Interventi a gamba tesa

Dialogo sopra i massimi sistemi… juventini

Marotta-D.g.-Juve

Ci siamo imbattuti in tre facoltosi tifosi juventini, Mattia, Federico ed Andrea, che senza troppi complimenti abbiamo preso di forza e chiuso in un antro sperduto per raccontarci cosa ne pensano degli sviluppi del mercato bianconero. Attenzione: non adatto a Studio Sport addicted e leoni da tastiera. 


 1) Via Pirlo, Tevez e Vidal, dentro Khedira, Dybala e probabilmente un fantasista. Vi convince il mercato di Marotta e Paratici?


ANDREA: “Non mi interessano i precedenti, nella storia juventina e non, di rivoluzioni, di mercati stravolgitori d’una squadra vincente all’apice del ciclo: in una cosa come il calcio le analogie storiche hanno per fine più l’auspicio o il malaugurio che non l’analisi.Mi limito a notare, en passant, che “rivoluzione” (parola del mese) parrebbe un termine improprio per descrivere il frangente in cui i triumviri (Pirlo-Vidal-Tevez) vengono sì deposti, ma anzitutto per loro volontà e richiesta esplicita. Non sappiamo cosa la società avrebbe altrimenti deciso dei tre. Questo mi indica come fuorviante un esame dei propositi che soggiaciono al mercato, e mi invita a fermarmi alla superficie, agli oggetti.

tevez trumpeta

Quanto ci mancherà la sua trumpeta…

Con le cessioni di Pirlo, Tevez, Vidal la Juve congeda 3 titolari non organici alle necessità di squadra e allenatore. Di più: con i due sudamericani congeda due esuberi. Su Tevez infatti era un po’ buffa l’idea che un attaccante così vorace e accentratore potesse fare “da chioccia a Dybala”; senza contare che dietro ai grandi numeri di Carlos nel 2014-‘15 si nascondono i disagi realizzativi di Llorente e Morata, spesso costretti a 40 metri dalla porta, perché (cit. del mio amico Mattia) “Tevez sta molto bene con un 9. È il 9 che non sta bene con Tevez”. Dunque Apache ormai disorganico e in esubero.
Idem Vidal: disorganico rispetto al calcio delegato di Allegri, esubero rispetto a Khedira. Intendo che Khedira è più forte di Vidal? No, solo che è più centrocampista: per quanto di rottura e box-to-box, è il tedesco un mediano di possesso, laddove il cileno partendo dalle stesse premesse trova proprio nel possesso orizzontale, nel palleggio, l’idiosincrasia. Lo scarto tra i due in effetti è di Cultura, non di Natura, e posso esemplificarlo così: Vidal pensa il calcio come linea AB, Khedira come triangolo ABC: uno smarcamento del cileno (B) per ricevere da A è fatto in funzione della palla, non di un ipotetico compagno C. Cioè Vidal si smarca per concludere l’azione; Khedira invece si smarca e riceve nello spazio, in modo da liberare a sua volta un vicino compagno C, e servirlo (non parlo di assist).

Sami Khedira marcatura a uomo

Sami Khedira e la marcatura a uomo.

Questa triangolarità è la base di qualcosa che Allegri cerca da 12 mesi alla Juve: un possesso palla agevole.

Rimane Pirlo, che non se ne va da esubero: la sua partenza completa lo svuotamento di creatività partito l’anno scorso coll’addio di Vucinic. Regista e rifinitore della rinata Juve non ci sono più: oltre al prioritario 10 dunque, serve per completare il centrocampo un interno con abilità di regia e tuttavia un dinamismo pari ai compagni”.


FEDERICO: “Il mercato della Juventus si presenta come un work in progress sfuggente, difficilmente criticabile in maniera analitica.
Tuttavia, appare sensato ritenere che la dirigenza stia costruendo una rosa da assalto, con giocatori freschi atleticamente o che comunque fanno del dinamismo e del moto senza palla la loro peculiarità. Anche se quello che colpisce in positivo è che si tratta di giocatori comunque capaci di giocare in corsa, di essere inseriti in un contesto senza accentrare il gioco, dotati di buona tecnica in velocità financo nel palleggio. Si va verso la ricerca, pertanto, della completezza individuale, della duttilità, a costo di non acquistare specialisti di un determinato ruolo. Un concetto progressista.

Permane, ad oggi, una lacuna evidente: manca un direttore d’orchestra della fase offensiva. Non si tratta a questo punto di chiedersi se serva o meno un giocatore che sappia sguazzare tra le linee, leggere e scrivere il gioco, sia dotato di ultimo passaggio: questo è un dato di fatto.

La cessione di Vidal certifica la bocciatura dell’allenatore alla soluzione ibrida che prevedeva una sorta di rombo a metà campo con il trequartista utilizzato – paradossalmente per le caratteristiche del cileno – in chiave soprattutto difensiva, visto che in quella offensiva il vero attaccante aggiunto, seppur, suo malgrado, in fascia, è stato l’anno scorso Pogba.

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Il Vidal versione trequartista tattico, che in fase di non possesso si schiaccia sulla linea dei centrocampisti e in uscita palla si abbassa per fornire un appoggio sicuro. Questa mappa risale all’andata delle semifinali di Champions League vinta 2-1 col Real Madrid, col cileno praticamente sovrapposto a Pirlo.

L’allenatore sembra volere, pertanto, un nuovo catalizzatore, un Pirlo tra le linee e non davanti alla difesa. Spostando nei fatti più avanti di una ventina di metri la regia della squadra, giocando semplice nel primo terzo di campo.

In tal senso la cessione di Vidal, avendo centrato l’acquisto di un campione come Khedira, giocatore che, come ben dice Andrea, appare più centrocampista, più giocatore da Allegri, più preciso negli scarichi del pallone, eseguiti con naturalezza e precisione, negli smarcamenti e negli uno-due, appare necessaria per risolvere un equivoco tattico e reperire le risorse necessarie per centrare l’obiettivo.
Il centrocampo Marchisio-Pogba-Khedira è speciale: si presenta in effetti come un reparto sulla carta indistruttibile sulle 38 partite del campionato, ed eccellente pure per la coppa. Fisicità trabordante abbinata a tecnica elevatissima, nessuno si può permettere un reparto simile; è concepito in maniera diversa dagli standard tattici, per certi versi originale, senza specialisti, ma consta di tre giocatori a tutto campo, che superano e sconfiggono i concetti più puri della tattica perlomeno agli occhi di chi scrive.

2014-’15, il Marchisio più completo di sempre: 1,23 passaggi chiave, 2 intercetti, 2 tackle vinti e 39,91 passaggi offensivi a partita (dati squawka.com).

In disaccordo con quanto sostenuto da Andrea, Pogba appare ad oggi il nuovo giocatore dominante in mezzo al campo, da 100 tocchi a gara: è da lui che passeranno più palloni con la cessione di Pirlo, sarà lui il catalizzatore nei primi 50 metri di campo che, date le caratteristiche, porterà la palla al nuovo giocatore tra le linee per rifinire l’azione.
L’equilibrio in sostanza da trovare sarebbe quello tra il francese ed il nuovo acquisto, se dovesse essere propriamente un centrocampista offensivo di qualità, più che di strappo. Un leader sino alla trequarti per poi cedere lo scettro al play-offensivo, li immagino banalmente così.

A centrocampo, infine, serve pertanto una riserva a livello numerico, qualitativamente parlando non è necessario un investimento oneroso, meglio concentrare le risorse sul regista avanzato prendendo un top del ruolo. Prima la squadra tipo e poi i panchinari”.


MATTIA: “Non saprei dare ad oggi un giudizio netto al mercato perché non è ancora finito. Per adesso posso dire che apre enormi possibilità. Concentrandomi sui cambi strutturali, vorrei astrarmi dai nomi per quanto possibile e analizzare le situazioni.

La dirigenza si è ritrovata a progettare la rosa 15-‘16 con questi presupposti: Pirlo e Tevéz ai saluti, Vidal o Pogba pronti ad esser coperti d’oro dai top team e una capacità di spesa notevole concomitante all’esigenza di ridisegnare l’organico in funzione di allegri e del suo calcio.

Cosa non ha funzionato quest’anno nella Juventus? Una certa farraginosità nello sviluppo della manovra, specialmente nell’ultimo terzo di campo, la difficoltà a macinare gioco contro avversari che invitavano a prenderne le redini. Long story short, squadra assetata di qualità e fosforo.

L’equivoco tattico del trequartista, con Vidal e Pereyra ad alternarsi senza mai però dar l’impressione di compiutezza, di armonioso incastro.

pereyra truzzo

Oltre alla tattica, anche la sobrietà sembra fare difetto al “tucumano” Pereyra…

La “tassa” Pirlo, come tutti i giocatori di un certo peso ed età, difficile da tenere fuori, ma al contempo difficile da inserire. Per farlo Allegri ha dovuto scendere a compromessi, spesso rimarcando in conferenza stampa come gli servisse un “tattico” come Marchisio accanto per mantenere l’equilibrio in campo. La soluzione per Pirlo l’abbiamo già vista quest’anno, sarà Marchisio, dice Allegri, a prenderne lo scettro. Homemade. Passa in secondo piano ma non è da sottovalutare, il bresciano era ormai un freno a mano sul piano tattico, una zavorra. Ergo un toccasana la sua partenza.

Per la trequarti assicurarsi un 10 adatto può risolvere l’equivoco tattico e la sete di fosforo e qualità. La partenza imminente di Vidal è invece ben coperta dall’acquistone, è proprio il caso di dirlo, di Khedira, come già anticipato dai miei illustri predecessori. Il cambio più critico riguarda Tevéz, anima e corpo di questa squadra, motore immobile di aristotelica memoria, che tanto immobile non era, fine e causa della manovra. Questa dittatura durata due anni che ha portato con sé vantaggi (a livello di risultati) e svantaggi (gioco congestionato) è stata deposta: rivoluzione!

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Riproponiamo questa schermata presa da Rai Sport, che spiega la “totalità” di Tevez nel secondo anno di Juve.

Scettro di regista offensivo destinato al nuovo 10, legittimo proprietario, un giocatore maggiormente votato al supporto dei compagni, posizione in campo e eredità tecnica che invece ricadono su un giovanotto classe ’93, per la cronaca Paulo Dybala, che ha fatto intravedere lampi da fuoriclasse a Palermo. Non è solo sostituire l’argentino è sostituire il disegno nel quale era inserito, e del quale era il soggetto.

Devo dire che nel complesso sono operazioni e sostituzioni assennate, coraggiose perché non conservative, che aprono grandi possibilità, memori della fine di Milan e Inter, rovinatesi per non essere riuscite a rinnovarsi adeguatamente.

La rosa risponde ora alle esigenze tattiche di Acciughina, anche se… c’è un però: il #10 ha solo un nome comune, trequartista, e non un nome proprio. Dalla scelta di quel nome, che nell’economia del gioco conta più di tutti, dipenderà l’esito di questa restaurazione”.


2) Qual è il tuo trequartista dei sogni (anche tra quelli non trattati dalla Juve) e perché? 


FEDERICO: “Il giochino del mister-x, inventato a suo tempo da Adriano Galliani, buono giusto a creare pathos salvo poi tradursi in un nulla di fatto, potrebbe tornare d’attualità con riferimento alla questione “un numero 10 per la Juve”.Chi scrive, si sgombera il piano dagli equivoci, ritiene il ruolo del trequartista un’invenzione, essendo legato alle classificazioni classiche, difensori, centrocampisti ed attaccanti, e non alle contaminazioni moderne.

Se lo si considerasse in maniera integrale, alla spagnola, il trequartista sarebbe un centrocampista di grande qualità, vertice alto di un rombo fatto di giocatori tecnici ed interscambiabili, con distanze geometriche precise e prestabilite, in un gioco di posizione.

In Italia, nel periodo 1995/2010, abbiamo avuto gli esempi di Zidane e Rui Costa su tutti, veri e propri registi offensivi, talvolta rifinitori dietro a due punte, in altre circostanze primi registi della squadra anche nel primo terzo di campo. Centrocampisti totali con grande autonomia e resistenza insomma. Come dimenticarsi poi delle variabili moderne Nedved e Kakà, giocatori di strappo, di tiro, dinamici, seppur diversi tra loro. L’ultima grande sfida, solo sulla carta, tra numeri 10 nella Serie A, ha visto protagonisti Diego, un equivoco tattico mai risolto, e Sneijder, rifinitore classico, velocizzatore di gioco da due tocchi mai banali.

A dispetto della sua parabola discendente, il ricordo di Wes è ancora nitido…

La Juve pratica un calcio di occupazione degli spazi e non più un gioco di posizione, come quello di Conte, quindi l’ideale sarebbe un giocatore autosufficiente, una variabile impazzita che non dipenda dal contesto in cui giochi, capace di inventare calcio nella terra di mezzo tra mediani e difensori avversari, là dove la vogliono i grandi giocatori.

Da non sottovalutare, d’altro canto, il fatto che Pirlo se ne sia andato. Via un direttore d’orchestra davanti alla difesa, la cosa più scontata da fare, pertanto, sarebbe quella di prenderne un altro sulla trequarti, spostando la regia di una ventina di metri in avanti, uscendo con semplicità nel primo terzo di campo.

I bianconeri nella scorsa Champions League si sono divertiti ed hanno divertito nelle transizioni offensive, nei tre contro tre, grazie agli spunti delle punte ed alla notevole tecnica in corsa di Pogba, mentre invece la squadra ha denotato clamorosi problemi contro la difesa schierata del Monaco. Serve quindi un generatore di palle gol che in centimetri veda autostrade, per il completamento delle caratteristiche della squadra; un brevilineo tecnicamente raffinato, dotato di dribbling secco.

Il sottoscritto ritiene Javier Pastore e David Silva i migliori nel ruolo; Isco il profilo in ascesa ideale per la compagine bianconera.

David Silva

David Jimenez Silva, professionista a 360 gradi.

La dirigenza probabilmente prenderà Julian Draxler: tra questi, se la salute lo assiste, è il più forte come valore assoluto, per il sottoscritto potenziale Pallone d’Oro, ma non è propriamente un organizzatore di gioco. Molto simile a Kakà come tipologia di giocatore, se non esistesse la tattica potrebbe giocare mezzala distruggendo centralmente le difese avversarie palla al piede. Stantuffo a tutto campo, a correre su e giù come non esistesse un domani, essendo dotato di un cambio di passo straordinario.

Il tedesco eleverebbe all’ennesima potenza l’efficacia delle transizioni offensive della Juve, ma forse non risolverebbe più di tanto il problema delle palle gol contro le difese schierate. Creativo come un 10 tradizionale palla al piede, ma abituato a giocare tracce esterne, non vincolerebbe le scelte tattiche di Allegri ad un unico sistema di gioco.

Mario Gotze, infine, appare ad oggi un giocatore dotato di stile e classe, capace di esaltarsi quando conta, ma senza ruolo definito, più punta che centrocampista. In ogni caso, sicuramente non un regista offensivo”.


MATTIA: “Domanda prelibata quella sul numero 10, la stirpe di Del Piero, Baggio, Platini, e, anche se da noi non ce l’ha avuto sulle spalle, di Zidane. Sua maestà Zizou è IL 10, onirico e non, per come vedo il football.

La finta a 4:45 mi è rimasta impressa, dribbla 2 difensori, metà difesa, li irride facendoli scontrare, e apre un’autostrada alla sua sinistra per l’attaccante. Un tocco solo.

Restando coi piedi per terra, nel calcio di oggi, il 10 classico è sempre più raro, ma qualche superstite resiste ancora, ed è fra questi che la Juve dovrebbe guardare per individuare il suo top player.

Destituito Tevéz, il profilo da cercare sarà il fulcro del gioco, collo di bottiglia della manovra, serve dunque un giocatore che legga e scriva gioco, tecnica e visione unite a rapidità di pensiero e creatività, un enganche come direbbero in sudamerica, collante fra centrocampo e attacco che sforni palle gol in quantità industriale.

Il fosforo e la qualità per esaltare un contorno veramente di grande livello, una squadra che incompleta è arrivata a giocarsi il treble col Barcellona all’Olympiastadion, ma che difficilmente così com’è ripeterebbe l’impresa.

C’è una caratteristica poi che fa la differenza fra un buon giocatore e un campione: la capacità di eseguire giocate geniali, estemporanee, decisive e dall’alto coefficiente di difficoltà. Perché sono quelle che ti fanno vincere le partite che contano, il gesto del campione che ti accende l’azione dal nulla.

Zidane, finale CL 2002

Real Madrid-Bayer Leverkusen, finale di Champions League 2002. Il Momento. Dov’è andata quella palla a finire lo sapete meglio di me…

La capacità di tirare fuori dal cilindro uno scaldabagno nel sette, una punizione, un dribbling decisivo, non 100, essere in grado di farne uno quando si vuole, quando serve, senza che alcun difensore possa farci nulla, una sentenza, come Zidane, alto tasso di riuscita in qualunque situazione.
Ci son giocatori che magari non hanno numeri straordinari negli stats, però hanno queste due caratteristiche. Esempio banale “el Mago” Jorge Valdivia rispetto a Kevin De Bruyne è in grado di fare giocate da campione. Ha il genio. Il belga ha numeri incredibili, ed è un giocatore di gran lunga migliore, grazie alla sua eccellente esecuzione e alla precisione svizzera dei movimenti dei suoi compagni, ma gli manca la scintilla.

Una contingenza tattica mi fa inoltre escludere quei giocatori che giocano solo sugli ultimi metri, e che sanno creare ma non dirigere, quindi ciao Isco, mi dispiace; a causa della partenza di Pirlo, regista fenomenale (una volta), si percepisce il bisogno di un giocatore che giochi a tutto campo, per catalizzare la manovra fin dall’inizio uscita del pressing compresa.

Ebbene ho pensato a lungo a questo 10 e ho isolato dei possibili nomi fra i giocatori di primo piano, escludendo giocatori impossibili, sono rimasti Javier Pastore, Miralem Pjanic e Christian Eriksen, nell’ordine.

Il mio 10 dei sogni parla la stessa lingua di Zidane, “el Flaco”.

Proprio un bel video, musica che sembra uscire dai suoi piedi, i Bersuit Vergarabat con “Toco y me voy”, una serenata al calcio argentino. Irriverente, libero ed esaltato, all’Huracán e al Palermo Pastore era arte.


ANDREA: “E parto proprio dalle risposte di Federico, che respinge l’urgenza d’un playmaker sulla mediana in nome della plasticità moderna: “Playmaker is everywhere”, il regista è delocalizzato, smembrato.

Per far questo però deve essere davvero ovunque: se abilità di regia sono state scoperte in Marchisio, se restano per ora silenti nel DNA di Pogba, mancano del tutto in Khedira.

La trinità della regia inizia con Marchisio-Pogba ma non si chiude né col tedesco né con Dybala (che rimane un attaccante): serve il terzo consustanziale.

È per questo che sono partito cercando quell’ “8e3/4” iberico di cui parla pure Federico: fantasista che si occupi di regia e rifinitura insieme.

Premetto: non mi baso su passaggi chiave, assist, dribbling ecc. Troppo dipendenti dal contesto, specie i primi due dati. Mi affido all’occhio e l’unico numero che accetto in questo caso è quello dei touches (possessi).

L’occhio mi indicava due giocatori quasi ontologicamente registi-rifinitori, Oliver Torres e Thiago Alcantara. Depennati entrambi in un amen, perché profili inconcepibili per la nostra dirigenza (di questo ne parliamo un’altra volta).

Però una gif su Thiago Alcantara ci sta bene comunque.

Così mi son messo a elaborare la media di possessi (a partita) realizzata, nel 2014-‘15, da Javier Pastore, per dare conferma a ciò che era evidente da almeno un anno: la centralità assoluta del “Flaco” nel PSG.

Si scopre infatti che Pastore va a una media di 95 possessi (per difetto) ogni 90′, nonostante poi giochi il più delle volte da ala sinistra. Ve lo dico chiaro e tondo: il numero di palloni che l’argentino gestisce in una partita non è in competizione, come potrebbe pensarsi, con quello di Lucas, Ibrahimovic o Lavezzi, e neppure di Cabaye. È molto più alto di questi e compete direttamente coi possessi degli interni Verratti e Motta: ossia Pastore parte ala sinistra e gioca lo stesso numero di palloni di un mediano.

I suoi possessi sono in linea anche con quelli di Pirlo alla Juventus, e PSG e Juve hanno nel 2014-‘15 quasi la stessa media di possesso palla. Pastore non è oggi soltanto il funambolo che pensiamo in Italia: è diventato il fulcro di gioco, ha innestato la normalità del centrocampista sull’eccezionalità del 10.

Paradisiaco il tocco d’esterno dell’ex Palermo con cui offre a Lavezzi un cioccolatino da scartare. Trovatemi un giocatore che in quella posizione lì non calcia in porta.

Ma c’è un problema: questo tipo di fantasista, a maggior ragione abbassandosi a centrocampo (è regista oltre che rifinitore) “chiama” gli altri centrocampisti all’inserimento: è perfetto per esaltare i movimenti in profondità di mezzali ed esterni. Ora, chi in questa Juve ha quella velocità e agilità che Pastore potrebbe esaltare? Non è Pogba, molto più costruttore di gioco che incursore (quanti dei suoi gol sono frutto di inserimento?), non è Khedira, che ha grande sensibilità per l’incursione, ma non la stesse doti aerobiche di Vidal negli ultimi metri; non è Marchisio, che sarebbe tra i migliori incursori al mondo, ma in questa Juve gioca di posizione davanti alla difesa.

Gli unici ad avere il passo e le qualità fisiche giuste per “sovrapporsi” sempre a Pastore non sono, per ora, due titolari: Pereyra e Coman. Nel momento in cui si colma il vuoto di regia e rifinitura, ci si rende conto che manca qualcosa in velocità e agilità.

Siamo punto e a capo: una di queste qualità dev’essere “decentrata” dal 10 (uno rapido come un’ala, rifinitore e regista insieme, non l’hanno ancora inventato. Anche se Eriksen…), ovvero cercata in un’ulteriore figura rispetto al trequartista; ed è più facile decentrare la regia, lasciando al nostro 10 il compito di esser veloce, agile e rifinitore.

In tal senso è stata la realtà a soccorrere il mio pensiero: Julian Draxler sembra effettivamente un nome tra i più felici, sulla base di queste caratteristiche. Inoltre prendere un 10/ala come Draxler è il modo migliore per scoprire se Pogba può essere il nostro regista: con Julian vedremmo per ovvie ragioni un Pogba più centrale nella manovra, non più esterno sinistro, non più questi sprechi”.

pogba vs dortmund 2-1

pogba vs real 1-1

Quando ho parlato di sprechi, mi riferivo a Paul Labile costretto sull’out di sinistra. Come un faticatore di fascia qualunque.


Quindi direi che Pastore e Draxler sono i nomi che vanno per la maggiore. Bene gente, vi siete guadagnati il vostro ritorno alla libertà. Tanti saluti, a presto con nuovi temi – rigorosamente bianconeri – da snocciolare.

(Scherzi a parte, sentiti ringraziamenti a Andrea, Mattia e Federico).

Mattia Demitri, esso vive a Venezia, ma nasce a Treviso solo per fare un dispetto agli ultras dell’Unione. Classe ’93, adoro i trip su Wikipedia, viaggio più con la fantasia che fisicamente, a dire il vero sono una specie di bradipo.
Sto inseguendo la laurea in Ingegneria caracollando come De Ceglie, ma il buon Paolino insegna che con l’impegno tutto è possibile.
Go with the flow, peace!

Andrea Cardino, 22 anni, La Spezia. Juventino traumatizzato dal biennio di don Capello. Idolo di gioventù: Stephen Appiah. Momento calcistico memorabile e straziante: il gol da 30 metri di Appiah contro l’Italia, Atene 2004 (“ve lo avevo detto che era forte! Io ve l’avevo detto…” ). Non ho twitter, commento 24/7 su Juventibus.com dietro al nome da battaglia Calvo D’Italino. Studio Linguistica, a Roma purtroppo.


 

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