Interventi a gamba tesa

Il trionfo Leicester, vissuto dall’altra parte dell’oceano

 


Ho scoperto così della vittoria di Claudio e i suoi ragazzi.
Mezzo addormentato, sul volo che mi stava accompagnando da New York in California.

Chelsea-Tottenham 2-2.

Chelsea-Tottenham 2-2

Canale ESPN. Si discuteva di Nba: quante chance aveva Steph Curry di recuperare in vista di gara 3? Seguivo con poco interesse. Ero tipo sotto effetto narcotici. Poi una piacevolissima turbolenza mi aveva completamente svegliato. Apro gli occhi. Vedo passare il risultato di Chelsea-Tottenham. Non me ne capacito. Passa subito dopo questa seconda scritta. Ora ci siamo veramente, mi dico.

lllll

La mia prima reazione è stata quella di ridere di gusto (ma talmente di gusto che la tipa di fianco a me non voglio immaginare cosa abbia pensato). Poi poco dopo l’atterraggio, ho acceso il cellulare. Non ricordo una gioia così condivisa, una gioia così di tutti, nemmeno per l’Italia nel 2006. A quei tempi ricordo che almeno una parte di interisti erano rimasti coerenti con il loro “non tifo Italia, troppi giocatori della Juventus brutti e cattivi”. A sto giro no. Millemila notifiche su WhatsApp solo ed esclusivamente sul Leicester.

Un po’ perché ero finalmente arrivato dove volevo arrivare, un po’ perché Ranieri, Vardy e compagnia avevano trionfato, ero felice. Al settimo cielo.

Dopo un’ora di macchinata dall’aeroporto di Los Angeles fino ad Huntington Beach e dopo aver sistemato un attimo le mie cose, mi sono finalmente steso sul letto per dedicarmi alle mie bacheche FB e Twitter. Volevo essere aggiornato su tutto, ma su proprio tutto ciò che mi ero perso durante il volo. Ecco, qua le mie reazioni sono un attimo cambiate. E allora tra il serio e faceto, vorrei rendervi partecipi di qualche considerazione personale su fatti e comportamenti dell’essere umano che continuano a tormentarmi (e a non tornarmi), e in generale sull’impresa delle foxes:

1) perché ci sentiamo obbligati a dire la nostra su argomenti sulla quale fino al giorno prima non avevamo il minimo interesse. Me lo chiedo in continuazione. Mi è capitato recentemente nel periodo referendum trivelle; mi capita spesso in periodo elezioni dove ognuno si sente legittimato a dire la sua senza avere magari la minima idea di cosa va dicendo (ammetto che qua qualche volta ci è cascato pure il sottoscritto); mi capita fisso dopo la scomparsa di un grande artista dove se non posti una sua canzone sembri quasi mancargli di rispetto e capita fisso dopo trionfi sportivi del genere. Lo chiamano effetto carrozzone (“bandwagon”), ma questo bisogno di sentirci partecipi e non “esclusi” da cose che magari non ci appartengono proprio non mi torna (avviso per chi leggerà questo punto 1: la mia non è una critica a nessuno, trattasi di una constatazione che come tale gradirebbe delucidazioni).

2) troppa retorica spicciola su questi ragazzi. Un’esaltazione così superficiale dell’impresa, da quasi ridimensionarla. Riflettendo penso che buona parte del problema sia da ricollegare al punto soprastante: se tanta gente che magari del Leicester fino ad un mese fa non sapeva manco l’esistenza si è sentita in dovere di dire la sua, è ovvio che poi i contenuti possono essere quelli che sono. E va benissimo. Che però addirittura pagine FB e Twitter che di professione scrivono di sport e hanno un notevole seguito, si siano permesse di inventarsi storie sui ragazzi in maglia blu per acchiappare like facili, questo no.

2bis) l’epica che si porta con se questo successo è qualcosa di inquantificabile ed è per questo che limitarsi ad un “Davide contro Golia” è sbagliato. Voglio qua riportarmi alle parole di Franco Bolelli, scrittore e filosofo del milanese, appassionato di sport:

franco bolelli

Ovviamente non concordo su tutta la linea: per esempio definire quello inglese come il “calcio vero” secondo me è anacronistico (anche perché in paesi dove il “calcio vero” non si gioca, l’impresa del Leicester sarebbe stata a mio avviso impossibile), ma dove l’autore del post voglia andare a parare direi che è abbastanza chiaro.

3) trionfi del genere vissuti sulla mia pelle? Nessuno. Gli unici paragonabili che mi vengono in mente sono la vittoria della Vinci sulla Williams agli ultimi Us Open e la Grecia campione d’Europa nel 2004, ma parliamo di una partita secca e di un torneo che all’epoca prevedeva solo 5 partite per arrivare in finale. Ranieri e giocatori sono arrivati primi in un campionato da 38 partite. Con 2 turni d’anticipo.

Dopotutto se anche qua in America sono arrivati a chiedersi se si tratti del più grosso upset della storia, un motivo ci dovrà pur essere…

leicester


 

 

 

 

 

 

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Lorenzo Lari, nato a Rimini l'11 Giugno del 1990. Laureato in Giurisprudenza all'università di Bologna, le sue vere passioni sono sin dalla nascita ben altre. Allevato a pane e rock'n roll, è grande amante di musica, cinema e sport. Malato di Juve e di basket NBA, sogna un giorno di poter assistere ad una partita allo Staples al fianco di Jack Nicholson. Co-fondatore di Sportellate.it