Interventi a gamba tesa

Paso Doble

dovizioso

Il Gran Premio di Spagna regala una gara ricca di risvolti inattesi, all’insegna dell’evoluzione di Ducati che ora può veramente parlare di competitività elevatissima, al punto da inficiare seriamente la leadership dei grandi costruttori giapponesi.


Nei primi giri sul circuito di Montmelò parte fortissimo Jorge Lorenzo, che forza la sua coppia di gomme hard per trascorrere le fasi iniziali della gara nelle posizioni che contano: quando i prevedibili assalti dei suoi inseguitori si dimostrano però più aggressivi del previsto il pilota maiorchino è colto da un momento di defiance, perde la bussola della gara e scivola inesorabilmente indietro.

Ma la ruota inesorabilmente gira, la gomma dura inizia ad incrementare il proprio vantaggio sulle mescole più morbide ormai portate allo stremo e Jorge risale con la nonchalance di una palla di cannone fino alla quarta posizione: un risultato più prestigioso era sicuramente alla portata del numero 99, se solo avesse gestito in maniera migliore la parte centrale della corsa.

Chi invece gestisce con la consapevolezza del campione navigato è Andrea Dovizioso: si incolla al gruppo di testa, studia le mosse delle due Honda e appena prese le misure si stacca e fa il vuoto dietro di sé, raccogliendo una vittoria che è la seconda consecutiva dopo quella del Mugello e che lo porta all’assalto della leadership del mondiale, ormai davvero a portata di mano.

MONTMELO, SPAIN - JUNE 10: Andrea Dovizioso of Italy and Ducati Team during a free practice ahead of qualifying at Circuit de Catalunya on June 10, 2017 in Montmelo, Spain. (Photo by David Ramos/Getty Images)

MONTMELO, SPAIN – JUNE 10: Andrea Dovizioso of Italy and Ducati Team during a free practice ahead of qualifying at Circuit de Catalunya on June 10, 2017 in Montmelo, Spain. (Photo by David Ramos/Getty Images)

Il bilancio di queste prime gare europee segna una crescita esponenziale della competitività del dream team allestito a Borgo Panigale che ruota non soltanto intorno alle figure dei due piloti ufficiali (delle loro squadre) e di Luigi Dall’Igna, ma anche a quelle dei team satellite.

Una prestazione pienamente in linea con le aspettative quella resa invece dai due piloti Repsol Honda: Dani Pedrosa fa una partenza a fionda di quelle a cui ci ha abituati nel corso della sua carriera, salvo dover cedere al compagno di squadra Marc Marquez nelle fasi finali.

Un doppio podio quello dei due spagnoli comunque molto importante nella rimonta ai danni di un Maverick Vinales che soffre più di chiunque altro i problemi evidenziati in questo weekend da Yamaha e raccoglie soltanto una decima posizione, insoddisfacente per un pilota chiamato a difendere la vetta della classifica non da uno, ma da una intera banda di inseguitori e potenziali candidati alla vittoria finale.

(Poco) meglio di lui fa Valentino Rossi, mai veramente a posto corre una gara anonima: in un certo momento sembra poter iniziare una lenta rimonta ma quando arriva alle spalle di Jorge Lorenzo lo spagnolo comincia a far lavorare la propria gomma, mette la freccia e cambia passo staccando di netto il pilota di Tavullia che raccoglie soltanto un ottavo posto.

La delusione del dottore.

EPA/ANDREU DALMAU

EPA/ANDREU DALMAU

Fortunatamente a tenere alto il marchio dei tre diapason ci pensano i piloti del team Tech 3 con una quinta e sesta posizione rispettivamente per Johann Zarco e Jonas Folger: un risultato certamente viziato dal vertiginoso calo di prestazioni delle Yamaha ufficiali ma che rende quella francese di gran lunga la migliore compagine “privata” in pista oggi.

Elettrocardiogramma piatto invece per quanto riguarda il team Suzuki: il buon Guintoli, nonostante non sia certamente nella condizione atletica e agonistica di un pilota MotoGP nel pieno della sua attività chiude a poco meno di due secondi da un Andrea Iannone per cui anche la parola crisi appare, a questo punto, una definizione ottimista.

Le due settimane che ci separano dal Gran Premio di Assen saranno importantissime per aiutare chi ne ha bisogno a ritrovare l’orientamento in un campionato più competitivo che mai come quello di quest’anno…


 

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Andrea Antonio Carlomagno, nato a Rimini il 31 agosto 1993. Studia Giurisprudenza all'Università di Bologna, ma la sua vera passione sono i motori: dopo un'adolescenza fatta di miscela, per un certo periodo pensa di comprarsi una Harley-Davidson, poi per fortuna ritorna in sé. Oggi per lui ogni scusa è buona per lasciare i panni dell’aspirante giurista e indossare la tuta, che sia per piacere o per lavoro. Petrolhead, provocatore e avvocato del diavolo: se non lo aveste capito, meglio stargli alla larga.