Interventi a gamba tesa

Furia Rossa

dovizioso ducati

Al Mugello, si sa, Ducati è di casa: il verde delle colline toscane sembra pensato apposta per sposare il rosso delle moto di Borgo Panigale, mentre quel rettilineo (quasi) infinito che porta alla San Donato sembra creato ad hoc per far schizzare il desmo verso velocità aerospaziali.


Certo però immaginare cinque Ducati nelle prime dieci posizioni, tra cui la GP17 Pramac di Danilo Petrucci  ed un fantastico quinto posto per Alvaro Bautista, andava oltre le più rosee aspettative del giovedì sera.

Ma è Andrea Dovizioso il vero gioiello della corona di questa pattuglia nostrana: parte con qualche leggero tentennamento, accarezza la possibilità di essere disarcionato a trecentocinquanta chilometri orari quando la sua moto si imbizzarrisce proprio nel momento in cui si inizia a pensare a come inserirsi nella curva ma non sembra importargli più di tanto, si appende alla manopola dell’acceleratore e porta a casa la sua terza vittoria in Motogp, seconda in Ducati.

Si agita nella stessa maniera la moto di Jorge Lorenzo ma il maiorchino, dopo un avvio di gara che sembrava una registrazione degli anni trascorsi in Yamaha per la carica agonistica e la pulizia di guida (vedere Lorenzo nella prima parte del Mugello è sempre come aprire il Manuale della Guida) tira i remi in barca, soffrendo come sempre un forte decadimento della prestazione nella seconda parte di gara.

Raccoglie punti importantissimi la Yamaha di Maverick Vinales, che nonostante il tempo eccezionale strappato in qualifica con il ritmo di gara deve cedere all’esplosività del forlivese: mantenere la leadership nel mondiale, il ruolo di prima guida nel team Yamaha e realizzare un secondo posto è comunque un risultato per cui chiunque nel circus metterebbe la firma, non proprio come fare ambo alla tombola di Natale insomma.

Una pole position ottenuta con autorità dallo spagnolo.

pole

Sconfitto-ma-non-troppo l’idolo della “marea gialla” che ha invaso le tribune e i prati del Mugello: un Valentino Rossi autore di una gara comunque ad altissimi livelli, ha come consolazione l’aver recuperato qualche punto alle Honda in classifica mondiale.

Continua ad essere desaparecido Andrea Iannone, che in Italia decide di provare ad affacciarsi nella zona “buona” della classifica, salvo poi scivolare fino ad un decimo posto che non può essere considerato un buon risultato per la prima guida di una casa impegnatasi ufficialmente come Suzuki.

Un fine settimana da dimenticare anche per le Honda, alle prese con problemi di grip che le spingono indietro nella classifica finale costringendo i propri piloti di punta a rinunciare a dei punti importantissimi in ottica mondiale.

Perde invece il derby della Polizia con Danilo Petrucci ma è comunque autore di una magnifica prestazione Michele Pirro, una figura i cui meriti forse non vengono adeguatamente riconosciuti: svolge un lavoro fondamentale per Ducati, fa del CIV un proprio feudo personale e quando appare nel motomondiale riesce a mettere le ruote davanti a molti habitué.

Non male per uno che “timbra il cartellino” (anche se è quello di collaudatore però…)

Menzione d’onore per un grandissimo Andrea Migno alla sua prima vittoria nel mondiale dopo qualche annata decisamente sottotono e per un Mattia Pasini che quasi ci eravamo scordati (soprattutto i più giovani che non si ricordano l’epoca fumosa dei motori a due tempi) che faccia avesse, abituati a leggerne il nome nelle retrovie, che questa domenica invece ha lottato come un top rider.

Il trionfante “triplete” italiano al Mugello.

ducati mugello triplete

Un weekend insomma, quello italiano, difficile da dimenticare per gli appassionati, almeno fino al prossimo GP.


 

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Andrea Antonio Carlomagno, nato a Rimini il 31 agosto 1993. Studia Giurisprudenza all'Università di Bologna, ma la sua vera passione sono i motori: dopo un'adolescenza fatta di miscela, per un certo periodo pensa di comprarsi una Harley-Davidson, poi per fortuna ritorna in sé. Oggi per lui ogni scusa è buona per lasciare i panni dell’aspirante giurista e indossare la tuta, che sia per piacere o per lavoro. Petrolhead, provocatore e avvocato del diavolo: se non lo aveste capito, meglio stargli alla larga.