Interventi a gamba tesa

I numeri del campionato: un bilancio finale senza giri di parole

campionato

La stagione calcistica è un lungo viaggio, carico di aspettative, previsioni, speranze, tanto ai nastri di partenza quanto in itinere. Poi la giostra si ferma, e ciò che resta sono solo fredde graduatorie grondanti di numeri. Per un insano quanto superfluo feticismo, mi sono divertito a sondare questo insidioso terreno. La mia ricerca ha portato a dei risultati interessanti, che mi permettono di smentire, in parte o del tutto, alcune previsioni in cui mi sono imbattuto piuttosto spesso, e, al contrario, di fornire un solido supporto oggettivo ad alcune affermazioni che altrimenti sarebbero potute apparire troppo azzardate.


Per un mero gusto personale, ho concentrato il mio interesse sul vertice e la coda della graduatoria: gli estremi, in un senso e nell’altro, sono ben più affascinanti dei mediocri. E se è vero che il pesce puzza dalla testa, direi che il punto di partenza ideale per analizzare lo strano campionato appena trascorso è proprio il trittico che ha chiuso sul podio.

serie a classifica

Juventus, Roma, Napoli. Juventus, Napoli, Roma. Da questa triade non si scappa: l’oro l’argento e il bronzo vanno agli stessi team del 2015-16, seppure invertendo l’ordine delle medaglie fra le due squadre del Centro-Sud. Allargando agli ultimi cinque anni il mio raggio di analisi, emerge un dato molto interessante: queste tre squadre, da sole, hanno calcato ben tredici dei quindici gradini del podio disponibili. Solo la Lazio di Pioli del 2014-2015 e il Milan di Allegri del 2012-2013 (un’era geologica fa) permettono di aggiungere un po’ di colore a questo quadro bianconero-azzurro-giallorosso. Per cui, se è vero che la Vecchia Signora è di un altro pianeta (un conto è finire in maniera costante fra le prime tre, un altro vincere sei volte di fila), va dato atto anche alle rivali di aver avuto una certa costanza nel lustro appena trascorso.

Ancor più interessante è il risultato ottenuto dalle due compagini nella stagione ora conclusa: hanno chiuso il campionato rispettivamente a 87 e 86 punti, segnando entrambe il record di punti nella propria storia. Il dato del Napoli mi sembra particolarmente rilevante: dire che non sarebbero stati in molti ad immaginare una stagione del genere è un eufemismo. Chi avrebbe mai potuto prevedere che prendendo una squadra che ha chiuso il campionato a 83 punti, togliendole il miglior marcatore e aggiungendole l’impegno in Champions, si sarebbe ottenuta una stagione chiusa con quattro punti e quattordici reti  in più,  e quattro sole sconfitte (è stata la squadra meno battuta in assoluto nella serie A 2016-17)? L’egregio lavoro di Maurizio Sarri ha permesso di far quadrare un conto che difficilmente sarebbe tornato altrimenti.

Alla luce di queste considerazioni, la vittoria della Juventus acquista un valore ancora maggiore. Che si diano pace i nostalgici della Milano calcistica che fu. Non c’è bisogno di aspettare la risurrezione dei morti per godere di una lotta scudetto degna di questo nome: questa Juve ha già delle avversarie che sul campo hanno dimostrato di valere la prima piazza. Sarà cura delle rispettive dirigenze non mandare all’aria l’eccellente lavoro effettuato da quei due toscanacci di Maurizio e Luciano.

Juventus, dicevo. Ha chiuso a 91 punti, gli stessi dell’anno precedente. Giocando, però, un campionato diametralmente opposto, dominato da cima a fondo. I complimenti non saranno mai abbastanza per questa squadra leggendaria.

6 di fila iniziano ad essere tanti.

juventus serie A

Qualche parola ora sulle due maggiori overperformance del campionato. Un inchino ad un’Atalanta mai così bella: i 72 punti di quest’anno (record) valgono uno storico quarto posto (record). Non smantellatevi subito, please. Dopo l’exploit del Genoa edizione ’08-09, ecco calata una coppia d’assi in tre anni: Genoa ’14-15, e Atalanta ’16-17. Il Gasp ci sta prendendo gusto.

La Lazio chiude al quinto posto con 70 punti. Due anni fa bastò un punto in meno per guadagnarsi l’accesso ai preliminari di Champions. Immobile-Keita 39 gol in due, meglio di Dybala-Higuain (35).

Beati i loro fantallenatori…

keita serie a campionato

E adesso consiglio al lettore di turarsi per bene il naso: si scende nei bassifondi.

I numeri del Pescara sono impietosi. I biancazzurri hanno concluso il campionato riportando tre vittorie, di cui due sole sul campo: ciò è valso alla compagine abruzzese il non invidiabile primato di “peggior squadra in assoluto che ha calcato i campi di Serie A da quando questa è tornata a 20 squadre (2004-05)”. Superare il record negativo del Treviso 2005-06 era impresa ardua: chapeau.

Una piazza, quella pescarese, che sotto la gestione Sebastiani si dimostra inadeguata alla massima serie. Risalendo fino al 2012-13, analizzando le cento performance di tutte le venti squadre partecipanti agli ultimi cinque campionati, solo il Pescara ha subito più di 80 reti (81 quest’anno, 84 nell’edizione ’12-13).

Il Palermo ’16-17 ha portato a compimento il trend discendente intrapreso nell’ultimo triennio, guadagnandosi una retrocessione sfuggita per un soffio nella stagione passata. La tenacia e la perseveranza vengono sempre premiate prima o poi: un plauso a Zamparini per non aver demorso.

Mi tocca commentare con amarezza il terzultimo posto dell’Empoli. È stata una retrocessione meritata, frutto di stagione sbagliata (soli 29 gol segnati: nessun altro così male in questo campionato né nel precedente). Un’ondata di retorica favoleggiante-bomberistica si è erta unanime nel celebrare la rimonta compiuta dal Crotone a danno dei biancoblù. È avvilente constatare la leggerezza con cui la massa è capace di esaltare, celebrare, eleggere a idolo, salvo poi un minuto dopo dimenticare, mettere da parte, calpestare chi cade nella polvere. La fretta nei giudizi, l’approssimazione e la superficialità non permettono di cogliere la bellezza. E la bellezza, nel biennio 2014-2016, ha albergato in maniera costante in un paesino a pochi chilometri da Firenze. Auguro calorosamente a Fabrizio Corsi un pronto ritorno in massima serie.

Ulteriori considerazioni.

Gran colpo di culo per il peggior Genoa visto in questo decennio (mai così pochi punti dall’anno del ritorno in serie A, 2007-08, ad oggi): non retrocedere è stato un puro caso. Preziosi ha sbagliato tutte le scelte.

Una puntualizzazione d’obbligo sul Sassuolo. Stagione conclusa a 46 punti, 49 sul campo. Gli stessi ottenuti nel campionato 2014-15, considerato dai più ampiamente positivo. 58 gol fatti (record della squadra nella massima serie), ma anche 63 subiti (contro i 40 del 2015-16). Un’annata di transizione su cui l’impegno europeo e l’abnorme numero di infortuni hanno inciso tantissimo, ma che, numeri alla mano, si configura come la seconda miglior stagione in serie A. Si può ben dire che le nubi addensatesi sugli emiliani nel periodo invernale erano forse frutto di un pessimismo eccessivo. L’abile mano di Di Francesco ha posto rimedio alla brutta piega che si stava prendendo. È un peccato veder terminare la sua opera nel laboratorio neroverde.

Un’ultima riflessione. Il Torino è la quartultima squadra per gol subiti (66). Dato interessante se comparato con le abituali tenute difensive delle squadre di Mihajlovic (42 gol subiti nel 2014-15 dalla Samp, 43 dal Milan nel 2015-16). Anche il numero di gol fatti (71) è assai diverso dalle 48 reti della Sampdoria 2014-15 e dalle 49 del Milan 2015-16. Questo esempio rende bene l’idea di come anche un tecnico solitamente attento alla fase difensiva sia stato coinvolto in un trend assai più grande di lui. La serie A si sta evolvendo: si segna e si subisce di più rispetto agli anni precedenti. Le cifre della classifica marcatori e le colonnine delle reti fatte e subite lo dimostrano in maniera incontrovertibile e sono il logico frutto di un atteggiamento meno speculativo e più spregiudicato tanto delle grandi quanto delle piccole squadre. A cosa porterà tutto questo? “Accadrà spesso che il successo anche in Italia apparterrà a chi segnerà di più. La tendenza sta cambiando, va crescendo l’espressione offensiva e gli equilibri sono in evoluzione. Magari non siamo ancora pronti verso questa muova tendenza statistica, ma succederà”. Sono le dichiarazioni di Maurizio Sarri uscite nel momento esatto in cui scrivo queste righe, oggi, martedi 6 giugno.

Me lo auguro anch’io. Per il momento, saluto con affetto un campionato frizzante, ringiovanito e finalmente in crescita, a cui non posso che dare, considerato tutto, un giudizio positivo.


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Salernitano, classe 1992. Laureato in Medicina e Chirurgia a Bologna, ma solo perché la Facoltà “Storia del calcio e filosofie dei sistemi di gioco” ancora non è stata inventata. Tifoso del Chievo dai tempi in cui i “Mussi” volavano per la prima volta in Serie A, sono innamorato di questo sport per la quantità incredibile di storie che è in grado di offrire.