Interventi a gamba tesa

A Torino abbiamo perso tutti

torino incidenti

Quando le tragedie si possono evitare fanno più male. Quando il dolore è inutile la rabbia prende il sopravvento. Eppure dovremmo restare lucidi e provare a evitare in futuro questi incidenti, perché il calcio dovrebbe essere solo una ragione di divertimento. Le finali si perdono, le vite non si possono perdere.


Abbiamo visto tutti una partita in piazza davanti al maxischermo. L’abbiamo vista al lungomare di Rimini per le partite della nazionale, o a Testaccio per il derby di Roma. L’abbiamo vista nei parchi delle nostre città o nelle spiagge dei nostri mari.

Ci sono sempre state delle costanti, in una festa in piazza davanti a una partita:

  • Non avremmo mai pensato di farci del male
  • La vendita di alcolici è sempre stata tollerata, e chi di noi non ha mai preso una birretta express

L’ultima volta che ne ho vista una è stato un anno fa: ero in vacanza in Irlanda con Filippo di Sportellate, e insieme abbiamo viaggiato verso Belfast, Nord Irlanda. Coincidenza: negli stessi giorni si sarebbe giocato un ottavo di finale storico agli Europei di Francia: Eire-Nord Irlanda, una partita simbolica e dai significati infiniti per chi vive nell’isola. Come non andare a vederla? Questo il clima del pre-partita, mentre i nord-irlandesi intonavano Sweet Caroline:

Sì, sono gli stessi di Will Grigg’s on fire. Ricorderete.

Quella partita era stata trasmessa a Belfast in un parco a sud della città, perché in centro c’erano dei concerti e non si poteva più trasmettere lì come per i match dei gironi. Ora: non so quante volte siate stati perquisiti per una partita in un parco. Noi quel giorno due, e non ci fecero passare nemmeno delle birre in lattina comprate apposta per vedere la partita. I varchi di ingresso erano ampi e con decine di volontari e di forze dell’ordine. Al passaggio, si apriva il parco con due maxischermi, un villaggio di stand commerciali e di food trucks e letteralmente centinaia di bagni chimici. Tutt’attorno: il nulla di un bellissimo parco irlandese.

Partite in piazza le abbiamo viste tutti, dicevo, e alcune erano meglio organizzate di altre. Alcune facevano pena per la visibilità o per l’acustica, di altre l’unico ricordo è che la tua squadra ha vinto e hai abbracciato degli sconosciuti, ma in fondo nessuno si è mai fatto male. Quasi nessuno quindi ha visto quello che hanno visto i ragazzi e le ragazze che stavano in piazza a Torino.

È tornato a casa Kelvin, il bambino ferito in piazza. Con un piccolo regalo di Paulo.

Vedi questa notizia, che ti apre il cuore e cerca di non farti pensare, di non farti chiedere cosa possa avere passato Kelvin questa notte.

L’ufficialità della morte di Erika, “a seguito degli eventi”.

E poi vieni a sapere di questa, che il cuore lo lacera.

Credo che sia molto sbagliato dire che siamo tutti colpevoli, anche chi una volta ha preso una birretta abusiva. Non lo siamo, non lo dovremmo essere. Chi organizza un evento dovrebbe essere in grado di tutelare la sicurezza dei partecipanti: una banalità, una frase fatta fino a che non succedono cose come queste. A Torino hanno provato a rimediare, in ritardo: scuse per gli errori, cambi nell’amministrazione, perfino una ridicola tolleranza-zero contro gli abusivi, ma solo ex post. A oggi l’unico indagato resta però il titolare del bar in piazza, che non ha tolto il déhors e quindi evidentemente è lui il responsabile della sicurezza pubblica in città. Ci sarebbe da ridere, e invece no, ridere proprio no.

D’altro canto: possiamo perquisire tutte le persone che vedono una partita in una piazza cittadina? Come si fa? Non sta anche al buonsenso delle persone, non portare dei maledetti petardi in una piazza suscettibile alle paure di bombe e attentati?

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C’è chi ha proposto gli stadi, come logistica alternativa per questo genere di eventi in diretta TV. Sono più sicuri ed efficienti, si sostiene. Forse. Ma a prescindere dalla logistica, il tema è forse la dignità delle persone che partecipano a un evento pubblico, il loro valore come persone prima ancora che come tifosi, come clienti, come abbonati o come consumatori. Perché il dato forse più allarmante è impressionante è quello dei 1.500 feriti, un’intera ala di piazza San Carlo che ha riportato contusioni, abrasioni, fratture, tagli. Tutto questo solo perché le vie di fuga erano insufficienti e le transenne hanno impedito, anziché facilitare l’esodo? È davvero possibile tutto questo?

O forse la domanda è: è evitabile, e quanto potremmo contribuire noi stessi in eventi del genere a far sì che non accada?


 

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Classe '90, originario di Rimini e residente a Roma. Sono un maniaco dei dati, dei grafici e delle statistiche: il giorno del sorteggio di Champions League è sempre un bel giorno. Sono quello in bici in mezzo alla strada: se do fastidio mi dispiace. Collaboratore Sportellate.it