Interventi a gamba tesa

La breve favola del ritorno del Calcio italiano

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Il campionato di serie A sta per iniziare. Dal mercato si attendono gli ultimi colpi. L’euforia è come sempre alle stelle. Anche quest’anno siamo pronti a credere che il campionato più bello del mondo possa tornare nuovamente ad essere il nostro! I media ce lo suggeriscono. I presidenti dei club ammiccano. Ma la breve favola del ritorno del calcio italiano, sta nuovamente per terminare al fischio d’inizio.


Lo scarpino del calciatore si libra nell’aria, il piede scalzo continua la corsa e colpisce la palla: GOOOL!  Il calciatore è Preben Larsen Elkjaer, la sua squadra è il Verona. Anche grazie a quella rete, gli scaligeri conquisteranno il loro primo e storico titolo di Campioni d’Italia. Correva l’anno 1985.

Il pallone rotola oltre la linea di fondo. Supera il manto erboso. Scivola sulla pista a bordo campo e rimbalza sul cartellone pubblicitario. Su quel cartellone, in quel momento c’è una scritta blu su sfondo bianco. Il logo centrale ricorda la pupilla di un occhio. I caratteri lineari compongono la scritta: Infront. Correva l’anno 2002.

Il telefono squilla. L’uomo in giacca e cravatta risponde. Un sorriso beffardo ne modifica il viso. Il transfert è arrivato. Appena in tempo. Il mercato chiude tra una decina di minuti. Dopo non sarebbe stato più possibile tesserare nessuno. Un altro campione è sbarcato nel nostro campionato? Corre l’anno 2015.

Momenti lontani tra loro, suggestioni diverse e intensità sempre meno percepibili.  Cosa è cambiato dagli anni ’80 quando il campionato italiano era considerato uno dei più belli e difficili al mondo? Quando i Maradona, i Platinì, ma anche gli Zico, i Socrates ed i Passarella, sgomitavano per indossare una maglia di qualsiasi nostra squadra?

Platini e Maradona. Quando per campioni di questo calibro la Serie A anni ’80 era il loro scenario naturale.

Paltini e Maradona quando per campioni di questo calibro la  Serie A anni '80 era il loro scenario naturale.

Sociologi ed esperti del settore si sono più volte dilungati sul declino del nostro campionato. Le cause riscontrate sono state diverse e spesso in connubio tra loro. Dagli scarsi investimenti nel settore giovanile alla violenza negli stadi. Dai mancati introiti nelle casse delle società alla fatiscenza degli stadi. Dagli scandali sulla corruzione arbitrale al calcio-scommesse. Dalla crescita dei campionati esteri alla crisi economica che impone un regime di austerity ai club.

Poche volte, quasi sempre sottovoce, sono stati messi sul banco degli imputati i presidenti dei club. Quasi mai si sono usate le parole “incompetenza” ed “improvvisazione”. Troppo facile fucilare sulla pubblica piazza allenatori e giocatori. Più difficile avere il coraggio di chiedere la testa dei dirigenti e dei loro superiori. La carta stampata, le televisoni (in chiaro o a pagamento) girano la testa dall’altra parte. Ma anche il web, libero dai bavagli che gli interessi economici mettono ai media tradizionali, poco si espone sulla scarsa capacità dei padroni del calcio!

Il calcio è il gioco più bello del mondo. Non staremo qui a discuterne altrimenti. Bello giocarlo, bello vederlo giocare. Bello parlarne. Tutto sembra ancora più luccicante se presentato con gli effetti speciali che la tecnologia oggi ci permette. Qualche coscia lunga, il primo piano di una scollatura ed il piatto è servito! Facile rimanere abbagliati e pensare che stiamo assistendo ad un grande spettacolo. La qualità del gioco passa in secondo piano. Lo zoom è sul tatuaggio del calciatore appena sbarcato. L’aspettativa circa il modulo presentato dal mister di turno non fa notizia. L’interesse è spostato verso l’acconciatura che il fenomeno, dal nome difficile da pronunciare, sfoggerà durante la partita. Lo scarpino? State tranquilli, nessuno lo perderà come Elkjaer: è diventato troppo importante!  Occhio a non sporcarlo troppo, altrimenti la marca non si leggerà bene! Il nero è andato in pensione a favore di colori decisamente più sgargianti. Luminose e psichedeliche: le mie scarpe si devono vedere più di quelli degli altri compagni! L’inquadratura si sofferma sul campione che si allaccia le stringhe. Meglio se oltre allo scarpino c’è anche un calzettone abbassato ed un parastinco con dedica personalizzata.

Ci hanno drogato di tutto questo, ormai i nostri occhi lo cercano! Siamo tutti complici. Soprattutto le nuove leve. Menti giovani a cui sottoporre il “trattamento Ludovico” (cit. Stanley Kubrick). Sui social impazzano le foto di creste e acconciature architettoniche. I giovani tifosi sono più pettegoli delle massaie dal parrucchiere. “Tempi moderni” (cit. Charlie Chaplin).

Non sono più necessari i numeri sulle maglie, ora bastano creste e tatoo per riconoscere i calciatori.

Non sono più necessari i numeri sulle maglie, ora bastano creste e tatoo per riconoscere i calciatori!

Tutto questo Infront Sports & Media l’ha capito benissimo. Quindi perché lasciarlo in mano a Sky e Mediaset? Che a loro volta l’avevano tolto alla Rai. Cannibalismo mediatico. Sì, ma con l’appoggio della Lega di Serie A, questa volta! E qui la questione si aggrava notevolmente. La promessa di nuovi introiti, legati alla capacità di gestire meglio il prodotto “serie A”. Un prodotto in declino, a cui Infront Sports & Media dedicherà anima e copro per farne risplendere l’immagine! Almeno così giurano.

La copertina sarà fantastica. Poco importa se il libro al suo interno resterà deludente. Per quello Infront Sports & Media non ha soluzioni. A quello dovrebbero pensarci le società calcistiche. Le stesse che hanno voluto Infront Sports & Media per migliorare l’immagine del prodotto “Serie A”. Le stesse che hanno smesso di investire nel settore giovanile. Le stesse che “lo stadio non lo posso costruire perché il Comune non mi rilascia la concessione” e poi ingaggiano “archistar” per pubblicizzare comunque il loro progetto dell’impianto. Le stesse che continuano a “comprare” certi tifosi per poi denunciarne le nefandezze quando queste sfociano in violenza. Le stesse che per anni hanno litigato sulla spartizione diritti tv e che ora si siedono allo stesso tavolo pronti a farsi servire il piatto da Infront Sports & Media.

Così arriva l’antipasto: l’inno della “Serie A” confezionato dall’archistar della musica classica, Giovanni Allevi: “O’ Generosa!”. Un inno che dovrebbe ricordare le sensazioni evocate da quello della Uefa Champions League. Dovrebbe. Uefa Champions League che vedremo in tv solo ed esclusivamente sulle reti a pagamento di Mediaset Premium! Di proprietà di Mediaset S.p.A., parte in causa nella proprietà di un club di Serie A: il Milan Associazione Calcio. Club che partecipa alle assemblee della Lega di Serie A e che pertanto era a conoscenza del primo piatto post-antipasto, che la Infront Sports & Media intende servire: la gestione totale e personale di tutte le riprese televisive del campionato (il primo assaggio è avvenuto con l’estrazione in diretta del calendario 2015-’16).

Ergo, ti vendo i diritti tv e ti confeziono già le immagini. Devi solo trasmetterle. Smonta pure tutte le tue infrastrutture dedicate al campionato italiano ed investi i soldi altrove. I maligni dicono che altrove vuol dire: Uefa Champions League. I maligni dicono che questa informazione, Mediaset S.p.A. potrebbe averla avuta prima di altri concorrenti.
Sempre i maligni, dicono che a spingere per la cessione dei diritti di immagine ad Infront Sports & Media siano stati tali Adriano Galliani (A.D. del Milan A.C.) ed il suo braccio destro in Lega, tale Lotito Claudio (Presidente della Lazio – Società Sportiva).
Non occorre certo essere maligni invece, per capire che le frasi infelici pronunciate dal suddetto Lotito (circa l’avvento in Serie A di piccoli club di serie B) celavano forti preoccupazioni legate alla vendibilità del prodotto “Serie A” ed alla conseguente promessa fatta da Infront Sports & Media a tutti club della Lega: money, money, money!!!

Infront Sports & Media: nulla sarà più come prima!

Infront Sports & Media: nulla sarà più come prima!

Così, mentre Frosinone e Carpi infestano i sogni del presidente Lotito, altre società falliscono impunemente e sono costrette a ripagarsi i debiti mettendo all’asta anche prestigiosi trofei vinti sul campo (A.A.A. vendesi Coppa Uefa conquistata dal fù Parma Calcio nel 1998-1999). Mentre il fido Igli Tare rimbocca le coperte al suo Presidente, per il secondo anno consecutivo un club della massima serie non ha assolto ai versamenti necessari per essere iscritto nelle competizioni internazionali della UEFA: il già menzionato Parma Calcio ed il Genoa C.F.C. l’ultimo anno. Entrambi non sono stati ammessi alle suddette competizioni. Entrambe hanno lasciato il posto a chi, sul campo, è arrivato dopo di loro. Così che il preliminari di Europa League potessero svolgersi senza vittorie a tavolino.

Preliminari che lo scorso anno, hanno visto il Napoli S.S.C dell’istrionico Aurelio De Laurentis, dover rinunciare alla fase a gironi della Uefa Champions League. Squadra costruita per vincere nelle massime competizioni, a detta del suo Numero Uno. Squadra che invece nell’ultimo campionato non è riuscita nemmeno a raggiungere i preliminari della vecchia “Coppa dei Campioni”. Quell’Aurelio De Laurentis che viene dal mondo del cinema e della televisione: “società dell’immagine” per eccellenza! Mondo che ha portato in Lega calcio anche un altro Presidente, che definire “istrionico” è riduttivo, così come definirlo “competente” è un insulto: Massimo Ferrero (Sampdoria U.C.). La domanda che tutti si sono posti è: Garrone, perché l’hai fatto?

Ghirardi e Ferrero nella stessa immagine: Elogio della follia (cit. Erasmo da Rotterdam) – foto gazzetta.it

 Ghirardi e Ferrero nella stessa immagine: Elogio della follia (cit. Erasmo da Rotterdam) - foto gazzetta.it

Non sempre si può dare la colpa dei fallimenti sportivi e/o economici  ai Presidenti, vedi i magnati James Pallotta nel caso della Roma A.S. ed Erick Thohir in quello dell’Internazionale F.C.: fin troppo pazienti con i loro dirigenti ed allenatori. Occorre inoltre fare i complimenti alla lungimirante ed organizzatissima famiglia Pozzo dell’Udinese Calcio: secondo club ad aver realizzato uno stadio di proprietà. Uno stadio adatto al calcio! Si sarà domandato il Presidente Lotito se gli impianti sportivi in uso per ammirare il giuoco del calcio, siano ad esso realmente adatti? Se il prodotto “Serie A” necessita anche di stadi più consoni? L’esempio dello scialbo campionato tedesco, in cui gli impianti sono la cosa più bella che può offrire, è fin troppo facile da citare.

Se i Padroni del Calcio italiano sembrano miopi, all’estero invece ci vedono bene. Anzi benissimo. Infatti nonostante le ottime e insperate prestazione europee, della Juventus in Champions ma anche di Fiorentina e Lazio in Europa League, i cosiddetti Top Players stranieri continuano a snobbare il campionato italiano. La loro prima scelta è altrove, così i Tevez ieri ed i Dzeko oggi arrivano a fine carriera. Quelli che esplodono nel nostro campionato poi prendono il volo (il PSG ne ha fatto un charter intero con Verratti, Pastore, Lavezzi, Sirigu e Cavani).

I motivi? Inutile nascondersi dietro ai romanticismi: il motivo principale è quello economico! Attenzione però, l’indebitamento dei club italiani non è direttamente conducibile alla “bolla” economico-finanziaria che ha colpito il pianeta! Piuttosto figlia di scelte societarie scellerate, di stipendi e costi di ingaggio che non hanno portato i frutti desiderati. Frutti che in termini calcistici voglion dire titoli e piazzamenti. Frutti che in termini economici vogliono dire rientri ed ammortamenti della spesa. Ingiusto e patetico dare la colpa al cosiddetto “fair play finanziario”. La stessa Juventus F.C., pur vincendo il campionato per 4 anni consecutivi ed avendo uno stadio di proprietà, ha dovuto ripianare gli sperperi dalla sciagurata gestione di Secco e Blanc (ad esempio: 25mln per Diego e 25 per Felipe Melo), nonché le meno pubblicizzate debacle del primo anno di Marotta e Paratici (30 milioni tra Krasic e Martinez).

Cavani e Lavezzi ai tempi del Napoli: Spendi spandi effendi (cit. Rino Gaetano) – foto Guerin Sportivo

Cavani e Lavezzi ai tempi del Napoli: Spendi spandi effendi (cit. Rino Gaetano) - foto Guerin Sportivo

Discorso economico che le due squadre milanesi conoscono bene e che senza titoli e piazzamenti in Europa, presenteranno segni negativi sempre più pesanti. Quest’anno potrebbe essere l’ultima chiamata per loro. Il meccanismo del market pool aiuta economicamente i club che giocano le competizioni Uefa. Pertanto gli stessi possono usare queste entrate per rinforzarsi. Uno dei pochi meccanismi meritocratici attivi nel calcio moderno. Per stare a galla occorre fare investimenti mirati e sfruttarli per ottenere il massimo dei risultati. In tal senso l’operazione fatta dalla Juventus con Vidal è il top della pragmaticità: speso poco, ottenuto tanto, rivenduto con plusvalenza.

L’alternativa? Produrre dal proprio interno i campioni del domani. Possibile che la miopia dei dirigenti sia così forte da colpire anche il settore giovanile? Sì è possibile! Sono pochi club infatti, ad investire nel lungo cammino della formazione mentale, fisica e tattica dei giovani della propria “cantera”. Altri preferiscono affidarsi ai destino, buttando così qualche banconota qua e là in cerca del nuovo talento da valorizzare a peso d’oro! Una pesca miracolosa che spesso delude. Una caccia alla cieca che non giova alle casse societarie e brucia il ragazzo. Un disinvestimento strutturale poco lungimirante, deleterio soprattutto se a farlo sono i piccoli club. Non contenti di ciò prepariamo anche le valigie ai Verratti, Coutinho, Immobile, Darmian ed infine Kovacic: non c’è tempo di aspettarli, bisogna monetizzare! L’eresia delle seconde squadre forse non è poi così eretica.

Che sia la mancanza di veri e propri outsider, a consegnando la responsabilità della salute del nostro campionato, nelle mani di una cerchia ristretta di club? Cerchia che si fa sempre più stretta. La scorsa stagione la Juventus è diventata matematicamente Campione d’Italia con largo anticipo a 79 punti (ed in quella giornata ne sarebbero bastati 77), segno che chi era dietro di lei si è perso per strada. La diretta inseguitrice, la Roma ha dovuto lottare fino all’ultimo per consolidare il secondo posto. Dove sono finite le annate in cui gli scudetti si assegnavano all’ultima giornata? Quando dietro le polemiche sul gol di Turone, c’era comunque un torneo combattuto domenica per domenica? Quando l’alternanza al vertice tra Juve e Roma passava anche della doppia sfida incrociata con il Lecce all’ultima e penultima giornata? Erano annate figlie della competizione, un anno potevi vincerlo, ma ripeterti era difficile.

Capitava così che il Torino di Meroni e Graziani davano battaglia per il titolo e spesso la vincevano. Che sfiorassero il sogno squadre come il Perugia di Castagner o il Vicenza di Pablito Rossi. Che la Lazio non vincesse il titolo per un acquazzone nell’anno del giubileo, ma con uno squadrone all’arrembaggio guidato da “Long John” Chinaglia! Capitava che il tricolore si fermasse a Napoli e Verona. Lo scudetto dell’Internazionale trapattoniana, che tornava al primo posto dopo anni di grigiore e batteva tutti i record. Poi seguirono gli anni del Milan sacchiano che insegnava un calcio nuovo. Ma anche della Sampdoria dei gemelli del gol Vialli e Mancini, che faceva volare la sponda blucerchiata in Italia ed in Europa! Il Parma era una società solida (almeno in apparenza) ed i titoli arrivarono anche in quella piazza. Le sparring-partner di Juventus, Inter e Milan erano diverse ogni anno e sempre agguerrite.

C’è bisogno di formazioni genuine, che giochino senza paura e alzino il livello della competizione. C’è bisogno della scarpa del “sindaco” Elkjaer, cimelio di quello storico Verona scudettato. Per favore, se la trovate, datela ai vostri figli. Perché non pensino che il gioco del calcio sia solo quello che si vede dentro la Playstation!

Ormai sono 31. E la nostalgia non può che essere aumentata…


 

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Nato in quel di Torino nel mitico 1977, anno in cui nasceva il punk, le piazze erano in fermento, Iggy Pop incideva l'album Lust for life e la Juventus alzava il suo primo trofeo europeo a Bilbao. Lascia ben presto gli studi per dedicarsi alle prime forme di sostentamento economico. Prima non perdeva una partita girando tutti gli stadi, ora le segue girando tutti i canali del satellitare! Già redattore unico del fu a2magazine.net, da alcuni anni twitta con il profilo di a bola envenenada (@abolaveneno) condensando in 140 caratteri ironia, arsenico e passione.