Interventi a gamba tesa

Giampaolo Pazzini, anche Verona ha il suo Jamie Vardy

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In Veneto c’è un detto che recita: “Veneziani gran signori, padovani gran dottori, vicentini magna gatti, veronesi tutti matti”. Ebbene, questo proverbio non è così lontano dalla realtà, almeno per quanto riguarda la città di Romeo e Giulietta, dove è scoppiata la “Pazzomania“. L’attaccante toscano, dopo tre stagioni difficili, sta letteralmente conquistando l’intera contea scaligera a suon di gol, per la precisione 11 in 8 presenze. Grazie alle due reti di quindici giorni fa ad Ascoli, l’ex Samp e Milan è arrivato a siglare quattro doppiette consecutive. Inoltre, è il primo calciatore in Europa ad aver raggiunto la doppia cifra. Numeri da urlo. Ma come siamo arrivati a tutto questo?


Riavvolgiamo il nastro. Siamo a metà luglio del 2015 e l’Hellas, dopo una stagione lunga e con non poche sofferenze, comunica l’ufficialità dell’ingaggio di Gampaolo Pazzini. L’entusiasmo gialloblù è alle stelle: dalla notizia del suo ingaggio, vengono sottoscritti 5mila abbonamenti nel giro di pochi giorni.

La conferenza stampa di presentazione del Pazzo.

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Lo stesso centravanti è per primo affascinato dalla piazza veronese, e la sua voglia di lasciare il segno c’è tutta. A maggior ragione se si considera l’ultimo biennio al Milan scandito da tanti infortuni. La intervista dell’ex Samp rilasciata al sito online de “La Gazzetta dello Sport” è quasi un manifesto programmatico: “Sapevo che Verona era una piazza passionale, ma non mi aspettavo un entusiasmo simile. Per me la situazione ideale era andare in un club in cui poter sentire la fiducia incondizionata da parte di tutti […] Qui ritrovo Mandorlini che per me è un punto di riferimento: è lui che mi ha lanciato all’Atalanta. Prima di venire qui, qualche telefonata me l’ha fatta. […]

Voglio fare tanti gol e andare all’Europeo. Io e Toni assieme? A Firenze l’abbiamo già fatto a fasi alterne, riuscendoci discretamente. Io gli giravo intorno, da seconda punta. Ci sarà la piena disponibilità di entrambi per fare meglio possibile, accettando le scelte del mister. E poi con Luca i problemi sono a zero. E’ mio fratello, il mio testimone di nozze, in campo è una leggenda. […]”.

La chimera Toni-Pazzini.

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Non solo la candidatura del classe 1984 agli europei rasenterà l’utopia, ma il doppio centravanti non si vedrà in campo praticamente mai. Ed il Verona, in tutto il girone d’andata raccoglierà 8 punti, che costano il posto a Mandorlini, sostituito da Delneri. Con l’attuale tecnico dell’Udinese, i gialloblù seppur con grande fatica e a piccoli passi, sembrano riprendersi. Tuttavia, i primi 3 punti stagionali arrivano solamente il 3 febbraio, nel match casalingo infrasettimanale contro l’Atalanta, deciso proprio dallo stesso bomber toscano. Troppo tardi.

Il gol partita del numero 11.

Emblematiche le dichiarazioni di Giampaolo al quindicinale “Hellas Verona Magazine”, rilasciate proprio in quel periodo: “Ora sto bene e voglio togliermi delle soddisfazioni, con i miei compagni e con i tifosi. […] Ricordo sempre con piacere la serata in cui sono stato presentato, una notte indimenticabile. Che entusiasmo! Si respirava la passione della gente per questa maglia.

Sicuramente quel giorno le aspettative di tutti erano diverse, in primis per me e i miei compagni, c’era fiducia. Poi per tanti motivi siamo scivolati sempre più indietro. Non è bello aggrapparsi agli alibi, non è una soluzione, ma questa squadra ha dimostrato di avere cuore e, nonostante tutto, sono sicuro che lotterà fino alla fine. Inoltre, abbiamo dei tifosi unici. Nonostante la nostra situazione loro sono sempre lì, cantano e ci sostengono. Da brividi. Quando siamo stanchi, non ci riesce niente e vediamo tutto nero il loro sostegno ci carica e ci garantisce lo stimolo per reagire e non mollare. Siamo in debito. […] Io ho sposato il gialloblù non solo per la categoria ma per tante ragioni: storia, piazza e città […] Se oggi tornassi indietro sceglierei ancora l’Hellas Verona, ma proprio senza alcun dubbio”.

Il bottino finale di Pazzini è di 6 reti in 30 presenze. Un’annata in chiaroscuro, condizionata da qualche acciacco.

Il 2015-’16 riassunto in questa clip de “IlPazzoTV”.

Una retrocessione è sempre un pugno allo stomaco. La piazza è delusa e in casa gialloblù inizia un vero e proprio restyling sia a livello dirigenziale che a livello di rosa. Cambia il direttore sportivo, Riccardo Bigon, sostituito da Filippo Fusco, in panchina arriva Fabio Pecchia, in più salutano diversi giocatori, tra cui Ionita, Viviani e Gollini, fino a Moras, che lascia Verona dopo quattro stagioni.

Tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, radio mercato dice che anche Giampaolo Pazzini può salutare l’Hellas. Il suo nome viene accostato alla Lazio e ad alcuni club della Chinese Super League. Verso la metà di giugno avviene però un incontro, che può dirsi decisivo, tra lo stesso attaccante e il diesse Fusco: le parti manifestano la volontà di continuare assieme, e i primi giorni di luglio, il nuovo dirigente del Verona dichiara ai microfoni di Sportitalia che “il Pazzo” resterà riducendosi l’ingaggio del 30%.

Del resto già a febbraio aveva lasciato intendere che la categoria per lui non era un problema.

Verona ha dunque trovato, fatte le debite proporzioni, il suo Jamie Vardy: anche l’attaccante inglese, vicinissimo all’Arsenal, ha declinato la proposta dei “gunners” per rimanere nel Leicester. Tuttavia, a differenza dell’attaccante inglese, il quale, dalle parti del “King Power Stadium” è diventato una sorta di divinità ed ha appena vinto una Premier League, Pazzini deve “saldare” quel debito di riconoscenza, di cui parlava a inizio febbraio, nei confronti di una tifoseria e di un’intera città, che tanto aveva creduto in lui.

Questo concetto non è comunque così “automatico”: tanti sono i dubbi legati, più che all’età e alle condizioni fisiche, alle motivazioni che un calciatore, abituato a giocare in palcoscenici importanti, possa avere in una categoria inferiore. Tranne rare eccezioni (leggi Caracciolo e Rolando Bianchi), pochi altri attaccanti provenienti dalla massima serie hanno confermato la stessa verve anche in B, torneo lungo, dispendioso e, soprattutto, sceso tecnicamente di livello rispetto a qualche anno fa.

La dicono lunga in questo senso le parole di Valeri Bojinov, altro ex attaccante gialloblù, rilasciate di recente a Tuttomercatoweb.com: “Cosa non rifarei? Col massimo rispetto per le maglie che ho vestito, non sarei mai dovuto andare in Serie B. Era un campionato non “mio” e non avevo nulla a che vedere con quella realtà. Quando un giocatore è abituato a certi livelli, è durissima calarsi in una realtà come quella: la differenza di valori è evidente”.

Un Bojinov d’annata con la casacca del Verona.

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L’esordio ufficiale al Bentegodi, al quale chi scrive ha assistito dal vivo, avviene in Coppa Italia contro il Foggia, squadra di Lega Pro. Pazzini parte titolare, e dopo meno di un minuto va vicinissimo al gol colpendo un palo interno. La rete non arriva, e a risolvere il match ci pensa Simone Andrea Ganz, figlio d’arte arrivato a Verona dopo due ottime stagioni con la maglia del Como, entrato in campo da pochi minuti proprio al posto del “Pazzo”. I dubbi crescono…

Ma, dopo un inizio non semplice, l’attaccante cresciuto nel vivaio atalantino prende il volo in un crescendo rossiniano. Pecchia, dopo le prime giornate complicate, sta vincendo e convincendo a suon di ottime prestazioni. La squadra, non appena ha trovato una precisa identità di gioco, crea fino all’ultimo minuto, cosa che il popolo gialloblù non era più abituato a vedere. L’ex vice di Benitez propone un 4-3-3 che ricorda molto la Roma dello scorso anno. Al di là del Pazzo, gli altri punti di forza sono un Romulo finalmente ritrovato – in versione “florenziana”- dominante sia quando gioca da mezzala sia quando viene impiegato da terzino, e i due centrocampisti Fossati, bravo a dare grande quantità, un po’ come Nainggolan, e Bessa, finalmente esploso dopo anni in giro per l’Italia.

I pregi del numero 11 vanno oltre la semplice finalizzazione: in fase di non possesso rientra infatti fino all’altezza del mediano Valoti o, in sua assenza, Fossati, per recuperare palla. In queste circostanze, i due attaccanti esterni Luppi, altro importante acquisto estivo, e Siligardi si accentrano andando a formare una sorta di 4-3-1-2. Per Giampaolo non solo tanti gol ma anche tanto lavoro oscuro.

In fase offensiva, il protagonista di questa serie B 2016-’17, numeri alla mano, ha l’identikit ben preciso: quello del Pazzo. Ovvero colui che, rimasto tra dubbi e perplessità, è diventato un’icona dell’Hellas. Di questo passo, la tifoseria scaligera dovrà nominare un altro vice sindaco che affianchi Luca Toni. La storia di Pazzini al Verona si inserisce nel filone del protagonista ferito in cerca di riscatto. E ci insegna come, a volte, l’insuccesso iniziale costituisca un’occasione per costruire qualcosa di importante.


 

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Raffaele Campo, nato a Padova il 21/6/1989. Diplomato al Liceo Classico Statale "Concetto Marchesi" di Padova (ma non chiedetemi nulla di latino e greco) e attualmente studente di giurisprudenza presso la facoltà di Ferrara. Vado matto per il calcio, ma soprattutto per l´Inter, seguo anche la Premier League e non disdegno la Liga spagnola. Altre passioni e interessi sono leggere, libri di storia e di cronaca italiana del ´900 in primis, e viaggiare (ho visitato più di dieci Stati europei, ma ce ne saranno ancora tanti altri che visiterò). Collaboratore Sportellate.it