Interventi a gamba tesa

Sogno semiserio di una Premier League futuribile


Il cibo era pesante, l’ora era tarda. Il mix dell’adrenalina post-calcetto e dell’abbondante carne rossa non ha favorito né conciliato il sonno, che si è rivelato disturbato, incostante e tempestoso. Nel mezzo del naufragio notturno, affiorano a galla alcune immagini che potenti tornano alla memoria la mattina dopo. Di solito i sogni restano materia della notte: che questo sulla Premier League sia destinato a diventare un giorno realtà?


Lo spogliatoio è in silenzio. Due citizens confabulano a bassa voce tra loro, subito ripresi da Hart. Il rispetto del momento è assoluto, quasi religioso. Guardiola entra e si avvicina al centro della stanza. Il protagonista non è lui: il protagonista è la lavagna. Sul quadro, geometrie non comprensibili a un occhio inesperto, triangoli indecifrabili per un profano. Pep snocciola gli ultimi input tattici alla vigilia della prima di campionato, la prima del nuovo City di Guardiola. I due ragazzi hanno smesso di parlare e pensano. Pensano che quando hanno cominciato a guardare il calcio in tv, la Premier era palla lunga del portiere, ala che sale, cross, tentativo di testa. «Questo sport è cambiato», rimuginano guardando il nuovo ticky-tackle di Pep. Nella stanza si diffonde un leggero mal di testa: i centrocampisti si incaricano di distribuire dell’ibuprofene.

“E ricordate ragazzi, questo non è il basket: i gol da fuori area non valgono tre punti. Voglio che entriate nella porta col pallone, sempre”.

Joe sembra leggere i due ragazzi nel pensiero. “Sì, lo so cari, lo so a cosa pensate. Ne era rimasta una sola di squadre così, quel Leicester che lo scorso anno è arrivato secondo dietro di noi”. L’ultimo team al top della Premier League che non si vergognava delle rimesse lunghe, dei mediani, della lotta in mezzo al campo. “Meno male che quell’incubo è finito” pensa Hart. “È stata dura vincere, è stato orribile essere umiliati a Manchester”. Ma ora Ranieri fa il CT, Mahrez e Vardy sono all’estero, Kanté è il nuovo idolo dell’Atletico Madrid. Certo, gli avversari sono aumentati. “Strano che proprio N’Golo abbia scelto di andare in Spagna quando il Cholo si è spostato a Londra”. Il portiere infila i guantoni e si appresta ad entrare in campo. I compagni lo guardano, sorpresi e imbarazzati. Hart non ha capito il modulo di oggi: si gioca con 11 centrocampisti, al suo posto c’è De Bruyne a impostare davanti all’area di rigore.

“In Pep we trust”.

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“Mi farebbe proprio comodo Kanté pensa Diego. Al Selhurst Park è un’umida domenica di agosto e no, il Crystal Palace non ne vuole sapere di interrompere il possesso palla. La mediana del Chelsea si trova a disagio, ancora alle prese con la decifrazione degli schemi del Cholo. Schemi imprevisti, schemi arrivati con lui poche settimane fa. Il nuovo tecnico sulla panchina dei Blues era Conte, riflette Simeone, “e io a luglio ero a Madrid con il sorriso sulle labbra per l’arrivo di N’Golo”. I giornali hanno parlato di problemi con Abramovich, di parole grosse volate nei primi incontri con Antonio da Lecce. O Giaccherini o me ne vado, hanno riportato i tabloid. Così per il Cholo è iniziata una nuova avventura proprio nell’anno in cui tutti, ma proprio tutti sono sulle grandi panchine d’Inghilterra.

Come si dice agghiacciante a Londra?

conte gazza

José prende in mano il calendario. Il pennarello traccia due grandi cerchi rossi in un paio di fine-settimana di mezza stagione, in autunno e in primavera. Sono le due partite che contano davvero per lui, sono i due match che avranno la sua attenzione al 100%. Il resto non è ordinaria amministrazione, è semplicemente ciò che è stato chiamato a fare. Erano anni che desiderava, bramava entrare all’Old Trafford dalla porta principale. Ora il timoniere è lui, il team è compatto, il nemico è uno solo: e vive e lavora nella stessa città. Sarà strano chiamarlo derby: non ci sarà nulla di amichevole nell’atteggiamento dei suoi difensori verso le mezze punte di Guardiola. Ma lo United non si deve preoccupare, “ho già pensato a tutto. Prima cosa, unire il team contro avversari e stampa. Poi, solo quando le difficoltà arriveranno, spaccare lo spogliatoio tra fedelissimi e vecchia guardia, e tirare avanti finché non mi chiama il PSG. Tanto mica posso vivere tutta la vita in questo posto dimenticato da Dio, sole e buon vino”.

Anno nuovo, vecchio matto Jurgen.

klopp

Jürgen li aspettava tutti. Li aspettava dalla scorsa stagione, dove i suoi reds hanno alternato ottime prestazioni a gare più complicate. Li aspettava dai tempi del Dortmund, quando Pep è arrivato a spadroneggiare in Germania e gli altri top club hanno cercato di fare la voce grossa con lui in Europa. Eppure il Liverpool è una cosa diversa, e Klopp lo vede. Lo vede persino da come Anfield è pieno in questo sabato pomeriggio estivo, mentre in tutto il resto dell’Inghilterra si protesta contro il caro biglietto. No, a Liverpool la rivolta dei tifosi aveva messo un argine al rincaro e la società ha ascoltato la loro voce: niente aumento per il 2016-’17. E ora Anfield è rimasta l’unica arena con una tifoseria non costretta a vendere gli organi per vedere i propri undici.

È un segno, pensa Jürgen. È un segno che quest’anno per la Premier League tocca a noi. Mentre riflette, sul suo viso si disegnano una smorfia e un sorriso quasi sadici. Qualche secondo e Klopp scoppia in una risata solitaria, mentre i suoi in campo subiscono un calcio d’angolo e la pressione avversaria. Lo staff in panchina interpreta la cosa come il primo segno di schizofrenia della nuova stagione del mister.


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Classe '90, originario di Rimini e residente a Roma. Sono un maniaco dei dati, dei grafici e delle statistiche: il giorno del sorteggio di Champions League è sempre un bel giorno. Sono quello in bici in mezzo alla strada: se do fastidio mi dispiace. Collaboratore Sportellate.it