Interventi a gamba tesa

Intervista alla fan page di Claudio Ranieri


“L’uomo che ha perso con le Far Oer”. Era più o meno il seguente il tono con cui quest’estate Claudio Ranieri veniva accolto in Inghilterra.
Come faccio a saperlo? Semplice, mi trovavo a Londra quando, come ogni venerdì, leggo il free press sportivo della capitale, di cui non ricordo il nome (spero mi perdonerete) e leggo la presentazione delle squadre che stavano per iniziare il loro cammino nel campionato più bello al mondo. Quando arrivo al Leichester City, il titolo sull’allenatore romano era lapidario: “L’uomo che ha perso con le Far Oer”.
In effetti la scelta di affidarsi a Ranieri è sembrata folle anche a me, ma mi sto ricredendo come poche altre volte mi è capitato, sportivamente parlando.


Tutti i numeri sono dalla sua parte, forse solamente quelli difensivi non lo supportano appieno e ci spiegano perché la squadra non vincerà, molto probabilmente, la Premier League. Però sai che rivincita per il tecnico testaccino, capace di rilanciare, anzi lanciare, una squadra che la passata stagione si salvò all’ultima giornata, orfana del sue leader carismatico, Cambiasso (forse per qualche diatriba post-Inter non si è voluto fermare), grazie ad un gioco spigliato ed offensivo.

La prova è sicuramente quel Vardy: la sua storia meriterebbe un libro, da ex galeotto a recordman per gol consecutivi in PL, che ha segnato 14 gol in 15 partite. Senza dimenticare poi Mahrez, 10 centri in 14 gare, forse la vera stella di questa squadra. Un Leicester che quindi si ritrova secondo dietro l’Arsenal, ma davanti a colossi quali i due Manchester City, il Liverpool e il Chelsea del suo amico (eufemismo) Mourinho che affronterà stasera.

Ecco da dove nasce lo spunto per l’intervista ad Andrea Giachi, amministratore della pagina Facebook “Claudio Ranieri: Il condottiero”. Perché sì, nel fantastico mondo di Mark Zuckerberg, esistono anche fan page in onore del “tinkerman”.
Ci siamo avvalsi quindi della consulenza dell’ottimo Andrea per far luce sul fenomeno Ranieri, che da allenatore sull’orlo del fallimento dopo l’esonero con la nazionale greca, è diventato “il miglior allenatore della Premier” parola di Mourinho, non propriamente tenero con lui in passato.

Innanzitutto grazie per la disponibilità. Volevo iniziare chiedendoti come è nata la passione per Claudio Ranieri e se è una passione reale o fittizia. E quando l’idea di creare una pagina Facebook in suo onore?

“Grazie a te, è sempre un piacere poter parlare di Claudio Ranieri. La passione per il Condottiero è nata quattro anni fa durante un Erasmus in Olanda, durante il quale io ed un caro amico (Alberto, tra l’altro uno dei fondatori di Sportellate.it) ci inebriavamo con il calcio champagne (eufemismo) dell’Inter di Ranieri, e ci caricavamo ascoltando i suoi sfoghi in conferenza stampa ai tempi della Roma.

La pagina, e l’idolatria di Ranieri in generale, era nata con uno spirito puramente goliardico, anche perché non ero mai stato un grande sostenitore della sua proposta calcistica. E se vederlo arrivare a Roma dopo Spalletti e presentarsi con l’indimenticabile “con me scordatevi il bel calcio” era stato un colpo al cuore, il sentirlo parlare solo di grinta, anziché di tattica, ed ascoltarlo pronunciare frasi del tipo “la preparazione atletica la può fare anche un verduraio” mi aveva dato il colpo di grazia.

I presupposti per definirlo un “minestraro” (termine tecnico utilizzato a Roma per indicare gli allenatori vecchio stampo stile Mazzone e Sonetti) c’erano tutti, poi però ad un’analisi più approfondita, e dopo la commovente stagione 2009-’10 dello scudetto sfiorato contro l’Inter del Triplete, il personaggio di Claudio Ranieri si è rivelato decisamente più interessante, sia a livello umano che calcistico.
Così, dopo il suo anno e mezzo a Roma, ho sviluppato una simpatia crescente per questo allenatore, per la sua compostezza, per la sua “tigna” testaccina. E per il fatto che, in fondo, lui stesso sia una contraddizione nei termini.

E dire che vittorie così episodiche ti fanno credere davvero che sia l’anno giusto (per la cronaca, siamo nella stagione 2009-’10, in cui la Roma getta lo scudetto sul filo di lana perdendo in casa con la Sampdoria).

Una delle sue caratteristiche fondanti è quella di vincere molte partite in modo rocambolesco con gollonzi o mischie su calcio da fermo, e talvolta fortunoso (vedi sopra). Nel contempo è sempre stato l’uomo giusto nel momento sbagliato, perché ha allenato dei club prestigiosi ma sempre in momenti non esaltanti: il Napoli nell’immediato dopo-Maradona, l’Atletico Madrid nel periodo in cui il presidente Jesus Gil veniva arrestato per illeciti fiscali, il Chelsea ai tempi di Ken Bates (che di soldi ne aveva pochi) e poi nel primo anno di Abramovich (che di soldi ne aveva a iosa, ma inizialmente li spendeva malissimo) la Juventus neopromossa, la Roma a fine ciclo (con la quale comunque ha accarezzato il tricolore a cui avevo accennato prima) e l’Inter in piena crisi post-triplete.

Insomma, Claudio Ranieri è fortunato ma iellato, è bravissimo a valorizzare le risorse a sua disposizione, ma forse non proprio fino in fondo. Ha sempre avuto un aplomb tipicamente inglese, ma a Roma in un anno sembrava diventato un ultrà.
Insomma, è il bello del calcio”.

Cosa pensi di questo Ranieri capolista in Premier? Te lo aspettavi?

“Sono ovviamente contentissimo, perché come ti dicevo dalla goliardia sono passato ad una vera e propria passione per il Condottiero, sebbene i miei modelli di riferimento a livello calcistico siano decisamente altri (Guardiola e Spalletti su tutti). Credo che nessuno si sarebbe aspettato un exploit di questo tipo, anche se quando è stato annunciato il suo ingaggio al Leicester ero convinto che avesse trovato una piazza perfetta per le sue caratteristiche, anche a livello di pressioni e di stimoli. La Premier è senza dubbio il campionato che valorizza meglio la tigna e la compattezza delle sue squadre, nonché il modulo che è solito adottare (il 4-4-2, che continua ad andare per la maggiore quasi solamente oltremanica). Però sinceramente non avrei mai pensato che potesse resistere fino a metà dicembre lassù in alto”.

Cosa ti piace di più di questo Leicester? Che meriti ha Ranieri nell’esplosione di Vardy? 

“Fatte le dovute proporzioni, l’exploit di Vardy mi ricorda moltissimo quello di Batistuta ai tempi in cui Ranieri prese le redini della neopromossa Fiorentina. Anche Batigol è stato un “late bomber” a livello europeo: arrivato a Firenze nel 1991, la sua consacrazione è arrivata nella stagione 1994-’95, la prima sotto la guida di Ranieri, quando aveva già 26 anni. In quell’annata, per rimanere in tema di corsi e ricorsi storici, Batistuta segnò per 11 match di fila (proprio come Vardy), record tutt’ora imbattuto in serie A.

Jamie Vardy la macchina da gol che Ranieri ha contribuito a creare. Andrea ci spiega in maniera ineccepibile il merito del Comdottiero nel’exploit della punta inglese.

Nel corso della sua carriera, Ranieri ha dimostrato di essere bravo non solo a scoprire ma anche a plasmare dei nuovi talenti, basti pensare a Lampard e John Terry che hanno costituito l’ossatura del Chelsea per quasi 15 anni. Dunque, tornando a Vardy, credo che Ranieri sia stato determinante per lui, anche a livello tattico: è rimasto uno dei pochi allenatori che giocano sempre e comunque con almeno un centravanti (a Roma era arrivato a schierare Totti, Borriello e Adriano insieme) e lo utilizzano maggiormente come finalizzatore piuttosto che come arma tattica per aprire le difese, come ad esempio Allegri fa con Mandzukic.

Nel caso specifico, a Leicester ha al suo fianco Okazaki, o Ulloa che ha giocato l’ultima partita, il quale compie un gran lavoro per lui, ed ottimi rifornimenti dai due esterni, che si completano molto bene: solitamente gioca a destra l’ala più creativa, l’ottimo Mahrez, un potenziale crack, e a sinistra quella che garantisce più quantità, uno tra Albrighton ed il più difensivo Schlupp.

Del Leicester mi piace soprattutto questo, il fatto che sia una squadra messa in campo in maniera molto intelligente, bilanciata, ed anche semplice se vogliamo, in cui il tutto è costruito per fare in modo che i migliori calciatori possano sfruttare al meglio il loro potenziale, senza per questo mandare a ramengo l’equilibrio tattico. Quindi c’è l’esterno di “fatica” che libera da un po’ di compiti difensivi Mahrez, il quale a sua volta può essere più libero di inventare e di fornire assist a Vardy, il compito del quale a sua volta è facilitato dai movimenti della seconda punta, Okazaki. Nulla di nuovo sotto il sole, ma questo serviva al Leicester”.

Domenica c’è Ranieri vs Mourinho, la loro diatriba dura da anni, cosa ti aspetti? E quale è il confronto più bello che c’è stato tra i due, sia in campo che in conferenza?

“Il sogno è un remake di Davide contro Golia, ovvero che vinca il Leicester e la sconfitta del Chelsea conduca all’esonero di Mourinho. Sarebbe una rivincita dopo che il portoghese per un decennio si è fatto beffe del condottiero, nonché un cerchio che si chiude visto che, come ha spesso ricordato il portoghese, Ranieri fu esonerato dal Chelsea proprio per far posto allo Special One. Ranieri è tutto meno che vendicativo (“no revenge, isafutbol”, per dirla con le sue parole), ma credo che in cuor suo un po’ ci speri anche lui, anche se proprio ieri Mou ha fatto un’incredibile retromarcia dichiarando di “essersi sbagliato su Ranieri” e che il Leicester merita il primo posto.

Ecco il Roma-Inter del famigerato campionato 2009-’10. In questo round, il confronto Ranieri-Mourinho se lo aggiudica il primo.

Mi devi perdonare però da romanista, come confronto più bello tra i due non posso che citarti Roma-Inter 2-1 del 27 marzo 2010, una gara non spettacolare ma estremamente emozionante , anche per ciò che era in ballo.
Sugli scontri dialettici tra Mourinho e Ranieri ci sarebbe da scrivere un libro. A livello di conferenze stampa, trovai esilarante la risposta di Mourinho a Ranieri (ai tempi alla Juve) che lo invitava a terminare il silenzio stampa nel rispetto di tifosi ed addetti ai lavori: “adesso parla Ranieri, che in Inghilterra dopo 5 anni faceva ancora fatica a dire good afternoon e good moring”.

Un altro attacco del Vate portoghese all'”amico” Ranieri. P.S. Quanto mancano le conferenze stampa di Mourinho in Italia.

Hai dubitato di Ranieri dopo l’esonero da commissario tecnico della Grecia?

“Più che altro temevo che avrebbe faticato un po’ di più a trovare un altro ingaggio. Ma paradossalmente potrebbe essere stato proprio il flop con la Grecia a costruire il primo tassello di questo miracolo-Leicester. Una squadra che lo scorso anno si era salvata grazie ad una rimonta strepitosa, con un allenatore appena licenziato per uno scandalo a luci rosse del figlio (ex calciatore del Leicester), che assume come manager un uomo che sa di avere una delle sue ultime occasioni della carriera. Gli elementi per plasmare qualcosa di epico c’erano tutti”.

Completa la frase: se il Leicester vince la Premier, io…

“Condurrò il Festival di Sanremo entro il 2020”.

Ranieri ha portato tante squadre da un livello medio ad uno alto (dalla Fiorentina alla Juve, passando per Chelsea e Valencia): perché secondo te non è riuscito a compiere lo step successivo, ossia lottare per la vittoria di un campionato?

“In parte credo di averti già risposto quando parlavo del fatto che quando ha allenato club prestigiosi non li ha mai trovati nel loro periodo più roseo. Ma dal momento che nel calcio non può essere tutto ascrivibile alla fortuna (fatta eccezione per Roberto Mancini), credo che quello che sia mancato al Ranieri allenatore sia stata una forte identità di gioco, un suo marchio di fabbrica.

Non parlo di moduli (anche perché ha usato spessissimo il 4-4-2, quindi un modulo di riferimento lo ha), ma di una tipologia di gioco che fosse riconoscibile nelle sue diverse esperienze da allenatore, una sorta di continuum o filo conduttore, come la verticalità, le transizioni offensive e le marcature a uomo che hanno da sempre caratterizzato il modo di intendere il calcio di Marcelo Bielsa, il difendersi con il pallone e la continua ricerca della superiorità per vie centrali del Guardiola-pensiero, o il 3-5-2 che è la cifra stilistica identificativa di Mazzarri, giusto per fare qualche esempio tra il sacro ed il profano.

Le sue squadre sono sempre state ben organizzate a livello difensivo, ma l’assenza di un’impronta di gioco marcata in fase di possesso ha lasciato spesso le squadre di Ranieri in balia dell’episodio o della giocata individuale, il che può andare benissimo a Leicester dove nessuno si aspetta che tu vinca la maggior parte delle partite, un po’ meno quando l’obiettivo è la vittoria finale di un campionato lungo 38 incontri.

Detto questo, Claudio non si discute.
Si ama”.


 

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Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.