Interventi a gamba tesa

Hatem Ben Arfa, prendere o lasciare


Il calciomercato di gennaio è appena iniziato, ma diverse trattative sono già state definite in serie A. Su tutte lo scambio Cerci-Torres tra Atletico Madrid e Milan, ma anche gli approdi di Podolski e Gabbiadini rispettivamente all’Inter e al Napoli. In Ligue 1 invece, oltre ai dissapori di Cavani e Lavezzi con Blanc al Psg, desta scalpore un’altra operazione ufficializzata in queste ore: il suggestivo ritorno di Hatem Ben Arfa in Francia, per l’esattezza al Nizza. Un rientro che si è concretizzato dopo aver cercato vanamente l’ennesimo rilancio della carriera all’Hull City, essere rientrato al Newcastle, club proprietario del suo cartellino, ed aver rescisso il contratto coi magpies.
Ma come può un talento così limpido finire in una squadra di seconda fascia del campionato francese? Incredibile ma vero per questo fantasista di origini tunisine, da considerare già a 27 anni uno dei maggiori rimpianti del calcio transalpino.


Stiamo parlando infatti di uno degli esterni offensivi considerati tra i più promettenti del panorama europeo non più tardi di 7-8 anni fa. Svezzato e maturato nell’Olympique Lione, Ben Harfa incantava con la Francia Under 17 assieme ai vari Nasri, Menez e Benzema. Lanciato in Ligue 1 ad appena 17 anni, con lo stesso OL vincerà ben 3 campionati a fianco di Malouda, Juninho Pernambucano e Govou.

arfa

Soprannominato “l’artiste” o “l’enfant prodige“, nel momento più importante della sua carriera (estate 2008) passa al Marsiglia alla ricerca della definitiva consacrazione. Tuttavia in biancazzurro il ragazzo nativo di Clamart, nonostante un ottimo inizio, si ferma. O meglio, si blocca. Paradossalmente proprio quando club come Real Madrid, Chelsea, Manchester United e Juventus avevano messo gli occhi su di lui. Dov’è finito Ben Arfa? Senza ombra di dubbio ha influito il non idilliaco rapporto con Deschamps, ma è altresì innegabile che la causa principale di questo precoce declino sia dovuto al suo carattere bizzoso. Fattore che inevitabilmente incide anche sul rendimento in campo. Già ai tempi del Lione litigò pesantemente con il tecnico Perrin e il compagno di squadra Squillaci. La storia si ripete anche all’OM, stavolta con Cissé e M’Bami.

Per farla breve, il trequartista classe ’87 è uno di quei giocatori tutto genio e sregolatezza. Classe sconfinata, ma testa matta e scarsa propensione a mettersi al servizio della squadra.

A trasformare poi questa sua involuzione in una brusca frenata, ci ha pensato un fabbro quale Nigel De Jong. È il 2 ottobre del 2010 ed il nostro beniamino, nel frattempo approdato in prestito al Newcastle, viene tranciato dall’entrata killer dell’allora mediano del Manchester City, rompendosi tibia e perone. Tornato il 24 settembre dell’anno successivo, il trequartista franco-tunisino ha fornito soltanto timidi segnali di ripresa, con qualche gol e diversi assist per Papiss Cissè e Demba Ba. Lampi tanto sporadici quanto accecanti, in testa i due gol stratosferici realizzati contro Blackburn e Bolton nel 2012, in cui in entrambi i casi si è bevuto 4 uomini.

Servono davvero commenti?

 

Ma non è mai stata la continuità il suo pezzo forte. Come del resto in bianconero non sembrava più quello che incantava mezza Europa. Se a questo poi ribadiamo un irritante egoismo sul rettangolo verde ed un’indole particolarmente focosa, la “diagnosi” della sua eclissi è presto servita.

L’istrionico telecronista di Fox Sports Nicola Roggero, in un Manchester City-Newcastle (4-0) del 19 agosto 2013, ha esclamato divertito:”Ben Arfa deve capire che se in campo ci sono altri 10 giocatori con la maglia del suo stesso colore, un motivo c’è”. 8 mesi dopo quella partita romperà i ponti col manager Alan Pardew a causa del suo scarso utilizzo, tanto da trascorrere le ultime 4 gare del torneo 2013-’14 in tribuna. Ed in settembre, messo alla porta dal coach inglese, viene spedito a titolo temporaneo all’Hull City, piazza pur sempre calda, ma comunque meno esigente. Eppure nemmeno con i “tigers” c’è stato verso di recuperare il suo talento.


Il calciatore a marzo compirà 28 anni, non è ancora tutto perduto. Chi scrive ha sempre ammirato l’estro e la fantasia di questo esterno offensivo e vorrebbe rivedere quel ragazzino che qualche anno fa estasiava gli stadi francesi con giocate sopraffine. Ma al Nizza non può più sbagliare. Già a metà ottobre spiegava:”È come se stessi giocando a Super Mario. Mi rimane soltanto un’ultima vita”. Questo è da considerarsi una sorta di bonus extra. Giocare assieme ad un bomber navigato come Dario Cvitanich, non può che giovare all’ex Lione. È la tua ultima chance, Hatem. Se non la cogli, sarà game over. 


 

 

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Raffaele Campo, nato a Padova il 21/6/1989. Diplomato al Liceo Classico Statale "Concetto Marchesi" di Padova (ma non chiedetemi nulla di latino e greco) e attualmente studente di giurisprudenza presso la facoltà di Ferrara. Vado matto per il calcio, ma soprattutto per l´Inter, seguo anche la Premier League e non disdegno la Liga spagnola. Altre passioni e interessi sono leggere, libri di storia e di cronaca italiana del ´900 in primis, e viaggiare (ho visitato più di dieci Stati europei, ma ce ne saranno ancora tanti altri che visiterò). Collaboratore Sportellate.it