Interventi a gamba tesa

Fernando Gaviria e l’elogio della velocità.

gaviria

Gaviria è un silesauro. È scaltro, leggero, veloce, adatto alla corsa, ma non potrà mai sfuggire all’evoluzione, al tempo, a quel terribile nemico che scandisce ogni anno vittorie, volate e sportellate. Gaviria ha solo 23 anni ed è una stella che illumina l’universo a due ruote, diventa popolare in questi giorni grazie al Giro da poco concluso, ma è conosciuto agli appassionati per doti innate donategli da una generosa madre natura e affinate in quell’esercizio meraviglioso che è la pista e che ne fanno un fulgido talento che tenterà negli anni a venire di spodestare sua maestà Peter Sagan.


Gaviria è colombiano, non lo avevamo ancora detto, figlio di un popolo nobile e orgoglioso.

Gaviria colpisce con istinto e con classe.

Gaviria è un calabrone, si sposta da una ruota all’altra, punge, ferisce.

Hanno provato a soprannominarlo ”el misil”, il missile, ma a lui non piace, gli ricorda la guerra, dalle sue parti questi sono argomenti seri e delicati. A Tortona, durante questo Giro d’Italia, è autore di una delle volate più incredibili di tutti i tempi, in un esercizio che ha visto trionfare negli ultimi vent’anni gente come Cipollini, Petacchi o Cavendish, tanto per rimanere ai più vincenti:


Quello che compie in questa volata è fantascienza, sembra un montaggio creato ad hoc, invece è tutto vero: parte come lanciato da una fionda, trova un pertugio che solo chi ha l’istinto del killer (Gaviria mi perdonerà per questo)  può riconoscere a quelle velocità, si infila e batte tutti. Onesti pedalatori, ottimi mestieranti. Lui traccia il solco tra fantasia e realtà.

Se qualcuno non comprende la grandezza del colombiano, lo invitiamo volentieri a vedere il suo trionfo nella Parigi-Tours 2016:

Guardate dove tiene le mani sul manubrio, rispetto ai suoi rivali, sprigionando una potenza senza eguali. Surreale. Fernando Gaviria è anche finisseur e regala un numero da rendere Fabian Cancellara uno dei tanti. Un numero da lasciare a bocca aperta anche Boonen. Da lasciare sgomento e piazzato anche Demare, che pochi mesi prima trionfò alla Milano-Sanremo.

Fernando Gaviria gioca a scacchi a 70 km/h. Legge le mosse degli avversari secoli prima. Il suo è strapotere fisico e mentale. È Micheal Jordan lanciato su due ruote. È un Kasparov in continua evoluzione. Fernando Gaviria è un generoso, sa che senza i suoi compagni molti dei successi ottenuti fino ad oggi non sarebbero arrivati e per ringraziarli si inventa momenti come questi al Tour de la Provence, dove lascia la vittoria (la prima da professionista) al suo giovane apripista Davide Martinelli:

Qui a Oropa sente già di dover insidiare Peter Sagan. Quando si ritroveranno a darsi battaglia in corsa (speriamo non solo alla Milano-Sanremo), sarà spettacolo puro:

E noi potremmo dire di esserci stati.

Intanto un antipasto con la Tirreno-Adriatico, è stato servito:

Fino all’avvento di questa nuova generazione di escarabajos di cui Rigoberto Uran (podi al Giro e a Londra 2012) è capostipite, quasi un padre per i vari Chaves (un giro di Lombardia, un podio al Giro, tappe al Giro e alla Vuelta), Quintana, che per il suo modo di affondare il colpo in salita sembra un malinconico Pantani boyacense e appunto Gaviria (senza dimenticare Henao, Lopez, Bernal, il naive Betancur), il ciclismo colombiano e in generale quello sudamericano, rappresentava un fenomeno folcloristico. Lucho Herrera detto ”el jardinerito” colse a metà degli anni ’80 un grande successo finale alla Vuelta di Spagna e piazzamenti al Giro e al Tour, con meravigliose tappe in salita davanti a mostri della disciplina come Bernard Hinault ad esempio, e fu un pioniere. Ma i suoi figli, Chepe Gonzalez, Cacaito Rodriguez, Rincon, Sierra, Perez Cuapio, ragazzi sempre brillanti quando la strada si impennava, ma mai completi per vincere un Grande Giro, forse per via di una diversa scolarizzazione e di un diverso approccio al mondo delle due ruote, non diedero mai l’impressione di brillantezza, di scaltrezza, continuità ed educazione della covata che in questi ultimi anni si è affacciata al mondo professionistico. Soprattutto nessuno di questi è stato capace come Gaviria di trionfare esaltandosi ad estreme velocità prima in pista e poi su strada.

Gaviria è una perla rara. Noi vorremmo conservarlo così com’è perché è un animale in via d’estinzione, è una specie in realtà già estinta. In un epoca così frenetica, è stato il futuro ed è già il passato. Noi vorremmo combattere il destino. Vorremmo che il tempo si potesse fermare ad osservare e a rendere eterne le imprese del velocista colombiano.

Le imprese di Fernando Gaviria, il silesauro.


 

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Classe '82 come Contador, Kakà e Gilardino, ma non ho mai vinto né Tour de France, né Champions League, né Mondiale. Ho praticato diversi sport, ma gli unici che mi si addicono davvero bene sono quelli da vedere sul divano. Juve, fumetti, cinema horror, ciclismo e cibi unti, le mie più grandi passioni.