel giro-palla a centrocampo, e spesso aiutata anche da Cragno, che proprio per questa sua “vocazione” da sweeper-keaper è stato cercato anche dal Napoli. A centrocampo invece alla classe di Viola, calciatore dotato di eccellente visione di gioco, si sposa bene il dinamismo di Chibsah, giocatore grintoso e aggressivo sia quando si tratta di andare a pressare il portatore di palla avversario sin dalle prime fasi di costruzione, sia quando c’è la necessità di collegare i reparti, lavoro che svolge egregiamente grazie alle sue travolgenti conduzioni.

Tutte le qualità che rendono prezioso l’apporto in campo di Chibsah condensate nel gol del ghanese che decide la semifinale play-off contro il Perugia.

Il gioco del Benevento però è focalizzato soprattutto sulla fase offensiva: Baroni infatti ha schierato la sua squadra quasi sempre con un 4-2-3-1 (che all’occorrenza diventava un 4-4-2), schieramento con il quale il tecnico degli stregoni poteva schierare contemporaneamente diversi uomini offensivi con caratteristiche diverse e per questo molto integrate fra loro. Se infatti Ceravolo (bomber della squadra con 20 gol, meglio di lui in B solo Pazzini) è un centravanti che riempie l’area di rigore ma che sa anche farsi trovare sempre libero grazie ai suoi tagli alle spalle della difesa avversaria; sulle ali Puscas e il suo alter-ego Cissé sono giocatori molto fisici ai quali piace partire dalla fascia per accentrarsi e dar peso in area di rigore, Ciciretti predilige accentrarsi accorciando in zona palla per andare al cross, mentre Falco fa del gioco verticale la sua arma migliore. Tutti comunque dotati di quel set di movimenti importanti per consentire ai giallorossi di attaccare con molti uomini e di sfruttare le frequenti discese offensive dei terzini Lopez a sinistra e Venuti (oppure il giovane scuola Inter Gyamfi) sulla corsia opposta.

Un’azione tipica degli “stregoni” dall’ultima partita di campionato contro il Pisa: ci sono sei uomini in proiezione offensiva (il sesto è Gyamfi, fuori inquadratura): il terzino destro Gyamfi, dopo essersi accentrato, cambia lato dove sa che troverà l’altro terzino Lopez, che ha la corsia libera in quanto la sua ala di riferimento, Puscas, è già entrata dentro al campo, e infatti lo troviamo in area affianco a Ceravolo a creare superiorità numerica. Il cross calibrato del terzino uruguagio e il tempestivo attacco del primo palo da parte dell’attaccante rumeno daranno il via al 3-0 con il quale il Benevento chiude il suo primo (e per ora unico) campionato di Serie B.

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Insomma il Benevento ha dato modo di essere una squadra propositiva, ma anche flessibile e pragmatica, capace di modificare leggermente le proprie caratteristiche a seconda dell’avversario che si trova ad affrontare. Un meccanismo da tenere sempre presente, per non incorrere nell’incubo di un Pescara-bis: anche la squadra di Oddo infatti lo scorso anno si presentò con la fama di squadra amante del bel calcio, ma forse troppo fiduciosa dei propri mezzi fin quasi a sfiorare l’altezzosità, e per questa scioltasi come neve al sole al duro banco di prova della Serie A.

Un esperienza che Vigorito e Di Somma non vogliono assolutamente ripetere: il presidente infatti ha già chiari gli obbiettivi a breve e medio termine, parlando della sua squadra come di una che “dovrà cambiare 17-18 giocatori per creare la struttura per il prossimo anno in Serie A, per puntare a dei campionati nello stile del Sassuolo, del Chievo, dell’Udinese”. Anche sul fronte mercato la società si sta muovendo bene, prendendo giocatori in linea con le caratteristiche necessarie per il calcio di Baroni: in porta, con l’addio di Cragno tornato a Cagliari, è arrivato Belec, portiere sloveno ex Inter che si è messo in luce nelle ultime due stagioni al Carpi come un giocatore magari meno bravo coi piedi rispetto al suo predecessore, ma dall’elevata reattività; mentre in difesa si è arrivato al centro l’esperto Costa dall’Empoli, squadra che negli anni precedenti con Giampaolo e Sarri ha preteso molto dai suoi difensori in fase di impostazione proprio come farà Baroni, e due terzini dalla vocazione decidamente offensiva come l’ex perugino Di Chiara e il calciatore originario di Scampia Gaetano Letizia che pure aveva ben figurato due anni fa in Serie A col Carpi.

I nuovi stregoni D’Alessandro (26 anni) e Cataldi (22)

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Ma soprattutto sono arrivati D’Alessandro e Cataldi, entrambi in prestito con diritto di riscatto da Atalanta e Lazio, dove erano partiti entrambi molto bene e con aspettative altissime, ed entrambi reduci da una stagione, quella della possibile e definitiva consacrazione, ciccata in malo modo per la spietata concorrenza nei propri ruoli dei vari Conti, Spinazzola e Milinkovic-Savic. Saranno loro, oltre ad altri eventuali nuovi acquisti (con Vigorito che vuole sfruttare i buoni rapporti con Lotito dopo gli affari Cataldi e Coda, puntando con decisione all’estroso esterno offensivo Kishnaa dover garantire quel salto di qualità e di esperienza – quest’ultima decisamente carente in quasi tutti gli altri componenti della rosa giallorossa – necessari per sopravvivere nel massimo campionato. Evitando quelle lunghe pause dovute alla discontinuità della maggior parte dei calciatori sanniti, che stavano per costare anche la partecipazione ai play-off, prima del decisivo gol di Ceravolo contro il Frosinone.
Insomma, il Benevento ha tutta l’intenzione di non voler essere una comparsa in Serie A, ma di divenirne una presenza permanente, rimanendo fedele alla sua natura che l’ha portata fin qui e consapevole dei propri mezzi e del lavoro che ancora c’è da fare per migliorarsi.

Per tutto il resto, c’è la Janara per stregare la Serie A. Forse.


 

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Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione, e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio, raccontandone le numerose storie (anche nel suo blog, Calcio e dintorni, una storia infinita). Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.