Interventi a gamba tesa

Gegenpressing 2.0: la filosofia dell’ingegnere Roger Schmidt


Roger Schmidt è uno degli allenatori più innovativi in circolazione. Il gioco del tecnico del Byer Leverkusen estremizza il concetto di “gegenpressing” espresso da Klopp, aggiungendo  un’incredibile rapidità nella conclusione dell’azione. Tuttavia, nonostante i complimenti di Guardiola, il suo estremismo porta con sé anche qualche problemino tattico.


Passaggio, stop, passaggio, tiro. Una partita di calcio tante volte, soprattutto in italia, può facilmente trasformarsi in una noia mortale. Tanto che, anche se hai aspettato settimane e cancellato tutti i tuoi appuntamenti per vedere la tua squadra del cuore, dopo 10 minuti ti parte l’abbiocco e non riesci più a seguire.

Cambi canale e per poter parlare con gli amici della partita devi guardare attentamente gli highlights. 15 secondi, 5 tiri, un calcio di punizione, gol. Eppure c’è un uomo che ha deciso di dire basta. Ha preso una squadra di calcio, ha schiacciato il tasto dell’acceleratore e non l’ha più lasciato fino alla fine dei 90 minuti.
Stiamo parlando di Roger Schmidt, ex ingegnere, che ha creato una filosofia proprio sull’idea che forse questo gioco potesse essere molto più veloce di così.

Fino a qualche anno fa avreste strabuzzato gli occhi, guardato meglio il nome e avreste detto: “Chi?!”. Perché fino a 8 anni fa l’attuale allenatore del Leverkusen era un ex calciatore, con zero presenze in massima serie, che allenava il Delbrücker SC, una squadra dilettantistica del Nordrhein-Westfalen mentre lavorava alla Benteler come ingegnere automobilistico.

Dopo alcune esperienze, arriva in Austria, nel Red Bull Salisburgo. L’inizio è disastroso: sconfitta contro una squadra lussemburghese nel 2° turno di qualificazione alla Champions League e 2° posto in campionato (il titolo nazionale arriverà comunque l’anno seguente).

Se il successo stentava ad arrivare, quel che alla squadra di Schmidt non era mai mancato era la qualità del gioco, la stessa che nell’aprile 2014 porterà l’allenatore tedesco in Germania.

Red Bull Salzburg pressing vs Ajax – Tactical analysis from Jamie Adams on Vimeo.

Schmidt del resto ha sempre avuto le idee molto chiare. Un gioco basato su uno schema base piuttosto semplice, ma reso irresistibile dalla complicata trama del suo pressing. La sua filosofia infatti, affinata e testata negli anni austriaci, viene riversata sul Bayer e resa alla perfezione dagli interpreti, per lo più scelti durante un’oculata sessione di mercato estiva, ma completata da giocatori perfettamente adattati alla sua nuova impostazione.

La foto mostra il modulo del Bayer in fase di non possesso, un 4-4-2 con le ali strette vicino ai due attaccanti.

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Il sistema di gioco si basa sulla carta su un 4-2-3-1, che in fase difensiva si compatta in un 4-4-2 o 4-2-4 in base alla posizione delle ali. Il tutto però presenta alcuni tratti distintivi: l’Angriffpressing, la pressione portata fin nella zona d’attacco, e il Gegenpressing, il “fiato sul collo” dell’avversario dopo aver perso il pallone. Queste caratteristiche hanno portato gli addetti ai lavori a paragonare la squadra di Schmidt con il Borussia Dortmund, tanto che l’allenatore del Bayer Leverkusen è stato definito un “Klopp 2.0”.

Fase difensiva.

Il paragone non è inappropriato. Come Klopp, per l’allenatore del Leverkusen la fase difensiva ha il suo fulcro nell’attacco. Ci si difende cercando di riconquistare il prima possibile la palla.

Tuttavia la somiglianza tra i due allenatori non è così marcata come sembrerebbe. Il modello delle “aspirine” è vario, e ritroviamo alcune caratteristiche del loro gioco nel BVB, ma anche nel Bayern Monaco di Guardiola e nell’Atletico Madrid di Simeone.

Pressing e Gegenpressing
La filosofia di Schmidt si basa incontrovertibilmente sul pressing. Tutto inizia dal centravanti Kießling e dal trequartista Çalhanoğlu. Come detto, in fase difensiva partono entrambi in linea e concentrano la pressione generalmente sui due centrali difensivi, per non dar loro il tempo di iniziare il possesso palla da dietro. Allo stesso tempo con il loro “cono d’ombra” impediscono i passaggi verso i centrali di centrocampo.

Sono i due giocatori offensivi che determinano l’inizio del pressing, mentre sui lati gli esterni Bellarabi e Son rimangono stretti, cosa che permette loro di coprire alcune zone pericolose spingendo gli avversari a giocare in zone poco ampie.

Nella prima fase del pressing è Kießling ad attaccare il centrale difensivo, che non ha altra soluzione che passare la palla al terzino, su cui si avventerà Son.

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Inoltre, nel momento in cui il gioco si sposta lateralmente, gli esterni spostano rapidamente la pressione sui terzini, diversamente se il gioco resta al centro possono supportare i due attaccanti nel chiudere gli spazi ai centrali avversari, o a loro volta aiutare i centrocampisti “scivolando” velocemente all’interno.

Nel frattempo i due centrali di centrocampo, solitamente Kramer (l’anno scorso Castro, trasferitosi al Dortmund) e Lars Bender, sono posizionati in modo da bloccare ulteriormente ogni passaggio verticale dei difensori centrali avversari, mantenendo una marcatura a uomo sui dirimpettai. In più hanno il compito di fermare le giocate dirette e schermare la propria difesa.

Un grande beneficio dell’uso del 4-4-2 in fase difensiva deriva proprio dalla sua semplicità. Le tre linee sono ben distinte e romperle per tagliare gli spazi è un’operazione semplice e rapida, grazie al buon posizionamento di ogni giocatore.

Innescare la trappola del pressing (i “triggers”)
Per conquistare la palla più avanti possibile, i giocatori del Bayer devono intrappolare gli avversari quando questi sono nelle prime fasi della circolazione palla, indirizzandoli in modo naturale verso gli esterni. Immediatamente viene chiuso ogni spazio al portatore di palla. In questo modo i tedeschi riconquistano il pallone e fanno partire immediatamente l’attacco.

L’innesco di questa trappola è abbastanza complicato. La prima fase parte quando la sfera si trova tra i due difensori centrali o tra questi e il portiere. A questo punto i due attaccanti o premono sui due centrali o si dividono il compito: uno attacca i centrali e l’altro scende a centrocampo. L’avversario solitamente è costretto a giocare velocemente e male verso l’esterno.

La fase 2 della trappola. Son ha chiuso rapidamente sul terzino avversario, nel frattempo Wendell (terzino) chiude sull’ala e Bender (centrocampista centrale) raddoppia mantenendo la copertura sull’avversario. Si noti la precisione dei movimenti con cui vengono chiuse tutte le possibili giocate al portatore di palla.

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Qui si innesca la fase 2 della trappola. La posizione stretta di Bellarabi e Son è la chiave: la pressione è ritardata fino a quando la palla prende la direzione del terzino avversario. In quel momento parte la chiusura. L’ala del Leverkusen sul lato del terzino pressa quest’ultimo, mentre gli altri compagni (uno dei due attaccanti, i due centrali di centrocampo e il terzino sul lato forte) spingono in avanti la squadra, occupando gli spazi e le opzioni di passaggio, in modo da creare superiorità numerica.

Questa pressione di solito genera passaggi obbligati e precipitosi verso chi aveva dato il primo passaggio, il quale sarà a sua volta sotto pressione. Una trappola efficace per una nuova e inaspettata onda di pressione, al fine di riguadagnare la palla.
Tutto ciò si ripete anche al centro del campo, solitamente con uno dei due centrali del Bayer che si allontana di qualche passo dal giocatore che stava marcando, dando l’impressione agli avversari di avere una linea di passaggio libera. In realtà il centrocampista sta controllando la situazione, pronto a pressare e rubare palla centralmente.

Fase offensiva.

La perfetta coordinazione nell’innescare il pressing è la base del sistema creato da Roger Schmidt. E forse questa precisione, unita a una straordinaria dinamicità, mi ricordano alcuni principi della rigidità di Zdenek Zeman. In effetti non manca una certa somiglianza. Stesso naso geometricamente importante, stesse labbra sottili e mentalità chiusa. Quel che però non mi sarei mai aspettato da un ingegnere è la sua attenzione alla psicologia dell’avversario. La trappola del pressing in effetti trova la sua efficacia non nella corsa della squadra, ma nell’illudere il portatore di palla ed indurlo quindi a effettuare un passaggio “controllato” in zone già stabilite dal “dominus” Schmidt.

Ripartenze.

Una volta conquistata palla, che si fa? Anche qui la risposta è senza fronzoli: si tira. L’attacco del Bayer Leverkusen è strutturato per tirare in porta il prima possibile.

Tiri immediati e da lontano.

Secondo una statistica risalente al dicembre 2014, in quella prima metà di stagione, il Bayer per 27 volte nella prima azione di attacco ha concluso tirando in porta, e per 62 volte ha concluso una manovra di attacco con un tiro in porta in soli 7 secondi o meno. Una statistica che è difficile da ritrovare fuori dalla Bundesliga, ma che anche nel campionato tedesco non ha pari. Non si pensi che questa rapidità corrisponda a lanci lunghi: si tratta appunto di pressione, e non appena riguadagnano il possesso, i rossoneri si riversano nelle aree pericolose per ricevere il successivo passaggio in avanti fino ad arrivare velocemente alla conclusione.

L’incredibile rapidità con cui il Bayer arriva alla conclusione. In arancione il numero di tiri in porta nella prima azione offensiva della squadra. In blu le conclusioni a rete entro i 7 secondi dall’inizio dell’azione. La distanza dal Dortmund rende l’idea della straordinarietà del dato.

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L’obiettivo è concludere la transizione prima che l’avversario possa intervenire. Per fare ciò i giocatori devono fare pressing, ma anche riversarsi immediatamente negli spazi delle aree più pericolose non appena si conquista palla, se non anche prima.

Questo tipo di gioco ha una conseguenza molto importante. Le statistiche del possesso palla sono piuttosto basse, ma quel che è assurdo è la quantità di errori nei passaggi: il 69%! Sono numeri che però non preoccupano Roger Schmidt. Per l’allenatore conta solo la conversione del controllo palla in azioni da gol.

Sparare a vista.

L’allenatore tedesco privilegia la quantità, non la qualità. La soluzione per fare gol è “sparare a vista”. Non sorprende allora la media di 25 passaggi per tiro. È l’altra faccia della medaglia del loro posizionamento alto e del loro pressing asfissiante. Basta prendere palla e attaccare. La loro corsa è inarrestabile, il ritmo mozzafiato. Di conseguenza spesso i tiri sono dalla lunga distanza. Non è certo facile conquistare il cuoio sempre dentro l’area avversaria, ma la quantità di occasioni create ha permesso loro di segnare ben 62 gol.

I giocatori del Leverkusen tirano da ogni dove. Non è  improvvisazione o mancanza di idee, fa tutto parte della strategia di Schmidt.

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Forse questa fretta nel tirare può essere discutibile, ma non dimentichiamo che l’obiettivo primario della fase offensiva è sconvolgere e annichilire la difesa avversaria. Qui vediamo un valido esempio dello studio psicologico dell’avversario operato da Schmidt.
I difensori avversari infatti sanno che gli attaccanti del Bayer stanno per tirare rapidamente e questa certezza viene rinforzata durante la partita. A quel punto sono indotti a uscire verso l’avversario per bloccare il tiro, creando in realtà spazio per un passaggio che apre ad un’occasione da rete molto più nitida.

Son, Bellarabi, Calhanoglu
Il gioco offensivo e imprevedibile di Schmidt è arrivato facilmente al successo anche grazie agli interpreti modellati o scelti dallo stesso allenatore tedesco. Bellarabi in particolare è determinante, con una media di 4,7 dribbling a partita riesce a superare gli avversari con facilità. Svaria tra la fascia e,  in fase difensiva, l’interno. Da qui, essendo il giocatore più vicino all’area, spesso calcia dalla distanza (3,2 tiri a partita): i 12 gol dell’anno scorso mostrano la sua precisione.
Sull’altra fascia agisce Son, un attaccante meno fantasioso, ma più efficace. Gioca a piede invertito, il che gli permette di accentrarsi facilmente.

Castro porta palla, Çalhanoğlu, inizialmente posizionato tra i due centrali, scende a offrire un’opzione di passaggio per lo stesso. La sua corsa verso il centro permette di creare una triangolazione e trascina con sé uno dei due difensori centrali. Ora Çalhanoğlu può passare la palla all’altro centrocampista, Bender, il quale dopo essersi appoggiato a Castro può inserirsi nello spazio creato dal movimento del trequartista turco.

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Mentre Çalhanoğlu, senza dubbio il più dotato tecnicamente, gioca al centro come perfetto collante tra i due reparti avanzati. Il trequartista turco è fondamentale anche per sbloccare le partite più complicate, grazie alla sua abilità nel calciare da fermo, ma è nei suoi movimenti per creare spazi e farsi trovare nelle zone più pericolose dell’area che Schmidt realizza buona parte della finalizzazione della manovra del Bayer.

Kiessling

Forse il giocatore che meno si addice alla filosofia di gioco dell’ingegnere tedesco è Stefan Kießling, dato che non possiede il ritmo e la tecnica degli altri tre attaccanti. E’ un ottimo cannoniere, ma indubbiamente presenta minori capacità atletiche dei compagni. Eccelle nella protezione della palla, e grazie a questo fondamentale guida la linea offensiva, aprendo corridoi per la propria squadra. Spesso domina i duelli aerei risultando quindi un efficace percorso alternativo per il gioco dei rossoneri.

Ricevendo i lanci lunghi, permette i tagli dei due esterni o del trequartista. Anche se in realtà inizialmente questo compito era affidato a Drmic, attualmente al Borussia M’bach, perché più affidabile nell’andare incontro alla palla.

In questi casi la boa raccoglie il pallone e in un istante le punte si fanno trovare pronte per inserirsi e, con scambi stretti, raggiungere la porta. Una soluzione particolarmente utile contro squadre bloccate.

Effettivamente quel tipo di giocatore così avulso dalla filosofia di Schmidt è diventato la soluzione a tanti problemi che il tecnico aveva riscontrato durante la sua esperienza austriaca, mantenendo il concetto di rapidità e verticalità: i tre dietro alla punta si buttano negli spazi, ma rimangono stretti, pronti ad azionare il pressing alto per riprendere il pallone.

Un gioco garantito anche grazie ad uno o entrambi i terzini, che coprono l’ampiezza del campo. Son e Bellarabi giocano molto vicini a Çalhanoğlu, che favorisce questi movimenti scendendo e smistando la manovra (un po’ come Mesut Özil) e favorendo pure l’inserimento di uno dei due centrocampisti (generalmente si trattava di Castro, ora il compito dovrebbe spettare a Kramer).

La densità a centro crea pressione sugli avversari, rende più efficace il pressing e favorisce gli scambi rapidi e stretti, i terzini invece sono lo sbocco principale per allargare il gioco.

Una criticità del gioco di Schmidt. A causa di un errore di posizionamento, il Bayer Leverkusen si espone al contropiede, con pericolose infilate centrali.

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Questa densità può anche diventare un’arma a doppio taglio. Bastano pochi errori nei movimenti per aprire pericolosissimi spazi centrali, come ha dimostrato il gol di Keita nella partita di andata dei playoff di Champions League contro la Lazio, dove è stato evidenziato anche un’ulteriore ritorsione del gioco di Schmidt. Sotto la pressione ossessiva di una squadra perfettamente organizzata, è veramente difficile giocare e ragionare, ma può capitare di incontrare campioni che neutralizzano la tua pressione, facendo circolare palla molto velocemente da un lato all’altro. Questo espone i tedeschi a pericolosi uno contro uno sulle fasce. Si trattava di un problema frequente per i Red Bull Salisburgo, ma con gli ottimi interpreti del Leverkusen il gioco dell’ingegnere ha rasentato la perfezione.

Rimangono criticità strettamente legate all’intensità del gioco. Oltre ai numerosi errori tecnici, passaggi e tiri, già preventivati in un gioco che privilegia la quantità, il Bayer Leverkusen si fa carico di un’enorme mole di interventi fallosi, soprattutto nelle zone in cui maggiormente si concentra il pressing.
La filosofia di gioco dell’ ingegner Schmidt può essere realizzata solo ad altissima velocità e intensità, richiede quindi una preparazione atletica perfetta. Non sempre però, nel corso della stagione, i giocatori possono garantirla. E’ nei minuti finali infatti che si concentrano maggiormente le maggiori defaillance del Bayer.

Roger Schmidt dovrebbe quindi migliorare nella gestione della partita imparando da un maestro come Mourinho, ad esempio rallentando il ritmo con un possesso palla prolungato, o adottando un sistema difensivo più classico. Si tratterebbe però di snaturare, anche solo per qualche minuto, il rigido principio filosofico su cui l’ingegnere ha basato tutta la forza della propria squadra. E forse anche in questo estremismo sta il fascino del suo stile.

Dall’Austria alla Germania, quel che conta è accelerare il gioco, senza mai fermarsi. In fondo, dopo i 90 minuti si va tutti a bere un tè caldo.


 

Alberto Paternò, Rimini. Nato nel vecchio millennio, in un'afosa giornata di luglio. Partorito tra ombrelloni e lettini della riviera romagnola, sfoga subito la rabbia per la venuta al mondo calciando ossessivamente Super Tele e Super Santos. Da quel giorno sopporta stoicamente l'esistenza, sguazzando nei campi melmosi della periferia riminese e sognando di diventare un giorno il nuovo Pessotto. Co-fondatore di Sportellate.it

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