Interventi a gamba tesa

Ancora tu… l’incorregibile

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Dopo una lunga estate a sognare il ritorno al Milan di Ibrahimovic, si è concretizzato un altro ritorno, certamente meno gradito al popolo rossonero: quello di Mario Balotelli. Il tema, già di per sé scottante, fa venire a tutti la voglia di dire la propria: poi una vecchia musicassetta di Battisti capitata sotto orecchio ha fatto il resto…


Ancora tu… non mi sorprende lo sai: è pur sempre l’anno degli Europei, che fai Mario non ci provi nemmeno? No dai, siamo seri: tutto sommato i vari centravanti chiamati a raccoglierne il testimone non sono né Gigi Riva, tanto meno Bobo Vieri. Sì, saranno pure simpatici, volenterosi, ignoranti e tutto il resto, ma nessuno dei suoi eredi – né Zaza né Immobile, e solo in parte Pellé – ha mai dato l’impressione di saperla mettere dentro con quella regolarità che serve alla squadra di Conte per far meglio rispetto alla scorsa sciagurata estate targata Prandelli.

Balotelli infatti – se vuole – il posto in Nazionale è in grado di riprenderselo in due secondi. Il che rende tragica la situazione del nostro attacco, visto che la presenza del suo uomo tecnicamente migliore è subordinata alla personalità bizzosa e a ciò che può passare per la testa di un ragazzino. Un ragazzino di 25 anni. VENTICINQUE. A quell’età non si è più ragazzini nemmeno nella vita di tutti giorni, quella che non finisce con un ritiro attorno ai 40, figurarsi nel calcio.

25 anni, di cui gli 8 trascorsi nel calcio pieni di mani tese in aiuto sulle quali Mario ha puntualmente sputato sopradi fiducie tradite e di litigi con chiunque prova, anche stuzzicandolo, a fargli comprendere che, se non dà il meglio di sé, non sarà mai il campione che dice di essere. Eppure è ancora qui, ancora  Supermario, che per essere ciò che ormai si è abituato ad essere avrà pur bisogno di giocare a calcio, ogni tanto. Perlomeno una stagione ogni due, come insegna il suo mentore Fantantonio Cassano.

Euro 2012, Italia-Germania 2-1. Uno dei pochi momenti della carriera in cui Balotelli evolve da spettacolo circense a calciatore.

Ancora tu… ma non dovevamo vederci più? Eh già. Poco più di un anno fa, con la figuraccia in Brasile che ancora bruciava, erano tutti a dare addosso a lui: il bomber, la punta di diamante, quello che 2 anni prima mostrava inorgoglito quei muscoli in faccia ai tedeschi, annichiliti dalla sua esplosività in quella semifinale europea. Lui che pure ha segnato contro l’Inghilterra, nella prima illusoria partita del mondiale, prima di sprofondare nella mediocrità più assoluta, fino all’ignominiosa prova conclusa con la sostituzione al 45′ della sfida decisiva con l’Uruguay.

Anche allora, come la sera del battibecco con Boban (uno che per la sua nazione ha anche preso a calci un poliziotto: Mario, non dico di fare lo stesso, ma almeno al pallone qualche calcio con convinzione, senza quella spocchia di chi gioca solo per farti un favore, potresti pure darlo…) risponde con quella sua classica strafottenza che ti fa venir voglia di prenderlo a schiaffi.
E, seppur, clamorosamente scaricato dal suo club – il Milan – è riuscito addirittura ad andarsene sbattendo la porta, atteggiandosi a grande star incompresa. Destinazione Inghilterra – in quel calcio che conta dal quale era stato già esiliato e che presto esilierà anche il “divo” Cerci – dove già lo conoscevano per via dei trascorsi al Manchester City, a prendere l’eredità di un altro caratterino niente male, “lo squalo” Suarez, a Liverpool. Coi sui ultimi sostenitori convinti che, lontano dall’Italia dove non si parla d’altro che di lui, e con un grande esempio come Gerrard nello spogliatoio, possa mettere la testa a posto e mantenere finalmente le aspettative che avevano riposto su di lui.

Un anno fa i saluti, che “le attese deluse”, “il feeling mai nato con Berlusconi e sua figlia Barbara” e la definizione “fallimento” lasciavano presagire fossero definitivi.

E come stai? Domanda inutile. Stai come me, e ci scappa da ridere… Tutti felici e contenti, ma quanto durerà? Un anno. Un anno che per entrambi è stato uno di quelli che definire catastrofici è un eufemismo: il Milan è per il secondo anno fuori dalle coppe, privo di un vero centravanti in grado di riportare il diavolo in alta classifica, che adesso deve riaccendere l’entusiasmo della tifoseria. Perché certamente è importante essere fedeli sempre, nella gioia e nel dolore, ma un 9° posto in Serie A è pur sempre un risultato da minimi storici che ha rischiato seriamente di far disinnamorare la piazza.

E dopo gli scippi subiti per Jackson Martinez e Kondogbia, ma soprattutto dopo aver accarezzato il ritorno del figliuol prodigo Ibrahimovic, ecco che Galliani si riduce alle strette, e non gli resta nient’altro da fare se non telefonare al più noto burattinaio d’Europa e chiedergli: “Mino, ma Mario non è che vuole tornare?”

Ancora tu quindi: non è bastato un anno a dir poco pessimo, trascorso fra le tribune (manco le panchine) di Anfield e gli sfottò da parte dei tifosi Reds completamente disinnamorati del loro centravanti, in un’escalation conclusa con l’esclusione dalla rosa (nonostante il ricco ingaggio da 6 milioni di euro che costringerebbe chiunque ad andarci coi piedi di piombo prima di scaricare così platealmente un tale investimento) a far sì che Mario resti senza squadra e senza nessuno disposto a sopportare le sue bizze e i suoi infiniti e immotivati capricci da star di Hollywood. Lui che lo è solo dell’Hollywood milanese.

Sai a volte me lo chiedo anche io? “Perché sempre tu? Perché servizi ai tg pure quando vai al bagno? Perché non riesci a toglierti dalle palle?”

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Balotelli ha infatti una gran fortuna: quella di avere come agente il burattinaio di cui sopra, ovvero Mino Raiola, procuratore fra i più potenti del pianeta calcio, che ha in mano il mercato di tante squadre in giro dell’Europa, e un’amicizia intima col dottor Adriano “fu condor” (dispiace, ma se spendi 50 milioni circa per due “scommesse” che hanno esperienza zero in grandi squadre come Bertolacci e Romagnoli, il declassamento da condor a pollo è inevitabile) Galliani, che pare sempre pronto ad andare a cena con l’agente olandese di origini campane e scambiarsi favori. E quindi se Galliani chiede Ibra, ma Mino risponde picche aggiungendo “Però ho Balotelli fuori rosa e mi serve piazzarlo in una squadra”, Galliani accetta. E magari per convincersi di fare la cosa giusta riascolta la stessa musicassetta che ci sta facendo da refrain: “Che bella sei… sembri più giovane…”

Così eccoci qui, punto e accapo, a parlare ancora di Balotelli. Lui e Raiola hanno raggiunto il loro scopo: infatti il personaggio Balotelli (inutile prenderci in giro, di questo si tratta) ha ottenuto ciò che gli serviva per continuare ad esistere. Ovvero che se ne parli, bene o male non importa. E lui ci riesce: dato che ogni giornale, ogni tg, ogni trasmissione, ogni blog (anch’io sono caduto in tentazione: mea culpa) gli dedica ben più del quarto d’ora di notorietà che – chiosava Andy Warhol – ognuno prima o poi si prenderà.

Prepariamoci quindi ad avere sempre nelle orecchie il neologismo più usato negli ultimi anni, la famigerata balotellata. Che vuol dire tutto, ma che in fin dei conti non significa niente, ed è solo il solito “tanto rumore per nulla”: prepariamoci ad altri reportage su tagli di capelli strambi, abilità da arciere da Robin Hood del bresciano, flirt, notti brave e, se tutto va bene, forse ogni tanto si parlerà di Balotelli per cose del genere.

Il gol al Bologna allo scadere realizzato a San Valentino un anno fa: perché anche chi lo odia sotto sotto lo ama, quelle poche volte che fa il calciatore. E quale giornata migliore di questa per riaccendere la passione?

Perché ormai è così: nell’Italia del calcio non si può fare a meno di Mario Balotelli, nonostante tutti noi, all’apparenza, lo schifiamo. È un po’ come con le sigarette: anche quando siamo convinti di smettere, c’è sempre tempo per fumarsi l’ultima. Quindi nonostante l’orticaria che farai venire ai tifosi, sia quando giocherai bene, sia quando pascolerai per il campo come al solito, nonostante avremo indigestione alle tue creste (che poi chi diavolo te li acconcia i capelli vorrei saperlo, perché davvero scatena il Maurizio Mosca che è in me) e ci verrà ancora voglia di prenderti a schiaffi per le tue risposte ebeti, bentornato Mario. Forse con te ci aveva preso il poeta: davvero “lasciarti non è possibile…”


 

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Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione, e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio, raccontandone le numerose storie (anche nel suo blog, Calcio e dintorni, una storia infinita). Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.