Interventi a gamba tesa

Sportellate di provincia: Federico Giampaolo e Ottavio Palladini


Ladies and gentlemen, ecco a voi la seconda puntata della rubrica “Sportellate di provincia”. In questo episodio ci occuperemo di due giocatori di cui la città di Pescara (e non solo) è tuttora innamorata: Federico Giampaolo e Ottavio Palladini. Chi è nato o, come il sottoscritto, è solo originario di questa città abruzzese, non può non conoscere questi due personaggi. Entrambi, catechizzati dal “profeta” Giovanni Galeone, hanno scritto pagine importanti del Pescara sponsorizzato “Gelati Gis” durante l’era Scibilia. Come se un milanese non sapesse chi era Meazza o un romano ignorasse l’esistenza di Totti. 


Partendo da Giampaolo, l’ex calciatore nasce a Giulianova, località in provincia di Teramo, il 3 marzo 1970. Per la cronaca, è il fratello di Marco Giampaolo, anch’egli ex giocatore ed ex tecnico di Ascoli, Cagliari e Cesena in serie A. Federico tira i primi calci al pallone proprio con la maglia giallorossa del Giulianova. Quella squadra che fino a pochi anni fa galleggiava tra la C1 e la C2. E’ una seconda punta che non segna molto, ma sforna assist su assist. E spesso e volentieri, tira fuori dal cilindro accelerazioni e giocate interessantissime. Che non passano inosservate ai dirigenti juventini, tanto che a soli 18 anni l’attaccante ha l’onore di vestire la maglia bianconera. Ma l’esperienza torinese si rivela poco fortunata, poiché in due anni all’ombra della Mole non giocherà nemmeno 1 minuto di una gara ufficiale. Durante la prima stagione è chiuso da Zavarov, Rui Barros, Laudrup e Altobelli, la seconda da Schillaci e Casiraghi, arrivati.

Giampaolo fa così le valigie e saluta la Juve. Il problema è che anche gli anni successivi si rivelano ostici per questa seconda punta. Tra il 1990 e il 1994, infatti, cambia maglia a ripetizione: in ordine cronologico, Spezia, Bari, Verona e Palermo. Alcune buone prestazioni, condite da qualche gol (11 in questo quadriennio) non bastano mai però per ottenere la riconferma. Alla fine di ogni stagione, l’attaccante abruzzese deve sempre ripartire da zero. Paradossalmente, è proprio in questo turbolento periodo, quando cioè giocava con la formazione scaligera, che disputerà la sua prima (e ultima) partita con la maglia della nazionale Under 21.

Le etichette di eterna promessa e di sfortunato vagabondo che i più gli attribuiscono aumentano giorno dopo giorno. E’ già finita per il nostro beniamino? Assolutamente no. 

Nell’estate ’94, in cerca dell’ennesimo rilancio, si trasferisce al Pescara, all’epoca guidato dal leggendario presidente Pietro Scibilia. E’ proprio in biancazzurro che trova la sua dimensione ideale. Gioca, (finalmente) convince, segna e fa segnare. La città è innamorata di lui. Trovando persino un’inconsueta stabilità, visto che rimane in Abruzzo per tre anni, durante i quali colleziona 101 presenze e 31 reti.

Dal 1997 fino al termine della carriera, Giampaolo ricomincia però a girovagare per il Bel Paese, cambiando club su club: Genoa, Salernitana, altre due volte a Pescara (dal 1999 al 2001 e dal 2002 al 2005), Cosenza, Ascoli, Modena, Crotone, Cavese, Sorrento, Noicattaro, dove nel 2010 appende le scarpe al chiodo. 

Ma è col “Delfino” che Federico trascorre le annate più felici. Non è un caso che vi fa tappa per ben 3 volte, diventando con 65 segnature, il secondo marcatore di sempre della storia del Pescara. Davanti a lui solo l’ “inarrivabile” Mario Tontodonati, a quota 120 reti.


giampaolo


 

Chi scrive si trovava allo stadio “Adriatico-Cornacchia” il 6 gennaio 2005 in occasione di Pescara-Bari (2-2 il risultato finale) ed ha assistito ad un episodio pregno di significato: l’attaccante in quel periodo non riusciva a spezzare il digiuno di gol. Ma nonostante questo lo stadio, anziché fischiarlo come è prassi qui da noi, lo incita e lo applaude. Sono tutti con lui e chi se ne frega se siamo a gennaio e Federico deve ancora sbloccarsi, i suoi supporter capiscono perfettamente la situazione. Insomma, fatalità o meno, proprio in quel match Giampaolo ritrova la via del gol. Siamo a metà del primo tempo e l’Adriatico esplode nel vero senso della parola. Anche lo speaker è in delirio. Potrà sembrare banale questa circostanza, ma è qui che si vede il legame inscindibile tra un giocatore e la tifoseria.

Le altre soddisfazioni che Giampaolo si è tolto in carriera arrivano da Cosenza, quando nel campionato 2001-’02 offre un fondamentale contributo ad una più che complicata salvezza dell’undici calabrese, e da Sorrento. E’ in Campania che Federico, all’età di 39 anni, conquista il suo unico titulo: a maggio 2009 vince infatti la Coppa Italia di Lega Pro, segnando anche la rete decisiva nella gara di ritorno della finale contro la Cremonese.

Ulteriori aneddoti? E’ uno dei pochissimi calciatori ad essere stato allenato dal fratello. E’ accaduto nell’estate 2005 tra le fila dell’Ascoli: seppur per soli due mesi prima che i marchigiani venissero ripescati in A assieme al Treviso, l’ex biancazzurro – prima di trasferirsi al Modena – ha avuto come tecnico il fratello Marco.


palladini


Passiamo ora a Ottavio Palladini. Stiamo parlando di un roccioso regista di centrocampo. Nasce a San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno il 29 dicembre del 1971. Per descrivere e raccontare le gesta di questo mediano, bisogna partire dallo smentire una credenza folkloristica: “Nessuno è profeta in patria”. Ebbene, Palladini non solo è diventato una sorta di mostro sacro nella propria città, ma ne ha conquistata addirittura un’altra: Pescara. La sua carriera – salvo le parentesi di Vicenza (1998-2000) e Giulianova (2004-2007) – l’ha sempre trascorsa in riva all’Adriatico. Ora alla Sambenedettese, ora al Pescara. Una sorta di “doppia bandiera”, dunque. 

In maglia biancazzurra ha esordito in A nel 1992, al fianco di giocatori del calibro di Dunga, Allegri, Righetti e Borgonovo. E in ben dieci anni in Abruzzo non ha mai abbandonato la barca, soprattutto nei momenti di difficoltà, leggi la retrocessione in C1 a maggio 2001. E’ stato lui – assieme ai vari Santarelli, Bellè e Cecchini – uno dei pilastri di quel fantastico Pescara 2002-’03, guidato da Ivo Iaconi, capace di salire in B al termine della finale play-off contro il Martina. Proprio nella gara di ritorno, con un “Adriatico” da oltre 25.000 spettatori, il nostro numero 8 segna il gol che sblocca una partita arenata sullo 0-0. Il match terminerà 2-0, con un’intera città al settima cielo.

Tuttora detiene il record di presenze (322 totali) con la maglia del Pescara. Circa l’altra fetta di carriera con la Sambenedettese, per comprendere l’immenso legame tra il centrocampista e il club marchigiano, basti ricordare il coro cantato dalla curva rossoblù “Palladini uno di noi” il 19 aprile 2009 quando Ottavio appende le scarpe al chiodo. Per tutti in era il “Palladini Day”. Il cuore e la grinta di questo centrocampisti non sono mai stati scalfiti dal tempo. Un vero guerriero nonché un trascinatore, in ogni circostanza. L’attaccamento alla Samb è testimoniato pure dai successivi 4 anni sulla panchina rossoblù. Stagioni caratterizzate da mille problemi e difficoltà societarie. Persino a maggio 2013 la festa per la promozione in Lega Pro (la squadra era arrivata prima in Serie D) si è rivelata una mera illusione, poiché la Samb fallì nuovamente e dovette quindi ripartire per l’ennesima volta dall’Eccellenza. E nonostante ciò, Palladini non si arrende e rimane, pur meritevole di una chiamata in categorie superiori, a lavorare nell’area tecnica. Se non è un vero esempio lui… 

 

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Raffaele Campo, nato a Padova il 21/6/1989. Diplomato al Liceo Classico Statale "Concetto Marchesi" di Padova (ma non chiedetemi nulla di latino e greco) e attualmente studente di giurisprudenza presso la facoltà di Ferrara. Vado matto per il calcio, ma soprattutto per l´Inter, seguo anche la Premier League e non disdegno la Liga spagnola. Altre passioni e interessi sono leggere, libri di storia e di cronaca italiana del ´900 in primis, e viaggiare (ho visitato più di dieci Stati europei, ma ce ne saranno ancora tanti altri che visiterò). Collaboratore Sportellate.it